Newsletter 02 Marzo/2026

 

 L’EDITORIALE

QUALI SCENARI PER LA PACE IN MEDIO ORIENTE

DOPO L’ATTACCO MILITARE DEL 28 FEBBRAIO

L’attacco militare di Israele e degli Stati Uniti all’Iran del 28 febbraio 2026 è fondato su obiettivi politici e strategici molto più ampi di quelli che furono alle origini della cosiddetta “guerra dei 12 giorni” scatenata a giugno 2025 da Israele con il sostegno statunitense e allora limitata a distruggere i siti nucleari iraniani con una palese violazione nell’uno e nell’altro caso del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite ignorandone le regole e senza coinvolgere né il Consiglio di sicurezza né le istituzioni parlamentari dei due paesi.

Al di là della estensione geografica degli attacchi militari del 28 febbraio l’obiettivo evidente dei leader dei due paesi alleati è quello di un cambio di regime (regime change) ritenuto necessario dagli Stati Uniti che considerano il regime iraniano contrario ai suoi interessi nella regione fin dal 1979 e da Israele che considera l’Iran come il nemico principale per la sua sicurezza e la sua indipendenza.

Né Donald Trump né Benjamin Netanyahu hanno probabilmente le idee chiare sui futuri scenari dopo l’eventuale cessazione delle ostilità se l’attacco del 28 febbraio 2026 non farà esplodere la polveriera del Medio Oriente ben al di là del conflitto con il regime iraniano.

Il sistema costituzionale iraniano in vigore dal 1980 consente una qualche forma di democrazia rappresentativa, pur sottoposta al controllo politico e teocratico della Guida Suprema, con la partecipazione delle donne alla vita politica su un piano di apparente parità e si sostanzia in un regime formalmente pluripartitico nella elezione della Assemblea consultiva islamica e nella scelta popolare e diretta del Presidente.

Ciononostante, è difficile immaginare che il clero islamico degli ayatollah, che ha assunto il controllo politico del paese da quarantasette anni e che è sostenuto militarmente dall’esercito dei pasdaran, sia disponibile a cedere pacificamente il potere alla componente riformista che pur ha vinto le elezioni presidenziali nel 2024 con Masoud Pezehkian contro il rappresentante della rivoluzione islamica Saeed Jalili.

Il rischio forte è invece che il regime teocratico iraniano degli ayatollah, indebolito negli ultimi anni da crisi interne ed esterne che riguardano la sua stessa esistenza per la perdita di consenso popolare insieme agli scontri sulla successione alla Guida Suprema e la perdita di alleati nella regione (come quello siriano) e le sconfitte militari degli Hezbollah e Hamas, venga soppiantato da un colpo di stato militare provocato da quella componente dell’esercito che vuole cancellare la dimensione teocratica dello Stato.

Paradossalmente per i nemici esterni dell’Iran a cominciare dagli USA e da Israele insieme alle monarchie della regione, la componente teocratica sciita è stata e lo è ancora più disponibile al dialogo – non considerando lo storico e secolare conflitto fra sciiti e sunniti – di quanto potrebbe essere un regime nelle mani dei militari dopo un eventuale colpo di Stato.

L’idea del cambio di regime, posta temerariamente al centro dell’attacco militare del 28 febbraio 2026 solo da USA e Israele, non è sostenuta dai paesi europei ed in particolare dalla Francia e dalla Spagna ma probabilmente nemmeno dall’Italia con un punto interrogativo sulla posizione ambigua della Germania di Merz.

Friedrich Merz e Giorgia Meloni si sono invece mossi all’unisono per condannare gli “ingiustificabili attacchi (dell’Iran, n.d.r.) subiti dalle Nazioni” dei paesi del Golfo ignorando il fatto che questi attacchi, che hanno colpito anche popolazioni civili, sono stati la risposta ai bombardamenti degli USA e di Israele a vari obiettivi politici e militari sul territorio iraniano.

