L’EDITORIALE
ASCOLTARE PER DELIBERARE
LA RISPOSTA NECESSARIA E URGENTE ALLE PROTESTE DEGLI STUDENTI
Chiusi nel Palazzo d’Europa a Bruxelles i ventisette Capi di Stato e di governo dell’Unione e la Commissione europea – in un Consiglio europeo che nelle illusorie intenzioni di António Costa avrebbe dovuto definire l’agenda strategica europea su finanze, difesa, allargamento e politiche migratorie insieme ai temi cosiddetti di attualità come la competitività e il mercato, la regione artica, la COP31, l’energia, le guerre in corso, l’intelligenza artificiale e la demolizione del diritto internazionale – hanno esibito un silenzio assordante di fronte alle manifestazioni di protesta che scuotono da settimane il mondo dell’educazione in un numero crescente di paesi europei coinvolgendo discenti, docenti e sindacati.
E’ stato scritto e detto che l’Unione europea non ha competenze, poteri e politiche per rispondere alle ragioni delle proteste che riguardano il costo della vita e degli alloggi, la mancanza di docenti ed il livello dei loro stipendi, lo stato fatiscente degli edifici scolastici, l’assenza di concreta mobilità, le modalità di accesso all’università e le prospettive sul mercato del lavoro dei giovani che escono dagli istituti tecnici e che non sono in grado o non vogliono iniziare un percorso di studi universitari per citare le ragioni essenziali delle proteste.
Tutto ciò è solo in parte vero perché il tema del costo della vita e degli alloggi coinvolge i governi ma anche le istituzioni europee, le spese per l’educazione concernono i negoziati fra Unione europea e gli Stati nelle regole che definiscono il livello dei bilanci nazionali e quello europeo, lo stato degli edifici scolastici rientrava nelle risorse previste dal NGEU che non a caso faceva riferimento alle nuove generazioni e rientra ora nella politica di coesione, la mobilità europea dei docenti e dei discenti fa parte ormai da tempo dei programmi europei, le modalità di accesso all’accademia dovrebbero far parte del programma di alleanza fra le università e le prospettive sul mercato del lavoro rientrano nei programmi europei in materia sociale legati alla formazione professionale.
Sono totalmente e irresponsabilmente mancate fra i governi e nelle istituzioni europee iniziative di ascolto con discenti e docenti che pure avevano manifestato già nello scorso anno scolastico un crescente malcontento e che si è tradotto poi nelle proteste esplose fin dalla ripresa dell’anno scolastico 2026-2027 in Germania, Grecia, Portogallo, Spagna, Francia, Belgio ed ora anche in Italia con un evidente effetto emulativo.
Sono mancate attività di prevenzione e previsione anche all’interno delle famiglie delle degenerazioni di estrema, ingiustificata e ingiustificabile violenza preceduta talvolta da una ingiustificata azione di volontà di divieto preventivo di iniziative che si annunciavano come azioni di pacifica contestazione.
Poiché è difficile immaginare che le degenerazioni violente siano state il frutto di solo spontaneismo giovanile è apparsa con evidenza l’incapacità dei servizi di intelligence di verificare in un dialogo europeo e con un’azione comune di prevenzione la presenza di regie più o meno occulte nell’organizzazione delle violenze che sono andate dall’acquisto di migliaia di giubbetti neri, alla messa a disposizione di strumenti distruttivi e all’uso collettivo dei social.
Le reti degli studenti delle scuole medie superiori stanno diventando europee e non solo nazionali o locali anche in vista della annunciata manifestazione europea del 20 novembre 2026.
(come è apparso nell’Appello collettivo basato sulle proposte elaborate durante la conferenza annuale del Collectif pour un Service Civique Européen, Parigi, 28 maggio 2026). LINK.
Appare urgente e necessario che le istituzioni europee e nazionali, i poteri locali e regionali – ma anche i servizi di intelligence – escano dal loro silenzio assordante avviando un’ampia iniziativa di ascolto e di proposta sui temi più sopra citati (il costo della vita e degli alloggi, l’assunzione di docenti qualificati, la mobilità, l’accesso all’università e al mondo del lavoro, la qualità degli edifici scolastici ma anche la programmazione di attività educative extra-scolastiche).
