CARE LETTRICI E CARI LETTORI
La nostra newsletter settimanale Noi e il futuro dell’Europa è stata concepita per contribuire ad una corretta informazione sull’Unione europea e partecipare al dibattito sulla riforma dell’Unione, così come abbiamo fatto durante la Conferenza sul futuro dell’Europa e come continueremo a fare per la nuova legislatura europea.
Ecco l’indice della nostra newsletter di oggi:
– Editoriale, che esprime l’opinione del Movimento europeo su un tema di attualità
– Rubrica “Attiriamo la vostra attenzione“
– La settimana del Movimento europeo
– Eventi principali, sull’Europa in Italia e Testi in evidenza
Siamo come sempre a vostra disposizione per migliorare il nostro servizio di comunicazione e di informazione e per aggiungere vostri eventi di interesse europeo nella speranza di poter contare su un vostro volontario contributo finanziario.
L’EDITORIALE
“L’ingiustizia che si verifica in un luogo minaccia la giustizia ovunque”
(Martin Luther King, dal carcere di Birmingham il 12 giugno 1963)
Nel quadro della mobilitazione che avrà luogo questa settimana da Perugia ad Assisi – ispirata alla iniziativa di Aldo Capitini del 24 settembre 1961 con la “Marcia della Pace e la fratellanza fra i Popoli” e promossa ora dalla “Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace” (LINK) – il Movimento europeo ha deciso di contribuire ai dibattiti animati da molte organizzazioni italiane con una sua specifica iniziativa.
Il Movimento europeo sollecita in particolare una riflessione collettiva sul tema della giustizia sociale per un mondo in pace dove nessuno venga lasciato indietro e poi su un immediato impegno internazionale.
Il Movimento europeo ha deciso di riflettere sul tema della giustizia sociale alla vigilia del Secondo Vertice Mondiale sullo sviluppo sociale che avrà luogo in Qatar su iniziativa delle Nazioni Unite dal 4 al 6 novembre 2025 (https://social.desa.un.org).
Il Movimento europeo è convinto che non ci può essere pace e democrazia nel mondo senza giustizia sociale e che l’Unione europea deve essere attrice e protagonista per i suoi cittadini, per tutte le persone che chiedono asilo e accoglienza venendo da terre devastate dalle guerre e dai disastri ambientali, per i paesi e i popoli vicini, per il futuro della cooperazione internazionale a ottanta anni dalla creazione delle Nazioni Unite e a cinquanta anni dagli accordi di Helsinki.
Nel dibattere di giustizia sociale ricorderemo la lettera di Martin Luther King del 12 giugno 1963 dal carcere di Birmingham dove scriveva che le iniziative contro la segregazione razziale erano “prudenti e tempestive” affermando che “l’ingiustizia che si verifica in un luogo minaccia la giustizia ovunque”.
Questo è il messaggio che abbiamo deciso di lanciare il 10 ottobre dalla Sala della Provincia di Perugia accogliendo ancora una volta l’invito della “Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace”, preparandoci a partecipare alla Marcia del 12 ottobre fino ad Assisi e proponendo a tutte e a tutti un corale impegno internazionale.
A partire dal 13 ottobre dobbiamo lavorare tutti insieme per diffondere fuori d’Italia il messaggio di Assisi riunendo le città europee per la pace, la democrazia e la giustizia sociale con una mobilitazione continentale per far cambiare rotta all’Unione europea affinché essa contribuisca a fermare tutte le guerre e a garantire i diritti fondamentali in Europa e nel mondo.
Le iniziative di Perugia e di Assisi avvengono mentre un flebile segnale sembrerebbe venire dal Medio Oriente con “una possibile nuova pagina” dopo due anni di guerra come ha scritto il Patriarca latino Pizzaballa aggiungendo che “nulla è ancora del tutto chiaro e definito, ci sono ancora molte domande che attendono risposta, molto resta da definire e non dobbiamo farci illusioni”.
Non possiamo farci illusioni perché l’organizzazione Harakat al-Muqawama al-Islamyya (Hamas, n.d.r.) e una parte minoritaria dei movimenti pro-Pal celebrano il 7 ottobre 2023 come se quell’attacco sia stato una azione legittima di resistenza contro Israele.
Viene così annullato ogni riferimento all’aggressione terroristica che provocò oltre milleduecento vittime civili fra i giovani israeliani e si sostiene inoltre l’idea che il futuro Stato della Palestina debba andare “dal fiume al mare” cancellando così lo Stato di Israele.