Essa non sarebbe sostenuta dalla Commissione europea – nei limiti delle immediate e reticenti dichiarazioni di Ursula von der Leyen e Katja Kallas che evitano di citare gli Stati Uniti e Israele – e soprattutto dal Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa secondo cui la politica europea verso l’Iran non include il regime change ma la normalizzazione delle relazioni condizionate al rispetto dei diritti umani e alla condanna delle organizzazioni terroriste come il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica

Essa deve essere valutata come una posizione meno “interventista” di quella espressa dal Parlamento europeo a larga maggioranza nella risoluzione del 22 gennaio 2026 (LINK) in cui si condanna la brutalità delle repressioni adottate negli ultimi mesi dal regime degli ayatollah contro i dissidenti, i giovani e le donne esprimendo il sostegno europeo al movimento “donna, vita e libertà”.

Gli effetti dell’attacco militare statunitense e israeliano e la controffensiva iraniana potrebbero avere conseguenze dirompenti non solo da un punto di vista geopolitico ma anche economico ed energetico come è dimostrato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz.

Per tutte queste ragioni noi riteniamo che l’Unione europea – ispirandosi alla posizione espressa dal segretario generale Antonio Guterres – dovrebbe presentare una risoluzione urgente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite attraverso i suoi membri permanenti (Francia) e non permanenti (Danimarca, Grecia e Lettonia) invitando l’Alta Rappresentante della Politica Estera a prendervi la parola a nome dell’Unione europea (art. 24.2 TUE) e chiedendo:

  • l’immediata cessazione di tutte le ostilità,
  • la ripresa del dialogo che era stata avviato a Ginevra sotto l’egida e la responsabilità delle Nazioni Unite,
  • l’impegno dell’Iran a rispettare il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP – LINK) consentendo le visite di controllo dell’AIEA,
  • l’impegno ribadito da tutti gli Stati a rispettare questo trattato,
  • la fine delle repressioni e il rispetto dei diritti fondamentali in Iran come a Gaza e in Cisgiordania,
  • la garanzia della indipendenza e della inviolabilità del territorio iraniano così come di tutti gli Stati della Regione,
  • la convocazione di una Conferenza per la cooperazione e la sicurezza in Medio Oriente con l’obiettivo di istituire un Ente sul modello dell’OSCE su cui l’Unione europea dovrebbe annunciare un suo progetto basato sulle relazioni di associazione con i paesi della regione.

Cosicché l’Unione europea potrebbe assumere un ruolo di attore internazionale a sostegno della pace e della distensione.

Bruxelles, 2 marzo 2026coccodrillo

 

[VERSIONE INGLESE] – [VERSIONE FRANCESE]  

 

 


EUROPA DEI DIRITTI

  


LA SETTIMANA DEL MOVIMENTO EUROPEO

2 marzo

  • Bruxelles, EESC Civil Society Week “People, Democracy, Resilience – Our Future!”
  • Bruxelles, “Federalist Peace Forum: final presentation and steps forward” (Gioventù Federalista Europea, JEF Deutschland, JEF Europe, Union of European Federalists e Democracy & Federalism Hub, Challenge for a Joint Federalist Peace Forum Youth)
  • Roma, Incontro Internazionale “Per un’Europa che guardi al mondo. Appello ai cristiani e alle persone di buona volontà” (Associazione culturale “Progetto Europa Domani”, Fondazione Giulio Pastore, Archivio per la storia del movimento sociale cattolico in Italia “Mario Romani” e Centro di documentazione Europea dell’Università LUMSA)

3 marzo

  • Bruxelles, EESC Civil Society Week “People, Democracy, Resilience – Our Future!”
  • Bruxelles, ECI Day 2026 (EESC)
  • Bruxelles, European Employment & Social Rights Forum 2026 (European Commission’s Directorate-General for Employment, Social Affairs and Inclusion)
  • Bruxelles, Federalist Peace Forum: final presentation and steps forward (Gioventù Federalista Europea, JEF Deutschland, JEF Europe, Union of European Federalists e Democracy & Federalism Hub, Challenge for a Joint Federalist Peace Forum Youth)
  • Consiglio Nazionale ALI

4 marzo

  • Bruxelles, EESC Civil Society Week “People, Democracy, Resilience – Our Future!”
  • Bruxelles, European Employment & Social Rights Forum 2026 (European Commission’s Directorate-General for Employment, Social Affairs and Inclusion)

5 marzo

  • Bruxelles, EESC Civil Society Week “People, Democracy, Resilience – Our Future!”