Il Parlamento europeo dovrebbe a nostro avviso promuovere rapidamente – insieme alla Commissione europea e con il supporto del Comitato Economico e Sociale e del Comitato delle Regioni – una conferenza europea rivolta alle reti degli studenti e ai sindacati dei docenti aperta alle associazioni delle famiglie ed alle organizzazioni rappresentative della società civile con funzioni non solo consultive ma anche deliberative sottoponendo i risultati delle deliberazioni ad uno speciale Consiglio “Jumbo” e ad una sessione straordinaria della Assemblea in tempo utile prima del 20 novembre ponendo al centro delle decisioni le competenze e i poteri sovranazionali dell’Unione europea.
Roma, 19 ottobre 2026 ![]()
[VERSIONE INGLESE] – [VERSIONE FRANCESE]
ATTIRIAMO LA VOSTRA ATTENZIONE
APPELLO AGLI STUDENTI E ALLE STUDENTESSE D’ITALIA
LA COSTITUZIONE È UNA PATRIA SENZA CONFINI
Da realizzare con la scuola e l’istruzione
Segnaliamo la petizione “La Costituzione è una patria senza confini da realizzare con la scuola e l’istruzione”, che richiama l’attenzione sul ruolo centrale della scuola e dell’istruzione nella formazione della cittadinanza democratica, nella promozione dei valori costituzionali e nella costruzione di una società inclusiva.
L’iniziativa invita cittadini, associazioni e realtà del mondo educativo a sostenere una rinnovata attenzione alle politiche per l’istruzione.
Per maggiori informazioni e per aderire: https://www.change.org/p/la-costituzione-%C3%A8-una-patria-senza-confini-da-realizzare-con-la-scuola-e-l-istruzione
EUROPA DEI DIRITTI
LA SETTIMANA DEL MOVIMENTO EUROPEO
19 ottobre
- Firenze, presentazione di “Un Codice per una Nuova Europa – A Code for a New Europe” (editrice Ave, a cura di Paolo Magnolfi, Sebastiano Nerozzi e Nicoletta Parisi)
20-22 ottobre
- Webinar “Match Made in Heaven: Connecting national civil society organisations to advocate for the MFF” (Civil Society Europe)
- Firenze, festival Europa Project Week (Associazione Europolitiche con il contributo di EUROPE DIRECT Firenze)
IN EVIDENZA
VI SEGNALIAMO
- 19 ottobre, ore 17:00, Firenze. Si terrà presso il Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, la presentazione del volume “Un Codice per una Nuova Europa – A Code for a New Europe”, curato da Paolo Magnolfi, Sebastiano Nerozzi e Nicoletta Parisi. L’iniziativa, promossa nell’anniversario della consegna delle chiavi della città a David Sassoli, riunirà personalità del mondo istituzionale, culturale ed europeista per una riflessione sul futuro dell’integrazione europea. La giornata si concluderà con una tavola rotonda dal titolo “Verso una Camaldoli europea”. PROGRAMMA.
- 20-22 ottobre, Firenze. Nell’ambito di Europa Project Week, in programma a Firenze dal 20 al 22 ottobre, l’Associazione Europolitiche, con il contributo di EUROPE DIRECT Firenze, promuove un ciclo di incontri dedicati alle politiche europee, alla cittadinanza attiva e alla storia dell’integrazione europea. L’iniziativa intende approfondire l’impatto concreto delle politiche dell’Unione europea sulla vita dei cittadini, con particolare attenzione alle nuove generazioni, al programma Erasmus+ e alle prospettive future dell’integrazione europea. La partecipazione è gratuita previa registrazione. MAGGIORI INFORMAZIONI E PROGRAMMA DETTAGLIATO.
- 23-25 ottobre, Pisa. Dal 23 al 25 ottobre 2026 si svolgerà a Pisa, presso la Domus Mazziniana, il XXX Congresso Nazionale dell’Associazione Mazziniana Italiana, dedicato al tema “Dalla Repubblica agli Stati Uniti d’Europa. L’impegno mazziniano per la democrazia (1946-2026)”. Il Congresso sarà articolato in tre giornate di dibattito, relazioni e confronti sui temi della democrazia, dell’europeismo e dell’eredità politica e culturale di Giuseppe Mazzini. PROGRAMMA.