Hamas si rifiuta inoltre di abbandonare il controllo di Gaza e di accettare l’esilio per i suoi leader.
Non possiamo farci illusioni perché il governo Netanyahu – e soprattutto i partiti ed i ministri di estrema destra che lo sostengono – vuole cancellare la Palestina non solo a Gaza ma anche in Cisgiordania con una visione di nazionalismo teologico e sionista che presuppone la distruzione della comunità etnica e religiosa palestinese e con l’occupazione israeliana “dal fiume al mare”.
Non dobbiamo soprattutto farci illusioni perché molti sono ancora i conflitti armati nel mondo, devastanti per le popolazioni coinvolte e silenziosi agli occhi delle opinioni pubbliche, della stampa e dei media con guerre asimmetriche e frammentate.
Si combatte non solo per la conquista di territori ma per il possesso di risorse naturali, per l’affermazione violenta di identità etniche e religiose e per imporre influenze geopolitiche.
Si combatte non solo a Gaza e in Ucraina ma nello Yemen, in Siria, in Etiopia, in Somalia, in Sudan, nel Myanmar, in Afghanistan, nella Repubblica democratica del Congo e nei paesi confinanti, in Burkina Faso, nel Mali, nel Niger e nel Sudan del Sud e conflitti locali ci sono anche in America centrale e nell’America Latina.
Si combatte con l’uso di armi vendute dai paesi industrializzati ai paesi poveri del cosiddetto Sud Globale con spese militari che hanno superato nel 2024 i 2700 miliardi di dollari ed un volume di affari delle aziende di armamenti pari a 632 miliardi di dollari in buona parte investiti in attività di lobby e di corruzione.
In questa lista terrificante l’Italia e le sue industrie pubbliche e private sono al sesto posto con un volume di esportazioni pari a otto miliardi di euro.
Tutto ciò in totale assenza di un ruolo dell’Unione europea nel controllo della vendita degli armamenti mentre si predispone un piano per aumentare le spese nazionali attraverso i programmi SAFE e Readiness 2030 (ex ReArm Europe) per una cifra di 800 miliardi di euro di cui 650 miliardi in spese nazionali.
I conflitti armati aumentano perché aumentano la volontà e il bisogno economico di impossessarsi di risorse naturali e di materie rare, perché cresce il confronto violento fra etnie e religioni e perché si diffonde l’imperialismo colonialista delle vecchie e nuove grandi potenze come la Cina, la Russia e la Turchia.
L’aumento dei conflitti armati avviene nel silenzio delle Nazioni Unite la cui ragione di esistere e di progredire nel tempo è quella di contribuire alla pace anche attraverso missioni di peace enforcement (Capitolo VII dello Statuto), di mantenere e favorire i valori fondamentali proclamati nella Dichiarazione del 1948 poi definiti nei Patti del 1966 sui diritti economici, sociali, culturali, civili e politici e di raggiungere gli obiettivi dello sviluppo sostenibile sulla base degli accordi adottati nel 2015.
Dal silenzio delle Nazioni Unite, diventato più assordante nel ventunesimo secolo, non può discendere la demolizione del sistema creato nel 1945.
Bisogna impegnarsi invece per il suo rafforzamento con un nuovo modello efficace di multilateralismo, con una riforma radicale del funzionamento e dei poteri del Consiglio di Sicurezza superando la logica della divisione in sovranità nazionali sviluppando la logica delle organizzazioni di integrazione regionale come l’Unione europea e l’Unione africana, con un ruolo più incisivo della Assemblea generale delle Nazioni Unite (UNGA) anche attraverso una sua parlamentarizzazione insieme ad un metodo partecipativo affidato alle reti delle organizzazioni non governative.
Discuteremo di tutto ciò a Perugia il 10 ottobre e poi al Congresso del World Federalist Movement dal 1° al 2 novembre 2025.
Bruxelles, 6 ottobre 2025![]()
ATTIRIAMO LA VOSTRA ATTENZIONE
A 50 ANNI DALLA CONFERENZA DI HELSINKI: PERSEGUIRE LA PACE ATTRAVERSO LA POLITICA
(testo dell’intervento presentato a Roma, Istituto Luigi Sturzo, 30.9.2025)
Ringraziamo la Fondazione Basso, promotore di questa iniziativa, dell’invito fatto al Movimento Europeo di partecipare a questo ricco dibattito volto a inquadrare la realtà attuale e la strategia che aiuti a risolvere i drammatici nodi geopolitici che dobbiamo fronteggiare, prendendo le mosse dall’insegnamento della Conferenza di Helsinki di cui è caduto il cinquantenario il 1° agosto scorso.