 

 

 


IN EVIDENZA

VI SEGNALIAMO

  • 2-5 marzo, Bruxelles. Dal 2 al 5 marzo 2026 si svolgerà a Bruxelles la Civil Society Week 2026, organizzata dal Comitato Economico e Sociale Europeo. L’iniziativa, intitolata “People, Democracy, Resilience – Our Future!”, nasce in un momento cruciale per l’Europa, segnato da crescenti disuguaglianze, trasformazioni tecnologiche rapide, pressioni sui diritti e sullo spazio civico, oltre che da un clima geopolitico instabile. La settimana riunirà attivisti, rappresentanti della società civile organizzata, giovani, giornalisti e decisori pubblici provenienti da tutta l’Unione e dai Paesi candidati, con l’obiettivo di rafforzare il dialogo democratico e individuare soluzioni condivise per ricostruire fiducia, coesione sociale e partecipazione. Il programma si articolerà attorno alle priorità del nuovo mandato dell’EESC – una Unione delle opportunità, una Unione della sicurezza e una Unione della resilienza – e a tre linee d’azione centrali della Commissione europea: sostenere le persone e rafforzare le società, proteggere la democrazia e i valori europei, preparare insieme il futuro dell’Unione. Ogni giornata sarà dedicata a uno di questi temi attraverso dibattiti di alto livello, sessioni partecipative e workshop interattivi. Tra i momenti principali rientra anche l’ECI Day 2026, previsto per il 3 marzo, dedicato all’Iniziativa dei cittadini europei. MAGGIORI INFORMAZIONI.
  • 2 marzo, ore 10:30-17:00, Roma. Nell’Aula Giulio Cesare del Campidoglio, si terrà l’incontro internazionale “Per un’Europa che guardi al mondo. Appello ai cristiani e alle persone di buona volontà”. La giornata, promossa dall’Associazione culturale Progetto Europa Domani, dalla Fondazione Giulio Pastore, dall’Archivio “Mario Romani” e dal Centro di documentazione europea dell’Università LUMSA, riunirà rappresentanti di diversi Paesi europei, studiosi, esponenti del mondo ecclesiale e della società civile. L’iniziativa prosegue il percorso avviato con un primo incontro alla LUMSA lo scorso settembre e si propone di rilanciare una riflessione ampia sul ruolo dell’Europa in un contesto globale complesso. Il dibattito prenderà spunto dal volume omonimo che raccoglie i contributi di Mons. Vincenzo Paglia e dei professori Sergio Fabbrini, Luigi Paganetto, Patrizio Bianchi e Vincenzo Scotti, con l’obiettivo di stimolare un confronto aperto sul futuro del progetto europeo. I promotori sottolineano la necessità di un’Europa più giusta, unita e aperta, capace di riscoprire i valori della partecipazione democratica e del bene comune e di valorizzare il contributo dei cristiani e delle persone di buona volontà nella costruzione di una nuova stagione politica e culturale. Dalle riflessioni della giornata ci si attende l’elaborazione di un possibile “manifesto condiviso” che esprima l’impegno a sostenere un’Europa umanistica, sostenibile e federale, in grado di riformare le proprie istituzioni e di affrontare con rinnovata responsabilità le grandi sfide che riguardano il continente e il mondo. PROGRAMMA.
  • 3 marzo, 9:00-18:00, Bruxelles. Si terrà a Bruxelles la quattordicesima edizione dell’ECI Day, organizzata dal Comitato Economico e Sociale Europeo all’interno della Civil Society Week dedicata al tema “People, Democracy, Resilience – Our Future!” L’iniziativa riunirà istituzioni, organizzazioni della società civile e promotori di iniziative dei cittadini europei per discutere il ruolo dell’ECI come strumento di partecipazione democratica e per condividere esperienze, idee e buone pratiche. La giornata si aprirà con una sessione ad alto livello che metterà al centro l’impegno dell’UE nel rafforzare il coinvolgimento civico e la crescente capacità dei cittadini di organizzare campagne efficaci, anche alla luce dei recenti successi che hanno superato il milione di firme . Seguiranno momenti di confronto, approfondimento e networking dedicati a chi lavora per rendere l’Iniziativa dei cittadini europei uno strumento sempre più incisivo nelle politiche dell’Unione. La Civil Society Week si propone di trasformare il confronto in azione concreta, valorizzando il ruolo delle organizzazioni civiche e dei cittadini nel rinnovare il progetto europeo e nel costruire una società più inclusiva, equa e resiliente. MAGGIORI INFORMAZIONI.
  • 3 marzo, ore 16:30-18:00. Webinar “Just in Time. La semplificazione della disciplina sovranazionale nel settore digitale e dell’AI: quale impatto per i diritti del lavoro?”. Il Labour Law Community organizza un webinar dedicato alle trasformazioni normative che stanno interessando il settore digitale e l’intelligenza artificiale, con particolare attenzione alle ricadute sui diritti del lavoro. L’incontro offrirà una panoramica sul nuovo quadro regolatorio europeo, sulle sfide applicative e sulle prospettive di semplificazione della disciplina sovranazionale. L’appuntamento riunirà accademici ed esperti del settore per discutere l’evoluzione della regolazione europea, le implicazioni per le relazioni di lavoro e le possibili traiettorie future. LOCANDINA. Iscrizioni: disponibili sul sito del Labour Law Community.

