La proposta della Commissione Union of skills: una chance per coniugare il rilancio della competitività economica con il rafforzamento della coesione sociale?
1. Dal Rapporto Draghi al Competitiveness Compass
Il 5.3.2025 la Commissione europea ha pubblicato la Comunicazione (al Parlamento europeo, al Consiglio ed al Cese) sulla Union of skills che “proposes a new approach, combining education, training and employment policies, united around a common vision on competitiveness” e che “ will frame the work of the Commissione for the entire mandate” ([1]). Come diremo più avanti questo ambizioso programma è denso di prevedibili ripercussioni sul piano sociale e figura, peraltro, come l’ultima iniziativa già prevista nel Piano di attuazione del Pilastro sociale del Marzo del 2021, Piano che la Commissione europea aveva promesso di ridefinire per la legislatura in corso già nel primo trimestre del 2025.
La prima categoria di diritti e principi del Pilastro riguarda, infatti, proprio le “pari opportunità e l’accesso al mercato del lavoro” (ad es. competenze, istruzione e apprendimento permanente, pari opportunità, parità di genere e sostegno attivo all’occupazione) cui si aggiungono le misure (stabilite nella terza parte del Pilastro) di aiuto ai cittadini in difficoltà , in particolare ai disoccupati e ai gruppi sociali vulnerabili come il reddito minimo garantito (RMG) onde consentire (anche in combinazione con le cosidette politiche attive) il loro pieno inserimento nel mercato del lavoro o, comunque, nei contesti sociali di appartenenza. La logica “ quasi-costituzionale” del Pilastro (che la proposta di riforma dei Trattati approvata dal PE del 22.11.2023 voleva menzionare, tra l’altro, all’art. 151 TFUE che indica gli obiettivi di costruzione dell’Europa sociale) è infatti quella di cercare di stringere, in coerenza con il principio di sussidiarietà e di attribuzione, le azioni proprie dell’UE, anche di integrazione e coordinamento, con quelle spettanti agli stati membri cercando di assicurare una convergenza strategica su quei valori di uguaglianza, solidarietà, non discriminazione e rispetto dei diritti umani attestati dall’art. 2 TUE e sugli obiettivi di coesione e giustizia sociale indicati al successivo art. 3 TUE. Nella scorsa legislatura europea certamente è stato privilegiato il momento della regolazione sovranazionale delle condizioni di lavoro (ad esempio con la direttiva sui salari minimi o le varie direttive sulla “trasparenza”, sul gender gap o sui diritti di informazione e negoziazione dei lavoratori sulle piattaforme) ma la questione delle tutele “nel mercato” dei cittadini laboriosi, della loro fortificazione sul piano educativo e di aggiornamento formativo, di riconoscimento delle loro aspirazioni a trovare il loro “modo” di contribuire alla ricchezza sociale (secondo il cosidetto capability approach della scuola di Amatya Sen e Martha Nussbaum) rientra indubbiamente nell’orizzonte del Pilastro ed è presidiato anche da numerosi articoli della Carta dei diritti (a cominciare dall’art. 15 sul diritto di lavorare e dall’art. 14 sul diritto alla formazione professionale continua).
Nella Dichiarazione interistituzionale tra organi Ue e parti sociali del 14.4.2024 (poco prima delle elezioni per il PE) di La Hulpe (Belgio) sul futuro del Pilastro sociale (che si aggancia a quella di Porto del 2021) si legge che
“In light of the widespread labour shortages and skills mismatches affecting all Member States, further actions promoting a mindset of lifelong learning are needed, in line with the Barcelona Tripartite Statement. The right to quality and inclusive education, training and lifelong learning as set out in Principle 1 of the European Pillar of Social Rights is essential to help all working, unemployed and inactive people and upholding this right requires action. More specifically, we underline the importance of innovative and quality education and training for all. We welcome the momentum created by the European Year of Skills and commit to keeping skills as a policy priority and to updating the Skills Agenda.. ed ancora “we stress the need to recognise skills and qualifications within the EU, in an inter-operable way, including those of third country nationals. We take note of the Action Plan on Labour and skills shortages in the EU. Further steps at EU and national level, involving social partners, are needed for its implementation”.
