CARE LETTRICI E CARI LETTORI
La nostra newsletter settimanale Noi e il futuro dell’Europa è stata concepita per contribuire ad una corretta informazione sull’Unione europea e partecipare al dibattito sulla riforma dell’Unione, così come abbiamo fatto durante la Conferenza sul futuro dell’Europa e come continueremo a fare per la nuova legislatura europea.
Ecco l’indice della nostra newsletter di oggi:
– Editoriale, che esprime l’opinione del Movimento europeo su un tema di attualità
– Petizione al Parlamento europeo
– Rubrica “Attiriamo la vostra attenzione“
– La settimana del Movimento europeo
– Eventi principali, sull’Europa in Italia e Testi in evidenza
– Rubrica “Ultime da Bruxelles“
Siamo come sempre a vostra disposizione per migliorare il nostro servizio di comunicazione e di informazione e per aggiungere vostri eventi di interesse europeo nella speranza di poter contare su un vostro volontario contributo finanziario.
L’EDITORIALE
Dal riarmo europeo alla prontezza 2030
Il “libro degli incubi” di Ursula von der Leyen e la via obbligata del controllo democratico
Di Ursula von der Leyen – esponente della CDU tedesca confermata il 1° dicembre 2024 alla testa della Commissione europea con una maggioranza parlamentare europea più ristretta di quella ottenuta nel novembre 2019 – non conosciamo le qualità professionali nel settore sanitario ma sono invece giunti anche in Italia gli echi negativi della sua attività di Ministro della Difesa dal 2013 al 2019 giudicata dai vertici della Bundeswehr come la peggiore esperienza dalla creazione della difesa federale avvenuta nel 1955, dopo la malaugurata caduta della CED nel 1954, “al servizio della Germania” (Wir dienen Deutschland).
Fondandosi su questa sua passata esperienza, Ursula von der Leyen si è gettata da un mese lungo l’impervia via di “riarmare l’Europa” (ReArmEuropa) come se i Paesi membri dell’Unione europea siano totalmente disarmati di fronte alle sfide della geopolitica – che era stato il fiore al suo occhiello nel 2019 – nonostante il livello globale ma distinto paese per paese di spese militari europee che ci collocano dopo gli Stati Uniti ma prima della Russia e della Cina.
Dopo la sfortunata esperienza comunicativa del suo roboante annuncio del 4 marzo 2025 (LINK), Ursula von der Leyen si è limitata a cambiare il titolo del suo piano legandolo all’idea della prontezza o della preparazione (Readiness) entro il 2030.
La sostanza del piano resta tuttavia la stessa perché l’ostilità di una forte minoranza di governi a creare nuovo debito comune dopo il NGEU o ancor più Eurobond per gettare le basi di una vera difesa europea renderebbe secondo la Commissione europea inevitabile la scelta di puntare sull’aumento delle spese nazionali ciascuno per sé con evidenti e disastrose conseguenze sulla insostenibilità dei debiti pubblici che pesano sul 50% dei bilanci nazionali.
Gli esperti ci dicono che, in mancanza di debito comune e nell’impossibilità politica di aumentare le tasse, i governi già indebitati potrebbero decidere di introdurre dei tagli di bilancio alle spese civili escludendo invece la via più logica e ragionevole di aumentare il bilancio europeo attraverso l’introduzione di vere risorse proprie che colpiscano esternalità negative e finanziando così beni pubblici europei fra cui il settore della difesa.
Si sa negli ambienti delle istituzioni europee che, da alcune settimane, i dirigenti delle industrie militari italiane, francesi e tedesche hanno intensificato i loro viaggi a Bruxelles perché contano sulla possibilità che dal piano europeo giungano nuove risorse finanziare per creare quelli che Ursula von der Leyen ha chiamato “buoni posti di lavoro per aumentare la prosperità con ricadute positive nel settore civile” (sic!) che si dovrebbero aggiungere ai seicentomila addetti nei settori pubblico e privato delle difese nazionali.
