L’EDITORIALE
IL BUEN RETIRO DEI LEADERS E L’OBIETTIVO DEGLI STATI UNITI D’EUROPA
Nel linguaggio comunitario o unionale è stata coniata una nuova espressione: leaders retrait che si traduce letteralmente in “i leaders si ritirano” e che si aggiunge agli ormai numerosi Consigli europei informali o al vertice anch’esso informale dei quarantasei capi di Stato e di governo della Comunità Politica Europea proposta nel maggio 2022 da Emmanuel Macron che continua a riunirsi per inerzia dall’ottobre 2022.
I leader che sono stati inattivi di fronte ai problemi della competitività e del completamento del mercato annunciato decine di volte e mai completato non hanno nessuna intenzione di ritirarsi o meglio lo faranno solo se saranno mandati a casa dai loro elettori mentre Ursula von der Leyen potrebbe traslocare nel castello di Bellevue a Berlino se sarà realizzata l’idea del cancelliere Friedrich Merz di chiedere al Bundestag di eleggerla presidente della Repubblica federale tedesca a febbraio 2027.
L’espressione è stata presa in prestito dal mondo industriale e fa riferimento alle riunioni dei consigli di amministrazione delle grandi società lasciando così intendere che il Consiglio europeo si considera come un consiglio di amministrazione dell’Unione europea.
Per parlare di competitività e mercato Antonio Costa ha invitato nel buon retiro belga Mario Draghi ed Enrico Letta i cui rapporti di due anni fa attendono ancora di essere “implementati”.
Per darvi un’idea dell’ordine del giorno dell’incontro del 12 febbraio pubblichiamo qui la lettera di convocazione di Antonio Costa (LINK).
Il vertice del 12 febbraio 2026 si riunisce mentre è stata dichiarata la “morte dell’ordine mondiale” come ha detto a Davos il primo ministro canadese Mark Carney e come ha ripetuto a Lovanio Mario Draghi e si moltiplicano le iniziative e le idee per una risposta europea.
Poiché alla morte dell’ordine mondiale si accompagna l’inazione istituzionale europea, i governi europei sono largamente ispirati dal nazionalismo e il pane prodotto dal Parlamento europeo è cotto sempre più spesso nel forno di destra, è difficile immaginare che si possano realizzare gli “Stati uniti d’Europa subito” usando l’espressione degli anni cinquanta che fu ripresa anche dal comitato creato da Jean Monnet, frustrato dal fallimento dell’EURATOM da lui considerata prioritaria rispetto al Mercato Comune.
C’è chi pensa che gli Stati Uniti d’Europa possano scivolare impercettibilmente su un piano inclinato eleggendo un unico presidente europeo nel 2029 o adottando un “trattato di sovranità” limitato alla politica estera (Manfred Weber) o c’è chi è “tombé amoureux” dell’Europa alla carta degli anni Sessanta usando l’espressione tautologica del “federalismo pragmatico” (Mario Draghi).
C’è chi pensa che gli “Stati Uniti d’Europa subito” si possano realizzare senza passare attraverso un metodo democratico e costituente – che ci conduca ad una costituzione europea fondata sulla pace, la giustizia sociale e la conversione ecologica – avanzando mascherati come diceva Jacques Delors.
C’è chi pensa che essi si realizzino risuscitando il testo votato da una minoranza di deputati europei il 22 novembre 2023 (295 su 705) o introducendo con una bacchetta magica il voto a maggioranza nel Consiglio mantenendo inalterato il modello confederale.
C’è infine chi pensa di riproporre le cooperazioni rafforzate introdotte con il Trattato di Amsterdam del 1999 che sono rimaste da allora per lo più sonnolenti e che si sono risvegliate solo cinque volte:
- per adottare norme comuni nei divorzi tra coniugi di nazionalità diverse,
- per il regime patrimoniale dei coniugi di diverse nazionalità,
- per il tribunale dei brevetti europei a cui l’Italia non si era inizialmente associata,
- per la Procura europea proposta inizialmente dalla Commissione Prodi ma creata con un modello che si potrebbe definire intergovernativo e con un mandato molto limitato,
- per il regime europeo sulla tassazione delle transazioni finanziarie,
a cui si è aggiunta la cooperazione strutturata permanente in materia di difesa che non ha mai funzionato.
