Newsletter 19 Gennaio/2026 – ULTIME DA BRUXELLES

 

ANCORA SU RIFORMA E SVILUPPO FEDERALE DELL’UNIONE EUROPEA

(mentre nella torre dell’Unione il silenzio a inizio anno resta alto

e continuano a sussurrare i pioppi del Rio Salto)

Il 17 gennaio è arrivata la firma degli accordi tra Unione europea e Mercosur, costituiti da un’intesa di partenariato, che fra l’altro necessita ora delle ratifiche di tutti i 27 Stati membri dell’UE, nonché da un accordo commerciale ad interim che può essere applicato senza queste ultime ma ha comunque bisogno del voto favorevole del Parlamento europeo[1]. «Questo accordo invia un segnale forte al mondo», dice Ursula von der Leyen[2], benché nella fattispecie si sia di fronte a un percorso iniziale e ancora lontano dall’esser concluso[3].

E intanto nel mondo succede (quasi) di tutto (questione Groenlandia compresa, con incidenze variamente minacciose militari, ancora commerciali, ecc.[4]) ma la macchina istituzionale dell’Unione europea continua a procedere “a diesel” (vecchio tipo), anche per solleticare e alleviare le proteste di quanti ne lamentano invece l’aggressività “verde” che avrebbe la pretesa di riversarsi sugli inermi Stati membri. Una torre d’avorio silenziosa sulla necessità di immediata modifica in senso, se non federale, almeno … federalistico (ispirato alla federazione). Ricordandomi la torre il passo iniziale della triste poesia pascoliana sulla cavallina storna mi vien subito fatto di richiamare i sussurri malinconici delle fronde dei pioppi lì (nella poesia) appostati a guardia del ruscello di nome Rio Salto, presso la tenuta “Torre” di San Mauro in Romagna. Sussurri. E basta.  A guardia di un territorio (materiale e spirituale) sempre più in pericolo.

Nella mattinata del 10 gennaio si è svolto a Milano, nella sede della Società Umanitaria, un attualissimo evento sulle prospettive di riforma dell’Unione europea di fronte a quello che, più che essere definito disordine mondiale, deve essere considerato un cambio radicale di paradigma degli equilibri geopolitici internazionali e delle modalità di governo della società internazionale. Società che eufemisticamente molti si avventurano ancora a definire «comunità» (internazionale) sperando di individuarne tratti solidaristici. E proprio sulla solidarietà si sono fondate le tre Comunità europee (CECA, CEE e CEEA o EURATOM) sorte negli anni Cinquanta del secolo scorso anzitutto fra sei Stati continentali devastati dalla seconda guerra mondiale, Italia compresa, per poi ampliarsi fino a ventisette Paesi con l’  ingresso della Croazia nel 2013.

Dal 1993 opera l’Unione europea (UE) – sotto il motto «unita nella diversità» – la cui attività viene a cadere nella disciplina di quattro Trattati: il Trattato sull’UE, il Trattato sul funzionamento dell’UE, il Trattato che regola la sopravvissuta (rispetto a CECA e CEE) EURATOM e, importantissimo, il Trattato che introduce la Carta dei diritti fondamentali dell’UE. Quest’ultimo testo rappresenta la presa in carico da parte dell’Unione, all’inizio del terzo millennio d.C., della necessità di approfondire i diritti della persona consolidando e sviluppando ulteriormente nell’ambito europeo quel patrimonio instaurato in materia a partire dalla Magna Charta Libertatum e dall’Habeas Corpus Liberum (Inghilterra, 1215 e 1679), per continuare con la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (Francia, 1789), il Bill of Rights (USA., 1791), la Dichiarazione universale dei diritti umani (Nazioni Unite, 1948), la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Consiglio d’Europa, 1950), i Patti sui diritti civili e politici nonché sui diritti economici, sociali e culturali (Nazioni Unite,1966).

Come dunque far evolvere nel nostro Continente un’Organizzazione sovrannazionale in cui sono affermati i principi di democrazia, Stato di diritto, dignità, libertà, eguaglianza, appunto solidarietà, cittadinanza, giustizia, ecc.? Nell’evento milanese hanno espresso, sotto la Presidenza di Alberto Jannuzzelli (della Società Umanitaria), la propria visione del futuro possibile sei relatori.

Anzitutto Giuseppe Ciccarone (della Fondazione Giacomo Brodolini) ha disegnato il contesto economico nel quale muoversi, ragionando sull’allargamento e l’approfondimento dei processi di liberalizzazione commerciale e di unione doganale, in un quadro propositivo di economia sociale di mercato.

