Newsletter 02 Marzo/2026 – ULTIME DA BRUXELLES

 

IL PROGRAMMA ENTRO QUALCHE SECOLO, DECENNIO, ANNO…

(A FUTURA MEMORIA: DI CHI?)

Posso condividere un lamento? Lo scriverne al riguardo consente al mio cervello di rilasciare cortisolo onde fronteggiare lo stress.

La mattina del giorno in cui “butto giù” queste annotazioni per la Newsletter i quotidiani a stampa, cartacei (do you remember?), portano in prima pagina titoli quali La guerra si sta allargando[1] o, addirittura, Guerra senza confini[2].  E infatti sempre questa mattina sopraggiunge (on line) la notizia che La guerra in Iran arriva in Europa. Drone colpisce base britannica a Cipro[3]. Così gli eventi bellici che stanno riguardando il Medio Oriente, e ovviamente interessano tra gli altri gli Stati Uniti d’America, quindi il continente nord americano, finiscono col coinvolgere direttamente anche il territorio dell’Unione europea[4], nel quale è ricompreso il territorio dello Stato membro cipriota. Conseguenze immediate? Berlino, Londra e Parigi: “Pronti a difenderci”, titola la Repubblica[5], mentre il Ministro italiano della difesa Guido Crosetto, trovandosi al precipitare degli eventi a Dubai sotto attacco iraniano dal cielo, parla di «un’accelerazione inattesa» e, almeno lui, ricorda che «ora l’UE deve proteggersi»[6], quando piuttosto c’è a «Bruxelles allarme petrolio e gas» pensando al fatto che «i rincari peseranno sulla crescita»[7].  

Non sto a riprendere la questione di una difesa militare veramente comune europea, di cui anche in queste Newsletter si è a lungo trattato[8]. Oggi posso solo limitarmi a riprendere un altro titolo di giornale, dove ci si lamenta di Quando l’Europa si scopre debole al cospetto di Un mondo furioso[9]. E se il «mondo è furioso» – probabilmente furioso da sempre non solamente essendosi infuriato da qualche tempo – è inutile, sfibrante, perdente, distruttivo continuare a puntare sull’eliminazione del mulino a ve(n)to rappresentativo dell’unanimità nelle procedure decisionali interne all’Unione europea, come ancora oggi fa Romano Prodi[10]. Egli afferma infatti che «Lo strumento giuridico e condizione immediata e necessaria per ricominciare a decidere [nell’UE] è la fine dell’unanimità». Poi in positivo si rifà alla reiteratissima necessità dell’”integrazione differenziata” e al fatto che «Le più velocità sono un cammino indispensabile»[11]; “più velocità” che sempre nell’UE da tempo si fanno. Resta pure il lamento per la difesa comune che, se non si verificano «salti in avanti che esigono forti leadership», «avverrà con cooperazioni progressive lente, complicate – ma speriamo [speriamolo, tanto costa nulla speralo!] che vadano avanti – e rimarranno i 27 ministri della difesa, 27 capi di stato maggiore con un coordinamento che tra l’altro comporta un aumento delle spese militari a cui non corrisponde un contemporaneo aumento dell’efficienza militare».

Insomma, ecco il programma da realizzare entro qualche secolo. «Le programme en quelques siècles»[12] potremmo dire con Armand Robin, se non fosse che quello di Robin era programma profeticamente catastrofico e il nostro dev’essere provvidenzialmente sfidante. Ma da attuare entro un po’ meno tempo. Non decenni. Non (tanti) anni. Magari nei prossimi mesi … Però non evochiamo miracoli. Altrimenti potremmo pure trovarci di fronte alla leggiadra necessità di elaborare «Norme per procedere nel discernimento di presunti fenomeni soprannaturali»[13]. Mentre magari l’Europa si troverebbe in exitu. O almeno in piena balia del mondo furioso[14].

DINO G. RINOLDI

 

[1] V. Corriere della Sera del 2 marzo 2026.

[2] V. la Repubblica del 2 marzo 2026.

[3] V. sotto questo titolo l’articolo di Jeremiah Fisayo-Bambi, in euronews.it del 2 marzo 2026.

[4] La nozione di «territorio dell’Unione europea» non è politica, o addirittura meramente enfatica, ma tecnico-giuridica: v. ad es. A. Laconi, La Corte di Giustizia dell’Unione europea sulla perdita della cittadinanza europea: davvero è sufficiente rispettare il solo principio di proporzionalità?, commento alla sentenza di Corte di giustizia dell’UE (grande sezione) del18 gennaio 2022, C-118/20, JY v Wiener Landesregierung, in DPCE on line, n. 2/2022, p. 1297 ss., dove la nozione in questione viene esplicitamente in considerazione alle pp. 1298, 1301, 1304, 1306.

[5] L’articolo sotto questo titolo, a p. 7 dell’edizione sopra citata, è di A. Lombardi.

[6] V. l’articolo di T. Ciriaco a p. 11 dell’edizione citata de la Repubblica.

[7] V., sempre nell’edizione de la Repubblica del 2 marzo, l’articolo di C. Tito a p.9, sotto il titolo che contiene i riferimenti sopra riprodotti.

[8] Io stesso vi ho ragionato, in particolare l’anno scorso, soffermandomi sulla Democrazia europea costruens e difendente.

[9] V. l’articolo di A. Polito nel Corriere della Sera del 2 marzo, con i due diversi titoli sopra riprodotti, contenuti rispettivamente alle pp. 44 e 1 dove sono pubblicate le due parti dello scritto.

[10] V. R. Castaldi, Prodi: bisogna pensare in grande e superare i veti nazionali, in focuseurope.it del 2 marzo 2026.

[11] V. l’intervista citata.

[12] V. il testo in florilege.free.fr nonché al termine di questo scritto.

[13] V. la pubblicazione curata dal Dicastero per la dottrina della fede ed edita con questo titolo nel 2024 dalla Libreria Editrice Vaticana.

[14] G. Tremonti prova, sotto questo titolo, a ragionare ottimisticamente sopra «il riscatto degli Stati e la fine della lunga incertezza» (Mondadori, Milano, 2016).