C’è chi ritiene che anche l’accordo di Schengen sulla libera circolazione delle persone del 1985 e l’introduzione dell’euro nel 2002 siano dei casi di cooperazione rafforzata ma si tratta evidentemente di atti politicamente e giuridicamente ben diversi.
Noi continuiamo ad essere invece convinti che il passaggio da un modello confederale ad un sistema federale, lasciando aperta la questione formale del nome da attribuire al nuovo sistema debba essere realizzato in tempi certi ma non “subito”.
Esso potrà nascere solo attraverso un processo democratico costituente, fondato sulla democrazia rappresentativa e quella partecipativa, avviato all’inizio della prossima legislatura ma preparato dal basso nei prossimi quaranta mesi che si concluda con un referendum paneuropeo confermativo.
Nel frattempo, e durante l’attuale legislatura, è indispensabile rafforzare il consenso dei cittadini con iniziative politicamente efficaci che dovrebbero riguardare a nostro avviso un decalogo che potrebbe essere così declinato:
– un bilancio finanziario quinquennale e non settennale che garantisca beni pubblici ad un livello fra il 2.5 e il 5% del PIL europeo sostenuto da vere risorse proprie evitando la via perniciosa delle apparenti semplificazioni e dei piani nazionali,
– la realizzazione della conversione ecologica prevista dal Patto Verde che sia coerente con l’agenda 2030,
– un vero piano di azione sociale sulla base degli accordi adottati dalle istituzioni europee e dalle parti sociali a Porto a maggio 2023 che prenda la forma di un protocollo sociale progressivo,
– una politica di inclusione dei migranti e dei richiedenti asilo che cancelli la politica dei muri e dei respingimenti prevista dalla revisione degli accordi di Dublino e blocchi le regole proposte sui cosiddetti “paesi sicuri”,
– una difesa comune secondo il modello di Schengen del 1985 con un controllo democratico parlamentare che sia finanziata da debito pubblico e da Eurobond per non pesare sul bilancio europeo,
– una politica economica per una prosperità condivisa che parta dal principio che è la convergenza dello sviluppo fra le regioni e gli Stati membri che garantisce la competitività e non il contrario,
– un mercato unico fondato su criteri di sostenibilità ambientale e sociale sulla base della clausola sociale orizzontale, della Carta dei diritti fondamentali e della Carta sociale di Torino rivista,
– l’attuazione di partenariati strategici con le diverse aree di integrazione regionale in Africa, America Latina e Asia in una dimensione multipolare e di un commercio equo e solidale anche come mezzo per garantire la nostra autonomia digitale attraverso le materie prime strategiche,
– una forte iniziativa di rilancio delle Nazioni Unite nel suo ruolo di rispetto del diritto internazionale e di missioni di peace enforcement, di peace keeping e di peace building.
– un impegno dei partiti europei nei loro programmi, in vista degli scrutini nella primavera 2029, a sostenere un sistema elettorale uniforme e delle liste transnazionali che rafforzi la legittimità del nuovo Parlamento per agire da Assemblea costituente.
Nel caso in cui le istituzioni europee – ed in particolare la Commissione europea nel suo programma legislativo per il 2026 – non dichiarassero di essere pronte ad agire per dare seguito a queste priorità in questa legislatura, sarebbe a nostro avviso necessario lanciare in tempi rapidi un manifesto della società civile europea che rivendichi la realizzazione entro il 2029 di queste dieci priorità.