Per ora il piano ideato da Ursula von der Leyen insieme ai commissari Kallas e Kubilius è solo un “libro degli incubi” che si è affiancato al “Libro Bianco della Difesa” – su cui si è inutilmente espresso il Parlamento europeo a metà marzo con una lunghissima risoluzione priva di rilevanza giuridica – e che non si è ancora tradotto in proposte rilevanti dal punto di vista normativo e finanziario.
Sul tavolo del Consiglio europeo e del Consiglio (ma non del Parlamento europeo nel caso in cui venisse accettata la base pattizia dell’art. 122 TUE che esclude il controllo democratico e parlamentare) c’è solo l’ipotesi teorica di un piano di ottocento miliardi di euro suddivisi fra centocinquanta miliardi di euro di prestiti agli Stati membri e seicentocinquanta miliardi di euro in parte provenienti da investimenti pubblici nazionali sottratti al rigore del Patto di stabilità e in parte da investimenti privati.
Secondo le idee partorite al tredicesimo piano del Berlaymont, il piano per la “prontezza” o la “preparazione” europea entro il 2030 (Readiness 2030) dovrebbe coprire nello stesso tempo
- gli aiuti militari all’Ucraina (dove l’Unione europea ha investito in più di tre anni dall’aggressione di Putin il 24 febbraio 2022 globalmente meno degli Stati Uniti e in assenza di qualunque forma di coordinamento e interoperabilità),
- la progressiva sostituzione dell’ombrello statunitense in Europa nel quadro della NATO nell’ipotesi probabile di uno sganciamento di Washington,
- e il rafforzamento dell’autonomia strategica europea negli scenari internazionali a cui si aggiungerebbe anche un maggiore sostegno al ruolo civile delle forze armate.
Vaste programme, avrebbe detto il Generale De Gaulle che si intendeva di questioni militari molto più della nostra Ursula von der Leyen.
Nessun vincolo giuridico sarebbe previsto invece per garantire l’interoperabilità fra le forze armate nazionali così come per rendere obbligatori gli investimenti comuni per prodotti comuni ed europei in settori sensibili della nostra sicurezza terrestre, aerea e navale lasciando alle imprese pubbliche e nazionali la disponibilità di scegliere vie europee od altre forme di cooperazioni al di fuori dell’Unione europea.
A proposito del ruolo civile delle forze armate ha suscitato ironiche reazioni il video della commissaria Lahbib sul cosiddetto “kit di sopravvivenza” per settantadue ore considerato necessario anche per far fronte ad eventuali aggressioni militari mentre dalla Commissione europea ci saremmo attesi proposte concrete ed ambiziose per dare attuazione alle azioni di sostegno, di promozione e di cooperazione nel settore della protezione civile previste dall’art. 196 TFUE.
Di fronte al “libro degli incubi” di Ursula von der Leyen e alla reiterata volontà di ignorare i principi del controllo democratico su cui dovrebbe fondarsi la politica estera e di sicurezza ivi compresa la dimensione della difesa, noi riteniamo che il Parlamento europeo debba far uso urgente del potere che gli è stato attribuito dal Trattato (art. 36 TUE) di organizzare un dibattito “sui progressi realizzati nella realizzazione della politica estera e di sicurezza comune ivi compresa la politica di sicurezza e di difesa comune” dando a questo dibattito la sostanza e la natura di sessioni straordinarie di “assise interparlamentari” come quelle che si svolsero a Roma nel novembre 1990 invitando come osservatori delegazioni dei parlamenti dei Paesi candidati.
Andando al di là del tema della difesa, le sessioni delle “assise interparlamentari” dovrebbero essere l’occasione per discutere nello stesso tempo del futuro quadro finanziario pluriennale 2028-2032 su cui la Commissione europea presenterà le sue proposte nel prossimo mese di luglio e per affermare il principio che la politica estera è parte essenziale dell’integrazione politica su cui si dovrà aprire un processo costituente che si concluda con l’approvazione di una costituzione europea prima dell’allargamento dell’Unione europea ai Paesi candidati.
Le organizzazioni europee rappresentative della società civile, del mondo del lavoro e della produzione dovrebbero prendere l’impegno di affiancare le sessioni delle “assise interparlamentari” con sessioni della Conferenza sul futuro dell’Europa in un dialogo strutturato e permanente con le “assise ”.
