CARE LETTRICI E CARI LETTORI
La nostra newsletter settimanale Noi e il futuro dell’Europa è stata concepita per contribuire ad una corretta informazione sull’Unione europea e partecipare al dibattito sulla riforma dell’Unione, così come abbiamo fatto durante la Conferenza sul futuro dell’Europa e come continueremo a fare per la nuova legislatura europea.
Ecco l’indice della nostra newsletter di oggi:
– Editoriale, che esprime l’opinione del Movimento europeo su un tema di attualità
– La settimana del Movimento europeo
– Eventi principali, sull’Europa in Italia e Testi in evidenza
– Per non dimenticare: 80° anniversario dell’eccidio di Marzabotto
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L’EDITORIALE
L’UNIONE EUROPEA E IL FUTURO DELLA GOVERNANCE MONDIALE
Mentre il mondo è in preda ad una drammatica escalation militare, l’Assemblea delle Nazioni Unite (UNGA) ha approvato il 22 settembre “per consenso” – dopo un lungo negoziato facilitato da Germania e Namibia – il “Patto per il Futuro” insieme al “Global Digital Compact” e alla “Dichiarazione per le generazioni future” (LINK) a conclusione del vertice ispirato nel 2021 dal segretario generale Guterres a cui hanno partecipato centocinquanta leader e oltre quattromila rappresentanti di organizzazioni da tutto il mondo.
L’approvazione è avvenuta grazie alla compattezza del gruppo dei paesi africani e nonostante il voto contrario di Russia, Bielorussia, Nicaragua, Corea del Nord, Argentina, Siria e Iran insieme all’astensione di Cina, Algeria, Bolivia e Thailandia sancendo così una evidente spaccatura fra i dieci membri del nuovo gruppo dei BRICS e l’isolamento dei paesi ostili al “Patto” all’interno del G20.
Con cinquantasei proposte non vincolanti di “azioni” suddivise in cinque grandi temi (pace e sicurezza; sviluppo sostenibile, clima, finanza per lo sviluppo; cooperazione digitale; giovani e future generazioni; diritti fondamentali e equilibrio di genere), il “Patto” e i due documenti allegati riprendono e rilanciano parte dei diciassette obiettivi per lo sviluppo sostenibile adottati dalla Assemblea nove anni fa (LINK) nel quadro della “Agenda 2030” la cui scadenza si avvicina in un disordine mondiale e con drammatiche incompletezze e significativi ritardi.
Rispetto all’Agenda 2030, il “Patto”, insieme ai due testi complementari, include questioni di cui si discuteva senza risultati da anni:
- il tema della governance multilaterale con particolare riferimento al ruolo del Consiglio di Sicurezza, alla sua rappresentatività, alla sua efficacia e ai rapporti con l’Assemblea;
- l’impegno poco meno che volenteroso sulla riduzione delle armi nucleari insieme al disuso di tecnologie belliche letali;
- l’idea della riforma dell’architettura finanziaria internazionale a cominciare dal FMI e dalla Banca Mondiale insieme al ruolo del WTO;
- il tema dei debiti pubblici nazionali e un livello minimo di tassazione globale;
- l’uso delle nuove tecnologie digitali per tutti;
- la partecipazione dei giovani al processo decisionale nel quadro delle Nazioni Unite.
Sembrerebbe l’inizio di un nuovo “multilateralismo” per sostituire il disordine di un crescente multipolarismo conflittuale con un processo dove il futuro – ancora indefinito nei tempi e senza l’indicazione di strumenti adeguati per renderlo concreto – dovrebbe preludere al passaggio da una governance fondata sulle sovranità assolute degli Stati (peraltro ribadita dai governi nelle parti più sensibili del “Patto”) ad una governance fondata su una sovranità tendenzialmente condivisa.
Essa renderebbe vincolanti alcune decisioni inizialmente legate alla materia ambientale (il processo di decisione nelle “Conferenze delle parti” o COP), alla dimensione finanziaria nelle organizzazioni internazionali e alla sicurezza nelle cooperazioni regionali (Europa, Medio Oriente, Asia, Africa).