Il manifesto dovrà essere tradotto in petizioni al Parlamento europeo o in iniziative di cittadini europei e concludersi con un appello per l’avvio di un processo costituente all’inizio della prossima legislatura che abbia l’obiettivo di trasformare l’Unione europea in una Comunità federale in tempi certi sulla base di una costituzione europea.
Roma, 9 febbraio 2026![]()
[VERSIONE INGLESE] – [VERSIONE FRANCESE]
EUROPA DEI DIRITTI
- Migration and the European Convention on Human Rights. Legal requirements and proposals for reform (EPRS | European Parliamentary Research Service – February 2026)
- A Draconian Return System, di Bernd Parusel (Verfassungsblog – 06/02/2026)
- Le pressioni sulla magistratura francese: lo Stato di diritto è un principio per cui vale la pena lottare, di Alexandra Chaumet (Questione Giustizia – 09/02/2026)
- Perché l’Europa ha bisogno di un nuovo federalismo sociale. Étienne Balibar, Justine Lacroix, Dominique Méda, Thomas Piketty, Katharina Pistor, Guillaume Sacriste, Antoine Vauchez e Jonathan White (La Fata Turchina – 29/01/2026)
- DEMOCRAZIA ALLA PROVA, a cura di Fabrizio Barca e Luca Borzani (Forum Disuguaglianze e Diversità, Genova Palazzo Ducale)
LA SETTIMANA DEL MOVIMENTO EUROPEO
9 febbraio
- Incontro “L’Unione europea: storia, scenario, prospettive” (Associazione Prospettiva Europea e Adp)
12 febbraio
- Bruxelles, Assemblea Generale 2026 dell’Associazione Mazzini
- Lucca, inaugurazione del Centro EUROPE DIRECT Lucca–Viareggio
13 febbraio
- Incontro “L’Europa e il ruolo della società Civile” (Associazione Koinè)
- Bruxelles, incontro “Appel à rejoindre les résistant et pour la paix, la liberté et les droits humains” (Maison du Peuple d’Europe)
- Conferenza – dibattito online nel 42° Anniversario del Trattato Spinelli (Istituto di Studi sul Federalismo e l’Unità Europea “Paride Baccarini”, Movimento Federalista europeo Sezioni di Forlì e Lugo, Europa in Movimento, Circolo ACLI Lamberto Valli di Forlì)
IN EVIDENZA
VI SEGNALIAMO
- 9 febbraio, ore 15:00. Dibattito introduttivo del percorso formativo “L’Unione Europea: storia, scenario, prospettive”, promosso dalle associazioni Prospettiva Europea e Adp e curato da Roberto Giuliani. La discussione, moderata da Roberto Giuliani, vedrà la partecipazione di Franco Chiarenza della Scuola di Liberalismo, Pier Virgilio Dastoli del Movimento Europeo e Mario Angiolillo dell’Osservatorio Smart Institute. L’incontro offrirà una panoramica sulle origini del processo di integrazione europea, sul contesto attuale e sulle possibili evoluzioni future. L’iniziativa è aperta al pubblico, sia in presenza sia da remoto. Il percorso proseguirà con ulteriori incontri settimanali, ogni lunedì dalle 15:00 alle 17:00, per un totale di cinque moduli. Le lezioni saranno fruibili sia in presenza sia online tramite Google Meet. MAGGIORI INFORMAZIONI.
- 12 febbraio, ore 11:00, Lucca. Nasce un nuovo spazio per avvicinare l’Europa al territorio: la Provincia di Lucca inaugura il Centro EUROPE DIRECT Lucca–Viareggio, gestito da Casa Europa Viareggio. Un nuovo presidio dedicato all’informazione, al dialogo e alle opportunità europee per cittadine e cittadini. Il Centro nasce con l’obiettivo di ridurre le distanze tra l’Unione Europea e la comunità locale, valorizzando in particolare il ruolo dei territori costieri all’interno del progetto europeo. L’inaugurazione si terrà presso Palazzo Ducale – Sala dell’Antica Armeria, a Lucca. Un appuntamento aperto alla cittadinanza per conoscere da vicino un nuovo punto di riferimento europeo sul territorio. LOCANDINA.