Roma, 31 marzo 2025![]()
PETIZIONE AL PARLAMENTO EUROPEO
Promuovere nell’attuazione del Patto Europeo Migrazione e Asilo il
modello “Riace” per l’accoglienza e inclusione dei migranti
Il Movimento Europeo Italia, insieme al “Comitato 30 gennaio per l’europeizzazione del modello Riace”, ha presentato alla Commissione Petizioni del Parlamento Europeo una petizione per promuovere il modello Riace nell’attuazione del Patto Europeo su Migrazione e Asilo.
Riace ha dimostrato che accoglienza e inclusione possono andare di pari passo con la rinascita dei territori e la costruzione di comunità più coese. Ora chiediamo all’Unione Europea di:
- Coinvolgere le autorità locali e la società civile nelle politiche migratorie.
- Finanziare un progetto pilota basato sul modello Riace.
- Promuovere un’iniziativa legislativa per garantire un trattamento equo ai migranti.
- Porre fine alla criminalizzazione di chi fornisce assistenza umanitaria.
Abbiamo 90 giorni per raccogliere il maggior numero di firme possibile!
Firmare è semplice e veloce attraverso questo MODULO ONLINE.
Vi invitiamo a sottoscrivere la petizione e a condividerla con i vostri contatti. Insieme possiamo costruire un’Europa più giusta e solidale!
Testo della petizione disponibile in: [ITALIANO] – [INGLESE] – [FRANCESE]
ATTIRIAMO LA VOSTRA ATTENZIONE
“Giorgio Napolitano e il Parlamento europeo”
a cura di Pier Virgilio Dastoli e Nicoletta Parisi con prefazione di Giuliano Amato
(Editoriale Scientifica – Napoli)

II volume trova la propria origine nell’evento dedicato a Giorgio Napolitano, tenutosi il 22 febbraio 2024 su invito e iniziativa del Senatore Pier Ferdinando Casini e del Movimento Europeo in Italia, nonché con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale a partire dal progetto dedicato ai “Beni comuni europei per una prosperità condivisa: opportunità e sfide del sistema Italia nella decima Legislatura europea”.
Il volume non si limita a raccogliere il testo degli interventi allora presentati da personalità che – per aver ricoperto incarichi nelle istituzioni europee e per essere state vicine a Giorgio Napolitano durante la sua esperienza di componente del Parlamento europeo – hanno voluto, prima, prendere parte all’evento e, poi, mettere a disposizione dei curatori il proprio contributo. Esso è infatti integrato da altre testimonianze – fra le quali quella espressa dalla Prefazione di Giuliano Amato – e dalla raccolta dei discorsi che Giorgio Napolitano ha tenuto nel corso della quinta legislatura del Parlamento europeo, dove Egli ha ricoperto l’incarico di Presidente della Commissione Affari Costituzionali (1999-2004). Quest’ultima scelta è stata motivata dalla volontà dei Curatori di far scaturire direttamente dalle parole del Nostro il grande contributo da Lui dato al processo di integrazione europea, attraverso l’affermazione dei valori dello Stato di diritto, della democrazia, del rispetto di diritti e libertà individuali.
Il volume vuole anche essere un ringraziamento postumo a un Presidente del Movimento Europeo in Italia (1995-2006) significativamente attivo: Egli ha riversato nell’Associazione energie intellettuali potenti, sostenendo l’idea di un’Europa politicamente integrata, secondo l’insegnamento di Altiero Spinelli e il pragmatismo di Jacques Delors (di stampo “monettiano”) fondato sulla strategia dei “piccoli passi” per costruire politiche comuni.