ARTICOLI E TESTI DELLA SETTIMANA
- Riunione del Consiglio europeo (15 e 16 ottobre 2026) – Conclusioni
- The Week Ahead 19-25 October 2026 (European Parliament)
- EU Weekly: Social Policy | EU Budget | Trade (European Movement International – 19/10/2026)
ULTIME DA BRUXELLES
DOPO IL CONSIGLIO EUROPEO DEL 15-16 OTTOBRE 2026:
OLTRE LA NATO E … OLTRE L’UNIONE EUROPEA?
MA SEMPRE IN DIFESA DEGLI STATI UNITI D’EUROPA!
Nelle conclusioni del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre scorso si ritrova ripetuta 32 volte la parola DIFESA. Si menziona la difesa aerea e missilistica, marittima, delle frontiere terrestri; si ripete più volte la necessità del sostegno alla difesa dell’Ucraina; il Consiglio considera «l’importanza e l’urgenza di accelerare il conseguimento dell’obiettivo di potenziare in modo decisivo la prontezza dell’Europa alla difesa»[1]; ribadisce «il proprio impegno a realizzare, a passo sostenuto e su vasta scala, il suo obiettivo di prontezza alla difesa entro il 2030, in modo che l’Europa sia meglio attrezzata per agire e affrontare autonomamente, in modo coordinato e con un approccio a 360 gradi, le sfide e le minacce immediate e future»[2]; auspica «necessari ulteriori sforzi per rafforzare la base industriale e tecnologica di difesa europea affinché sia in grado (…) di sostenere la prontezza dell’Europa alla difesa»[3]; sottolinea «che gli Stati membri dovrebbero pertanto orientare sempre di più gli investimenti nel settore della difesa verso uno sviluppo, una produzione e appalti congiunti, con il sostegno dell’AED»[4] (l’Agenzia europea della difesa); ricorda «inoltre la necessità di continuare ad agevolare l’accesso dell’industria della difesa ai finanziamenti e invita la Banca europea per gli investimenti a proseguire gli sforzi al riguardo»[5]. Ancora: il Consiglio europeo apprezza «l’importanza della cooperazione industriale con l’Ucraina nel settore della difesa, che contribuisce a rafforzare la prontezza dell’Europa alla difesa, basandosi su tutte le iniziative esistenti e attingendo all’esperienza e al know-how unici dell’Ucraina. Sottolinea la necessità di approfondire i partenariati industriali nel settore della difesa con l’Ucraina tramite l’integrazione della sua industria della difesa nella base industriale e tecnologica di difesa europea»[6]. Il Consiglio europeo afferma inoltre che è «opportuno avvalersi pienamente degli strumenti disponibili per lo sviluppo delle capacità e il rafforzamento industriale. A tale riguardo (…) accoglie con favore l’individuazione, da parte del Consiglio, di EDPCI[7], nel quadro del programma per l’industria europea della difesa, e l’adozione del regolamento che istituisce il programma per un’innovazione agile e rapida nel settore della difesa. Il Consiglio europeo invita i colegislatori a raggiungere un accordo sulla proposta relativa alla mobilità militare entro la fine dell’anno. Attende con interesse le prossime proposte della Commissione in materia di appalti nel settore della difesa»[8]. Infine «Il Consiglio europeo ricorda che un’Unione europea più forte e capace nel settore della sicurezza e della difesa contribuirà positivamente alla sicurezza globale e transatlantica ed è complementare alla NATO, che, per gli Stati che ne sono membri, resta il fondamento della loro difesa collettiva»[9].
La parola difesa è da ultimo menzionata pure a titolo di «DIFESA DEL DIRITTO INTERNAZIONALE»[10], al cui riguardo il Consiglio «si rammarica profondamente dell’annuncio, da parte degli Stati Uniti, dell’imposizione di sanzioni nei confronti della Corte penale internazionale in quanto istituzione. Il Consiglio europeo esorta gli Stati Uniti ad annullare queste ultime misure, prendendo atto nel contempo della decisione degli Stati Uniti di ritardare la piena applicazione delle misure come pure della loro disponibilità a discutere delle loro preoccupazioni con gli Stati parte dello Statuto di Roma [istitutivo della Corte penale]. Così facendo si lascia spazio alla diplomazia, con l’obiettivo di ottenere un rapido annullamento di tali misure e impedire l’adozione di ulteriori misure che mirano a compromettere l’indipendenza e l’integrità della Corte».
