L’EDITORIALE
LE PORTE SOCCHIUSE DELL’UNIONE EUROPEA
ALL’AMPLIAMENTO VERSO L’EUROPA DELL’EST E I BALCANI
La Commissione europea aveva adottato il 4 novembre 2025 il suo pacchetto annuale sull’ampliamento, (LINK1 – LINK2) presentando la sua valutazione sui progressi compiuti dai paesi candidati, riaffermando che “lo slancio per l’ampliamento era in cima all’agenda prioritaria dell’UE” e confermando che l’adesione di dieci nuovi Stati membri era “sempre più accessibile”.
Con l’ampliamento come obiettivo politico, la Commissione si era inoltre impegnata a presentare una “comunicazione sulle revisioni e riforme politiche” nei paesi candidati e negli Stati membri, a sostenere lo sforzo degli Stati membri per rafforzare la fiducia pubblica nel processo e contribuire all’ampliamento, ma quest’impegno non è stato finora mantenuto.
A undici mesi da quel pacchetto, la Commissione europea si appresta a presentare il 6 ottobre una nuova comunicazione sull’ampliamento dove l’entusiasmo per un allargamento in tempi certi è andato evaporando sia nella Commissione europea che fra i governi degli Stati membri perché il processo delle riforme nei paesi candidati è rallentato mentre le riforme interne all’UE sono ben lontane dall’essere avviate e la paralisi nel negoziato su un quadro finanziario pluriennale, che dovrebbe terminare nel 2034 ad ampliamento realizzato, rafforza le reticenze degli Stati membri ad aprire le porte dell’UE a nuovi aderenti tutti bisognosi di consistenti aiuti finanziari.
Le crescenti reticenze sull’ampliamento sono confermate dalla convinzione che non ci sono le condizioni per l’accessibilità all’UE in tempi certi dei tre paesi vicini dell’Europa orientale (Georgia, Repubblica di Moldavia e Ucraina), che la situazione politica nei Balcani Occidentali (Albania, Bosnia Erzegovina, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro e soprattutto Serbia) si è progressivamente complicata e che la totale assenza di riforme interne in Turchia (formalmente ancora candidata all’adesione) rende difficile immaginare che quel paese possa diventare un giorno membro a parte intera di una UE allargata.
Nulla è stato fatto del resto dalla Commissione europea in undici mesi per rafforzare la fiducia delle opinioni pubbliche nazionali negli Stati membri dell’UE sul processo di ampliamento e sull’idea che in un futuro, attualmente imprevedibile, essa possa comprendere fino a trentacinque o ancor di più Stati membri sapendo che in molti casi i trattati di adesione dovranno essere sottoposti al voto di referendum popolari.
La Comunità politica europea (CPE), di fatto immaginata da Emmanuel Macron come succedanea dell’ampliamento, non è mai realmente decollata essendosi rapidamente trasformata in una stanca sede di inutili vertici di Capi di stato o di governo senza trasparenza e dibattiti pubblici che coinvolgano media, stampa, società civili e think tank.
Governi e Commissione europea sono poi cocciutamente convinti che – nonostante le inascoltate sollecitazioni del Parlamento europeo (LINK) – non si debba aprire il vaso di Pandora delle riforme istituzionali dell’UE per cercare di renderla efficace nel suo funzionamento e più democratica nella sua legittimità sovranazionale al fine di rispondere alle sfide del passaggio da una comunità di ventisette governi litigiosi o sonnolenti ad una organizzazione di integrazione continentale che escluderebbe comunque una decina di paesi del più largo Consiglio d’Europa.
Di fronte al cambiamento nel giudizio della Commissione europea sull’ampliamento, che prende sostanzialmente atto di quel che è avvenuto in undici mesi, sarebbe necessario aprire un urgente dibattito pubblico europeo su tre ipotesi di azioni politiche, complementari ma non alternative:
– La prima ipotesi è quella proposta da Romano Prodi all’inizio di questo secolo e prima del grande allargamento (everything but institutions) per consentire ad un anello di paesi amici (Ring of Friends) di partecipare al mercato interno, alla ricerca, all’energia e alle politiche di sicurezza all’interno di una “politica di prossimità” escludendoli tuttavia dalle istituzioni politiche dell’UE per non allargare all’infinito e sovraccaricare la struttura politica dell’UE.