LA SETTIMANA DEL MOVIMENTO EUROPEO
31 marzo
- Spoleto, evento progetto “EUth strengthening youth and democracy in Europe” (Movimento europeo Italia)
1 aprile
- Spoleto, evento progetto “EUth strengthening youth and democracy in Europe” (Movimento europeo Italia)
- Webinar “La proposta omnibus della Commissione UE: una via corretta per la semplificazione europea?” (Associazione “Labour Law Community – Comunità di giuslavoristi” (LLC), in collaborazione con il Movimento europeo Italia)
- Roma, dibattito “Countering Disinformation: strategic approaches in Germany and Italy (Ambasciatore della Repubblica Federale di Germania)
2 aprile
- Spoleto e Assisi, evento progetto “EUth strengthening youth and democracy in Europe” (Movimento europeo Italia)
3 aprile
- Spoleto, evento progetto “EUth strengthening youth and democracy in Europe” (Movimento europeo Italia)
4 aprile
- Genova, incontro “Il lascito istituzionale e politico di Giorgio Napolitano” (Centro in Europa, associazione “Le Radici e le Ali”, Movimento europeo Italia)
IN EVIDENZA
VI SEGNALIAMO
- 31 marzo-3 aprile, Spoleto e Assisi. Dal 31 marzo al 3 aprile 2025, nelle città di Spoleto ed Assisi si terrà un evento di scambio internazionale, sostenuto nell’ambito del programma UE Erasmus+ parte del progetto “EUth strengthening youth and democracy in Europe” (Euth). Il progetto coinvolgerà cinque delegazioni di giovani under trenta provenienti da diversi paesi membri dell’Unione europea (Bulgaria, Grecia, Italia, Repubblica ceca e Slovenia). L’evento, organizzato dal Movimento europeo Italia, è stato cofinanziato dalla Commissione europea con il patrocinio del Comune di Spoleto e della Città di Assisi, e con la collaborazione della cooperativa il Cerchio e l’Istituto alberghiero De Carolis. PROGRAMMA.
- 1 aprile, ore 15:30-17:00. L’Associazione “Labour Law Community – Comunità di giuslavoristi” (LLC), in collaborazione con il Movimento Europeo, organizza un webinar sul tema “La proposta omnibus della Commissione UE: una via corretta per la semplificazione europea?”. L’iniziativa, coordinata dal Segretario Generale Giuseppe Bronzini e Carla Spinelli, prevede gli interventi di Fausta Guarriello, Silvia Borelli e Paolo Tomassetti. LOCANDINA E LINK DI ISCRIZIONE.
- 4 aprile, ore 16:00, Genova. Incontro “Il lascito istituzionale e politico di Giorgio Napolitano”, promosso dal Centro in Europa, dall’associazione “Le Radici e le Ali” e dal Movimento Europeo Italia. L’evento sarà presentato da Roberto Speciale e si aprirà con un messaggio di Giulio Napolitano. Seguirà l’introduzione al libro “Giorgio Napolitano e il Parlamento Europeo” a cura di Pier Virgilio Dastoli e Nicoletta Parisi. A dialogare sul tema, insieme al pubblico presente, saranno Enrico Morando, Anna Maria Furlan e Sergio Cofferati. Si prega di confermare la partecipazione a: (Email: leradicieleali@centroineuropa.it – Tel.: 010 2091270). LOCANDINA.
ARTICOLI E TESTI DELLA SETTIMANA
- Intervista a Spini: “Maturate a Firenze le idee di Rossi che animano il Manifesto di Ventotene”, di Simona Poli (La Repubblica – 29/03/025)
- Editoriale: “Per una vera Unione di diritto: cinque priorità per l’ordinamento giuridico dell’Unione Europea” di Federico Casolari (Federalismi.it – 26/03/2025)
- Calendario delle attività della Camera dei deputati in materia di Unione europea (settimana 31 marzo-6aprile 2025). Ufficio Rapporti con l’Unione europea
- Bollettino quindicinale sulle attività dell’Unione europea a cura dell’Ufficio Rapporti con l’Unione europea della Camera dei deputati (Bollettino n.54 / 17-30 marzo 2025)
ULTIME DA BRUXELLES
ANCORA SULLA DEMOCRAZIA EUROPEA,
COSTRUENS E DIFENDENTE
(IL TEMPO DEI CASTÒRI)*
1.«Appare essenziale la riflessione sul nuovo contesto strategico internazionale che, naturalmente, richiederà conseguenti processi decisionali. Vale per le elaborazioni in sede di Alleanza Atlantica, vale per le decisioni da assumere in sede di Unione europea, che non sono più rinviabili». Così l Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in poche parole espresse durante l’udienza per il 102° anniversario della fondazione dell’Aereonautica militare italiana[1], ha proposto il 28 marzo tre messaggi importanti.
