L’EDITORIALE
E pur (e verso dove) si muove?
Il Movimento europeo in Italia riunirà nel 2026 una volta al mese il suo Consiglio di presidenza e una volta ogni tre mesi la sua Assemblea per monitorare lo stato di attuazione dei programmi europei concordati dalla Commissione insieme al Parlamento europeo e al Consiglio (LINK), sottolineare i passi in avanti quando essi si saranno realizzati, denunciare i ritardi o i silenzi, contestare i passi indietro e stimolare le forze politiche ma anche le organizzazioni rappresentative della società civile affinché l’agenda strategica europea adottata all’inizio di questa legislatura 2024-2029 sia completata nelle politiche che appaiono indispensabili per dare risposte europee dove le sfide internazionali e l’inadeguatezza delle azioni nazionali lo richiedono tenendo aperta la via della trasformazione in tempi certi dell’Unione europea in un sistema federale sulla base di un processo democratico costituente.
“E pur si muove?” avevamo scritto il 2 febbraio (LINK) e alcuni si sono ispirati alla nostra analisi e al nostro titolo lasciando tuttavia cadere con eccessivo ottimismo il punto interrogativo che in effetti non c’era nell’affermazione di Galileo Galilei relativa al movimento del nostro pianeta intorno al sole quando egli fu scomunicato dal Sant’Uffizio.
In questi giorni l’Unione europea, le sue istituzioni e i suoi membri si sono mossi ma impercettibilmente perché – al di là delle dichiarazioni di principio come i discorsi di Friedrich Merz e Emmanuel Macron a Monaco – la frammentazione è regnata sovrana come è apparso nell’ordine sparso degli Europei intorno al Board of Peace di Donald Trump, nato non per portare la pace a Gaza ma per interessi finanziari, per demolire ulteriormente le Nazioni Unite sulla base di una erronea interpretazione della Risoluzione 2803 (2025) del Consiglio di Sicurezza (LINK) e per applicare il principio grottesco secondo cui è il Board of Peace che deve controllare l’ONU e non il contrario.
Fra i ventisette Stati membri dell’Unione europea invitati da Donald Trump a far parte del suo personale Board of Peace
- tredici (Belgio, Lussemburgo, Portogallo, Spagna, Irlanda, Svezia, Malta, Slovenia, Estonia, Lettonia, Lituania, Francia, Danimarca) hanno rifiutato ufficialmente la “offerta” statunitense,
- due (Bulgaria e Ungheria) hanno per ora accettato di sedersi intorno alla mensa del padrone di casa nella prospettiva di usare i soldi dell’Unione europea per pagare parte del costoso menù se le prossime elezioni nazionali lasceranno al potere il bulgaro Rosen Dimitrov Zeliazkov (dimissionario dall’11 dicembre 2025) e l’ungherese Viktor Orban per ora penalizzato nei sondaggi in vista del voto legislativo del 12 aprile,
- e dodici con molte reticenze e alcune decisioni prese alla vigilia dell’incontro di Washington (Cipro, Croazia, Grecia, Repubblica Ceca, Germania, Polonia, Italia, Romania, Slovacchia, Austria, Finlandia e Paesi Bassi) hanno partecipato a titolo di “osservatori” senza tuttavia apparire nella “foto di famiglia” e fra essi solo l’Italia ha ritenuto di garantire con il voto favorevole della Camera dei deputati una presenza governativa (Antonio Tajani) nonostante le riserve del Colle e le perplessità della Santa Sede.
Ad essi si è aggiunta a sorpresa la commissaria europea al Mediterraneo Dubravka Suica inviata dalla Presidente Ursula von der Leyen senza consultare né il Presidente del Consiglio europeo né gli Stati membri i cui ministri della difesa si erano riuniti a Bruxelles l’11 febbraio né il Parlamento europeo riunito in sessione plenaria a Strasburgo dal 9 al 12 febbraio e – si dice dentro il Palazzo del Berlaymont, con molte perplessità della Alta Rappresentante Kaja Kallas.
