L’attualità del progetto e del metodo del primo Parlamento europeo eletto
Alla fine degli anni ’70 era evidente a molti che il processo di integrazione europea rischiava la disunione per una crescente impotenza prodotta sia dal modello confederale che dal metodo funzionalista efficaci per costruire il mercato comune ma inadeguati a garantire uno sviluppo socialmente sostenibile e dotato di autonomia strategica.
Governi nazionali e Commissione europea si rifugiavano nella intangibilità dei trattati affidandosi a soluzioni parziali come l’Europa à la carte o l’Europa del direttorio franco-tedesco o l’Europa della cooperazione intergovernativa applicata alla politica estera, alla sicurezza interna e agli affari economici e monetari incapaci di rispondere alle sfide che si annunciavano.
Ciò significava rinunciare:
- al progresso del Sistema Monetario Europeo utile a fondare una vera Unione economica e monetaria (Uem),
- alla creazione di una politica della società per assicurare uno sviluppo armonioso,
- alla cooperazione con i paesi in via di sviluppo e cioè il Sud del Mondo,
- al ruolo dell’Europa nel mondo,
- all’obiettivo di un bilancio europeo adeguato a finanziare crescenti politiche comuni,
- ad una vera democrazia europea relegando il Parlamento europeo in un ruolo consultivo e mantenendo il potere di veto che rendeva paralitico e paralizzante il funzionamento del Consiglio.
Di fronte all’inattività dei governi, il Parlamento europeo decise nel luglio 1981 di scegliere la via, non prevista dai trattati ma sancita dal principio della sovranità popolare, di assumere su di sé un ruolo sostanzialmente costituente respingendo l’idea che si potesse rispondere a quelle sfide a trattati costanti o che si potesse attendere la volontà politica dei governi di usare il loro formale potere sovrano di negoziare modifiche ai trattati da loro stessi firmati.
Da quella scelta nacque il progetto di Trattato sull’Unione europea del 14 febbraio 1984 – su cui Il Mulino ha ora ripubblicato in italiano il commentario scritto in francese e inglese per l’ULB dai giuristi Capotorti, Hilf, Jacobs e Jacqué (LINK) – che ha influito su parti importanti dei successivi trattati di Maastricht, Amsterdam, Nizza e Lisbona insieme alla Carta dei diritti fondamentali.
Quel progetto di Trattato fu demolito dall’Atto Unico Europeo del 1987 silente sul potere legislativo al Parlamento europeo, sul potere di veto nel Consiglio, sul welfare europeo e sul ruolo dell’Europa come attore di pace nel mondo.
Altiero Spinelli aveva tuttavia lasciato tre messaggi che sono ancora oggi di potente attualità:
- un appello ai cittadini e alle cittadine per contribuire a scrivere insieme il futuro dell’Europa,
- il richiamo alla necessità di dialogare con i parlamenti nazionali per difendere i principi della democrazia rappresentativa,
- la proposta di promuovere un referendum per l’attribuzione di un ruolo costituente al Parlamento europeo che avrebbe aperto la strada per una Unione – come aveva detto François Mitterrand – entre ceux qui voudront sulla base del quesito scritto da Altiero Spinelli «Ritenete voi che si debba procedere alla trasformazione delle Comunità europee in una effettiva Unione dotata di un governo responsabile di fronte al Parlamento, affidando allo stesso Parlamento europeo il mandato di redigere un progetto di costituzione da sottoporre direttamente alla ratifica degli organi competenti degli Stati membri della Comunità?».
Noi siamo convinti della attualità e della potenza evocativa di quei messaggi di Altiero Spinelli che devono essere tradotti in azioni comuni e collettive nei 1000 giorni che ci separano dalle elezioni europee nel 2029:
- per far sì che l’Unione europea confermi il suo valore aggiunto nei prossimi quaranta mesi di questa legislatura rafforzando lo scudo della democrazia europea e l’applicazione della Carta dei diritti fondamentali, rilanciando le politiche europee di convergenza ecologica, garantendo politiche di accoglienza e di inclusione per chi fugge dalle guerre, dai disastri ambientali e dalla fame, realizzando la transizione digitale, garantendo la difesa dell’Europa come parte essenziale di una vera politica estera al servizio della pace, attuando partenariati strategici con le diverse aree di integrazione regionale,
- per far sì che si apra un confronto nello spazio pubblico europeo sulle profonde trasformazioni demografiche, tecnologiche e occupazionali che esigono politiche sociali in grado di rispondere alle sfide del futuro di cui fanno parte integrante le politiche migratorie al fine di realizzare un modello sociale fondato su un welfare europeo,
- per adottare un ambizioso quadro finanziario pluriennale fondato su vere risorse proprie e debito pubblico dal 2028 al 2031 al fine di garantire beni pubblici europei e per dare la possibilità al nuovo Parlamento europeo e alla nuova Commissione di predisporre un nuovo bilancio adeguato ad una Unione allargata,
- per creare le condizioni politiche, giuridiche e sociali che consentano al Parlamento europeo eletto dal 6 al 9 giugno 2029 di assumere un ruolo costituente.