Frutto di un compromesso – che aveva suscitato negli ultimi giorni prima della sua approvazione la delusione di Antonio Guterres – il “Patto” è stato da una parte largamente ignorato dalla stampa internazionale, che si è concentrata in Italia sulla bonne entente fra Edmond Musk e Giorgia Meloni (convinta che “non dobbiamo vergognarci delle parole nazione e patria”), ma è stato giudicato invece dagli addetti ai lavori e da molti partecipanti come la base “per il governo dei futuri equilibri mondiali futuri”.
Sui grandi temi che riguardano il funzionamento delle Nazioni Unite, a partire dalla riforma del Consiglio di Sicurezza, il processo sarà lungo e irto di ostacoli se si tiene conto delle divisioni fra i paesi sostenitori del Patto, dell’ostilità russo-cinese con i loro alleati e del diritto di veto dei membri permanenti che paralizza ogni decisione.
Per parte nostra vogliamo attirare l’attenzione su alcuni preoccupanti silenzi e lanciare una proposta a livello dell’Unione europea che si prepara a fissare le sue priorità per la legislatura 2024-2029.
Il primo silenzio assordante riguarda il tema della democrazia – o meglio, del declino della democrazia nel mondo e della crescita degli autoritarismi – come condizione essenziale per la realizzazione dì una nuova governance mondiale.
Si tratta fra l’altro della difesa della libertà di stampa di cui non si parla nemmeno nel Digital Compact, dell’indipendenza della magistratura e dei principi della democrazia rappresentativa nei processi elettorali, della lotta alla disinformazione e alle ingerenze esterne, delle violazioni dei diritti politici e delle forme di repressioni delle organizzazioni rappresentative della società civile.
In questo quadro si colloca l’assenza di strumenti per la creazione di un vero spazio pubblico internazionale al fine di andare al di là del sistema di riconoscimento delle organizzazioni non governative da parte delle Nazioni Unite.
Il secondo silenzio riguarda il tema della finanza etica come strumento per la realizzazione degli obiettivi per lo sviluppo sostenibile che richiedono un forte partenariato pubblico/privato così come definito dal diciassettesimo SDG.
Il tema della finanza riguarda la riforma delle organizzazioni internazionali che evoca implicitamente l’alternativa fra la soluzione di una global currency svincolata da qualsiasi rapporto con una entità statale emittente e affidata al controllo del FMI opportunamente rinnovato e potenziato o la costituzione di una moneta internazionale “paniere” (basket currency) seguendo un percorso simile a quello che ha portato dallo SME all’Euro lasciando aperta la questione della riforma dei diritti speciali di prelievo istituiti nel 1969 per individuare uno strumento di liquidità internazionale alternativo al dollaro.
Il terzo silenzio riguarda l’impegno a mantenere dritta la barra – o a considerare gli accordi di Parigi sul clima come la bussola – per la realizzazione di tutti gli obiettivi dell’Agenda 2030 nei termini e nei tempi concordati quasi dieci anni fa e sui quali si levano oggi dubbi e ostilità come sta avvenendo nella campagna presidenziale americana anche da parte di Kamala Harris o nell’azione demolitrice in corso nell’Unione europea sui temi della deforestazione e dei trasporti “puliti” di chi vuole riformare decisioni già prese o anticipare la loro revisione.
Il quarto silenzio assordante riguarda le politiche migratorie – le cui cause ed i cui effetti sono strettamente legati ai temi della pace, della sicurezza, dello sviluppo sostenibile, dei giovani e delle future generazioni – sottoposte in misura crescente ad una vasta azione securitaria di chiusure nazionali che minano la solidarietà internazionale, i diritti fondamentali e i principi della libera circolazione in palese contraddizione con la crisi demografica e l’invecchiamento delle popolazioni nei paesi sviluppati ma anche con il calo sostanziale degli arrivi irregolari nel 2024 (meno 39% nella sola Unione europea).
Il “Patto” ignora un altro patto onusiano e cioè quello sulle politiche migratorie sicure, ordinate e regolari approvato da 162 Stati membri dalle Nazioni Unite a Marrakech il 10 dicembre 2018 come seguito della Dichiarazione di New York del 2016 sui migranti e sui rifugiati e poi formalmente adottato da 152 membri dell’Assemblea delle Nazioni Unite a New York il 19 dicembre 2018 (LINK).
