UE-CINA: da rivale sistemico a partner strategico
L’annuale Conferenza sulla Sicurezza che si svolge a Monaco di Baviera è stata caratterizzata dall’intervento del Vicepresidente USA Vance che ha confermato l’obiettivo di Donald Trump di demolire alcuni elementi dell’ordine internazionale nato nella seconda metà degli anni ’40 con le Nazioni Unite e le sue organizzazioni parallele come la Banca Mondiale e l’Organizzazione Mondiale della Sanità e che è stato segnato nei decenni successivi dallo sviluppo del commercio internazionale e dalla trasformazione del GATT nell’Organizzazione Mondiale del Commercio, dalle Convenzioni per il diritto di migrare, dalla fine del colonialismo, dai Patti Internazionali sui diritti civili e politici e sui diritti sociali ed economici, dalle iniziative per combattere l’inquinamento del pianeta, da un sistema giudiziario internazionale contro i crimini di guerra e, da ultimo, dal Patto per il futuro.
Il cosiddetto sistema onusiano contiene molti e rilevanti difetti perché lo sviluppo del commercio internazionale non ha risolto il problema endemico delle diseguaglianze, il diritto di emigrare ha incontrato e incontra sempre di più molti muri e pochi ponti, i paesi ex-coloniali hanno mantenuto colonie in tutto il mondo sotto mentite spoglie e si sono aggiunte altre forme di colonialismo, l’obiettivo della salute per tutti è ben lontano da essere raggiunto in un mondo sotto il controllo dell’oligopolio delle industrie farmaceutiche che conservano la proprietà privata dei brevetti, la giustizia sociale esiste in poche aree del pianeta, gli obiettivi dello sviluppo sostenibile sono lontani dalla loro realizzazione a cinque anni dalla scadenza dell’Agenda 2030 e il mondo è stato attraversato da molte guerre e da decine di milioni di morti con atti di genocidi rimasti impuniti.
Il difetto principale del sistema onusiano risiede nella sua governance che esclude un multilateralismo equo ed equilibrato con il potere di decisione o, meglio, di non-decisione nelle mani delle cosiddette potenze vincitrici che controllano il Consiglio di Sicurezza e con il ruolo ininfluente delle organizzazioni di integrazione regionale e della assemblea generale sostanzialmente priva di poteri vincolanti e di legittimità demcratica.
Nell’idea di Donald Trump e della sua amministrazione l’ordine internazionale dovrebbe essere smantellato nelle dimensioni del commercio internazionale, dell’impegno per la salute, della salvaguardia del diritto ad emigrare, del disinquinamento del pianeta, della fine del colonialismo e della lotta ai crimini di guerra non per eliminare o ridurre i difetti ma per esaltarli in un mondo caratterizzato da un sistema bipolare zoppo in cui l’egemonia o meglio l’imperialismo sia solo appannaggio degli Stati Uniti e alla Russia sia data la libertà di esercitare un suo autonomo ruolo di potenza regionale.
I leader europei presenti a Monaco di Baviera hanno rivendicato con accenti e proposte diversi l’interesse dell’Europa a difendere alcuni elementi dell’ordine internazionale come la libertà del commercio internazionale e la protezione della inviolabilità delle frontiere a cominciare dall’Ucraina e dai paesi vicini alla Russia ma – a causa delle loro divisioni interne – si sono ben guardati dal denunciare i difetti del sistema onusiano e dall’appropiarsi degli obiettivi dello sviluppo sostenibile a cominciare dal sostegno senza distinguo alla lotta al cambiamento climatico e ancor di più al sostegno al diritto di migrare.
E’ stato forse sottovalutato a causa probabilmente della vaghezza dell’intervento e delle ambiguità della politica estera di Pechino – con la sola eccezione di Ferdinando Nelli Feroci su La Repubblica del 27 febbraio nella sua “Carta Cinese” – quello che è apparso quasi come un “appello agli Europei” del ministro degli Esteri della Repubblica Popolare Cinese Wang Yi che ha ricordato l’impegno del suo governo per il rispetto del diritto internazionale, la fiducia nel multilateralismo, l’idiosincrasia per iniziative unilaterali, l’opposizione al protezionismo e il collegamento delle Nuove Vie della Seta con i progetti infrastrutturali dell’Unione europea.
Come sappiamo la Cina è stata a lungo considerata, con qualche rara vox clamantis in deserto come l’interesse verso quel mondo di Romano Prodi, un “rivale sistemico” dell’Europa e più in particolare dall’Unione europea e quest’idea non è mai mutata negli anni nonostante i rilevanti rapporti economici, industriali e tecnologici che molti paesi europei hanno con la Repubblica Popolare Cinese per non parlare delle nostre relazioni millenarie con quella cultura che ha influenzato la storia europea.
Pur mantenendo ferma la nostra difesa dei valori della libertà, della democrazia e della giustizia senza discriminazioni varrebbe la pena di riflettere – di fronte allo tsunami trumpiano – se le convergenze fra l’Unione europea e la Cina non siano maggiori delle divergenze nella visione del multilateralismo e nelle relazioni con il Sud Globale, nello sviluppo del commercio internazionale, nell’impegno per le transizioni gemelle digitale e ambientale e nell’idea di una revisione del sistema monetario internazionale come fu proposta e troppo presto ignorata nel marzo 2009 dall’allora governatore della Banca Centrale Cinese Zhou Xiaochuan e se non sia opportuno aprire un dibattito sulla Cina come partner strategico dell’Unione europea.
Pier Virgilio Dastoli
Montpellier, 28 febbraio 2025