Su questo tema vi invitiamo a leggere il comunicato stampa che abbiamo diffuso mentre si apriva a Washington la prima riunione del Board of Peace presieduto da Donald Trump.
Dopo venti giorni dal nostro editoriale del 2 febbraio non abbiamo ragione alcuna per lasciar cadere quel punto interrogativo ed anzi le conclusioni sintetizzate da Antonio Costa (LINK) a cui sono giunti i leader europei nel loro ritiro dentro il Castello di Alden Biesen insieme a Mario Draghi e Enrico Letta confermano il nostro giudizio sull’inazione dell’Unione europea e, in qualche caso importante, la preoccupazione che ci sia il rischio che il movimento possa avvenire nella direzione sbagliata.
Consentiteci di attirare la vostra attenzione su due esempi che riguardano lo stesso tema e cioè l’attuazione del Pilastro dei diritti sociali che furono elencati a Göteborg più di otto anni fa e che sono stati ribaditi a Porto nel maggio 2023.
Innanzitutto, la Commissione europea aveva promesso di “implementare” questi diritti già nel luglio 2024 con un “piano di azione” su cui si poggiava la “lettera di missione” della Presidente Ursula von der Leyen alla sua vicepresidente Roxana Minzatu (LINK), questo piano avrebbe dovuto vedere la luce entro il 2025, poi fra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 anche sulla base degli esiti della consultazione avviata a giugno 2025 e conclusa il 10 settembre 2025 (LINK) ma di quel piano ancora non c’è traccia.
In secondo luogo, di diritti sociali e più in generale di dimensione sociale non c’è traccia alcuna fra le priorità – elencate diligentemente alla conclusione del ritiro dei leader europei dal Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa in vista delle prossime riunioni al vertice – in cui ci sono
- le semplificazioni previste in dieci “omnibuses” sapendo che se la tempesta si vede dal mattino essa appare dalla revisione delle direttive in materia ambientale,
- la riduzione dei poteri di delega alla Commissione europea,
- la clausola del tramonto (sunset clause) che prevede la decadenza automatica dei regolamenti europei,
- i rischi legati al 28mo regime denunciati dai sindacati europei,
- l’obiettivo dello Industrial Acceleration Act,
- il mercato dell’energia avulso dalla sostenibilità ambientale,
- la revisione del sistema ETS,
- e le prospettive dello sviluppo delle imprese digitali in assenza di indicazioni sul rispetto dei diritti fondamentali e del ruolo del mercato del lavoro.
Ci chiediamo quali sono gli orientamenti dei gruppi politici nel Parlamento europeo di fronte alle prospettive aperte in materia di semplificazione, di competitività, del mercato, dell’energia e della dimensione digitale nel Consiglio europeo dopo il ritiro dei leader europei del 12 febbraio, ai ritardi della Commissione europea nella presentazione delle proposte in materia sociale e all’assenza di impegni sulla sostenibilità ambientale.
Ci chiediamo anche se i gruppi politici hanno riflettuto attentamente sull’idea emersa nelle dichiarazioni di Antonio Costa, di Ursula von der Leyen e di alcuni leader europei di usare lo strumento delle cooperazioni rafforzate che non possono tuttavia pregiudicare il mercato unico, la coesione economica, sociale e territoriale e non si possono applicare alla dimensione della difesa comune.
In materia di cooperazioni rafforzate (e naturalmente anche nelle cooperazioni strutturate permanenti) il Trattato di Lisbona stabilisce che il Parlamento europeo è comunque escluso da ogni potere di decisione legislativa, è informato (articoli 82, 83, 86, 87, 328 TFUE) o consultato (art. 323 e 333 TFUE), salvo l’approvazione dell’avvio di una cooperazione rafforzata che non è richiesta tuttavia nel caso della PESC (art. 329.2 TFUE).
Ci chiediamo infine se è stata fatta un’analisi concreta dei casi in cui la paralisi legislativa potrebbe essere superata con una cooperazione rafforzata dove essa si applica a decisioni che richiedono la maggioranza qualificata nel Consiglio ma con l’eccezione della PESC che esige l’unanimità degli Stati membri (articoli 329, 330, 332 e 333 TFUE).
