Newsletter 14 Novembre/2022 – L’EDITORIALE

 

POLITICHE MIGRATORIE, DISINFORMAZIONE E DIGNITA’ UMANA

Il governo italiano dimentica o fa finta di dimenticare che le persone che giungono nell’Unione europea come migranti cosiddetti economici o richiedenti asilo attraversano le frontiere marittime ma entrano sul territorio dell’Unione europea soprattutto attraverso le frontiere terrestri o aeree.

È dunque falsa l’affermazione – come hanno dichiarato venerdì i ministri degli interni italiano, maltese, cipriota e greco e come ha ripetuto sabato il ministro degli esteri italiano Tajani – che su questi quattro paesi che rappresentano una parte delle frontiere marittime dell’Unione europea pesi l’onere più gravoso.

Occorre da tempo un sistema europeo che superi il vetusto regolamento di Dublino – introdotto nel 2003 in sostituzione della Convenzione di Dublino (con l’accordo del governo Berlusconi) e poi modificato nel 2014 – per creare un governo europeo dei flussi migratori (economici e di richiedenti asilo), che garantisca un controllo europeo delle frontiere marittime, aeree e terrestri.

E’ necessaria e urgente una adeguata e sostenibile distribuzione delle persone che attraversano quelle frontiere nel rispetto della dignità umana e dei principi del ricongiungimento familiare, azioni di salvataggio in mare anche in collaborazione con le organizzazioni non governative, corridoi umanitari dai paesi dove si muore per i conflitti nella maggior parte dei casi locali insieme ai disastri ambientali e alla espropriazione delle terre, politiche di inclusione con aiuti ai poteri locali, il rispetto del principio giuridicamente vincolante della solidarietà fra paesi membri e una vera politica europea di cooperazione allo sviluppo in particolare con l‘Africa e degli aiuti alimentari.

Il rispetto della dignità umana richiede una decisione dell’Unione europea per annullare gli accordi con la Libia dove migliaia di persone sono trattate in modo disumano e sono nelle mani della criminalità organizzata di cui sono complici le autorità libiche.

La politica di inclusione richiede attività di formazione professionale e linguistica, sostenute finanziariamente dall’Unione europea, per facilitare l’inserimento dei migranti cosiddetti economici e i rifugiati nel mondo del lavoro.

Secondo il trattato di Lisbona la modifica del regolamento di Dublino potrebbe essere adottata a maggioranza qualificata dal Consiglio in codecisione con il Parlamento europeo sulla base delle proposte presentate prima dalla Commissione Juncker e poi dalla Commissione Von der Leyen su cui è intervenuto il Parlamento europeo con dei miglioramenti sostanziali (su cui hanno votato contro i parlamentari europei della Lega, di Fratelli d’Italia e del Movimento 5 Stelle) ma il Consiglio europeo ha preteso nel giugno 2018 con il sostegno del governo Conte I e dunque della Lega che esso potesse essere modificato solo all’unanimità.

Poiché le politiche migratorie sono fondate principalmente su azioni di politica estera, di non discriminazione, di eguaglianza e di giustizia sociale nel rispetto della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea prima che di sicurezza interna, esse devono essere sottratte alla competenza dei ministri degli interni e affidate a un consiglio « jumbo » che unisca i ministri degli esteri, degli affari sociali e dell’educazione.

Riteniamo in questo quadro grottesca ed inaccettabile l’idea che circola a Bruxelles di convocare una riunione straordinaria dei ministri della difesa dell’Unione europea perché si facciano carico del dossier delle politiche migratorie come se l’obiettivo principale da raggiungere fosse quello di proteggere le nostre frontiere da un’invasione di migranti.

Firenze, 13 novembre 2022

 

coccodrillo