Venti anni dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona dovrà essere fatta una difficile scelta fra:
- una revisione di quel Trattato sulla base di un compromesso fra apparenti interessi nazionali che sarà per sua natura intrinseca inefficace, inadeguato e senza garanzia di continuità,
- il dibattito, l’elaborazione e il voto da parte del Parlamento europeo a nome delle cittadine e dei cittadini che lo avranno eletto di un nuovo Trattato di natura costituzionale per rafforzare le competenze dell’Unione, le sue finanze, le funzioni legislative ed esecutive rendendole capaci di sviluppare le politiche comuni in modo continuativo e con metodi democratici.
SEI PROPOSTE DI AZIONI COMUNI E COLLETTIVE
PER RILANCIARE IL PROGETTO EUROPEO
Sappiamo che questa sfida costituzionale non si vince da soli e che essa richiede una comune azione collettiva usando tutti gli strumenti della democrazia rappresentativa e partecipativa.
Le battaglie per il clima, per i diritti fondamentali, per le libertà civili, per la qualità della democrazia, per il lavoro dignitoso e per la cultura devono smettere di marciare separate.
Ognuna di esse è incompleta senza un quadro costituzionale all’altezza delle sfide: ed è esattamente quell’Unione federale per cui ci battiamo.
Costruire sinergia tra movimenti e radicamenti sociali diversi, coinvolgerli nella battaglia costituzionale per il futuro dell’Europa è una delle più urgenti responsabilità del nostro tempo.
Concretamente e guidati dalla saggezza giuridica del prof. Paolo Ridola, maestro di diritto costituzionale comparato, vi proponiamo di riflettere insieme sulla scelta vitale dell’avvio di un processo costituente che potrebbe assumere nella nuova Europa un carattere permanente perché fondato su una democrazia sopranazionale e sovranità condivise.
Vi proponiamo di riflettere su iniziative comuni di democrazia partecipativa come l’organizzazione di eventi inclusivi dell’insieme delle nostre proposte in occasione dell’anniversario della Dichiarazione di Laeken (dicembre 2026), della firma dei Trattati di Roma (marzo 2027) e del Congresso d’Europa (maggio 2028) accompagnandole con azioni delle società civili durante le presidenze del Consiglio dell’Unione in Irlanda (luglio-dicembre 2026), Lituania (gennaio-giugno 2027), Grecia (luglio-dicembre 2027), Italia (gennaio-giugno 2028), Lettonia (luglio-dicembre 2028) e Lussemburgo (gennaio-giugno 2029).
Vi proponiamo di riflettere sulla possibilità di creare una comune piattaforma digitale europea che affianchi quella della Commissione europea (https://citizens.ec.europa.eu), di promuovere panel e webinar transnazionali che coinvolgano attori dei paesi candidati all’adesione e di realizzare sondaggi d’opinione sul futuro dell’Europa e il ruolo costituente del Parlamento europeo proponendo la pubblicazione dei risultati alla rete di quotidiani LENA (Leading European Newspaper Alliance) e di agenzie ENR (European NewsRoom).
Vi proponiamo di riflettere sull’idea di referendum pan-europei, come quello che fu suggerito da Altiero Spinelli nel febbraio 1986 e che si realizzò in Italia il 18 giugno 1989 e come quello deliberativo sugli esiti del processo costituente che fu proposto nel 2002 dalla maggioranza dei membri nella Convenzione sul futuro dell’Europa.
Vi proponiamo di lanciare in tempo utile un appello ai partiti europei passando attraverso le fondazioni europee – i cui membri nazionali invitiamo a partecipare fin dal 9 settembre 2026 alla campagna “obiettivo 1000” – affinché iscrivano nei loro programmi elettorali il ruolo costituente del Parlamento europeo.
Vi proponiamo infine di inserire nei vostri social e sui vostri siti un countdown che si aggiorni quotidianamente fino al 6 giugno 2029 all’interno di un orologio con le dodici stelle.
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