Ho ascoltato sino ad ora riflessioni molto interessanti, in gran parte orientate in una prospettiva diversa da quella che io cercherò di offrirvi oggi.
Il Movimento Europeo in Italia reputa che i tempi così complessi e insidiosi che stiamo attraversando richiedano un approccio visionario. Non siamo i primi a sperimentare eventi drammatici. Il Manifesto di Ventotene -scritto nel 1941 “per un’Europa libera e unita” – richiama ciascuno alle proprie responsabilità:
«Oggi è il momento in cui bisogna saper gettare vecchi fardelli divenuti ingombranti, tenersi pronti al nuovo che sopraggiunge così diverso da tutto quello che si era immaginato, scartare gli inetti fra i vecchi e suscitare nuove energie tra i giovani».
Sono parole che sembrano scritte per l’oggi; sono state scritte in tempi parimenti drammatici e a questi attuali molto simili: l’Europa era allora teatro di una guerra di potenza; lo Stato di diritto era calpestato diffusamente e profondamente; l’ignavia di molti governanti aveva consentito queste derive.
Allora gli autori del Manifesto sollecitavano un approccio nuovo. Oggi dovremmo porci nella stessa prospettiva. Lo dobbiamo a fronte del fatto che non possiamo non riconoscere che la situazione attuale dell’Unione europea è l’esito di un approccio allora l’unico che sembrava possibile, ma che oggi si rivela deficitario. Abbiamo allora imboccato – con la Conferenza di Messina del 1955 – la via della cooperazione di stampo funzionalista. Si era reduci dal fallimento del tentativo di dar vita all’integrazione politica in Europa fra i sei Stati che avevano già fondato la CECA, dotata di un’Alta Autorità che incarnava perfettamente un modello soprannazionale di governo del mercato carbo-siderurgico. L’esito è che oggi nell’Unione, e tramite essa, cooperiamo, ma non riusciamo più a governare fenomeni e processi globali: appunto perché globali, le nostre singole piccole, talvolta irrilevanti, sovranità nazionali non sono utili, non sono abbastanza.
Anche oggi, come nel 1941, occorre qualcosa di diverso rispetto all’attuale assetto giuridico e politico sviluppato entro l’Unione europea: quest’ultimo ha dimostrato la propria incapacità di dare risposte costruttive alle sfide che pone la situazione geopolitica, questa sì del tutto nuova. É il nuovo che avanza.
D’altra parte questo esito è inevitabile: mai nessuna cooperazione di stampo confederale nelle materie squisitamente politiche della pace, della sicurezza e della difesa (insomma in materie che appartengono al dominio della politica estera) ha funzionato efficacemente. Nell’Unione europea abbiamo potuto navigare (a vista, in certi periodi; a gonfie vele in altri) poiché mai prima si erano poste le questioni di azione esterna dell’Unione come quelle attuali che portano l’attenzione appunto sulla guerra di aggressione in Ucraina, sull’esigenza di costruire la pace, sulla inviolabilità del territorio di Stati indipendenti e, con essa, sulla difesa di principi di diritto internazionali che ci governano dal 1945 in poi. Il (malinteso) principio di democrazia espresso dal criterio dell’unanimità di stampo tipicamente confederale è naturalmente e congenitamente inidoneo a consentire la presa di decisioni rapide, tempestive, come la temperie attuale pretende.
Allora il Movimento Europeo vuole rifarsi a un insegnamento che proviene direttamente dalla nostra Carta costituzionale: essa affronta la questione della pace in modo costruttivo. E’ l’articolo 11 che viene in rilievo. Vi si scrive che il nostro Paese ripudia la guerra, ma non la guerra tout court come alcuni lettori distratti o frettolosi pensano, limitandosi a leggere soltanto una prima piccola parte della norma. Ripudia la guerra come strumento di offesa agli altri popoli (la guerra di aggressione) e come strumento di soluzione delle controversie. La norma ci dice che la cooperazione internazionale rifugge dalla guerra di aggressione, e che occorre privilegiare il dialogo politico e diplomatico per la soluzione dei conflitti internazionali. La norma ci dice che le nostre forze armate non sono un pericolo per la pace; al contrario: sono un presidio democratico a difesa dello Stato. Non tutti i soggetti internazionali sono in grado di mettere al bando una guerra di aggressione e dunque le forze armate sono chiamate a difendere l’integrità del nostro Paese e la vita delle persone che in esso vivono.
