Newsletter 31 Marzo/2025 – L’EDITORIALE

 

Dal riarmo europeo alla prontezza 2030

Il “libro degli incubi” di Ursula von der Leyen e la via obbligata del controllo democratico

Di Ursula von der Leyen – esponente della CDU tedesca confermata il 1° dicembre 2024 alla testa della Commissione europea con una maggioranza parlamentare europea più ristretta di quella ottenuta nel novembre 2019 – non conosciamo le qualità professionali nel settore sanitario ma sono invece giunti anche in Italia gli echi negativi della sua attività di Ministro della Difesa dal 2013 al 2019 giudicata dai vertici della Bundeswehr come la peggiore esperienza dalla creazione della difesa federale avvenuta nel 1955, dopo la malaugurata caduta della CED nel 1954, “al servizio della Germania” (Wir dienen Deutschland).

Fondandosi su questa sua passata esperienza, Ursula von der Leyen si è gettata da un mese lungo l’impervia via di “riarmare l’Europa” (ReArmEuropa) come se i Paesi membri dell’Unione europea siano totalmente disarmati di fronte alle sfide della geopolitica – che era stato il fiore al suo occhiello nel 2019 – nonostante il livello globale ma distinto paese per paese  di spese militari europee che ci collocano dopo gli Stati Uniti ma prima della Russia e della Cina.

Dopo la sfortunata esperienza comunicativa del suo roboante annuncio del 4 marzo 2025 (LINK), Ursula von der Leyen si è limitata a cambiare il titolo del suo piano legandolo all’idea della prontezza o della preparazione (Readiness) entro il 2030.

La sostanza del piano resta tuttavia la stessa perché l’ostilità di una forte minoranza di governi a creare nuovo debito comune dopo il NGEU o ancor più Eurobond per gettare le basi di una vera difesa europea renderebbe secondo la Commissione europea inevitabile la scelta di puntare sull’aumento delle spese nazionali ciascuno per sé con evidenti e disastrose conseguenze sulla insostenibilità dei debiti pubblici che pesano sul 50% dei bilanci nazionali.

Gli esperti ci dicono che, in mancanza di debito comune e nell’impossibilità politica di aumentare le tasse, i governi già indebitati potrebbero decidere di introdurre dei tagli di bilancio alle spese civili escludendo invece la via più logica e ragionevole di aumentare il bilancio europeo attraverso l’introduzione di vere risorse proprie che colpiscano esternalità negative e finanziando così beni pubblici europei fra cui il settore della difesa.

Si sa negli ambienti delle istituzioni europee che, da alcune settimane, i dirigenti delle industrie militari italiane, francesi e tedesche hanno intensificato i loro viaggi a Bruxelles perché contano sulla possibilità che dal piano europeo giungano nuove risorse finanziare per creare quelli che Ursula von der Leyen ha chiamato “buoni posti di lavoro per aumentare la prosperità con ricadute positive nel settore civile” (sic!) che si dovrebbero aggiungere ai seicentomila addetti nei settori pubblico e privato delle difese nazionali.

Per ora il piano ideato da Ursula von der Leyen insieme ai commissari Kallas e Kubilius è solo un “libro degli incubi” che si è affiancato al “Libro Bianco della Difesa” – su cui si è inutilmente espresso il Parlamento europeo a metà marzo con una lunghissima risoluzione priva di rilevanza giuridica – e che non si è ancora tradotto in proposte rilevanti dal punto di vista normativo e finanziario.

Sul tavolo del Consiglio europeo e del Consiglio (ma non del Parlamento europeo nel caso in cui venisse accettata la base pattizia dell’art. 122 TUE che esclude il controllo democratico e parlamentare) c’è solo l’ipotesi teorica di un piano di ottocento miliardi di euro suddivisi fra centocinquanta miliardi di euro di prestiti agli Stati membri e seicentocinquanta miliardi di euro in parte provenienti da investimenti pubblici nazionali sottratti al rigore del Patto di stabilità e in parte da investimenti privati.

Secondo le idee partorite al tredicesimo piano del Berlaymont, il piano per la “prontezza” o la “preparazione” europea entro il 2030 (Readiness 2030) dovrebbe coprire nello stesso tempo

  • gli aiuti militari all’Ucraina (dove l’Unione europea ha investito in più di tre anni dall’aggressione di Putin il 24 febbraio 2022 globalmente meno degli Stati Uniti e in assenza di qualunque forma di coordinamento e interoperabilità),
  • la progressiva sostituzione dell’ombrello statunitense in Europa nel quadro della NATO nell’ipotesi probabile di uno sganciamento di Washington,
  • e il rafforzamento dell’autonomia strategica europea negli scenari internazionali a cui si aggiungerebbe anche un maggiore sostegno al ruolo civile delle forze armate.

Vaste programme, avrebbe detto il Generale De Gaulle che si intendeva di questioni militari molto più della nostra Ursula von der Leyen.

Nessun vincolo giuridico sarebbe previsto invece per garantire l’interoperabilità fra le forze armate nazionali così come per rendere obbligatori gli investimenti comuni per prodotti comuni ed europei in settori sensibili della nostra sicurezza terrestre, aerea e navale lasciando alle imprese pubbliche e nazionali la disponibilità di scegliere vie europee od altre forme di cooperazioni al di fuori dell’Unione europea.

A proposito del ruolo civile delle forze armate ha suscitato ironiche reazioni il video della commissaria Lahbib sul cosiddetto “kit di sopravvivenza” per settantadue ore considerato necessario anche per far fronte ad eventuali aggressioni militari mentre dalla Commissione europea ci saremmo attesi proposte concrete ed ambiziose per dare attuazione alle azioni di sostegno, di promozione e di cooperazione nel settore della protezione civile previste dall’art. 196 TFUE.

Di fronte al “libro degli incubi” di Ursula von der Leyen e alla reiterata volontà di ignorare i principi del controllo democratico su cui dovrebbe fondarsi la politica estera e di sicurezza ivi compresa la dimensione della difesa, noi riteniamo che il Parlamento europeo debba far uso urgente del potere che gli è stato attribuito dal Trattato (art. 36 TUE) di organizzare un dibattito “sui progressi realizzati nella realizzazione della politica estera e di sicurezza comune ivi compresa la politica di sicurezza e di  difesa comune” dando a questo dibattito la sostanza e la natura di sessioni straordinarie di “assise interparlamentari” come quelle che si svolsero a Roma nel novembre 1990 invitando come osservatori delegazioni dei parlamenti dei Paesi candidati.

Andando al di là del tema della difesa, le sessioni delle “assise interparlamentari” dovrebbero essere l’occasione per discutere nello stesso tempo del futuro quadro finanziario pluriennale 2028-2032 su cui la Commissione europea presenterà le sue proposte nel prossimo mese di luglio e per affermare il principio che la politica estera è parte essenziale dell’integrazione politica su cui si dovrà aprire un processo costituente che si concluda con l’approvazione di una costituzione europea prima dell’allargamento dell’Unione europea ai Paesi candidati.

Le organizzazioni europee rappresentative della società civile, del mondo del lavoro e della produzione dovrebbero prendere l’impegno di affiancare le sessioni delle “assise interparlamentari” con sessioni della Conferenza sul futuro dell’Europa in un dialogo strutturato e permanente con le “assise ”.

Roma, 31 marzo 2025
coccodrillo