Ci furono il voto contrario degli Stati Uniti di Donald Trump, dell’Ungheria di Viktor Orban, di Israele, della Polonia e della Repubblica Ceca e l’astensione di Algeria, Australia, Austria, Bulgaria, Cile, Italia, Lettonia, Libia, Lichtenstein, Romania, Svizzera e Singapore ma salutato dalla Germania di Angela Merkel come un “successo evidente per il multilateralismo per garantire ai migranti condizioni umane” e dalla Francia di Emmanuel Macron che ha salutato “la consacrazione della cooperazione internazionale come la sola via possibile alla gestione dei flussi migratori”.
Poiché il “Patto per il futuro” e i due documenti complementari – nonostante questi silenzi – hanno avuto il consenso dell’insieme dell’Unione europea, le istituzioni europee dovrebbero dare un immediato e concreto segnale considerandoli politicamente vincolanti per la futura politica estera europea e per i suoi rapporti con le Nazioni Unite e sapendo che il Trattato di Lisbona (art. 34.1 TUE) prevede esplicitamente che “gli Stati membri coordinano le loro azioni all’interno delle organizzazioni internazionali”.
Gli Stati europei che fanno parte del Consiglio di sicurezza (attualmente Francia come membro permanente e Malta, dal 2025 al 2026 Francia, Danimarca e Grecia) possono “chiedere all’Alto Rappresentante di esprimersi a nome dell’Unione europea” (art. 34.2 TUE) come è a avvenuto il 26 settembre con l’intervento di Josep Borrell sulla situazione in Libano (LINK).
Il Patto con i suoi documenti copre molti settori delle politiche europee e dunque le competenze di vari commissari e di varie commissioni parlamentari coinvolgendo nelle azioni di attuazione e di monitoraggio le organizzazioni della società civile.
Proponiamo al Parlamento europeo di creare un “intergruppo sul patto per il futuro, il global digital compact e le generazioni future” come spazio di dialogo aperto, trasparente e regolare fra i deputati europei e le associazioni rappresentative a cominciare dalle organizzazioni giovanili.
Roma, 30 settembre 2024
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LA SETTIMANA DEL MOVIMENTO EUROPEO
1° ottobre
- Roma, Concerto di Ludovico Einaudi (Comitato Nazionale per i 150 anni dalla nascita di Luigi Einaudi)
2 ottobre
- Webinar “Libertà di informazione e pluralismo dei media. L’Italia nel Rapporto sullo stato di diritto 2024 della Commissione europea” (Associazione “Comunicazione Pubblica”, Infocivica-Gruppo di Amalfi e Eurovisioni)
2-4 ottobre
- Roma, sesta edizione del Festival delle Città “Unita e giusta, l’Italia da ricucire” (ALI-Autonomie Locali Italiane)
3 ottobre
- Roma, Consiglio di Presidenza del Movimento europeo Italia
4 ottobre
- Roma, iniziativa “No all’austerità”: per un’Europa dei diritti, del lavoro e della solidarietà” (CGIL Nazionale)
IN EVIDENZA
VI SEGNALIAMO
- 2 ottobre, ore 15:30-17:30. L’Associazione “Comunicazione Pubblica” organizza – assieme a Infocivica-Gruppo di Amalfi ed Eurovisioni – un webinar dal titolo “Libertà di informazione e al pluralismo dei media. L’Italia nel Rapporto sullo stato di diritto 2024 della Commissione europea”, che vedrà la presenza di docenti ed esperti, con contributi preziosi per diversità di competenze e aree di ricerca, e ricchezza di esperienze professionali. Per iscriversi scrivere a compubblica@compubblica.it entro martedì 1° ottobre. PROGRAMMA.