La proposta del Movimento Europeo ambisce di essere all’altezza del “nuovo che avanza”.
Anzitutto ci si vuole rivolgere ai giovani anche nella prospettiva delle prossime elezioni del Parlamento europeo (2029): l’età permette loro di essere audaci, coraggiosi, innovatori …. e del nuovo, appunto, abbiamo bisogno.
E’ una proposta che si situa a due diversi livelli.
Anzitutto è una proposta indirizzata a sollecitare quei Paesi europei che non si accontentano di navigare a vista, che – proprio per il fatto di essere visionari – hanno compreso l’inanità, rispetto ai tempi di oggi. dell’attuale forma di cooperazione in Europa e vogliono sostenere un processo di federalizzazione. Il conseguimento di questo obiettivo richiede decisioni coraggiose: un autentico “cambio di passo” nel processo di integrazione, nella ricerca di una soluzione frutto di una visione realizzabile a medio/lungo termine ma da avviare immediatamente perché percorribile già da ora. Crediamo, insomma, che occorra aprire una stagione costituente che abbia come obiettivo la costruzione di un’autentica struttura federale, a partire da quegli Stati che decidano di valorizzare la sovranità di cui godono condividendola, facendola diventare, appunto, sovranità da essi condivisa in una sintesi politica più ampia, più alta, in grado di valorizzare il potenziale politico, sociale, culturale ed economico di cui l’Unione europea è indubbiamente portatrice. Si dovrebbe costruire una federazione “leggera”, flessibile (come è normalmente proprio di questo tipo di organizzazione dei pubblici poteri), rispettosa del principio di sussidiarietà orizzontale, verticale e circolare, ovvero capace di garantire: la rappresentanza degli attuali Stati membri che vi confluiranno (integrando al proprio interno le attuali sovranità nazionali in una superiore sovranità appunto condivisa); la rappresentanza dei cittadini tramite una loro diretta partecipazione ai procedimenti decisionali europei; il coinvolgimento delle autonomie territoriali; la formazione di partiti autenticamente europei; l’associazione dei sindacati e del mondo economico, nonché dei cittadini tramite le forme esponenziali di essi e, in generale, dei corpi intermedi che esprimono la vitalità della società civile, di quel demos europeo che già esiste ma che non riesce a far sentire la propria voce.
Si tratta di costruire un’unione federale che abbia al centro una strategia fondata sui valori oggi scritti nell’art. 2 TUE e dunque – per quanto riguarda l’azione esterna – organizzata sulla stessa logica sottesa all’articolo 11 della nostra Carta costituzionale.
Prefiguriamo – e proponiamo – una stagione costituente che ci riporti al secondo dopo guerra del secolo scorso (peraltro la situazione politica è molto simile), quando menti politiche illuminate predisposero le basi giuridiche di un assetto politico europeo federale, a partire dal Manifesto di Ventotene, dalla Dichiarazione Schuman e dal Trattato sulla Comunità europea di difesa, dal quale avrebbe dovuto originare una Comunità politica europea. L’attuale Unione europea è preziosa: ce lo ha ricordato spesso il Presidente Mattarella, da ultimo nel discorso alla 51° edizione del Forum Ambrosetti. Essa ha garantito in Europa otto decenni di pace e di prosperità economica, nonché – importantissimo – di sviluppo dei valori dello Stato di diritto. Ma essa, come è evidente nella temperie attuale, non è al momento in grado di evolvere verso l’integrazione politica. L’Unione deve essere conservata, ma di fianco ad essa deve poter nascere una iniziativa di cittadini, del Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali che ottenga il consenso (possibilmente) di alcuni governi e che, appunto, inauguri una diversa prospettiva, quella dall’integrazione politica a partire anche da un numero limitato di attori politici e sociali. Si confida nella forza di attrazione che una simile iniziativa potrà in tempi brevi esercitare, così come l’esperienza ci ha insegnato a proposito delle diverse occasioni di maggior integrazione nate in Europa (si pensi allo “spazio Schengen”, alla moneta europea, alla Procura europea, al tribunale del brevetto comunitario, alla stessa CECA e ai Trattati di Roma: iniziative partite da un gruppo più limitato di Stati membri e ora di grande successo qualitativo e quantitativo)
La seconda proposta – che qui oggi tutti sembrano condividere – è quella di dare vita a un rinnovato sforzo di pace che – a partire dalle realizzazioni conseguite dalla Conferenza di Helsinky del 1973-1975 – riproponga in Europa un rinnovato sforzo di pacificazione, una “Helsinki 2”, che dia vita a una cooperazione internazionale vasta, organizzata come in origine in tre “cesti”: quello dedicato alla pace, quello sui diritti fondamentali della persona, quello in materia di cooperazione economica e sociale.