- 12 febbraio, ore 18:30, Bruxelles. L’Assemblea Generale 2026 dell’Associazione Mazzini si terrà presso Business Solutions Europa a Bruxelles. Durante l’incontro verranno presentati il resoconto delle attività e quello finanziario, la situazione delle iscrizioni e le proposte per il tesseramento 2026, insieme alla votazione sul nuovo testo dello Statuto e alla programmazione delle attività dell’anno. La riunione si concluderà con una sintesi della conferenza “Obiettivo 40: verso le elezioni europee del 2029”, dedicata alle prospettive di riforma dell’Unione, all’allargamento, al rafforzamento della governance europea e all’avvio di un ampio dibattito pubblico che possa condurre, nei prossimi quaranta mesi, verso un possibile processo costituente e una futura Costituzione europea.
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13 febbraio, ore 10:00, Roma e online. “L’EUROPA E IL RUOLO DELLA SOCIETÀ CIVILE”: L’incontro, promosso dalla Associazione Koinè, sarà introdotto da Pier Paolo Baretta, Presidente di Riformismo e Solidarietà, con un intervento su “Oltre i PNRR, quale politica economica europea”; da Marco Ricceri, Segretario Generale di Eurispes, che affronterà il tema “La sicurezza strategica europea”; e da Pier Virgilio Dastoli, Presidente del Movimento Europeo, con una riflessione su “Come superare il modello confederale”. Seguiranno contributi di G. Benvenuto (Fondazione Buozzi), C. Brighi (Associazione Italia‑Birmania.Insieme), C. Del Rio (CES), P. Garonna (Luiss), E. Gramaglia (Forum Disuguaglianze Diversità), G. Iuliano (CISL), S. Morra (CGIL), G. Panizzi (Associazione Fratelli Rosselli) e U. Triulzi (Coordinamento Laboratorio Europa Eurispes). Le conclusioni saranno affidate a Raffaele Morese, Presidente di Koiné. La partecipazione in presenza è prevista presso la sede di Koiné, in via Piemonte 32 (1° piano), Roma. È possibile seguire l’evento anche da remoto tramite il link: meet.google.com/bgv-mygq-kxf
- 13 febbraio, ore 18:30, Bruxelles. Di fronte alla crescita del razzismo, della xenofobia e degli autoritarismi, diverse organizzazioni delle diaspore europee e non europee, insieme a movimenti ecologisti, femministi, antifascisti e di difesa dei diritti umani, lanciano la creazione di una rete di Resistenti per la pace, la libertà e i diritti umani. L’iniziativa si fonda su dieci principi essenziali: democrazia e sovranità cittadina, libertà fondamentali, diritti umani universali, separazione tra Stato e religioni, uguaglianza tra donne e uomini, indipendenza della giustizia, diritti delle minoranze, giustizia sociale, protezione dell’ambiente, pace e disarmo. L’obiettivo è costruire un fronte comune e avviare un percorso condiviso verso una nuova Dichiarazione di Laeken, capace di rispondere alle sfide del presente. Le prime e i primi Resistenti invitano associazioni, movimenti e cittadine/i interessati a contribuire al miglioramento di questi dieci punti e alla costruzione di una coalizione internazionale. L’incontro è aperto a tutte e tutti per affermare insieme un impegno comune per un mondo più giusto, più libero e più pacifico. MAGGIORI INFORMAZIONI. LOCANDINA.