E’ certamente presto per giudicare se la nuova Commissione si muoverà nel solco delle prospettive di La Hulpe (che reclamano anche un rafforzamento delle tutele “nel rapporto” di lavoro). Nelle linee-guida politiche della Commissione 2024-2029 ([2]) del 29.8.2024 sulle politiche sociali sostanzialmente non ci sono proposte rilevanti: nel roboante capitoletto intitolato “supporting people, strengthening our societies and our social model” si accenna solo ad una modesta misura contro le pratiche non etiche delle grandi piattaforme ([3]).
Qualche indicazione in più per individuare quali potranno essere le iniziative delle CE si rinviene, però, nel mandato conferito dalla Presidente neo-eletta della Commissione alla vice Presidente con compiti esecutivi, la socialista rumena Roxana Mînzatu, investita del settore “diritti sociali e competenze, posti di lavoro di qualità e preparazione“ la quale dovrà:
“leading the work on the European Pillar of Social Rights to reach our 2030 social headline targets;developing a Quality Jobs Roadmap to ensure a just transition for all delivering a new Pact for European Social Dialogue; leading the work on the first-ever EU Anti-Poverty Strategy and contribute to the European Affordable Housing Plan; focusing on the impact of digitalisation in the world of work; improving Europe’s approach to occupational health and safety; creating a more coherent framework for addressing long-term care workforce challenges; implementing European funds that support social rights and a fair transition; strengthening the Child Guarantee to prevent and fight social exclusion”.
Sul piano delle tutele lavoristiche in senso stretto le indicazioni sono ancora piuttosto vaghe e non stupisce che il nuovo Piano per l’implementazione del Social Pillar sia stato prima promesso per il Marzo del 2025 e poi rinviato al Dicembre di quest’anno.
Più specifici e promettenti sembrano i compiti assegnati sul lato “istruzione- formazione- competenze”:
“Roxana Mînzatu is leading the work on the Union of Skills, focusing on investment, adult and lifelong learning, vocational education and training, skill retention and recognition and enhancing skills intelligence.She is responsible for:working on the European Education Area to drive a common approach to skills development, learning mobility, quality and inclusiveness, and strengthening Erasmus+working on the European Degree and supporting European Universities Alliances; preparing a Skills Portability Initiative to ensure cross-country skills recognition;creating a Talent Pool to attract skills matching EU labour market needs;developing a European Strategy for Vocational Education and Training; developing an Action Plan on Basic Skills and a STEM Education Strategic Plan to address two of the most striking shortfalls building on the work in the Pact for Skills to upskill and reskill more workers; developing an EU Teachers Agenda to improve working conditions, training and career prospects, and explore a European Schools Alliance for better cross-border cooperation and mobility”.
Sembra già dall’impostazione di questo dicastero che il focus della Commissione sia incentrato sulla promozione del capitale umano in uno sforzo sinergico con gli stati membri per raggiungere una convergenza europea in tutti i settori indicati, nonostante una certa debolezza delle basi giuridiche consentite dai Trattati estranee ai meccanismi dei “minimi di trattamento” dell’art. 153 TFUE.
Una forte spinta, però, a percorrere con determinazione questa strada, sulla quale sia gli stati che le parti sociali mostrano una maggiore convergenza, è venuta dal cosidetto Rapporto Draghi sulla competitività che pone addirittura come priorità assoluta di azione “quella di fornire agli europei le competenze necessarie per trarre vantaggio dalle nuove tecnologie, in modo che tecnologia e inclusione sociale vadano di pari passo. Se da un lato l’Europa dovrebbe puntare ad eguagliare gli Stati Uniti in termini di innovazione, dall’altro dovremmo puntare a superare gli Stati Uniti nell’offrire opportunità di formazione e di apprendimento agli adulti, nonché buoni posti di lavoro per tutti, per tutta la durata della loro vita”.