Non menziono quanto altro ha costruito e costruisce Donald Trump particolarmente in danno dell’Unione europea perché il suo pensiero e la sua azione sono riassunti al meglio nelle parole pronunciate dal Presidente USA riguardo al fatto che «L’UE è stata creata per fregare gli Stati Uniti»[11]: «The European Union was formed in order to screw the United States. This was the purpose of its formation».
Ma quanto ai rapporti fra Unione europea e NATO, magari oltre la NATO … e persino oltre la UE, vorrei considerare il perseguimento degli obiettivi dell’Unione europea in materia di politica di sicurezza e difesa comune (PSDC) – attraverso l’impiego di mezzi civili e militari per l’avvio di missioni – che deve avvenire conformemente ai principi della Carta delle Nazioni Unite (art. 42, n. 1, TUE). Se ne trova una conferma attualissima nella Dichiarazione congiunta dell’Unione e dei suoi Stati membri nel “vertice” informale di Wicklow (1-2 settembre 2026) specificamente là dove si afferma che, «in una fase caratterizzata da crescenti tensioni geopolitiche, da un’escalation dei conflitti e da gravi violazioni del diritto internazionale (…), un ordine internazionale basato su regole e un sistema multilaterale incentrato sulle Nazioni Unite rimangono il quadro globale essenziale per garantire il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale di tutti gli Stati, la risoluzione pacifica delle controversie, la prevedibilità, la responsabilità e l’applicazione equa del diritto internazionale». Esiste poi un vincolo di conformità alla strategia realizzata in ambito NATO, affermato nei paragrafi 2 e 7 dell’art. 42 TUE: la politica dell’Unione « rispetta gli obblighi di alcuni Stati membri, i quali ritengono che la loro difesa comune si realizzi tramite l’Organizzazione del Trattato del Nord-Atlantico (NATO), nell’ambito del Trattato dell’Atlantico del Nord, ed è compatibile con la politica di sicurezza e di difesa comune adottata in tale contesto »; «[g]li impegni e la cooperazione in questo settore rimangono conformi agli impegni assunti nell’ambito dell’Organizzazione del Trattato del Nord-Atlantico che resta, per gli Stati che ne sono membri, il fondamento della loro difesa collettiva e l’istanza di attuazione della stessa». Qualsiasi azione intrapresa dall’Unione deve inquadrarsi entro il sistema di sicurezza collettiva della NATO. Ne deriva che l’avvio di missioni militari da parte dell’Unione deve essere previamente autorizzato dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Al fine di garantire un maggior livello di coordinamento tra questi due sistemi di sicurezza collettiva l’Unione e la NATO hanno concluso i cd. Berlin Plus agreement (16 dicembre 2002), con cui è stata prevista la possibilità per l’Unione di ricorrere a mezzi e capacità dell’Alleanza atlantica. Per converso, l’art. 1 del Protocollo n. 10 (sulla cooperazione strutturata permanente istituita dall’art. 42 del Trattato sull’Unione europea) allegato ai Trattati di Unione prevede la possibilità che la stessa Unione, e per essa gli Stati che partecipano alla cooperazione strutturata permanente, metta a disposizione unità di combattimento «in particolare per rispondere a richieste dell’Organizzazione delle Nazioni Unite».
La possibilità per l’Unione di ricorrere a mezzi della NATO storicamente si lega all’incapacità dell’Unione di rispondere in maniera rapida ed efficace alle crisi. Nell’ambito della Strategia globale dell’Unione per la politica estera e di sicurezza comune[12] è stato inserito anche il rafforzamento della cooperazione con la NATO: l’Unione deve forgiare una propria politica di difesa che le consenta di agire autonomamente ma che al contempo sia complementare a quella della NATO. Nella prospettiva del rafforzamento di questa cooperazione è stata adottata una prima Dichiarazione congiunta (8 luglio 2016), ribadita nella successiva Dichiarazione congiunta del 10 luglio 2018 e confermata nella Dichiarazione congiunta del 10 gennaio 2023, nella quale si concorda di affrontare in una prospettiva cooperativa le crescenti sfide legate, principalmente, alla competizione geostrategica, alle questioni relative alla resilienza e alla protezione delle infrastrutture critiche, all’interferenza straniera nell’ambito dell’informazione. A partire da queste dichiarazioni le due Organizzazioni hanno avviato un insieme di azioni comuni: stando al Eleventh Progress Report NATO-UE Cooperation (18 giugno 2026) le 74 azioni comuni hanno conseguito rilevanti effetti in materia di dialogo politico, riduzione delle carenze di capacità critiche, cooperazione civile-militare, nuove tecnologie, resilienza, espansione delle capacità di produzione industriale nel settore della difesa, spazio e deterrenza contro minacce sia convenzionali che non tradizionali.