Il primo messaggio è che occorre fare presto per difendere «gli ordinamenti democratici del Paese e il rispetto del diritto internazionale»[2].
Il secondo messaggio è che, per procedere in questo senso, occorre avviare un processo decisionale negli esistenti ambiti di cooperazione istituzionale internazionale in cui sono coinvolti i Paesi europei interessati.
Il terzo messaggio è che essenziale riflettere, come si fa nell’Editoriale di questa Newsletter.
Da quest’ultimo messaggio partiamo allora per risalire al primo, cercando di delineare quello che dovrebbe essere un percorso virtuoso in temperie perigliose: e riflettere con profitto non è facile né abituale di questi tempi.
Il tema è quello della difesa, dell’autonomia strategica in questa parte del “vecchio Continente”.
2.L’Unione europea ha compiuto un primo passo nel quadro del processo decisionale in materia presentando, il 4 marzo scorso tramite Ursula von der Leyen, un piano (poco opportunamente) battezzato ReArm Europe. In verità i Paesi europei sono già abbastanza armati; potrebbero addirittura spendere meno per la propria individuale difesa se razionalizzassero i sistemi nazionali in un quadro di concertazione al fine di mettere in campo una difesa comune europea[3].
A parte questa nostra considerazione, ReArm Europe scandisce in tre principali punti il percorso da intraprendere, consenziente il Parlamento europeo che lo ha approvato il 12 marzo. Da un lato, attivazione della clausola di salvaguardia nazionale contenuta nel Patto di stabilità, così da consentire lo sforamento del limite del 3% del debito pubblico nazionale tramite un aumento discrezionale delle spese per la difesa fino all’1,5 del PIL dello Stato membro (al fine di convogliare nel settore degli armamenti 650 miliardi di euro). Da un altro lato, creazione (tramite un futuro regolamento) di uno strumento – denominato SAFE – per raccogliere 150 miliardi di euro destinati a misure di prestito agli Stati membri per aumentare gli investimenti funzionali a una miglior difesa europea. Per un terzo verso, utilizzo discrezionale dei fondi destinati alla politica di coesione UE per spese inerenti la difesa.
ReArm Europe è stato accompagnato, il 19 marzo, da un Libro bianco per la difesa europea, denominato Readiness 2030. Esso è articolato in tre assi fondamentali: incrementare la capacità industriale europea nel settore della difesa; migliorare il funzionamento del mercato interno europeo anche attraverso l’uso di innovazioni tecnologiche (IA e tecnologia quantistica); incrementare la prontezza e la capacità di reazione (appunto la Readiness) militare, anche attraverso un’accresciuta cooperazione operativa in Europa.
L’obiettivo è di arrivare a concludere questo percorso in cinque anni, appunto entro il 2030. E i tempi presenti ci sembrano assai stretti rispetto a questa ipotizzata scadenza …
3. Ma con questi due documenti stiamo andando nella direzione giusta? Si parla di “riarmare” chi? Emerge da essi a chi spetta il compito della difesa del Continente europeo?
A noi sembra che la situazione sia molto confusa.
Anche su questo occorre riflettere. In fretta, per operare a vantaggio della sicurezza intanto di questa parte del Continente facendo diga all’infiltrazione di forze sovversive, dedite al sovvertimento anzitutto sul piano ideologico e subito a seguire su quello operativo. Come non basta affermare di voler costruire ponti (anche metaforici) per assicurarne la tenuta profittevole, così non serve predicar democrazia (pur fuor di metafora) per vederla applicata a prescindere dai confini, dalle forme, entro cui se ne possa manifestare la sostanza (forma est substantia rerum). Approfittiamo del fatto che «I castori sono tornati» (in Italia)[4] per impararne l’abilità difensiva e protettiva naturale del territorio, del resto salvaguardata dalla direttiva 92/43/CEE “Habitat”.