Il Rapporto suggerisce ([4] )che:
“L’UE dovrebbe rivedere il suo approccio alle competenze, rendendolo più strategico, orientato al futuro e focalizzato sulle carenze di competenze emergenti. La relazione raccomanda che, in primo luogo, l’UE e gli Stati membri migliorino l’uso della skills intelligence, facendo un uso molto più intenso dei dati per comprendere e agire sulle carenze di competenze esistenti. In secondo luogo, i sistemi di istruzione e formazione devono diventare più reattivi alle mutevoli esigenze di competenze e alle carenze di competenze individuate dalla skills intelligence. I programmi di studio devono essere rivisti di conseguenza, coinvolgendo anche i datori di lavoro e le altre parti interessate. In terzo luogo, per massimizzare l’occupabilità, si dovrebbe introdurre un sistema comune di certificazione per rendere le competenze acquisite attraverso i programmi di formazione facilmente comprensibili dai potenziali datori di lavoro in tutta l’UE. In quarto luogo, i programmi dell’UE dedicati all’istruzione e alle competenze dovrebbero essere ridisegnati, in modo che i fondi stanziati possano avere un impatto notevolmente maggiore. Per migliorare l’efficienza e la scalabilità degli investimenti nelle competenze, l’erogazione dei fondi UE dovrebbe essere accompagnata da una più rigorosa responsabilità e valutazione dell’impatto. Parallelamente, si propone di adottare interventi specifici per affrontare le carenze più gravi di competenze tecniche e STEM. È necessario concentrarsi in particolare sull’apprendimento degli adulti, che sarà fondamentale per aggiornare le competenze dei lavoratori nel corso della loro vita. In relazione a ciò, anche la formazione professionale necessita di un’ampia riforma in tutta l’UE. Settori specifici (catene del valore strategiche) o competenze specifiche (capacità dei lavoratori e manageriali) richiederanno interventi mirati complementari”.
Il Rapporto riconosce a pieno, peraltro, l’importanza delle cosiddette competenze trasversali ricordando come, oltre alle competenze tecniche o specialistiche, siano cruciali per la crescita anche personale. Si tenta, poi, una declaratoria delle competenze socio-emotive, elencando: creatività, lavoro di squadra, comunicazione, adattabilità, pensiero critico, risoluzione dei problemi, leadership e intelligenza emotiva. Il Piano per la competitività ci ricorda che queste competenze rappresentano un fattore chiave che incide sulla produttività del lavoro e diventeranno sempre più importanti per consentire ai lavoratori di apportare valore aggiunto in un ambiente ad alta intensità di macchine, come quella “ ad-venire”. Si tratta di un punto di convergenza tra richieste che vengono dal mondo delle imprese e momenti di capacitazione individuale che certamente rientrano nella tradizione umanistica ma che si esprimono nell’inedito contesto di un flusso alluvionale di innovazione che non può essere controllato con il solo sapere tecnico- scientifico. Questo aspetto forse può già di per sé confutare l’ impressione che il Rapporto offra un’idea semplicistica e riduttiva di competitività schiacciata sugli orientamenti della “triste scienza“ e degli imprenditori più in difficoltà (e poco disposti a rischiare di investire) del vecchio continente ([5]): non solo Draghi perentoriamente esclude che si possano rimettere in gioco le conquiste dell’Europa sociale ma sviluppa un’idea di rilancio produttivo nella transizione europea che vede il capitale umano come vettore principale in un rapporto razionale e meditato con le tecnologie ([6]). Certo un compromesso, quello proposto dall’allievo di Federico Caffè, tra capitale e lavoro, per usare vecchi termini, ma di alto profilo e meritevole di grande attenzione (nella ricerca –forse- di un overlapping consensus, per dirla con John Rawls, con posizioni più esplicitamente pro-labour) anche da parte di coloro che si ispirano al paradigma della “creazione di capacità” come criterio di valutazione del benessere, non meramente adattivo agli imperativi della crescita” in senso stretto ([7]). Una obiettiva spinta per una nuova sintesi tra coesione sociale e competitività economica può derivare anche dalla inedita costellazione nella quale ci muoviamo nella quale l’impresa, il lavoro e le istituzioni devono misurarsi con il dilagare della “distruzione creatrice” (innanzitutto di certezze dogmatiche e di vecchie ideologie) indotto dall’AI.