 

ARTICOLI E TESTI DELLA SETTIMANA

 

 


ULTIME DA BRUXELLES

IL PROGRAMMA ENTRO QUALCHE SECOLO, DECENNIO, ANNO…

(A FUTURA MEMORIA: DI CHI?)

Posso condividere un lamento? Lo scriverne al riguardo consente al mio cervello di rilasciare cortisolo onde fronteggiare lo stress.

La mattina del giorno in cui “butto giù” queste annotazioni per la Newsletter i quotidiani a stampa, cartacei (do you remember?), portano in prima pagina titoli quali La guerra si sta allargando[1] o, addirittura, Guerra senza confini[2].  E infatti sempre questa mattina sopraggiunge (on line) la notizia che La guerra in Iran arriva in Europa. Drone colpisce base britannica a Cipro[3]. Così gli eventi bellici che stanno riguardando il Medio Oriente, e ovviamente interessano tra gli altri gli Stati Uniti d’America, quindi il continente nord americano, finiscono col coinvolgere direttamente anche il territorio dell’Unione europea[4], nel quale è ricompreso il territorio dello Stato membro cipriota. Conseguenze immediate? Berlino, Londra e Parigi: “Pronti a difenderci”, titola la Repubblica[5], mentre il Ministro italiano della difesa Guido Crosetto, trovandosi al precipitare degli eventi a Dubai sotto attacco iraniano dal cielo, parla di «un’accelerazione inattesa» e, almeno lui, ricorda che «ora l’UE deve proteggersi»[6], quando piuttosto c’è a «Bruxelles allarme petrolio e gas» pensando al fatto che «i rincari peseranno sulla crescita»[7].  