L’europarlamentare Giorgio Gori (del gruppo socialisti e democratici e già valente Sindaco di Bergamo) ha rappresentato le possibilità di riforma dell’UE a partire dai risultati della Conferenza sul futuro dell’Europa (2021-2022) per arrivare all’articolato e approfondito progetto del Parlamento europeo esplicitato nella risoluzione del 22 novembre 2023. Riforme che, se contengono pure il superamento del tanto deprecato voto all’unanimità degli Stati membri dell’UE nel Consiglio europeo (dei Capi di Stato e di governo) e nel Consiglio dei ministri, si diffondono significativamente anche su riforme istituzionali; competenze dell’organizzazione; sussidiarietà; Stato di diritto; politica estera, di sicurezza e di difesa; mercato unico, economia e bilancio; politiche sociali e mercato del lavoro; istruzione; scambi commerciali e investimenti; non discriminazione; clima e ambiente; politica energetica; spazio di libertà, sicurezza e giustizia; migrazione; sanità; scienza e tecnologia. Nondimeno Gori conclude rilevando che questo processo di riforma comporta comunque, ai sensi dell’art. 48 del Trattato UE, una procedura che pretende per il suo successo fra l’altro un intervento della volontà unanime dei ventisette Stati membri.

Agganciandosi a queste considerazioni Pia Locatelli (dell’Internazionale Socialista Donne ed ex parlamentare europea nell’allora gruppo PSE) ha considerato l’opportunità, pur senza arrivare a una riforma dei Trattati, di utilizzare strade già disposte da quelli attuali, come è il caso delle cooperazioni rafforzate tra almeno nove Stati membri dell’UE che oggi toccano materie rilevanti quali il diritto di famiglia, i brevetti, la Procura europea. Persino nel campo della politica estera, di sicurezza comune e di difesa il Trattato sull’UE, oltre a cooperazioni rafforzate mai poste in essere in quel contesto, consente anche soltanto fra due Stati membri una «cooperazione strutturata permanente» (PESCO) al cui riguardo venticinque Stati membri hanno concordato di investire, pianificare, sviluppare e mettere in atto in maniera maggiormente congiunta le proprie capacità militari[5].

Carmine Pacente (del Consiglio comunale di Milano) ha dato conto della propria esperienza nel Comitato delle Regioni dell’UE quale organo di rappresentanza politica delle istanze autonomistiche degli Stati membri, istanze rilevanti per indirizzare le varie attività europee in un senso capace di valorizzare queste identità. L’accento è stato messo sulla necessità di procedere a colmare i divari territoriali, obiettivo di cui già si fanno carico i Trattati UE con risultati significativi ad esempio per l’Irlanda. In particolare, oggi di questo obiettivo se ne riscontra la presenza nel Piani nazionali di ripresa e resilienza, che godono in modo massiccio di un finanziamento erogato secondo l’innovativa (quantitativamente) modalità del far debito comune, solidaristico, tra tutti gli Stati membri. È stato così anche discusso il progetto della Commissione europea di nuovo Quadro Finanziario Pluriennale UE (2028-2034), di cui Pacente ha trattato anzitutto per la richiesta modifica della governance tramite il coinvolgimento esplicito delle autonomie territoriali.

Dino Rinoldi (dell’Università Cattolica di Milano e del Movimento europeo Italia: sì, si tratta della persona che sta scrivendo questa nota!) ha esposto le difficoltà di una riforma dei Trattati UE che debba fare i conti, nella propria strada, con un voto all’unanimità degli Stati membri. È invece urgente una presenza continentale europea di carattere federale che promuova una sovranità significativa nelle relazioni mondiali gravate da statualità imperiali (USA, Russia, Cina). La Federazione europea può garantire un peso, in termini economici, sociali, finanziari, complessivamente politici, che la somma delle limitate sovranità nazionali della stessa Germania, della Francia, dell’Italia, ecc., non può assicurare. Sono state quindi enunciate ipotesi di federazione “con i Paesi che ci vogliano stare”; tra quelli oggi membri dell’UE ma compresi anche altri al momento fuori dall’UE. Un esempio di questa proposta è riscontrabile nel Codice per una nuova Europa adottato il 13 settembre 2025 dall’Associazione Nuova Camaldoli[6], in memoria e approfondimento del Manifesto adottato a Camaldoli nel 1943 proprio dopo la scrittura del primo testo del Manifesto di Ventotene, risalente al 1941, e poco prima del testo aggiornato di tale Manifesto formulato nel 1944 grazie all’attività in particolare di Ada ed Ernesto Rossi, Altiero Spinelli, Ursula Hirschmann, Eugenio Colorni.