Nella Comunicazione della Commissione del 29.1.2025 denominata “A competetiveness compass for the EU” ([8]), nel raccogliere sul piano operativo quelli che vengono chiamati gli “ imperativi “ del Rapporto Draghi viene così anticipato il Piano per una “Union of skills”:
“To ensure a good match between skills and labour market demands, the Commission will present an initiative to build a Union of Skills, focusing on investment, adult and lifelong learning, future-proof skills creation, skill retention, fair mobility, attracting and integrating qualified talents from third countries and the recognition of different types of training to enable people to work across our Union. Up- and re-skilling Europe’s existing workforce is essential to allow the transition between jobs and occupations. The Union of Skills will include a STEM Education Strategic Plan, a Basic Skills Action Plan focusing on school education, and a European Strategy for Vocational Education and Training, and will strengthen the European Universities Alliances. Equally, labour market relevance of skills and occupations requires a strong dialogue with the social partners, facilitating recognition and validation of skills, and building evidence on current and future skills and labour market trends. Work in this area will include a Skills Portability Initiative aimed to facilitate that skills acquired are recognised in case of mobility. In addition to this, Europe must also be a more accessible and attractive destination for skilled professionals from third countries, for whom we are in competition with other jurisdictions, building on the existing Talent Partnerships with partner countries and the future EU Talent Pool” ([9] ).
2. La Comunicazione del 5.3.2025 The Union of skills
Arriviamo infine alla Comunicazione della Commissione del 5.3.2025 denominata The Union of skills ([10]): la Commissione, sin dalle sue premesse, sottolinea che questo Piano molto ambizioso è stato elaborato su quanto di meglio l’Europa ha già costruito:
“To be competitive and prepared for the future, the EU needs to support and prepare its people with the skills and competences needed for success in learning, work, and life, as highlighted by the Competitiveness Compass for the EU1. Europe’s social market economy, with its strong foundations in education, training, research, innovation and democracy, can serve as a solid base “.
Le premesse della Comunicazione ripercorrono temi già tracciati nel Rapporto Draghi sulle emergenze del sistema economico europeo in particolare sul cosidetto shortage nell’offerta di lavoro (che sembra connotare questa fase in contrapposizione con quella precedente nella quale vi era carenza di domanda) che si concreta non solo nella riduzione del numero di persone disponibili ad impiegarsi che indubbiamente dipende della forte denatalità nel vecchio continente ma anche dalla carenza di competenze adeguate alle richieste dalle imprese più innovative a causa della trasformazione tecnologica di questi anni che richiederebbe anche un aggiornamento continuo ed efficace dei lavoratori già operativi. Mancano le persone ma manca anche l’insieme di capacità produttive in senso lato che sarebbero necessarie; siamo abituati a considerare questo fenomeno come soprattutto italiano ma in realtà lo shortage e’ certamente un problema europeo; nel bel paese è accentuato (mentre circa il 40% delle assunzioni presenta delle difficoltà nell’Ue, nel “ bel paese” si arriva in certi settori ad oltre il 60% dei casi) per il tasso ancora più basso di natalità rispetto alla media europea e per livello scoraggiante dei salari spesso sotto la “soglia di povertà”([11] ). A questo va aggiunta la cosidetta “fuga” dalla subordinazione, vista come forma contrattuale troppo gerarchica, soffocante ed incapace di fornire quella flessibilità richiesta sempre di più dalle nuove generazioni cui vengono spesso preferiti i “lavori” effimeri offerti nel mondo digitale ([12]). Difficile concepire meccanismi di apprendimento permanente per una forza lavoro instabile, fluttuante, dispersa in molteplici attività. La Commissione europea parte, dunque, da quell’emergenza del sistema produttivo UE rilevata anche dal rapporto Draghi; gli obiettivi dichiarati sono quelli di migliorare le competenze di base e avanzate, consentire alle persone di aggiornare regolarmente le proprie competenze e di acquisirne di nuovo, facilitare le assunzioni nell’Ue ed attrarre i migliori talenti in Ue e di trattenerli se già operano nel vecchio continente. Ma la Comunicazione mette subito in chiaro che queste finalità hanno un fondamento in una prospettiva di filosofia politica-istituzionale rivolta alla capacitazione dei cittadini, di fortificazione della loro forza progettuale nell’arrivare a possedere quel bagaglio di competenze essenziali per i loro piani di vita, che la società dovrebbe loro riconoscere e consentire di investire anche nel lavoro. Il seguente passaggio (p. 4) appare determinante nel ricostruire il disegno della Commissione:
“The Union of Skills aims to ensure that everyone in Europe, no matter where they are, is empowered to build solid skills foundations and engage in lifelong upskilling and reskilling, in line with the European Pillar of Social Rights. Its goal is to support European education and training systems to provide equal opportunities for everyone, including all young people, regardless of their background and place of residence, to access education, lifelong learning, quality jobs and navigate transitions and crises. Stronger educational foundations and skills also underpin EU values such as democracy, human rights, solidarity, social inclusion and diversity, helping people become more resilient to mis- and disinformation, radicalisation and recruitment into crime and empowering them to contribute to a greener, fairer, and more cohesive Europe”.