Il Movimento Europeo reputa che si tratti di lavorare entro l’attuale Unione europea nella prospettiva di rendere più coesa la sua azione esterna, anzitutto promuovendo, dentro le Nazioni Unite ai sensi dell’art. 21 del Trattato di Unione, questa iniziativa concreta di pace come risposta politica multilaterale. Rinnoviamo dunque un appello che, insieme a ANPI, ARCI, Rete Italiana Pace e Disarmo, Marco Tarquinio – abbiamo pubblicato il 20 giugno 2022 e che riprende l’invito del Presidente Mattarella fatto in Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa il 27 aprile di quello stesso anno. La coesione esterna dovrebbe sin da ora dare vita anche a un sistema europeo di sicurezza fondato su una strategia che in materia industriale consenta il finanziamento di imprese di dimensione europea, non nazionale, sia in campo civile che nel settore della difesa, secondo logiche opposte a quelle perseguite oggi dalla Commissione europea con il regolamento SAFE e con la strategia Readiness 2030.
Nicoletta Parisi (Vice-Presidente del Movimento Europeo in Italia)
LA SETTIMANA DEL MOVIMENTO EUROPEO
6 ottobre
- Bruxelles, sesta riunione del Centro di coordinamento del Movimento europeo presso le istituzioni europee
9-10 ottobre
- Club of Venice – Plenary meeting
10 ottobre
- Perugia, incontro pubblico “L’Europa nel mondo: non c’è pace e democrazia senza giustizia sociale” (Movimento europeo Italia)
12 ottobre
- Marcia PerugiAssisi della Pace e della Fraternità
IN EVIDENZA
VI SEGNALIAMO
-
6 ottobre, ore 11:00-13:00, Bruxelles. In seguito al Discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato dalla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen lo scorso 10 settembre, il Movimento Europeo ha deciso di convocare una nuova riunione dei suoi membri collettivi presso le istituzioni europee, ospiti di CIA – Agricoltori Italiani nella sua sede di Bruxelles. Sarà un’occasione importante per confrontarsi sulle prospettive europee aperte dal discorso della Presidente e per rafforzare il coordinamento tra le organizzazioni aderenti.
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8 ottobre, ore 14:30, Siena. La riforma della Politica Agricola Comune 2028–2034 solleva interrogativi cruciali per il mondo agricolo. Per discuterne obiettivi, criticità e prospettive, l’Unione Provinciale Agricoltori di Siena promuove il convegno “Agricoltura e Europa: il futuro della PAC”, presso la Sala dell’Aurora della Provincia di Siena. Interverranno esperti e rappresentanti delle principali istituzioni agrarie italiane per analizzare l’impatto della riforma su produttività, sostenibilità e autosufficienza alimentare. L’evento sarà trasmesso anche in diretta streaming sui canali Facebook e YouTube di Confagricoltura Siena. LOCANDINA.
- 10 ottobre, ore 18:00, Perugia. Il Movimento europeo in Italia, insieme alle sue componenti collettive, organizza – nel quadro della settimana dedicata al tema della pace a Perugia – un incontro pubblico sul tema “L’Europa nel mondo: non c’è pace e democrazia senza giustizia sociale”. L’incontro si svolgerà presso la Sala Falcone-Borsellino della Provincia di Perugia il 10 ottobre, dalle ore 18:00. Saranno presenti: autorità locali, studentesse e studenti dell’Università di Perugia, rappresentanti delle componenti collettive del Movimento europeo, partecipanti alle iniziative promosse dalla Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace. L’incontro si svolgerà in presenza, con possibilità di collegamento da remoto. Per ricevere il link Zoom, scrivere a (segreteria@movimentoeuropeo.it). PROGRAMMA e COMUNICATO.