E pur (e verso dove) si muove?
Roma, 23 febbraio 2026![]()
[VERSIONE INGLESE] – [VERSIONE FRANCESE]
EUROPA DEI DIRITTI
- Le più interessanti sentenze emesse dalla Corte di Strasburgo nel mese di dicembre 2025, di Chiara Buffon, Alessandro Dinisi, Giulia Battaglia (Questione Giustizia – 20/02/2026)
- Le migrazioni via mare e lo Stato di diritto. Un importante contributo di Katia Bianchini, di Giacinto Bisogni (Questione Giustizia – 21/02/2026)
COMUNICATO STAMPA
BOARD OF PEACE
Il Movimento Europeo Italia esprime la propria ferma e convinta disapprovazione per la decisione della Commissione europea e di alcuni Stati membri – tra cui l’Italia – di aderire come membri a pieno titolo o come osservatori al Board of Peace, un organismo posto sotto il controllo diretto del Presidente degli Stati Uniti e che pretende, di fatto, di sostituirsi al ruolo delle Nazioni Unite nella gestione dei conflitti internazionali. In questo spirito il Movimento Europeo condivide la posizione espressa dal Segretario di Stato, il Cardinale Parolin, secondo cui queste situazioni di crisi devono essere della responsabilità delle Nazioni Unite sottolineando le perplessità della Santa Sede sulla partecipazione dell’Italia come osservatore.
Il Board of Peace è un organismo a pagamento, nel quale la logica degli interessi economici prevale sulla tutela dei diritti fondamentali e sulla ricerca di una pace giusta. La sua riunione avviene mentre continuano le morti a Gaza e mentre Israele ha avviato la campagna per l’occupazione della zona C della Cisgiordania. Il New York Times, in un articolo di Thomas Friedman, ha riportato la denuncia pubblicata su Haaretz dall’ex Primo Ministro Ehud Olmert riguardo alle devastazioni, alle minacce e alle uccisioni perpetrate da gruppi di coloni israeliani nella West Bank, con l’obiettivo di costringere i palestinesi ad abbandonare le proprie terre e le proprie case.
Il nodo costituzionale: l’articolo 11
Il Movimento Europeo richiama con forza l’attenzione sul fatto che la partecipazione dell’Italia al Board of Peace, per di più in una non meglio definita veste di “osservatore”, aggira surrettiziamente quanto previsto dall’articolo 11 della Costituzione. L’articolo 11 stabilisce che l’Italia ripudia la guerra e consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie per la costruzione di un ordinamento internazionale che assicuri pace e giustizia fra le Nazioni. Ciò significa che l’Italia può aderire solo a organismi internazionali fondati sul multilateralismo, sull’uguaglianza tra gli Stati e sul rispetto del diritto internazionale. Il Board of Peace, per struttura e finalità, non risponde assolutamente a questi requisiti.
Un passo in contrasto con i principi fondativi dell’Unione europea
Il Movimento Europeo condanna inoltre la decisione della Commissione europea di partecipare a un organismo che contraddice apertamente il principio del multilateralismo, sul quale l’Unione europea è nata e che è consacrato nei Trattati e nella Carta dei Diritti Fondamentali. L’adesione a strutture parallele e non multilaterali indebolisce il ruolo dell’ONU e rischia di compromettere la credibilità internazionale dell’Europa come attore impegnato nella pace, nel diritto e nella cooperazione internazionale.
Appello alle istituzioni democratiche
Il Movimento Europeo esorta le istituzioni democratiche e parlamentari a condannare la partecipazione della Commissione e degli Stati membri al Board of Peace e a riaffermare con chiarezza che la soluzione del conflitto israelo palestinese deve tornare nell’alveo delle Nazioni Unite, unico organismo legittimato a garantire una pace giusta tra i due popoli, assicurare la ricostruzione e tutelare i diritti fondamentali.
Roma, 19 febbraio 2026
ATTIRIAMO LA VOSTRA ATTENZIONE
GENERAZIONE EUROPA
PERCORSO DI FORMAZIONE CIVICO‑POLITICA PROMOSSO DA VOLT ITALIA
Volt Italia lancia Generazione Europa, un nuovo percorso di formazione civico‑politica attivo nel 2026 a Roma e Venezia.