Piero Graglia (dell’Università degli studi di Milano) ha presentato articolate conclusioni muovendo dalle considerazioni offerte dai relatori precedenti. Dunque collocando nel contesto politico-economico attuale l’esigenza indifferibile di una Unione europea anche profondamente riformata, ma dovendosi tenere ben presenti le difficoltà di procedure formali dipendenti da valutazioni unitarie in capo a tutti gli Stati membri. L’indifferibilità della Federazione europea sta infatti in mano ai Paesi che oggi, non domani, vogliono davvero realizzare la sovranità federale, autorevole e forte, a partire da almeno sufficienti capacità di difesa comune e di presidio incisivo nella politica estera nonché in quella fiscale interna. Quindi: agire con “gli Stati che ci vogliono stare”, da subito. E nemmeno può essere rianimato il progetto di Trattato, risalente ai primi anni Cinquanta del secolo scorso, istitutivo di una Comunità europea di difesa (CED)[7] come qualcuno ipotizza[8] rammentando che di quel testo si erano avute quattro ratifiche su sei Stati firmatari (Belgio, Olanda, Lussemburgo e Germania[9]) mentre la Francia gollista si era infine pronunciata – nel 1954 – a sfavore conseguendone la rinuncia della stessa Italia dopo la morte di Alcide De Gasperi, il 19 agosto di quell’anno. L’entrata in vigore del Trattato CED avrebbe sì portato all’istituzione di una Comunità politica europea, il cui statuto era già stato disposto da un’assemblea parlamentare ad hoc in attuazione dell’art. 38 del Trattato CED pur attendendosene la ratifica. Ma va segnalato che comunque quel Trattato di difesa avrebbe comportato una messa in comune di un esercito limitato a unità militari che oggi non sarebbero adeguate ai bisogni.

La fine dell’evento ha aperto quindi, ai non troppi giovani presenti accanto a quelli ben più avanti negli anni, una visione federale che – per non cedere all’opinione dell’ex Cancelliere tedesco Helmut Schmidt circa la necessità di uno psichiatra per chi ha visioni – abbisogna in fretta di pragmatismo federale europeo (arrivare comunque e con chi ci sta alla federazione sovrana continentale) più che di quel federalismo pragmatico (impostato su una “integrazione flessibile” a Trattati costanti che permetterebbe all’UE di agire in aree tematiche specifiche quali difesa, energia, tecnologia) fatto valere l’anno scorso da Mario Draghi[10], il quale ora circa l’UE ammette che «adesso ha più nemici che mai»[11] .  

DINO G. RINOLDI

 

[1] V. B. Romano, «Intesa UE – Mercosur segnale per tutti», in Il Sole 24 Ore del 18 gennaio 2026, p.1; F. Basso, Firmata l’intesa sul Mercosur. «Sì al mondo basato su regole», in Corriere della Sera del 18 gennaio 2026, p.34 s.

[2] V. la dichiarazione ripresa da B. Romano nell’articolo sopra cit. V. pure A. Cerretelli, La sfida dell’Europa ai protezionismi, in Il Sole 24 Ore del 18 gennaio 2026, p. 7.

[3] V. il comunicato stampa del Consiglio dell’UE del 9 gennaio 2026: UE – Mercosur: via libera del Consiglio alla firma dell’accordo globale di partenariato e sugli scambi, in www.consilium.europa.eu /it …

[4] Artico, Trump minaccia l’Europa è il titolo dell’articolo di G. Sarcina nella prima pagina del Corriere della Sera del 18 gennaio 2026, dove a p. 2 si continua titolando Trump, scontro con l’Europa: dazi a chi difende la Groenlandia. E la prima pagina de la Repubblica dello stesso giorno titola Groenlandia, scontro USA – UE. Col risultato espresso dal titolo di Le Monde del 18-19 gennaio, a p.1: Les Groenlandais soudés contre les menaces de Trump.

[5] V. PESCO – Cooperazione strutturata permanente, in www.eur-lex.europa.eu/IT/ …

[6] V. www.associazionenuovacamaldoli.it.

[7] V. il testo tramite il link: https://legislature.camera.it/_dati/leg02/lavori/stampati/pdf/07670001.pdf.

[8] V. F. Fabbrini, La CED per difendere l’Europa, in www.rivistailmulino.it, 27 novembre 2024.

[9] V. l’intervista a F. Fabbrini, Può essere oggi rilanciata e entrare in vigore la Comunità europea di difesa?, in www.alcideproject.eu/it/…

[10] V. Il Sole 24 Ore del 24 ottobre 2025 (www.ilsole24ore.com/art/ … ) dov’è menzionato, nell’articolo Draghi: unica via per l’UE è federalismo pragmatico, il discorso tenuto a Oviedo al momento del ritiro di un premio.

[11] Così già nel titolo dell’articolo di P. Pica subito dopo l’esordio Europa, l’allarme di Draghi (v. Corriere della Sera del 18 gennaio 2026, p. 6).