Un resoconto produttivistico e schiacciato sulle sofferenze delle imprese europee della proposta della CE sarebbe, crediamo, quindi ingeneroso e fuorviante; del resto non riuscire a trovare un’occupazione perché si possiedono competenze non coerenti con gli sviluppi del processo produttivo configura una grave difficoltà di autoaffermazione personale, solo mitigata dalla garanzia dei minimi vitali con il reddito minimo garantito, di cui all’art. 34.3. della Carta dei diritti.
Ci limitiamo, per ragioni di spazio, ad indicare i principali Pilastri (derivandole dalla sintesi della stessa Commissione) di questa strategia olistica che cerca di saldare i momenti dell’istruzione (primaria, secondaria ed universitaria) con quelli della formazione permanente e continua in un sistema organico che dovrebbe garantire il diritto fondamentale di ognuno al riconoscimento delle competenze possedute su basi conclamate a livello europeo e quindi in modo trasferibile pienamente in tutti i paesi membri ([13]):
sono previste per le competenze “di base” dal 2025 in poi : l’ Action Plan on Basic Skills; un Basic Skills Support Scheme (pilot) [2026]; una 2030 Roadmap on the future of digital education and skills [ 2025]; una Initiative on AI in education [2026]; uno STEM Education Strategic Plan [2025]; una EU Teachers and Trainers Agenda [2026]; un European competence framework for academic staff [2026]; una European Strategy for vocational education and training (VET) [2026] ; nonché misure per increasing accessibility of higher education [2027] e una Intergenerational fairness strategy [2026]”.
Non mancano nuovi obiettivi quantitativi per il 2030 che si aggiungono a quelli del 60% di cittadini con competenze digitali di base o il 60% di lavoratori che frequentano corsi di formazione annualmente, ragionevolmente incentrati sul rafforzamento delle competenze nelle discipline STEM ([14]).
Sul piano del miglioramento delle competenze e della formazione permanente e continua la Commissione intende estendere l’uso delle microcredenziali; rafforzare il Patto per le competenze;sperimentare una garanzia per le competenze rivolto ai lavoratori a rischio disoccupazione; creare delle Accademie UE.
Ancora sul fronte della libera circolazione dei lavoratori: è prevista un’Iniziativa sulla trasferibilità delle competenze; si vuole introdurre un nuovo diploma IFP (istruzione e formazione professionale) ; si intende lavorare a sviluppare un diploma europeo e costruire un sistema di alleanze delle scuole europee per migliorare la mobilità di insegnanti e studenti ([15]).
Le ambizioni della Commissione si allargano anche alla prefigurazione di un “bacino di talenti” di cittadini di paesi terzi da assumere in ambito UE anche con una Strategia di visti che faciliti gli ingressi e con il lancio dell’iniziativa “ Choose europe” per attrarli e trattenerli ([16]) .