Ora, l’UE si muove entro un quadro di competenze conferitele dagli Stati membri tramite i Trattati di Unione (art. 5.1-2 TUE), nel rispetto dei principi – tra cui quello di democrazia – sui quali essa si fonda (art. 2 TUE), operando nell’osservanza dei compiti conferiti a ciascuna delle sue istituzioni (art. 13.2 TUE).
Dunque, per riflettere sulla direzione da prendere per la difesa del Continente occorre verificare quali siano le competenze attribuite all’Unione che possano concorrere alla sua difesa. In altre parole, vanno rintracciate le norme capaci di fondare una o più competenze dell’Organizzazione in materia. Occorre cioè (per usare un’espressione tecnica) trovare la base giuridica grazie alla quale l’Unione possa adottare gli atti necessari ad approntare una “propria” politica di difesa. Perché se queste norme non si possono individuare occorre concludere che l’UE allo stato attuale non ha competenza al riguardo.
Per rimanere, anzitutto, alla materia trattata da ReArm Europe e da Readiness 2030, una sicura base giuridica in tema di investimenti in armamenti è rintracciabile nell’art. 173 TFUE. Con esso gli Stati hanno conferito all’Unione la competenza a svolgere azioni di sostegno, coordinamento e completamento dell’azione dei Paesi membri nel settore industriale[5], in particolare accelerando l’adattamento dell’industria alle trasformazioni strutturali; promuovendo un ambiente favorevole all’iniziativa e allo sviluppo delle imprese di tutta l’Unione, segnatamente delle piccole e medie imprese, nonché un ambiente favorevole alla cooperazione fra loro; favorendo un migliore sfruttamento del potenziale industriale delle politiche d’innovazione, di ricerca e di sviluppo tecnologico.
La competenza è rafforzata dall’impegno assunto dagli Stati membri di migliorare progressivamente le proprie capacità militari, con il supporto dell’Agenzia europea per la difesa. A quest’ultima è affidato il compito di individuare le esigenze operative, promuovendo «misure» per rispondere ad esse e contribuendo a individuare e, se del caso, mettere in atto qualsiasi «misura utile a rafforzare la base industriale e tecnologica del settore della difesa» (art. 42.3, co. 2, TUE). L’Agenzia «partecipa alla definizione di una politica europea delle capacità e degli armamenti» (stesso art.)
Dunque, ci si stupisce che la Commissione abbia scelto come base giuridica della propria progettualità l’art. 122 TFUE, utile (come accaduto nel caso di NextGenerationEU) per le situazioni eccezionali di emergenza (cioè per loro natura temporanee). Il fatto è che la norma in questione esclude il Parlamento europeo dal processo decisionale relegandolo al ruolo di mero soggetto passivo, che viene informato a cose fatte; mentre le norme più sopra da noi evocate lo associano al Consiglio, su un piede di parità, dentro la procedura legislativa ordinaria. Se si vuole parlare di investire persone e risorse finanziarie per approntare la difesa dell’Unione occorre che i titoli di rappresentanza (dunque di legittimazione politica) delle istituzioni “comunitarie” vengano rispettati e valorizzati, come peraltro pretende l’art. 13.2 del Trattato di Unione anch’esso sopra richiamato.
4.Ma siamo sicuri che la riflessione possa e debba fermarsi qui, che essa si riduca a una questione di produzione e di acquisto di armamenti per rinforzare la difesa dei singoli Stati dell’Unione? Nei documenti prodotti dalla Commissione non appare chiaro che si tratti di mettere le basi per una difesa comune. Eppure essa avrebbe ben potuto prendere le mosse dalla palese disposizione del Trattato di Unione secondo cui «la politica di sicurezza e di difesa comune comprende la graduale definizione di una politica di difesa comune dell’Unione. Questa condurrà a una difesa comune (…)» (art. 42.2).
Ancora: siamo certi che la questione stia propriamente e principalmente nell’aumentare la disponibilità di armi e non invece nel produrre riflessioni, e conseguenti decisioni anche operative, su come rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione dotandola di una testa politica tramite lo sviluppo di quella competenza che è proprio conferita dal Trattato di Unione negli articoli da 42 a 46?