- 2-4 ottobre, Roma. Dal 2 al 4 ottobre si svolgerà a Roma, nella splendida cornice di Villa Altieri, la sesta edizione del Festival delle Città, l’appuntamento annuale organizzato da ALI-Autonomie Locali Italiane dove Sindaci e amministratori locali, italiani e stranieri, si confrontano con le istituzioni e la politica sul futuro dell’Italia. “Unita e giusta, l’Italia da ricucire” questo il titolo della nuova edizione del Festival che metterà al centro dei suoi panel le ragioni profonde della battaglia contro l’autonomia differenziata: una riforma che spacca il Paese e indebolisce tutta l’Italia. Tre giorni di incontri e dibattiti, oltre 200 sindaci, più di 60 ospiti dal mondo della politica, delle istituzioni, delle imprese, della cultura e della società civile. PROGRAMMA. Modalità di PARTECIPAZIONE.
- 4 ottobre, ore 9:00-13:30, Roma. La CGIL Nazionale promuove l’iniziativa intitolata “No all’austerità. Per un’Europa dei diritti, del lavoro e della solidarietà”, un evento che intende fare il punto sulle politiche economiche attuali, denunciando i danni causati dalle misure di austerità, e proporre una visione sindacale per un nuovo modello di sviluppo in Europa, basato su politiche sociali inclusive, salari più elevati, servizi pubblici efficienti e una forte contrattazione collettiva. L’iniziativa si articolerà in due tavole rotonde che vedranno la partecipazione di importanti leader sindacali europei. La prima, dal titolo “Stop austerità: finanziare i servizi pubblici, fermare la precarietà, investire nel lavoro di qualità”. La seconda “Investimenti per la crescita, per governare le transizioni e per il rilancio dell’industria”. PROGRAMMA e ULTERIORI INFORMAZIONI.
ARTICOLI E TESTI DELLA SETTIMANA
- L’evoluzione del ruolo di controllo del Parlamento sui commissari designati (Parlamento europeo – 25/09/2024)
- Libano: Discorso dell’Alto Rappresentante/Vice-Presidente Josep Borrell alla riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (26 settembre 2024) [IT]
- Discorso del Presidente Charles Michel al dibattito aperto del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla leadership per la pace (25 settembre 2024) [IT]
- Calendario delle attività della Camera dei deputati in materia di Unione europea (Settimana 30 settembre – 6 ottobre 2024). Ufficio Rapporti con l’Unione europea
- Bollettino quindicinale sulle attività dell’Unione europea a cura dell’Ufficio Rapporti con l’Unione europea della Camera dei deputati (Bollettino n.42 / 16-29 settembre 2024)
80° ANNIVERSARIO DELL’ECCIDIO DI MARZABOTTO
LO SPETTRO NAZI-FASCISTA DI IERI E DI OGGI
Nella giornata di ieri, 29 settembre, il Presidente della Repubblica Italiana Mattarella ha ricordato insieme al Presidente della Repubblica Federale tedesca Steinmeier, la strage nazi-fascista di Marzabotto.
Ottanta anni fa, nell’arco dei giorni che vanno dal 29 settembre al 5 ottobre, le truppe del maggiore delle SS Walter Reder assaltano cascine, scuole, chiese ed abitazioni dell’area delle colline di Monte Sole, anche con l’utilizzo di armamenti pesanti, con l’obiettivo di colpire la popolazione civile che appoggiava le forze partigiane nell’area, in particolare la brigata Stella Rossa, facendo terra bruciata intorno ad esse.
La strage fu inizialmente coperta dalle autorità locali e dalle fonti di stampa ancora legate al regime fascista.
Dopo la guerra si stimò un numero di vittime civili che sfiora le 800 unità.
Nella stessa giornata di ieri le proiezioni elettorali, poi confermate, hanno evidenziato il risultato senza precedenti del FPO, il partito della libertà d’Austria, partito di estrema destra, xenofobo, anti-europeista e di chiara ispirazione neonazista nelle elezioni austriache, risultando primo partito con il 29%.
Secondo alcune fonti locali i membri del partito FPO sarebbero stati più volte sorpresi ad intonare i canti delle SS naziste responsabili di crimini di guerra a Marzabotto come nel resto d’Europa.
Una sconvolgente forma di esaltazione a cui si assiste da anni anche nell’ADF tedesco che ha ottenuto risultati importanti nelle elezioni locali nei lander della Germania orientale.