– La seconda ipotesi è quella immaginata nel discorso sullo Stato dell’Unione del 16 settembre da Ursula von der Leyen per il Canada, per ora non prevista dal Trattato di Lisbona, di accordi bilaterali di “associazione” che consentirebbero di far partecipare i paesi candidati alle politiche dell’UE offrendo loro una sorta di laboratorio ed abituarli ad usufruire dello acquis communautaire con un coinvolgimento più ampio di quel che avviene del resto già ora su alcune specifiche politiche legate alle riforme interne. Una rete di accordi di associazione fu del resto suggerita da Giorgio Napolitano come deputato europeo e presidente della Commissione affari costituzionali insieme a Jacques Delors in un seminario di riflessione sulle conseguenze dell’allargamento all’Europa centrale per rispondere ai timori di un big bang (poi avvenuto nel 2005 con dieci nuove adesioni) imposto dai governi che avevano respinto l’idea della Commissione europea del “metodo della regata” in cui i paesi candidati avrebbero dovuto partire tutti insieme nella gara dell’ampliamento ma si sarebbero presentati separatamente al traguardo rispettando le diverse velocità di adattamento.
– La terza ipotesi è quella immaginata da Alain Lamassoure durante i lavori costituzionali della Convenzione presieduta da Valéry Giscard d’Estaing nel 2002-2003 e poi rilanciata da Jean-Louis Bourlanges come presidente della commissione affari esteri della Assemblea nazionale francese l’11 settembre 2023 di un breve trattato di natura costituzionale per garantire l’approfondimento prima dell’allargamento e sanzionare il passaggio da una organizzazione ibrida come è l’UE ad una comunità di natura federale e dunque fondata su una democrazia sovranazionale chiedendo a Stati membri e a paesi candidati di ratificarlo (o per via parlamentare nazionale o per via referendaria pan-europea, n.d.r.) e stabilendo il principio di una sua entrata in vigore alla maggioranza dei paesi firmatari. Per rispettare la natura costituzionale e non pattizia di questo trattato, la sua elaborazione non dovrebbe essere attribuita ad una conferenza intergovernativa ma all’assemblea parlamentare europea che si esprime a nome delle cittadine e dei cittadini europei in un dialogo costante con le assemblee legislative degli Stati membri dell’UE e dei paesi candidati all’adesione.
Insieme ad un “progetto di manifesto politico” da sottoporre a partiti e candidati nelle prossime elezioni legislative nazionali (LINK) proponiamo di aprire un dibattito europeo su queste tre ipotesi legando le prime due alla valutazione della comunicazione della Commissione europea del 6 ottobre e la terza alle elezioni europee nel 2029.
Bruxelles, 5 ottobre 2026 ![]()
[VERSIONE INGLESE] – [VERSIONE FRANCESE]
LA SETTIMANA DEL MOVIMENTO EUROPEO
7 ottobre
- Roma, Festival della Progettazione (PROGEU, Progress in European Union e ISTITUTO PER LO SVILUPPO APS)
8 ottobre
- Bruxelles, riunione dei membri collettivi del Movimento europeo presso le istituzioni europee
9 ottobre
- Corso Civitas “Dall’Europa al territorio: quale rapporto tra l’Unione Europea e la P.A. locale” (Fondazione Next Generation EuroPA)
IN EVIDENZA
VI SEGNALIAMO
- 8 ottobre, ore 10:30-13:00 e 15:30-18:00, Bruxelles. Si terrà a Bruxelles l’ottava riunione di lavoro dei membri collettivi del Movimento europeo presso le istituzioni europee, dedicata all’analisi delle principali sfide che attendono l’Unione europea nei prossimi mesi. L’incontro vedrà la partecipazione di rappresentanti del Comitato economico e sociale europeo e del Comitato delle Regioni e sarà occasione per discutere il discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato da Ursula von der Leyen il 16 settembre, con particolare attenzione alle iniziative chiave del programma europeo per il 2027. La riunione consentirà inoltre di approfondire le prossime scadenze istituzionali europee, a partire dal Consiglio europeo di ottobre, sui temi della politica estera, del bilancio dell’Unione, delle politiche migratorie, dell’allargamento e delle riforme interne. Saranno inoltre avviate le riflessioni in vista delle iniziative che si terranno a Bruxelles il 9 e 10 dicembre per il venticinquesimo anniversario della Dichiarazione di Laeken, coinvolgendo esponenti della società civile, personalità che contribuirono ai lavori della Convenzione sul futuro dell’Europa ed esperti del processo di integrazione europea.
