Newsletter n.17/2020 – Iniziative della settimana

 

Lo “spirito di Messina” è stato spesso richiamato quale momento costruttivo nei non facili negoziati svoltisi nel giugno 1955, nei tre giorni in cui si potè gradualmente assistere a degli importanti passi in avanti per proseguire sulla strada della cooperazione europea in ambito economico. Vi invitiamo perciò a tener presente che il 3 giugno prossimo si celebrano i 65 anni dalla Conferenza di Messina e che, per l’occasione, il comitato regionale Sicilia del Movimento Europeo ha organizzato un’iniziativa per ricordare il senso e la valenza dei lavori svolti nel 1955.. Tra i relatori, vi sarà anche il Presidente, Pier Virgilio Dastoli.

La settimana trascorsa ha segnato un passo in avanti nella risposta alla crisi di questi ultimi mesi. E sembra che le risposte giunte da Bruxelles si siano dimostrate all’altezza, pur consapevoli che ci si trova ancora in una fase propositiva da parte della Commissione e che vadano attuate misure correttive; il Movimento Europeo si occuperà di analizzare nei dettagli i contenuti delle proposte e di sensibilizzare l’opinione pubblica. Adesso, per riscontri ulteriori, gli occhi saranno puntati sul prossimo Consiglio del 18 e 19 giugno, consapevoli che non ci si trova di fronte solo ad un problema di contabilità pubblica. Infatti, il progetto europeo dovrebbe poter trovare un nuovo slancio proprio a partire dalla consapevolezza che essere uniti nelle avversità appare la risposta più sensata. Questo significa, dal punto di vista dell’architettura istituzionale, ragionare seriamente su un avanzamento del processo federale: un problema complesso, sia nel merito che nel metodo.

Come ogni problema complesso, richiede di essere ridotto ad unità che possano essere analizzate, studiate, per poi ideare delle proposte di riforma da mettere in atto. Un raggruppamento di queste unità è rappresentato, per esempio, dall’importante tema delle competenze del Parlamento europeo. È un tema che, all’interno del Movimento Europeo, è stato oggetto di un interessante confronto tra Paolo Ponzano, Segretario Generale del Movimento Europeo, e il Direttore de “L’Unità Europea”, Jacopo Di Cocco, secondo cui un limite attuale nel processo decisionale è rappresentato dal principio dell’unanimità, rispetto al quale bisognerebbe intervenire e ragionare su una soluzione per arrivare a decisioni a maggioranza. Il problema emerge, dalle parole del Jacopo Di Cocco, nella sua complessità: “Nel seguire le politiche comunitarie i federalisti sono portati a giudicare positive quelle che fanno avanzare la costruzione europea e negative quelle che ci fanno restare in un quadro decisamente confederale perché volute da coloro che ribadiscono che solo gli stati nazionali hanno la legittimità democratica a fare certe scelte. Questo da un lato rafforza il principio dell’unanimità e dall’altro limita le competenze riconosciute al Parlamento europeo e può rendere sempre più difficile formare maggioranze e portare larghe masse di cittadini a sostenere l’istituzione parlamemtare come prioritaria e conseguentemente negare legittimità politica alla Commissione”. Tra le righe, emerge quindi la consapevolezza della necessità di un’azione opportuna da svolgere anche attraverso i mezzi di comunicazione e la creazione di consenso attorno al progetto federale. Infatti, rispetto a ciò, afferma il prof. Ponzano che “Dovremmo, come dicono i francesi, aller au charbon, vale a dire riprendere i nostri bastoni di pellegrini e spiegare nelle scuole e nella generazione Erasmus la necessità di realizzare un vero e proprio esempio di unione federale costruita dal basso come primo passo per una nuova organizzazione mondiale e per una “pace perpetua” di kantiana memoria. I giovani della generazione Erasmus saranno i primi interessati nonché i futuri beneficiari di un tale progetto. A tal fine, però, non basta dire: “l’aumento delle tendenze sovraniste e populiste apre delle praterie all’azione federalista” poiché purtroppo non disponiamo dei cavalli necessari a percorrere tali praterie. Anche gli appelli europeisti di centinaia di accademici sono utili ma non bastano.

Occorrerebbe un’azione capillare di interventi nelle scuole e nelle Università suscettibile di contrastare la controinformazione di gruppi sovranisti (talvolta finanziati dai paesi che hanno interesse al fallimento del progetto europeo)”.

Proprio con riferimento a queste idee, è il caso di sottolineare come sia inaccettabile la proposta avanzata già in febbraio, prima della pandemia, da Charles Michel al Consiglio Europeo: inaccettabili sono infatti i tagli proposti dal Consiglio e accettati dalla Commissione ai programmi Erasmus Plus, a Europa Creativa e al Corpo Europeo di Solidarietà. Vi rimandiamo alla lettura dell’appello del Movimento Europeo riportato tra i documenti chiave della settimana, con l’invito a riflettere sul fatto che non è pensabile rinunciare ad alimentare il senso del progetto europeo con programmi dedicati agli studenti che, conoscendo le lingue e le culture degli Stati membri, studiando all’estero, hanno l’opportunità di vivere esperienze negli anni della propria formazione, per poter poi scegliere di intraprendere un’occupazione in ambito europeo.

Questa settimana proponiamo poi alla vostra attenzione anche una serie di appelli sottoscritti dal Movimento Europeo. Il primo è quello del 30 maggio scorso, “Il diritto Ue batte quello dei singoli Stati”, una lettera di venti giuristi europei che segue alla sentenza della Corte costituzionale tedesca in merito all’azione di quantitative easing della BCE. Ne riportiamo il senso attraverso le conclusioni: “Permettere alle corti nazionali di dichiarare inapplicabili sentenze della Cge con le quali sono in disaccordo porta alla distruzione dell’ordine giuridico dell’Ue. […] Pertanto l’affermazione del BVerfG che la sentenza della Cge non ha valore per la Germania deve essere rigettata con assoluta fermezza”. Il secondo appello è quello già citato nell’editoriale, pubblicato su “Micromega”. Si tratta di un richiamo ad una soluzione nota ma disapplicata, specialmente a causa delle politiche degli ultimi anni che antepongono gli interessi nazionali ad uno spirito condiviso: per risolvere questioni globali, come il coronavirus, sono necessarie risposte globali, una governance democratica e federale. Aderiamo poi a un ulteriore appello promosso dall’europarlamentare Sven Giegold, da Tito Boeri (già presidente dell’INPS) e dal prof. Guido Tabellini sull’approccio da seguire per finanziare il recovery fund: i proventi necessari devono provenire dalla lotta al dumping fiscale e dal contrasto al riciclaggio di denaro a livello europeo. Più in particolare, vi sono cinque punti posti all’attenzione di questo appello: una base imponibile consolidata comune alle imprese europee; un approccio comune alla tassazione per le grandi società del settore digitale; lo sblocco della riforma europea per un approccio comune sull’IVA; un regolamento comune sulla progressività delle imposte; lo sviluppo di un approccio condiviso al settore della criminalità finanziaria a livello europeo.

Infine, il Movimento Europeo dà il benvenuto al nuovo Direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, Antonio Parenti. Si insedia in un momento non facile, in cui ci si avvia all’uscita dall’emergenza in un quadro in cui comunque rimane uno stato di allerta per il futuro; per comprendere meglio l’approccio del Dir. Parenti, al quale vanno i migliori auguri di poter svolgere un ottimo lavoro, abbiamo riportato l’intervista rilasciata dallo stesso, il 31 maggio, alla rivista “Formiche”.