L’iniziativa nasce per offrire strumenti, metodo e spazi di confronto a chi desidera comprendere meglio il funzionamento delle istituzioni e contribuire in modo concreto alla vita democratica dei territori.
Il programma combina momenti di formazione, attività sul territorio e laboratori di progettazione civica, con l’obiettivo di costruire una comunità di persone competenti, motivate e capaci di collegare le sfide locali alle dinamiche europee.
Le candidature per il percorso sono aperte e il calendario completo è disponibile nell’allegato.
LA SETTIMANA DEL MOVIMENTO EUROPEO
23 febbraio
- Roma, prima riunione nazionale della nuova rete EUROPE DIRECT 2026–2030 (Rappresentanza della Commissione europea in Italia e Ufficio del Parlamento europeo in Italia)
- Roma, incontro “Affordable housing. Un piano europeo contro la crisi degli alloggi” (Gruppo dei 20)
- Roma, Aperitivo a sostegno di RINASCITA (Rivista Rinascita)
24 febbraio
- Roma, prima riunione nazionale della nuova rete EUROPE DIRECT 2026–2030 (Rappresentanza della Commissione europea in Italia e Ufficio del Parlamento europeo in Italia)
- Roma, incontro “Per una difesa comune” (Circolo PD Parioli)
25 febbraio
- Roma, Convegno “L’Unione Europea tra sfide globali e partecipazione democratica” (Coppieters Foundation, Accademia Europeista del FVG, Università Niccolò Cusano di Roma)
26 febbraio
- Consiglio di Presidenza del Movimento europeo Italia
IN EVIDENZA
VI SEGNALIAMO
- 23-24 febbraio, Roma. Si apre oggi a Roma la prima riunione nazionale dei 46 centri Europe Direct selezionati per il periodo 2026–2030, inaugurando ufficialmente la nuova generazione della rete dedicata all’informazione e al dialogo tra l’Unione europea e i cittadini. L’incontro, organizzato dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea, riunisce i nuovi centri per presentare priorità, strumenti operativi e linee guida per il prossimo quadriennio. Al centro dei lavori figurano il rafforzamento della partecipazione civica, la comunicazione sulle politiche europee e il ruolo dei territori nella diffusione dei valori e delle iniziative dell’UE. Questa prima riunione rappresenta un momento fondamentale per avviare le attività della rete, consolidare le sinergie tra i centri e definire strategie comuni per il periodo 2026–2030. ULTERIORI INFORMAZIONI.
- 24 febbraio, ore 18:00, Roma. Prosegue il ciclo di incontri dedicato alla Difesa Comune Europea, organizzato dal Circolo PD Parioli in collaborazione con l’Associazione Club Punto a Capo. L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che la complessità dei conflitti in corso – in particolare la guerra in Ucraina – non è sempre percepita come un rischio immediato per l’Europa. Il dibattito pubblico tende a polarizzarsi tra posizioni pacifiste e non pacifiste, trascurando spesso che la sicurezza del continente riguarda tutti noi. L’incontro intende approfondire quali strumenti concreti, programmi e strategie l’Unione europea ha già messo in campo o sta sviluppando per avanzare verso una vera politica di difesa comune. Il punto di partenza sarà il Dossier sulla Nuova Strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell’UE, presentato al Consiglio europeo nel 2016 dall’Alta Rappresentante Federica Mogherini. Tra i temi al centro della discussione figurano la scelta tra un esercito unico europeo o un coordinamento strutturato delle forze armate nazionali, la definizione della governance della difesa comune e l’evoluzione del rapporto tra UE e NATO, questioni su cui l’Europa è chiamata a fornire risposte chiare e tempestive. Al secondo incontro del ciclo, intitolato “Per una difesa comune” interverranno Vincenzo Camporini, Generale dell’Aeronautica Militare già Capo di Stato Maggiore; Pier Virgilio Dastoli, Presidente del Movimento Europeo Italia e Professore di Diritto Internazionale; e Roberta Pinotti, Presidente della Fondazione PNS ed ex Ministra della Difesa. LOCANDINA.