- 12 ottobre, Perugia-Assisi. Il Movimento europeo in Italia parteciperà con una propria delegazione alla Marcia PerugiAssisi della Pace e della Fraternità del prossimo 12 ottobre. Migliaia di cittadine e cittadini, scuole, associazioni ed enti locali da tutta Italia si stanno mobilitando per partecipare, dando vita a iniziative e manifestazioni in ogni territorio. In parallelo, si svolgerà anche la prima Marcia delle Bambine e dei Bambini per la Pace, nata da una delle più recenti proposte di Papa Francesco, per dare voce ai più piccoli in un cammino di speranza e responsabilità. La Marcia sarà preceduta, dal 9 al 12 ottobre, dall’Assemblea dell’ONU dei Popoli, un incontro internazionale della società civile che si oppone alle violenze e alle ingiustizie del nostro tempo: dai conflitti in Gaza, Ucraina e Sudan, alla corsa globale al riarmo, fino alla crisi del diritto internazionale. L’obiettivo è costruire un’alternativa fondata su pace, giustizia sociale e democrazia. A partire da giovedì 9 ottobre, Perugia ospiterà un fitto programma di eventi nazionali: incontri, laboratori e dibattiti promossi da università, scuole, enti locali, giornalisti e associazioni, trasformando la città in un vero e proprio “Cantiere della pace”. MAGGIORI INFORMAZIONI.
ARTICOLI E TESTI DELLA SETTIMANA
- The Week Ahead 06 – 12 October 2025 (European Parliament)
- 6 October- 9 October: Plenary week (European Parliament)
- Press Releases – Press briefing on next week’s plenary session (European Parliament – 02/10/2025)
- Anteprima della sessione plenaria del 6-9 ottobre 2025, Strasburgo (Parlamento europeo)
- UEF Letter to MEPs: European Parliament resolution on the proposed Multiannual Financial Framework 2028–2034 and on Treaty reform under Article 48 TEU (UEF – 02/10/2025)
- From parliamentary scrutiny to systemic accountability (Budgetary Support Unit of the European Parliament – September 2025)
- Statistiche attività della Camera nella formazione delle Politiche UE – Periodo 13 ottobre 2022 – 30 settembre 2025 (Ufficio Rapporti con l’Unione europea, Camera dei Deputati)
- Nota del Presidente e del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Diritto Internazionale e di Diritto dell’Unione Europea (SIDI) al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (SIDI – 03/10/2025)
- Peace through strength: why Europe needs a missile deterrent, by Alexandr Burilkov Guntram B. Wolff (Bruegel – 02/10/2025)
- Scoping Paper – Defence Readiness Roadmap 2030 (29/09/2025)
- EU Weekly: Motion of censure | AI | Russia (European Movement International – 06/10/2025)
- Il cardinale Pizzaballa: per la prima volta in Terra Santa possibile una nuova pagina (Vatican News – 04/10/2025)
- [E-PAPER] The EU and the externalisation of migration and asylum: An analysis of potential human rights violations and legal responsibility, by Dr Izabella Majcher (Heinrich Böll Foundation Thessaloníki – September 2025)
- DRAFT REPORT on the situation of fundamental rights in the European Union in 2024 and 2025 (2025/2135(INI)) Committee on Civil Liberties, Justice and Home Affairs. Rapporteur: Anna Strolenberg (European Parliament – 30/09/2025)
- Verso il Vertice Sociale Mondiale dell’Onu. Il contributo dell’Italia (EURISPES e CNR)
- Steering committee on Democracy (CDDEM) – (Council of Europe)
- Sentenze di gennaio-settembre 2025, di Francesco Buffa e Salvatore Centonze (Questione Giustizia – 03/10/2025)
- Keynote speech by Christine Lagarde, President of the ECB, at the Bank of Finland’s 4th International Monetary Policy Conference – Helsinki, 30 September 2025 (European Central Bank)
- AI e discriminazione: il rischio dei pregiudizi algoritmici e le risposte dell’AI Act, Nicole Clazzer, Università degli Studi di Padova
- Il tramonto dell’autonomia politica delle Regioni visto attraverso il «metodo PNRR», di Demetrio Scopelliti (ITALIAN PAPERS ON FEDERALISM – n. 2/2025)
LIMITAZIONE DELLA RESPONSABILITÀ
Ad eccezione de L’EDITORIALE, le opinioni espresse nella presente newsletter sono esclusivamente riconducibili alla responsabilità degli autori e non riflettono la posizione ufficiale del Movimento europeo.