- 13 febbraio, ore 18:30. Incontro online dedicato al 42º anniversario del Trattato Spinelli. L’evento sarà trasmesso sulla piattaforma Zoom e in diretta sulle pagine Facebook dell’Istituto Paride Baccarini e della Sezione di Forlì del MFE. L’incontro sarà introdotto e coordinato da Lamberto Zanetti, Presidente dell’Istituto di Studi sul Federalismo e l’Unità Europea “Paride Baccarini”. Interverranno Pier Virgilio Dastoli, Presidente del Movimento Europeo Italia; Guido Montani, Professore emerito di Economia all’Università di Pavia e Presidente emerito del Movimento Federalista Europeo; Pietro Caruso, Direttore della rivista Il Pensiero Mazziniano e Vice-Direttore de L’Unità Europea; Fabio Casini, Manager del Punto Europa di Forlì e Direttore scientifico dell’Istituto Paride Baccarini; Marco Celli, Vice-Segretario nazionale del Movimento Federalista Europeo; Valentina Maestri, Segretaria regionale del Movimento Federalista Europeo dell’Emilia-Romagna; Matteo Valtancoli, Docente-Membro del Consiglio Direttivo della Sezione di Forlì del MFE. Seguirà un dibatto. LOCANDINA.
ARTICOLI E TESTI DELLA SETTIMANA
- Sondaggio UE: la crescente preoccupazione rafforza la domanda di azione UE (Parlamento europeo – 04/02/2026)
- MONTHLY HIGHLIGHTS – Research digest for committees FEBRUARY 2026 (European Parliament)
- Outlook for the 12 February 2026 retreat: Work on competitiveness in the European Council (EPRS | European Parliamentary Research Service – February 2026)
- The Week Ahead 09 – 15 February 2026 (European Parliament)
- EU membership is a good thing (European Parliament)
- EU Weekly: Competitiveness | Informal EUCO | Rule of Law (European Movement International – 09/02/2026)
- CONOSCIAMO L’EUROPA OLTREMARE, Silvia Zanon, Università degli studi di Padova
- Bollettino quindicinale sulle attività dell’Unione europea a cura dell’Ufficio Rapporti con l’Unione europea della Camera dei deputati (Bollettino n.73 / 26 gennaio – 8 febbraio 2026)
ULTIME DA BRUXELLES
GLI STATI UNITI D’EUROPA E CANADA
FRA EGEMONIA, SOVRANITÀ, (IN)DIPENDENZA
Nell’editoriale dell’odierna Newsletter Pier Virgilio Dastoli ricorda che «alla morte dell’ordine mondiale si accompagna l’inazione istituzionale europea», giacché «i governi delle “nazioni” europee sono in maggioranza a destra e a sinistra ispirati dal nazionalismo e il pane prodotto dai Parlamento europeo è cotto sempre più spesso nel forno di destra», cosicché «è difficile immaginare che si possano realizzare gli “Stati uniti d’Europa subito” usando l’espressione degli anni cinquanta che fu ripresa anche dall’inutile comitato creato da Jean Monnet che fu frustrato dal fallimento dell’EURATOM da lui considerata prioritaria rispetto al Mercato Comune».
Dunque al World Economic Forum di Davos, lo scorso gennaio, Ursula von der Leyen affermava che «gli shock geopolitici possono, e devono, essere un’opportunità per l’Europa», cosicché a suo avviso «il cambiamento che stiamo attraversando oggi è un’opportunità, anzi, una necessità per costruire una nuova forma di indipendenza europea»[1]. E già, fra l’altro, il comunicato stampa della rappresentanza italiana della Commissione europea ricordava il 28 novembre 2025 che, «guardando al futuro, la Commissione continuerà a mantener fede al suo impegno di rendere l’Europa più indipendente, più competitiva e più sicura»[2].
Beh, certo non è chiarissimo parlare di «una nuova forma di indipendenza europea»: nuova rispetto a quale altra, passata, indipendenza europea? Indipendenza europea, complessivamente! E meno chiara ancora è l’esortazione a rendere l’Europa (quale “Europa”?) addirittura «più indipendente»: c’è una minore e una maggiore indipendenza, oppure l’indipendenza è qualità assoluta non declinabile secondo una scala di valori?