- 25 febbraio, ore 9:30-12:30, Roma e online. L’Accademia Europeista del Friuli Venezia Giulia organizza il convegno “L’Unione europea tra sfide globali e partecipazione democratica”, un’occasione di confronto sul ruolo dell’Unione europea in un contesto internazionale caratterizzato da tensioni geopolitiche, transizioni economiche e nuove sfide sociali. Il convegno riunirà esperti, studiosi e rappresentanti istituzionali per discutere le principali questioni che l’UE è chiamata ad affrontare nei prossimi anni: dalla sicurezza alla politica estera, dalla competitività alla sostenibilità, fino al rafforzamento della partecipazione democratica dei cittadini. Al centro del dibattito anche le prospettive di riforma dell’architettura istituzionale europea e gli strumenti necessari per rendere l’Unione più efficace e vicina alle esigenze dei cittadini. L’appuntamento rappresenta un momento significativo di riflessione sul futuro dell’integrazione europea e sulle scelte strategiche che attendono l’UE. LOCANDINA. Per partecipare da remoto: CLICCA LINK.
- 26 febbraio, ore 16:30-19:00, Torino. Il Centro Einstein di Studi Internazionali e l’Università di Torino – Dipartimento di Culture, Politica e Società, organizzano il convegno “L’Unione europea tra sfide globali e partecipazione democratica”, un appuntamento dedicato ad approfondire il ruolo dell’UE in un contesto internazionale caratterizzato da trasformazioni geopolitiche, transizioni economiche e nuove esigenze di coinvolgimento dei cittadini. L’iniziativa riunirà studiosi, rappresentanti istituzionali ed esperti di integrazione europea per discutere le principali sfide che attendono l’Unione nei prossimi anni: dalla sicurezza alla politica estera, dalla competitività alla sostenibilità, fino al rafforzamento dei meccanismi democratici e partecipativi. Il convegno offrirà inoltre uno spazio di riflessione sulle prospettive di riforma dell’architettura istituzionale europea e sugli strumenti necessari per rendere l’UE più efficace e vicina ai cittadini. MAGGIORI INFORMAZIONI E PROGRAMMA.
- 26 febbraio, ore 16:30-19:00, Roma. Il Consiglio di Presidenza del 26 febbraio aprirà con un approfondimento dedicato alla dimensione sociale europea, tema assente dalle recenti discussioni del Consiglio europeo ma centrale per l’agenda del Movimento. Saranno richiamate le priorità legislative attese per il 2026, tra cui il nuovo Piano d’azione sul Pilastro europeo dei diritti sociali, il Quality Jobs Act, le iniziative sulla lotta alla povertà e le politiche per i giovani. Seguirà un aggiornamento sulle principali questioni internazionali e dall’organizzazione delle prossime attività del Movimento.
ARTICOLI E TESTI DELLA SETTIMANA
- Newsletter Eurojustitalia n. 448 del 16 febbraio 2026
- Quali speranze per la Palestina?, di Giovanni Palombarini (Questione Giustizia – 17/02/2026)
- LAVORO DIRITTI EUROPA Rivista Nuova di Diritto del Lavoro – N.1 del 2026
- La rabbia del Pentagono per il riarmo europeo “made in Bruxelles”, di Francesco De Remigis (Il Giornale – 21/02/2026)
ULTIME DA BRUXELLES
SCAVANO UN ABISSO E LO CHIAMANO PACE
(BENCHÉ IL SALMO SIA INIZIATO IN GLORIA)
Se scruterai troppo a lungo nell’abisso
anche l’abisso vorrà scrutare dentro di te
Friedrich Nietzsche
Il 19 febbraio scorso il Movimento europeo in Italia ha diffuso un comunicato stampa in cui «esprime la propria ferma e convinta disapprovazione per la decisione della Commissione europea e di alcuni Stati membri – tra cui l’Italia – di aderire come membri a pieno titolo o come osservatori al Board of Peace», la cui istituzione è conseguente all’elaborazione di un «Plan d’ensemble du Président Donald J. Trump visant à mettre fin au conflit à Gaza»[1]. Quest’ultimo Piano è addirittura allegato alla risoluzione adottata il 17 novembre 2025 dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con cui esso «Fait sien le Plan d’ensemble». Fa proprio il Piano, non lo Statuto del Board!