Pare interessante citare in conclusione esperimenti come quelli tra cosiddetti Paesi “volenterosi” che il 2 marzo 2025, a Londra su iniziativa di Francia e Regno Unito, hanno lanciato un progetto (cresciuto fino a comprendere oggi 37 Stati) per fornire garanzie di sicurezza a lungo termine all’Ucraina, sviluppare iniziative congiunte di difesa, ecc. Fra i 37 vi sono membri della UE (oltre alla Francia: Germania, Polonia, Spagna, Italia, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia, Belgio), della NATO, del Commonwealth e addirittura il Giappone.
Da menzionare è pure la Dichiarazione congiunta del 13 luglio 2026 istitutiva della Coalizione integrata anti-missili balistici: si tratta di una cooperazione a carattere esclusivamente difensivo fra 10 Stati (Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna Svezia, Ucraina e Regno Unito) aperta a chiunque voglia aderirvi, indirizzata a sviluppare congiuntamente capacita di difesa contro minacce derivanti da missili balistici, nonché a integrare il potenziale industriale della difesa, della ricerca scientifica e dell’esperienza sul campo, il tutto in linea con gli ordinamenti costituzionali nazionali e gli obblighi internazionali.
La strada sembra quindi aperta per forme di alleanza, persino di integrazione politica, capaci di andare oltre l’attuale modalità di difesa militare (NATO) e addirittura oltre la cooperazione soprannazionale intrapresa con le Comunità europee degli anni Cinquanta del secolo scorso e l’Unione europea partorita a fine secolo[13]. Ma i tempi hanno la necessità di essere rapidi, addirittura rapidissimi, nella temperie geopolitica attuale, e non è detto quindi che, così come gli Stati Uniti d’America hanno preso forma concreta con 13 Stati federati nell’ambito della confederazione e poi della federazione, gli Stati Uniti d’Europa non possano costituirsi con meno dei 27 Stati membri attuali dell’Unione europea.
Costituirsi in una democrazia costruens certamente ma ovviamente necessariamente pure difendente.
DINO G. RINOLDI
[1] Par. 56.
[2] Par. 59.
[3] Par. 60.
[4] Ibidem.
[5] Ibidem.
[6] Par. 61.
[7] European Defence Projects of Common Interest. V. La Commissione accoglie con favore l’approvazione da parte degli Stati membri di cinque progetti europei comuni nel settore della difesa, in eunewsletter.it del 28 settembre 2026.
[8] Par. 62.
[9] Par. 63.
[10] Par. 77.
[11] V. fra le altre fonti la Repubblica del 27 febbraio 2025 (repubblica.it/esteri) che cita la frase detta il giorno prima dal presidente Trump.
[12] V. Politica estera e di sicurezza comune – Strategia globale, in eur-lex.europa.eu.
[13] Un riferimento al riguardo può esser fornito dalle proposte avanzate dalla Commissione europea per realizzare uno “spazio Schengen” in campo militare, settore industriale compreso, sull’esempio della cooperazione internazionale avviata con l’accordo di Schengen del 1985 e la Convenzione di sua applicazione del 1990 in materia di libera circolazione delle persone in un ampio spazio territoriale pur percorso da frontiere statuali. V. G.B., Commissione Ue: verso uno “Schengen militare”. Industria bellica ed “ecosistema” industriale europeo della difesa, in agensir.it del 19/11/2025; P. V. Dastoli, Una Schengen per la difesa europea, in tuttieuropaventitrenta.eu del 12 maggio 2026.
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