Molto puntuale invece Mark Carney, Primo ministro del Canada (Stato federale membro del Commonwealth britannico), quando sempre nell’incontro sopra menzionato di Davos esordisce sottolineando: «sembra che ogni giorno ci venga ricordato che viviamo in un’epoca di rivalità tra grandi potenze, che l’ordine internazionale basato sulle regole sta svanendo, che i forti fanno ciò che vogliono e i deboli subiscono ciò che devono»[3]. Quali sono – continua – le nostre opzioni? A partire dalla considerazione che «siamo nel mezzo di una rottura, non di una transizione», molti Paesi «stanno giungendo alla stessa conclusione: devono sviluppare una maggiore autonomia strategica nell’energia, nel cibo, nei minerali critici, nella finanza e nelle catene di approvvigionamento». Ecco, appunto, anzitutto «autonomia»; «maggiore» di quella che c’è, impedendo che diventi minore di quella che c’è. Autonomia dalle «grandi potenze» richiamate da Carney, da quelli che chiama «gli egemoni».
Occorre allora «ricostruire la sovranità», una «sovranità che un tempo era fondata sulle regole ma che sempre più sarà ancorata alla capacità di resistere alle pressioni». E «il costo dell’autonomia strategica, della sovranità, può essere condiviso»! Allora Carney ricorda che in Canada «abbiamo ridotto le tasse sugli investimenti delle imprese. Abbiamo eliminato tutte le barriere federali al commercio interprovinciale. Stiamo accelerando mille miliardi di dollari di investimenti in energia, intelligenza artificiale, minerali critici, nuovi corridoi commerciali e altro ancora. Raddoppieremo la spesa per la difesa entro la fine di questo decennio, rafforzando al contempo le nostre industrie nazionali». Ed è stato pure «concordato un partenariato strategico globale con l’Unione europea, inclusa la partecipazione a SAFE[4], i meccanismi europei di approvvigionamento per la difesa». Mentre, continua Carney, «sulla sovranità artica siamo fermamente al fianco della Groenlandia e della Danimarca e sosteniamo pienamente il loro diritto esclusivo a determinare il futuro della Groenlandia».
Quello del governo canadese, ad avviso del suo Primo ministro, «non è multilateralismo ingenuo, né affidamento cieco alle istituzioni esistenti. È costruire coalizioni che funzionano, tema per tema, con partner che condividono abbastanza terreno comune per agire insieme». Agire insieme! È la convinzione «che le potenze medie debbano agire insieme, perché se non siamo al tavolo, siamo nel menù», mentre «le grandi potenze, per ora, possono permettersi di agire da sole. Hanno dimensioni di mercato, capacità militari e leva sufficienti per dettare le condizioni. Le potenze medie no». E continua: se «negoziamo solo bilateralmente con un egemone, negoziamo da una posizione di debolezza. Accettiamo ciò che viene offerto. Competiamo tra di noi per essere i più accomodanti. Questa non è sovranità. È la recita della sovranità accettando la subordinazione. In un mondo di rivalità tra grandi potenze i Paesi intermedi hanno una scelta: competere per il favore dei più forti o unirsi per creare una terza via capace di incidere». Così, anzitutto, occorre «chiamare la realtà con il suo nome. Smettere di invocare l’ordine internazionale basato sulle regole come se funzionasse ancora come pubblicizzato. Chiamarlo per ciò che è: un sistema di rivalità crescente tra grandi potenze, in cui i più forti perseguono i propri interessi usando l’integrazione economica come strumento di coercizione». Se quindi «sappiamo che il vecchio ordine non tornerà» allora «non dovremmo piangerlo. La nostalgia non è una strategia».