Ma se il «Board», nella cui prima riunione la foto di gruppo è stata allietata dalla versione in inglese della canzone Gloria di Umberto Tozzi[2], ha l’ambizione di collocarsi nella prospettiva d’attuazione del Piano fatto proprio dal Consiglio di sicurezza bisogna pur dire che presenta qualche frizione con le stesse Nazioni Unite. Frizioni a partire dal fatto che nel suo atto istitutivo (Statuto) già nel preambolo si sottolinea che il Board risponde alla «necessità di un organismo internazionale di costruzione della pace più agile ed efficace»[3]: più agile ed efficace di chi? Delle Nazioni Unite – si immagina – che pure, in ragione delle necessarie modalità di loro costruzione, danno saltuariamente fiducia nel perseguimento di risultati … efficaci[4]. Conseguentemente nelle disposizioni successive dello Statuto si danno poteri estesissimi al Presidente del Board, Donald J. Trump, anche – quindi non solo – in relazione alla propria successione in tale carica. Poteri estesissimi che a dire del “Presidentissimo” comportano pure la necessità di “vigilare” sulle Nazioni Unite stesse[5].
Dunque sempre nello Statuto si precisa che l’ente così istituito (Board of peace o Conseil de paix) «è un’organizzazione internazionale» (art. 1) che si auto-attribuisce «personalità giuridica internazionale» (art. 6, lettera a), già preventivamente riconosciuta d’altro canto al punto 2 della risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, la quale al proprio punto 8 decide «que les autorisations données par la présente résolution au Conseil de paix et aux formations internationales civiles et de sécurité présentes sur place seront en vigueur jusqu’au 31 décembre 2027». Le autorizzazioni in questione coprono un ampio ventaglio di condotte riferite alla cosiddetta “striscia di Gaza” e sono rivolte, così si scrive nella risoluzione ancora al punto 2, a costruire un futuro in cui «les conditions seront alors peut-être réunies pour que s’ouvre un chemin crédible vers l’autodétermination palestinienne et la création d’un État palestinien». Il Consiglio di sicurezza domanda inoltre (al punto 9) «aux organisations internationales de collaborer avec le Conseil de paix», di cui «salue la création» (punto 2) per favorire (punto 10) quel «plan Trump de développement économique visant à reconstruire et à dynamiser Gaza» che «sera élaboré par un groupe d’experts ayant contribué à la naissance de villes prodigieuses parmi les plus modernes et prospères du Moyen-Orient». E siamo alle … «villes prodigieuses»! Espressione trumpiana mutuata allegramente – quando bisognerebbe piuttosto esser composti e seri – dal Consiglio di sicurezza.
Infine il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (al punto 10 della risoluzione) «Prie le Conseil de paix de lui faire rapport par écrit tous les six mois sur les progrès accomplis dans la mise en œuvre des dispositions précédentes».
Ora, va tenuto conto del fatto che la risoluzione in questione risale al novembre dell’anno scorso e che il Board è stato istituito quest’anno con finalità a quanto sembra ben eccedenti la “questione palestinese”. A parte la congruenza della struttura, delle sue modalità organizzative, delle competenze e delle attività del Board con le disposizioni della risoluzione del Consiglio di sicurezza, che aveva puntualmente presente il solo Piano di pace, giova così rammentare l’art. 103 dell’accordo istitutivo delle Nazioni Unite, secondo cui «In caso di contrasto tra gli obblighi contratti dai Membri delle Nazioni Unite con il presente Statuto e gli obblighi da esso assunti in base a qualsiasi altro accordo internazionale prevarranno gli obblighi derivanti dal presente Statuto». E sulle Nazioni Unite … vigila Trump!