Sono queste solo le più significative misure previste, spesso di riarticolazione di progetti e linee guida già operativi (ad es. i diversi framework europei sulle competenze) che si vorrebbero comunque rendere più stringenti e convergenti, ma l’aspetto di new governance del Piano è certamente molto originale: verrà infatti creato un Osservatorio europeo dell’intelligence sulle competenze che fornirà i dati necessari ad una programmazione educativa e formativa:
“the Commission will provide strategic data and foresight regarding skills (current and future) stocks, use and needs, in concrete sectors and regions, and the performance of education and training systems. This timely data reporting will allow to have early warning alerts regarding skills shortages in critical or strategic sectors for the EU.The Commission is taking steps to improve skills intelligence and data gathering in close coordination with Eurostat and with the relevant EU Observatories and agencies47 (Eurofound, European Labour Authority and Cedefop), which gather a wealth of data, including the annual labour shortages and surpluses report and the skills online vacancy analysis tool, producing near ‘real-time’ intelligence and skills forecasting. Other relevant data sources include the sectoral skills intelligence gathered through the Pact for Skills and ‘Blueprint’ skills alliances, the European graduate tracking, the Education and Training Monitor, the European higher education sector observatory, the Research and Innovation Careers Observatory (ReICO), the European Data Space for Skills, and the Eurydice network.The European Skills Intelligence Observatory will allow to centralise all these granular, real-time and comparable data in a one-stop-shop, providing the necessary inputs to the High-Level Skills Board and feeding the work of the European Semester”.
Inoltre verrà creato un Comitato europeo ad alto livello sulle competenze diretto dalla Commissione che “will bring together the key stakeholders, including business leaders, education and training providers and social partners to provide comprehensive, cross-sectoral insights and guidance on skills to the EU policy makers, ensuring a coordinated vision and the identification of the bold action necessary to strengthen our human capital, building on the findings of the European Skills intelligence observatory”.
Ma quella che potrebbe essere davvero una svolta per una strategia dell’Unione sulle competenze è l’intenzione della Commissione di integrare il Social Convergence Framework divenuto operativo nell’ambito del semestre europeo nell’ottobre 2024 con un il monitoraggio e l’analisi sulle politiche sul capitale umano degli stati membri e sui risultati occupazionali, sociali, educativi e di raggiungimento di competenze di questi. La Commissione intende così sviluppare 27 Raccomandazioni specifiche per gli stati membri che:
“ should have a particular focus on education and skills structural issues, as well as its relationship with the rapidly evolving labour market and competitiveness. Its aim is to provide a contribution to the agenda setting for issues related to human capital for the EU as a whole, as well as an input for the relevant policy debates in the Council and to inform the Tripartite Social Summit. This should be complementary to the other elements of the European Semester, including notably the Joint Employment Report, the Employment Guidelines, and will feed into the country reports and the country-specific recommendations. At institutional level, the Commission will steer a closer collaboration and linkages to guarantee coherence between the different elements of the European Semester to and encourage closer collaboration between the relevant Council formations, notably education, employment and economic ministries, to address the skills human capital challenge at EU and national levels in a whole-of-government approach”.
Nella prima metà del 2025 la Commissione licenzierà un primo report sull’ European Education Area e ne informerà il Consiglio; ci si augura che in vista dell’attuazione della Union of skills al settore delle competenze vengano destinati adeguati fondi anche con una revisione dei programmi di coesione, ma su questo punto la Comunicazione è piuttosto reticente visto che deve ancora partire il confronto sul nuovo Bilancio Ue settennale e sulla possibilità di utilizzare euro-bond e risorse comuni per incrementare il social investment dell’Unione come suggerisce anche il rapporto Draghi e il recente Rapporto degli esperti “On the future of the european protection and welfare state in EU” del 3.2.2023 ([17]) .
