Newsletter 9 Luglio/2026 – L’EDITORIALE

 

IL SONNO DELL’EUROPA E LE SCELTE PER IL SUO FUTURO

Fra i Capi di stato e di governo dei Ventisette ed anche nella Commissione europea è largamente condivisa l’idea che non ci siano le condizioni per aprire prima della fine della legislatura 2024-2029 il vaso di pandora della revisione del Trattato di Lisbona firmato nella capitale portoghese a dicembre 2007.

Le complicate e talvolta confuse proposte di modifica di quel Trattato, approvate il 22 novembre 2023 (LINK) da una minoranza della assemblea a Strasburgo (295 MPE su 720) con il voto contrario di due terzi del gruppo del PPE e delle altre destre euro-ostili rafforzatesi dopo le elezioni europee nel 2024, sarebbero del resto destinate a complicare la ricerca di un consenso in una futura conferenza intergovernativa (CIG) e a rendere impossibile la ratifica negli Stati membri obbligati ad esprimersi in tredici separati referendum nazionali anche nell’inverosimile ipotesi che i governi giungano ad un accordo unanime nella CIG e ciò senza prendere in considerazione la possibilità che fra la fine della CIG e le ratifiche parlamentari mutino radicalmente le maggioranze politiche come avvenne nel 1954 con la Comunità europea di difesa (CED).

Questa convinzione circola peraltro anche nella maggioranza del Parlamento europeo dove si è rotta l’alleanza che aveva portato nel novembre del 2024 al voto di fiducia per la seconda Commissione, presieduta da Ursula von der Leyen, che è stata progressivamente sostituita da una nuova alleanza di destra-centro in cui è saltato il cosiddetto cordone sanitario che escludeva dal potere di decisione legislativa i sovranisti suddivisi in tre gruppi (PIE, ECR e ESN) e si sono consolidate scelte regressive in materia ambientale, sociale e migratoria con effetti devastanti su politiche che per lungo tempo erano basate sul consenso di una comune visione europeista. 

Nelle poche ore che i Ventisette dedicheranno nel Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre per riflettere sulle future strategie europee sulla base del mandato che si sono auto-attribuiti il 18 e 19 giugno (LINK1 – LINK2) in materia di finanze, migrazioni, difesa e allargamento/riforme non ci sarà spazio per voli pindarici sui destini dell’Europa giacché almeno i leader francese, italiano, polacco e spagnolo intorno al tavolo del Palazzo Europa di Bruxelles saranno molto più attenti alle elezioni nei loro paesi dove sono forti le possibilità di cambi di maggioranze se non di regime sapendo che scelte europee sulle politiche dell’Unione europea (Ue), sul governo dei flussi migratori, sulle spese militari e sui rapporti con i paesi candidati all’adesione potrebbero influire sugli orientamenti degli elettori e su future alleanze parlamentari.

Il fatto che il Trattato di Lisbona resterà immutato almeno fino al 2029 non è certamente una ragione per piegarsi al lungo sonno dei governi che aumenta i costi della non-Europa con scelte che non sono state fatte o decisioni sbagliate come ha ricordato Leone XIV a Lampedusa denunciando l’Europa sul tema delle politiche migratorie.

Per ognuno dei temi che saranno discussi dai leader europei a metà ottobre vi sono vie alternative al sonno dei governi che esige una mobilitazione delle opinioni pubbliche nazionali durante campagne elettorali il cui esito impatterà sul processo di integrazione europea ma anche nella “genesi e democratizzazione della società europea” come ci ricorda nelle sue riflessioni Amin von Bogdandy.

Escludendo le vie tortuose e inefficaci delle cooperazioni rafforzate o strutturate permanenti che interessano inutilmente gli addetti ai lavori europei ma che restano chiuse e marginali all’interno delle istituzioni dell’Ue, i temi strategici dovranno essere affrontati fuori dai palazzi secondo una logica di democrazia partecipativa perché: 

– le finanze europee esigono un’azione radicale sulla garanzia di beni pubblici europei che non si sostituiscano a quelli nazionali ma che rispondano a nuove sfide transnazionali come il cambiamento climatico, la transizione energetica verso una società libera dai combustibili fossili, il tramonto tecnologico dell’Europa, la colonizzazione europea nell’infosfera e le sue conseguenze sociali, la promozione della salute e la lotta alle malattie rare per una sanità equa e sostenibile che si faccia carico delle crescenti disabilità fisiche e psichiche, la cybersicurezza,
– tutto ciò esige una dimensione di fiscalità redistributiva secondo i principi della efficienza, dell’uguaglianza e della crescita che superi il vecchio concetto secondo cui un bilancio ambizioso europeo produrrebbe solo economie di scala riducendo le spese e i bilanci nazionali mentre quel bilancio dovrebbe prevedere risorse aggiuntive che colpiscano esternalità negative e la ricchezza nascosta delle nazioni, i profitti che producono diseguaglianze nelle transazioni finanziarie e l’elusione fiscale delle multinazionali e dei giganti del web con una narrazione che spieghi il valore aggiunto della sovranità condivisa e di vere risorse proprie percepite come tali dai cittadini europei,
– le politiche migratorie di inclusione avranno effetti potenzialmente positivi sull’insieme della società europea nella sua dimensione economica, sociale, culturale e demografica a condizione che esse vengano sottratte alla logica securitaria e facciano parte della politica estera e di cooperazione da una parte e della politica del welfare dall’altra,
–  il tema della difesa e cioè della sicurezza dell’Ue e dei paesi candidati all’adesione deve essere iscritta – al contrario di quel che è avvenuto finora – nel quadro delle relazioni esterne e della prospettiva di riaprire un dialogo continentale come avvenne nel 1975 e poi nel 1990 per la sicurezza e la cooperazione e che implichi anche una visione multilaterale e non solo bilaterale nel Patto per il Mediterraneo e con il Medio Oriente,
–  il processo di allargamento implica un dialogo permanente con le società dei paesi candidati finora inadeguato o inesistente in primo luogo da parte della sfera pubblica dell’Ue che ha privilegiato la dimensione istituzionale e che conduca ad un progressivo coinvolgimento nelle politiche comuni e nelle loro indispensabili riforme,
–  il processo di  allargamento esige come prospettiva inderogabile l’idea che i negoziati di adesione siano accompagnati dall’avvio di un parallelo processo costituente fondato sul principio della sovranità condivisa con il superamento delle sovranità assolute delle nazioni, la rinuncia al potere di veto e la creazione di una cittadinanza a dimensione transnazionale.

Solo così facendo potremo dare una risposta democratica ed efficace alle scelte strategiche per il futuro dell’Europa.

Roma, 9 luglio 2026
(anniversario della creazione del Club del Coccodrillo)  coccodrillo