Da un altro lato per l’ordinamento giuridico italiano conta, finché restiamo ancorati – a fatica – a uno Stato costituzionale di diritto, l’art. 11 appunto della Costituzione, secondo cui «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo». Norma, quest’ultima, di ampliamento e specificazione dell’art. 117, primo comma, sempre della Costituzione dove si dispone che «La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali». È ben vero che nella scorsa, XVIII, legislatura repubblicana è stata presentata una proposta di legge costituzionale contenente «Modifiche agli articoli 11 e 117 della Costituzione, concernenti l’introduzione del principio di sovranità rispetto all’ordinamento dell’Unione europea»[6], a prima firma Giorgia Meloni, e che il procedimento non ha avuto successo. Addirittura la firmataria di allora ha oggi avanzato – magari su suggerimento di un ex componente della Corte costituzionale assurto per due volte a più alto incarico pubblico – proprio l’art. 11 quale impedimento alla partecipazione italiana al Board of peace perché comportante «limitazioni di sovranità» non paritariamente convenute con altri Stati partecipanti al Board[7], in particolare con lo Stato – gli USA – del suo Presidente, più particolarmente ancora con lo stesso Presidente del Board. Quindi al Board l’Italia si limita ad andarci come osservatore, senza impegnarsi, sembra, ad obbedire alle sue regole. Insomma, c’è chi dice «che al momento l’Italia da osservatore non ha vincoli apparenti. Però una volta che saranno prese delle decisioni deve rispettare i due binari previsti dalla Costituzione: l’art. 11 sulla parità in caso di limitazioni di sovranità, l’art. 80 sul recepimento dei trattati»[8] da parte del nostro ordinamento, recepimento che comporta l’intervento del Parlamento e anche (ex art. 87, comma 8, Cost.) dello stesso Capo dello Stato[9]. Senza tuttavia dimenticare chi ritiene che giuridicamente lo status di osservatore cozza fin d’ora con la Costituzione[10], per quanto sia stato formulato, il 17 febbraio scorso, almeno un voto favorevole della Camera dei Deputati.[11]
Così, l’art. 11 sopraddetto si applica nel caso di formali e sostanziali «limitazioni di sovranità» per l’Italia discendenti soltanto da «un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia», ordinamento riconducibile a un’organizzazione internazionale. Per giurisprudenza costante della nostra Corte costituzionale oggi questo è consentito, ex art. 11, unicamente all’Unione europea[12], oltretutto premio Nobel per la pace nel 2012, ragion per la quale il Presidente Trump – all’inseguimento di Barak Obama nel vedersi attribuire tale riconoscimento – se la prende abitualmente (anche) con l’UE[13] ben più frequentemente di quanto lo faccia Vladimir Putin[14] .
E vorrei sottolineare che a mio parere, circa la partecipazione al Board, la questione principale è non tanto quella delle limitazioni di sovranità possibili quanto quella del perseguimento di pace e giustizia da parte sua, a partire dai problemi presentati dalla organizzazione istituzionale posseduta dal Board e dai relativi poteri.
Insomma, accontentiamoci di Rosario Abisso, arbitro palermitano di calcio non restio a trovarsi coinvolto in polemiche[15], e non inoltriamoci in abissi peggiori (al cui riguardo la recita di un … rosario ogni tanto magari può servire). Soprattutto non limitiamoci a “metterci una croce sopra” (basta quella apposta il 20 febbraio a Barcellona sulla torre di Gesù Cristo della chiesa intitolata alla Sagrada Familia) ma attiviamoci, anzitutto nell’Unione europea, per contrastarli.
Quindi, a proposito di sovranità: resto fermo nel ribadire che la forma Stato con cui le relazioni mondiali hanno a che fare corrisponde a un ente costituito da un popolo, dal territorio su cui quel popolo è stanziato e dall’apparato di governo che provvede a regolarne la vita; ma le qualità indispensabili che da questi elementi debbono necessariamente conseguire sono l’indipendenza dell’ente dall’esterno e la detenzione da parte dell’apparato di governo della forza legittima per raggiungere i propri obiettivi, la qual cosa definisce la sovranità concreta, più che formale. Sovranità e indipendenza, in un contesto di ordinamento costituzionale di diritto, che nessuno dei Paesi membri dell’UE possiede a pieno titolo e che solo a un livello superiore di reciproca integrazione – gli Stati Uniti d’Europa – può essere conseguito.