3. Qualche sommaria conclusione.
La potenzialità del Piano d’azione Union of skills è immensa: pur agendo sulla base di basi giuridiche (artt. 165 e 166) che escludono momenti di armonizzazione o anche di introduzione di “minimi di trattamento inderogabili” come nel settore del lavoro e che sono sostanzialmente di sostegno e coordinamento degli stati membri si mira a rendere operativa ed efficace una strategia sulle competenze integrate (tra istruzione anche terziaria e formazione permanente e continua) portabili in tutta l’Unione e rivendicabili quindi dai suoi cittadini, in vista del miglioramento delle loro opportunità, anche alla luce dei piani di vita e degli interessi individuali o collettivi in gioco. Sul piano geo-politico è già stato notato come la nuova amministrazione USA stia creando le premesse per un esodo degli studenti universitari che può fare dell’Unione una “New Education Superpover” ([18]). Certamente questo Piano incontra anche le obiettive necessità di un’impresa europea che stenta a reggere la sfida globale senza il supporto di un’azione sovranazionale. Un’opera di guida comune è esercitata a monte da organismi sovranazionali o tecnici di raccolta e sviluppo dei big data raccolti dall’Unione e di indirizzo per gli stati membri con un Board nel quale confluiranno anche i principali stakeholders nell’ambito delle sfera pubblica continentale, a cominciare da imprese e sindacati, scuole ed Università.
Ancora più forte è l’aggancio alla governance economica dell’UE ai meccanismi di sorveglianza multilaterale del semestre europeo già aggredito dalla valutazione in questa sede anche dei progressi nel perseguimento delle politiche sociali dell’Unione da parte degli stati membri ( ad esempio nel contrasto della povertà). Con ogni probabilità diventerà cruciale nel valutare i progressi e le riforme dei member states anche l’esame dei risultati raggiunti nel settore educazione, formazione, competenze. Ci si allontana progressivamente e virtuosamente dal modello del piatto esame in base alle regole “stupide” sul debito pubblico interno o dei dati quantitativi legati al ciclo economico strettamente inteso. Ricordiamo, per concludere, che il nuovo Patto di stabilità concede, anche ai paesi più indebitati, una certa flessibilità in cambio però della dimostrazione che si intendono perseguire le linee guida indicate dalla Commissione durante il semestre europeo: la flessibilità- riteniamo- sarà così concessa solo ai quei paesi che dimostreranno di voler perseguire anche le politiche di valorizzazione del capitale umano che abbiamo prima indicato, che del resto la Commissione ritiene rientrino negli obiettivi del Social Pillar.
Difficile che gli stati possano ignorare le indicazioni sovranazionali in vasti settori tra i quali inevitabilmente rientreranno le cosidette politiche attive che difficilmente potranno in futuro, come in Italia, condizionare i sussidi sociali a processi formativi non di qualità, difficilmente spendibili e verificabili (in una pletora di soggetti istituzionali deputati al controllo dei “ sussidiati”) e non, in qualche modo, parametrati anche sulle aspirazioni individuali o sul livello di professionalità acquisita Sembra peraltro, sempre riguardo il triste caso italiano, che la logica della Union of skills sia di per sé incompatibile con un workfare irriguardoso per la dignità delle persone nel forzarli ad accettare sub-lavori di pochi giorni che ne mortificano le aspirazioni ([19]).
In un momento in cui la rivoluzione tecnologica è in pieno dispiegamento, sopratutto tramite l’ondata applicativa dell’AI, e le competenze delle persone (correlate ai loro bisogni ed ai loro desideri) stentano a rimanere al passo di questa trasformazione, la Commissione ha mostrato di cercare una strada per “formare” un futuro più a misura d’uomo ([20]), che avrà efficacia solo se vi sarà un’adeguata copertura finanziaria dell’Unione per i tanti Progetti previsti a livello sovranazionale e, a livello nazionale, un riscontro “di base”, un coinvolgimento emotivo e creativo da parte delle forze politiche e sociali che hanno a cuore il successo del “progetto europeo”.