Non sto a riprendere la questione di una difesa militare veramente comune europea, di cui anche in queste Newsletter si è a lungo trattato[8]. Oggi posso solo limitarmi a riprendere un altro titolo di giornale, dove ci si lamenta di Quando l’Europa si scopre debole al cospetto di Un mondo furioso[9]. E se il «mondo è furioso» – probabilmente furioso da sempre non solamente essendosi infuriato da qualche tempo – è inutile, sfibrante, perdente, distruttivo continuare a puntare sull’eliminazione del mulino a ve(n)to rappresentativo dell’unanimità nelle procedure decisionali interne all’Unione europea, come ancora oggi fa Romano Prodi[10]. Egli afferma infatti che «Lo strumento giuridico e condizione immediata e necessaria per ricominciare a decidere [nell’UE] è la fine dell’unanimità». Poi in positivo si rifà alla reiteratissima necessità dell’”integrazione differenziata” e al fatto che «Le più velocità sono un cammino indispensabile»[11]; “più velocità” che sempre nell’UE da tempo si fanno. Resta pure il lamento per la difesa comune che, se non si verificano «salti in avanti che esigono forti leadership», «avverrà con cooperazioni progressive lente, complicate – ma speriamo [speriamolo, tanto costa nulla speralo!] che vadano avanti – e rimarranno i 27 ministri della difesa, 27 capi di stato maggiore con un coordinamento che tra l’altro comporta un aumento delle spese militari a cui non corrisponde un contemporaneo aumento dell’efficienza militare».

Insomma, ecco il programma da realizzare entro qualche secolo. «Le programme en quelques siècles»[12] potremmo dire con Armand Robin, se non fosse che quello di Robin era programma profeticamente catastrofico e il nostro dev’essere provvidenzialmente sfidante. Ma da attuare entro un po’ meno tempo. Non decenni. Non (tanti) anni. Magari nei prossimi mesi … Però non evochiamo miracoli. Altrimenti potremmo pure trovarci di fronte alla leggiadra necessità di elaborare «Norme per procedere nel discernimento di presunti fenomeni soprannaturali»[13]. Mentre magari l’Europa si troverebbe in exitu. O almeno in piena balia del mondo furioso[14].

DINO G. RINOLDI

 

[1] V. Corriere della Sera del 2 marzo 2026.

[2] V. la Repubblica del 2 marzo 2026.

[3] V. sotto questo titolo l’articolo di Jeremiah Fisayo-Bambi, in euronews.it del 2 marzo 2026.

[4] La nozione di «territorio dell’Unione europea» non è politica, o addirittura meramente enfatica, ma tecnico-giuridica: v. ad es. A. Laconi, La Corte di Giustizia dell’Unione europea sulla perdita della cittadinanza europea: davvero è sufficiente rispettare il solo principio di proporzionalità?, commento alla sentenza di Corte di giustizia dell’UE (grande sezione) del18 gennaio 2022, C-118/20, JY v Wiener Landesregierung, in DPCE on line, n. 2/2022, p. 1297 ss., dove la nozione in questione viene esplicitamente in considerazione alle pp. 1298, 1301, 1304, 1306.

[5] L’articolo sotto questo titolo, a p. 7 dell’edizione sopra citata, è di A. Lombardi.

[6] V. l’articolo di T. Ciriaco a p. 11 dell’edizione citata de la Repubblica.

[7] V., sempre nell’edizione de la Repubblica del 2 marzo, l’articolo di C. Tito a p.9, sotto il titolo che contiene i riferimenti sopra riprodotti.

[8] Io stesso vi ho ragionato, in particolare l’anno scorso, soffermandomi sulla Democrazia europea costruens e difendente.

[9] V. l’articolo di A. Polito nel Corriere della Sera del 2 marzo, con i due diversi titoli sopra riprodotti, contenuti rispettivamente alle pp. 44 e 1 dove sono pubblicate le due parti dello scritto.

[10] V. R. Castaldi, Prodi: bisogna pensare in grande e superare i veti nazionali, in focuseurope.it del 2 marzo 2026.

[11] V. l’intervista citata.

[12] V. il testo in florilege.free.fr nonché al termine di questo scritto.

[13] V. la pubblicazione curata dal Dicastero per la dottrina della fede ed edita con questo titolo nel 2024 dalla Libreria Editrice Vaticana.

[14] G. Tremonti prova, sotto questo titolo, a ragionare ottimisticamente sopra «il riscatto degli Stati e la fine della lunga incertezza» (Mondadori, Milano, 2016).

 

 

 


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