Attenzione alla conclusione: «Crediamo però che dalla frattura si possa costruire qualcosa di più grande, migliore, più forte e più giusto. Questo è il compito delle potenze medie, i Paesi che hanno più da perdere in un mondo di fortezze e più da guadagnare da una cooperazione autentica. I potenti hanno il loro potere. Ma anche noi abbiamo qualcosa: la capacità di smettere di fingere, di chiamare la realtà con il suo nome, di costruire la nostra forza in patria e di agire insieme. Questa è la strada del Canada. La scegliamo apertamente e con fiducia, ed è una strada aperta a qualunque paese voglia percorrerla con noi».
Col Canada, che è pure associato a Horizon Europe[5] dal luglio 2024, l’Unione europea ha in corso l’applicazione (ancora in via provvisoria dal 2017) dell’accordo di libero scambio noto come CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement). C’è chi si spinge a rilevare che «in Canada e in Europa si allarga il dibattito sulla possibilità di un avvicinamento tra il Paese degli aceri e il Vecchio continente per arginare le mire espansionistiche degli Stati Uniti»[6], ciò fino addirittura a diventar membro dell’UE. Beninteso, l’adesione del Paese nordamericano all’Unione europea è oggi formalmente preclusa dall’art. 49 del Trattato sull’UE, secondo il quale anzitutto solo «uno Stato europeo … può domandare di diventare membro dell’Unione». Potremmo ragionare, sbizzarrendoci, sui contenuti della qualifica di “europeo”, ma l’intersecarsi della scienza della geografia con quella giuridica non lascia spazi d’interpretazione[7] . Nondimeno si sottolinea che Il Québec mette un piede canadese nell’Ue, dato l’accordo di partnership stabilito da quest’ultimo Stato federato nordamericano l’11 dicembre 2025 con il Comitato europeo delle regioni[8].
Insomma serve determinazione, nella temperie attuale, perché la navigazione dell’Unione europea sia adeguata ai marosi. Servono “capitani coraggiosi”[9]. Serve ragionare ma subito reagire alle intemperie. «Affronteremo un lungo periodo in cui le interdipendenze persisteranno mentre le rivalità si intensificano», dice Mario Draghi[10]. Il quale continua rilevando che, «presi singolarmente, la maggior parte dei Paesi dell’UE non è nemmeno una media potenza capace di navigare questo nuovo ordine formando coalizioni efficaci. Collettivamente, però, disponiamo di qualcosa di più grande: scala, ricchezza, cultura politica e settantacinque anni di costruzione istituzionale di un progetto comune». Ma «costruire forza collettiva non sarà semplice. L’integrazione europea è diversa da quella di Stati Uniti e Cina: non fondata sulla forza o sulla subordinazione, ma sulla volontà comune e sul beneficio condiviso. È un’integrazione senza dominio -preferibile, ma più difficile». Così «non tutti aderiranno subito a ogni iniziativa, ma ogni passo deve restare ancorato all’obiettivo: non una cooperazione più debole, bensì una vera federazione».
Per concludere allora, senza ovviamente concludere, non si può non condividere l’ironia[11] con cui Sergio Fabbrini constata che «il mondo sta esplodendo e l’Unione europea organizza un seminario per rifletterci»[12].
«Sicuri da ogni turbamento»[13].
DINO G. RINOLDI
[1] V. www.euronews.it del 20/01/2026 sotto il titolo Mentre Trump promuove la sua politica estera espansionistica, mettendo in crisi l’alleanza transatlantica, la presidente della Commissione Ue ha invitato l’Europa a cogliere l’attimo e a raggiungere una maggiore indipendenza.
[2] V. https://italy.representation.ec.europa.eu, sotto il titolo Lavorare per l’indipendenza dell’Europa – primo anno di mandato della seconda commissione von der Leyen.
[3] V. https://riformismoesolidarieta.it del 23 gennaio 2026 sotto il titolo Mark Carney e il suo memorabile discorso sulla politica delle “grandi potenze”.