Non è forse vero che la difesa del Continente (di questa parte del Continente) consiste in ben altro rispetto a misure di politica industriale? Che sono cioè necessarie decisioni politiche che individuino una strategia condivisa dagli Stati a livello europeo, sulla quale innestare poi decisioni per così dire tecniche, economiche e sociali, ai fini di incrementare l’efficacia del piano politico individuato?
Non si è riflettuto abbastanza sul fatto che i tempi stretti non consentono di tergiversare rispetto a scelte che già ora possono comportare l’utilizzo da parte dell’Unione di competenze tanto tecniche quanto squisitamente politiche[6].
5.Ci pare emergere in modo evidente l’assenza di una riflessione radicata nella realtà: il bene pubblico europeo “pace” (di cui all’art. 3.1 TUE) esige che si ragioni su come inserire la politica industriale funzionale alla difesa dell’Unione entro un processo più articolato, che porti a far coincidere la gestione appunto del bene pubblico europeo con il livello decisionale che lo concerne e, conseguentemente, con la questione del suo finanziamento.
Si tratta di una riflessione che ad oggi non ha trovato accoglimento in tutti i 27 Stati al più alto livello politico istituzionale (Consiglio europeo).
A questa mancanza di riflessione (e di conseguente azione sul piano decisionale e operativo) occorre allora contrapporre la proposta di mettere in campo tutti gli strumenti che l’Unione possiede nella propria “cassetta per gli attrezzi”: dalla cooperazione strutturata permanente (artt. 42.6 e 46 TUE, e Protocollo n. 1 allegato ai Trattati) alla cooperazione rafforzata (artt. 20 TUE e 326-334 TFUE); dal ricorso alla “norma passarella” (art. 48.7, co. 2, TUE)[7] al coinvolgimento del Parlamento europeo a tutti i livelli, compresi quelli contemplati dall’art. 36 TUE; arrivando infine a considerare l’ipotesi di accordi fra un numero limitato di Paesi membri (magari anche assieme a Stati terzi, come il Regno Unito) maggiormente motivati a continuare nel percorso di un’unione più stretta[8]. Occorre insomma riflettere rapidamente su come avviare un percorso che, passo dopo passo, porti alla costituzionalizzazione di questo attualmente imperfetto processo di integrazione del Continente europeo.
NICOLETTA PARISI
DINO G. RINOLDI
*A seguire, come allora preannunciato, il contributo di D. G. Rinoldi nella scorsa Newsletter.
[1] https://comunicazioneinform.it/102-anniversario-di-fondazione-dellaeronautica-militare-mattarella-sviluppare-la-riflessione-sul-nuovo-contesto-strategico-internazionale-vale-per-le-elaborazioni-in-sede-di-alleanza/.
[2] V. nota precedente.
[3] V. la rilevazione dei sistemi d’arma entro i Paesi dell’UE a confronto con i sistemi statunitensi in ISPI.it, ReArm Europe: di più, ma insieme?, 19 marzo 2025.
[4] Così B. Paciello, I castori tornano in Italia dopo 500 anni, in lifegate.it, 18/10/2023.
[5] È l’art. 6 TFUE che individua l’ambito dell’industria come competenza dell’Unione a titolo di sostegno, coordinamento e completamento di quella di ciascuno dei 27 Stati membri.
[6] Corre l’obbligo di ricordare che autorevolmente alcuni rinvengono la base giuridica in materia di “riarmo” nella norma relativa ai “poteri impliciti dell’UE” di cui all’art. 352.1 TFUE: si veda E. De Capitani, “Riarmare” l’Europa senza reale controllo democratico, in www.free-group.eu, 10 marzo 2025.
[7] Cioè la norma che consente di “passare” da una «procedura legislativa speciale» alla «procedura legislativa ordinaria».
[8] A somiglianza di quanto fatto in altre occasioni e sulla cui legalità si veda la sentenza della CGUE 27 novembre 2012, causa C-370/12, Pringle.
LIMITAZIONE DELLA RESPONSABILITÀ
Ad eccezione de L’EDITORIALE, le opinioni espresse nella presente newsletter sono esclusivamente riconducibili alla responsabilità degli autori e non riflettono la posizione ufficiale del Movimento europeo.
