Newsletter 6 Settembre/2022 – L’EDITORIALE

 

L’Europa sovrana non si costruisce fra Stati sovrani

L’Unione europea (Ue) riprende le sue attività dopo l’apparente pausa estiva avendo in agenda gli stessi problemi lasciati a fine luglio, aggravati dalla continuazione dell’aggressione della Russia all’Ucraina, dai suoi effetti sull’economia europea e dalle più negative previsioni per il prossimo autunno.

I discorsi quasi contemporanei (che pubblichiamo integralmente in questa newsletter) di Olaf Scholz all’Università di Praga e di Emmanuel Macron agli ambasciatori francesi non hanno chiarito la strategia di Francia e Germania e hanno al contrario mostrato che, al di là delle parole, i due cilindri del motore franco-tedesco non si muovono in modo concorde sulle priorità dell’azione europea all’interno e all’esterno dell’Ue.

Quel che è emerso dal discorso di Olaf Scholz è la momentanea rinuncia all’idea di un’Europa a cerchi concentrici, un rafforzamento della visione verso Est della Germania, un ancoraggio prioritario alla dimensione atlantica e un irrigidimento verso ipotesi più ambiziose di politica finanziaria europea.

Quel che è emerso dal discorso di Emmanuel Macron è l’accentuazione della autonomia strategica francese, una rinnovata prudenza sulle prospettive dell’allargamento ai Balcani e all’Europa orientale, un silenzio assordante sulla riforma dell’Ue e una nebbia persistente sul progetto di una “comunità politica europea” nonostante l’avvicinarsi del primo Vertice allargato ai paesi vicini all’Ue.

Significativamente, i due cilindri si muovono invece in modo concorde quando si tratta di mettere l’accento sul metodo della “cooperazione” fra Stati sovrani piuttosto che sul metodo di una sovranità condivisa o di un’Europa sovrana nella politica estera, nell’autonomia energetica, nella transizione digitale, nella politica industriale o ancor di più nella politica commerciale che è una competenza esclusiva dell’Unione europea.

I discorsi di Olaf Scholz e di Emmanuel Macron non hanno dunque schiarito l’orizzonte sul futuro del progetto europeo a tre mesi dalla conclusione della Conferenza che ha coinvolto con metodo innovativo cittadine e cittadini scelti per sorteggio e rappresentanti della società civile insieme alle istituzioni nazionali ed europee.

Come sanno le nostre lettrici e i nostri lettori, il Movimento europeo ritiene da tempo che la riforma dell’Unione deve condurre ad un nuovo Trattato di tipo costituzionale che sostituisca integralmente quello firmato a Lisbona quindici anni fa, che per ottenere questo risultato è necessario aprire un processo costituente in occasione delle elezioni europee nel maggio 2024 parallelamente ai negoziati per l’allargamento dell’Ue e che l’impegno delle istituzioni europee e nazionali deve essere rivolto nei prossimi due anni a sviluppare politiche comuni per rispondere alle numerose emergenze.

Per queste ragioni noi riteniamo che il Parlamento europeo debba superare la logica di una parziale revisione del trattato – che passerebbe inevitabilmente dalle forche caudine di una Conferenza intergovernativa – e scegliere la via dell’elaborazione di un nuovo progetto di Trattato (redatto in articoli di valore costituzionale con il contributo di giuristi come avvenne con il “progetto Spinelli” nel 1984) che sia al centro del dibattito nei partiti politici europei e che venga discusso da una riunione interparlamentare secondo il modello delle “assise” nel 1990 – eventualmente durante il semestre spagnolo di presidenza del Consiglio nell’autunno 2023 – al fine di preparare il terreno per il lavoro costituente del Parlamento europeo che sarà eletto nel maggio 2024.

Roma, 5 settembre 2022

coccodrillo