[4] V. SAFE: gli Stati membri approvano l’accordo sulla partecipazione del Canada, in Consiglio europeo / Consiglio dell’Unione, comunicati stampa on line, 19 dicembre 2025, con riferimento al fatto che «il Canada sarà il primo paese non europeo a partecipare a SAFE, lo strumento per la difesa da 150 miliardi di euro che sostiene gli Stati membri dell’UE che desiderano investire nella produzione dell’industria della difesa mediante appalti comuni e concentrandosi sulle capacità prioritarie». Il comunicato prosegue sottolineando che «il Consiglio sarà invitato ad autorizzare la firma formale dell’accordo dopo la revisione giuridica. Dopo la firma, il Parlamento europeo sarà invitato a dare la sua approvazione. Una volta che il Parlamento europeo avrà dato la sua approvazione, il Consiglio potrà approvare formalmente l’accordo».
[5] Il programma quadro dell’UE per la ricerca e l’innovazione (2021-2027).
[6] Così V. Giordano, che scrive queste parole sotto il titolo Canada 28° membro dell’UE?, in Messaggero di sant’Antonio –on line, 23 maggio 2025.
[7] V. J. Thomas e T. Franca, Fact-checking: il Canada può chiedere di aderire all’Ue?, in euronews.it, 20/03/2025, dove si menziona fra l’altro un documento dell’allora Commissione delle Comunità europee, del 24 giugno 1992 (Europe and the challenge of enlargement, in Bulletin of the European Communities Supplement 3/92), in cui si può anche leggere – nella traduzione che ne fanno Thomas e Franca – che «Il termine ‘europeo’ non è stato definito ufficialmente. Combina elementi geografici, storici e culturali che contribuiscono all’identità europea».
[8] V. D. Carretta, C. Spillmann, O. Grimm, in Il mattinale europeo on line dell’11 dicembre 2025, dove sotto quel titolo si spiega fra l’altro che «l’accordo tra il Québec e il Comitato delle regioni dell’Ue copre un’ampia gamma di priorità condivise: economia, cultura, istruzione e giovani, democrazia e governance multilivello, partecipazione delle donne in politica, ambiente e lotta ai cambiamenti climatici e transizione energetica. Sono previsti piani d’azione congiunti della durata di due anni e mezzo coordinati dalla commissione Cittadinanza, governance e affari istituzionali e dal ministero delle relazioni internazionali del Québec».
[9] V. F. Chittolina, Europa, “capitani coraggiosi” cercansi, in www.apiceuropa.eu del 6 febbraio 2025; S. Montefiori, «Ho fiducia nell’Europa ma serve un gruppo ristretto di Paesi volonterosi per spingere il mercato unico», intervista a P. Aghion, in Corriere della Sera del 28 gennaio 2026, p. 35.
[10] V. il discorso tenuto il 2 febbraio all’Università Cattolica di Lovanio, pubblicato integralmente in Linkiesta dello stesso giorno sotto il titolo Il nuovo ordine globale. Il gran discorso di Mario Draghi sulla necessità politica di un’Europa federale.
[11] Epperò vien fatto di richiamare I. Kulekov, Questa non è ironia, Biblioteca del vascello (SE/NO), Roma, 1992.
[12] V. Il mondo cambia e la debolezza di von der Leyen, in Il Sole 24 Ore dell’8 febbraio 2026, pp. 1 e 9, con il riferimento iniziale all’incontro del 12 febbraio prossimo convocato dal Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa per ascoltare M. Draghi, E. Letta e C. Lagarde sulle «sfide geopolitiche che l’UE deve affrontare e l’adeguamento delle sue capacità (economica e di difesa) per poterlo fare».
[13] V., nella liturgia eucaristica, la preghiera del Signore.
LIMITAZIONE DELLA RESPONSABILITÀ
Ad eccezione de L’EDITORIALE, le opinioni espresse nella presente newsletter sono esclusivamente riconducibili alla responsabilità degli autori e non riflettono la posizione ufficiale del Movimento europeo.