- 7-9 ottobre, Roma. Dal 7 al 9 ottobre si terrà a Roma il Festival della Progettazione – promosso da PROGEU, Progress in European Union e ISTITUTO PER LO SVILUPPO APS -, il primo appuntamento nazionale dedicato a chi immagina, sviluppa e realizza progetti sociali, culturali, civici e innovativi. Attraverso incontri, workshop e momenti di confronto, l’iniziativa riunisce professionisti, studenti, associazioni, enti pubblici e organizzazioni del Terzo Settore con l’obiettivo di promuovere la progettazione come strumento concreto di partecipazione e cambiamento. PROGRAMMA.
- 9 ottobre, ore 14:30-17:30, online. Nell’ambito del percorso formativo Civitas: amministrare le specificità del territorio, dedicato a giovani amministratori locali e a quanti aspirano a ricoprire ruoli di responsabilità nelle istituzioni territoriali, venerdì 9 ottobre si terrà il modulo online “Amministrazione locale e responsabilità pubblica”. Il corso mira a rafforzare competenze amministrative, istituzionali e civiche attraverso un approccio che coniuga capacità tecnica, visione politica e attenzione alle specificità dei territori. La lezione approfondirà il ruolo dell’amministratore pubblico nell’affrontare le sfide della governance locale, promuovendo una cultura della responsabilità istituzionale, della partecipazione democratica e dell’azione orientata al bene comune. L’iniziativa si inserisce nel percorso promosso dalla Fondazione Next Generation EuroPA, che si concluderà con il workshop finale previsto nell’ambito di Forum Civica 2026 il 15 ottobre presso il Monastero di Camaldoli. MAGGIORI INFORMAZIONI.
- 12 ottobre, ore 15:00-18:00, Roma. L’iniziativa “Cambiamo l’Europa. Idee per un progetto”, promossa dalla CGIL e dalla Fondazione Di Vittorio, rappresenta un’occasione di confronto sul futuro dell’integrazione europea e sulle sfide politiche, economiche e sociali che attendono l’Unione nei prossimi anni. L’incontro riunisce esponenti delle istituzioni, delle organizzazioni sociali e del mondo associativo per discutere proposte e percorsi capaci di rafforzare la dimensione democratica, sociale e partecipativa del progetto europeo. Il dibattito sarà dedicato alle prospettive di riforma dell’Unione europea e al ruolo che la società civile, il mondo del lavoro e i corpi intermedi possono svolgere nella costruzione di un’Europa più vicina ai cittadini, più solidale e più efficace nell’affrontare le grandi sfide del nostro tempo. La diretta dell’evento sarà trasmessa sui canali social della Fondazione Di Vittorio. PROGRAMMA.
ARTICOLI E TESTI DELLA SETTIMANA
- The Week Ahead 05-11 October 2026 (European Parliament)
- EU Weekly: Enlargement | Defence | Economy (European Movement International – 05/10/2026)
- Outlook for the European Council meeting of 15-16 October 2026 (EPRS | European Parliamentary Research Service – October 2026)
LA RUBRICA DEI NOSTRI TIROCINANTI
Questa nuova sezione raccoglie i contributi, le analisi e le riflessioni redatti dalle tirocinanti e dai tirocinanti del Movimento Europeo.
- Il 6G europeo: la corsa silenziosa per non perdere un’altra generazione di reti, di Martina Navarro i Asenjo
- Il superamento del voto all’unanimità, di Barbara Capata
- Il roaming (non) obbligatorio: dove finisce il “Roam Like Home”, di Martina Navarro i Asenjo
LIMITAZIONE DELLA RESPONSABILITÀ
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