Giuseppe Bronzini
Già Presidente della sezione lavoro della Corte di cassazione;
Segretario generale Movimento europeo-Italia
[1] 915b147d-c5af-44bb-9820-c252d872fd31_en
[2] cepInput_The_Political_Guidelines_2024-2029_of_the_European_Commission__von_der_Leyen_II_ (1).pdf
[3] Nel programma di investitura del 18.7.2025 la Presidente proponeva oltre ad un nuovo Piano di implementazione del Pillar anche di intervenire sul tema del diritto all’abitazione e del contrasto della povertà. Figura anche una forte attenzione a colmare il gap di conoscenze e di competenze per affrontare la sfida competitiva globale. Cfr.: e6cd4328-673c-4e7a-8683-f63ffb2cf648_en
[4] 00_Rapporto-Draghi-parte-A.pdf
[5] Cfr. E. Granaglia A partire dal Rapporto Draghi. Per un welfare di aiuto, ma non ancella della crescita, in Menabò di economia, 2.11.2024; P. Van Parijs Fighting for a sociale europe. When Europe ins at war, in Social europe, 9.4.2025 ove si dice “ we must accept that competetiveness matters, for the sale of both prosperity and geopolitical weight, but we must refuse to reduce Social Europe to being the servant of competitive Europe”
[6] Sulla costruzione di un rapporto equilibrato e controllato tra le modalità di utilizzazione dell’AI ed il “ fattore umano” cfr. l’intervento del Premio Nobel per l’economia D. Acemoglu DeepSeek ha messo in crisi il metodo USA su larga scala, in IlSole24ore, 13.2.2025
[7] M. Naussbaum Creare capacità. Liberarsi dalla dittatura del Pil, Bologna, Il Mulino2012
[8] Nelle premesse della Comunicazione si sottolinea che non sono solo di ordine economico le preoccupazioni per il futuro europeo: “What is at stake for Europe is not just economic growth, but the future of its model. If Europe does not increase its productivity, it risks to be stuck on a low-growth path, with less income for the employed, less welfare for the disadvantaged and less opportunities for all. Europe faces a world of great power rivalry, competition for technological supremacy, and a scramble for control over resources. In this world, Europe’s competitiveness and what Europe stands for are inseparabile”
[9] COM(2025) 30 final
[10] 915b147d-c5af-44bb-9820-c252d872fd31_en
[11] Ricordiamo che l’Italia è l’unico paese OCSE nel quale il livello dei salari è diminuito dagli anni 90; né si è riusciti ad attenuare il fenomeno con un salario minimo legale in quanto l’Italia rimane tra i 5 paesi Ue che non prevede un “ minimum wage” d fonte legale.
[12] Si tratta del fenomeno della great resignation per il caso italiano ben descritto nella ricerca di F. Coin Le grandi dimissioni. Il nuovo rifiuto del lavoro e il tempo di riprenderci la vita , Torino, Einaudi,2023
[13] Cfr. M. B. Benedetto L’Unione europea diventa Unione delle competenze, in www.europeanrights.eu 15.1.2025
[14] “the share of underachievement in literacy, mathematics, science and digital skills should be less than 15%, whereas the share of top performance in literacy, mathematics and science should be at least 15%;the share of students enrolled in STEM fields in initial medium-level VET should be at least 45%24, with at least 1 out of every 4 students female5.the share of students enrolled in STEM fields at tertiary level should be at least 32%26 , with at least 2 out of 5 students female; the share of students enrolled in ICT PhD programmes should be at least 5%28, with at least 1 out of every 3 students female
[15] Questo l’elenco principale: Skills Portability Initiative [2026];Common European framework for the automatic recognition of study qualifications and learning periods abroad in school, VET and higher education [2027] ; Launch of innovative joint European study programmes with a European degree/label [2026];A legal status for European Universities alliances [2027];Pilot a European VET diploma [2025-2026];+Pilot European School Alliances [2026]
[16]Questo l’elenco delle iniziative sui talenti: “ Launch of the EU Talent Pool IT Platform ;Marie Sklodowska-Curie Action ‘MSCA Choose Europe’ Pilot [Q4 2025]; A new Visa Strategy [Q4 2025] ; Launch of Multipurpose Legal Gateway Offices [2026]
[17] Report of the High-Level Group on the future of social protection and of the welfare state in the EU – European Commission
[18] Cfr. P. Toynbee Trump’s policies are making Europe the new Education Superpower, in Social europe 14.4.2025; per il settore universitario cfr. i rilievi (in parte critici) di F. Esposito The Union of skills; un’analisi e una valutazione, leggibile nel sito del Forum Disuguaglianze Diversità
[19] Cfr. G. Bronzini La controriforma del Reddito di cittadinanza alla luce delle Raccomandazioni e delle fonti sovranazionali, in Prismi n. 2/2024
[20] “ L’Unione pone la persona al centro della sua azione” Preambolo della Carta di Nizza