Sperando comunque che il “salmo di pace” di cui ci siamo occupati non abbia avuto soltanto un inizio … in “Gloria”[16]. E che l’abisso che qui prospettiamo nel titolo non sia parafrasi, addirittura peggiorativa, del tacitiano «fecero un deserto e lo chiamarono pace».[17]
DINO G. RINOLDI
[1] V. il testo della risoluzione subito appresso citata.
[2] V. “Gloria” di Tozzi come colonna sonora per la foto del Board of peace, in repubblica.it del 19 febbraio 2026.
[3] La traduzione in italiano del testo in inglese (unica lingua ufficiale) dello Statuto del Board si trova in assopacepalestina.it del 24 gennaio 2026 che lo ricava da https://www.timesofisrael.com/full-text-charter-of-trumps-board-of-peace.
[4] V. ad esempio M. Alvino e D. Mattesini, Pace mondiale: “i veti incrociati nel Consiglio di sicurezza ONU: 1 milione di morti in 10 anni”, in oxfamitalia.org del 19 settembre 2024.
[5] V. S. Graziosi, Prima riunione del Board of Peace. Trump: «Vigilerà sulle Nazioni Unite», in pressreader.com del 20 febbraio 2026.
[6] Atto Camera 291, depositato il 23 marzo 2018.
[7] V. L. Stasi, Sì al Board of peace, ma solo da osservatori: la strategia di Meloni per essere in linea con la Costituzione ed evitare strappi con Trump, in Lespresso.it del 15 febbraio 2026.
[8] V. C. Vecchio che ne la Repubblica del 16 febbraio 2026 intervista a p. 11 il costituzionalista Alfonso Celotto, sotto il titolo Celotto “Serve una legge per aderire al Consiglio. Nella Carta due paletti”.
[9] Sulla partecipazione dell’Italia al Board of Peace e in generale sul Board fra diritto internazionale e costituzionale rinvio al mio scritto nella precedente Newsletter, in particolare alle note 16 e 17.
[10] V. C. Curti Gialdino, Italia nel Board of peace?/ Perché neppure starci da “osservatore” metterebbe l’Italia al sicuro (da Trump), in ilsussidiario.it del 10 febbraio 2026.
[11] V. l’audizione del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, svolta alla Camera dei Deputati in tema di «Comunicazioni sulla partecipazione italiana al Board of Peace per Gaza» (conclusasi con una votazione di 183 voti a favore e 122 contrari). Materiale reperibile in esteri.it.
[12] Non annoio qui il lettore e mi limito a rinviare alle sentenze della Corte n. 170/1984 (caso “Granital”) e n. 115/2018 (caso “Taricco”).
[13] V. Unione europea e Stati Uniti ai ferri corti: i motivi dell’attacco di Trump e gli scenari futuri, in www.today.it/mondo/trump-stati-uniti-unione-europea-cosa-succede.html, 7 dicembre 2025.
[14] V. S. Vakulina e C. Zampiva, Putin insulta leader europei: “Come i porcellini”, volevano banchettare sulle rovine della Russia, in euronews.it del 17 dicembre 2025.
[15] V. ad esempio G. Bucelli, Parma-Bologna, il pessimo arbitraggio di Abisso ha conseguenze, in calciostyle.it del 24 febbraio 2025.
[16] E si possa – sissamai – arrivare, tra i Salmi, al n. 85: Preghiera per la pace e la giustizia (ricordando così l’art. 11 della nostra Costituzione).
[17] Publio Cornelio Tacito, De Agricola (circa 98 A.C.): desertum fecerunt et pacem appellaverunt.
LIMITAZIONE DELLA RESPONSABILITÀ
Ad eccezione de L’EDITORIALE, le opinioni espresse nella presente newsletter sono esclusivamente riconducibili alla responsabilità degli autori e non riflettono la posizione ufficiale del Movimento europeo.
