BURRO E CANNONI:
ULTIMO TANGO A BRUXELLES?
Or sappi questo: negli ultimi giorni verranno tempi difficili
2 Timoteo, 3.1
Sentirete poi parlare di guerre e di rumori di guerre.
Guardate di non allarmarvi; è necessario che tutto questo avvenga ma non è ancora la fine
Matteo, 24.6
La Groenlandia (compresa nel Regno di Danimarca, pur con ampia autonomia e al di fuori del sistema dell’Unione europea, come le isole Fær Øer) va al voto l’11 marzo. Nella stessa data la Commissione europea dovrebbe adottare la proposta normativa per un «Nuovo approccio comune sui rimpatri», che in Italia si aspetta di metter in relazione alla vicenda determinata dal protocollo stipulato con l’Albania del 2023 «per il rafforzamento della collaborazione in materia migratoria», di cui alla legge n. 14/2024. Il 20 e 21 marzo ci sarà un Consiglio europeo ordinario, a seguire quello straordinario del 6 marzo scorso con le conclusioni adottate in tema di Ucraina, sostenute «con fermezza da 26 capi di Stato e di governo» esclusa l’Ungheria, e di «Difesa europea», condivise da tutti i 27 Stati membri dopo le «linee guida» del piano Rearm Europe presentate da Ursula von der Leyen e da tradurre in «proposte legislative» nelle «prossime due settimane»[1].
C’è chi constata che ci troviamo in un «truce nuovo ordine mondiale»[2], dove l’opzione nucleare (bomba atomica) è ripetutamente richiamata – non importa se per affermarla o negarla – e dove anzitutto Donald Trump porta con evidenza palmare allo scoperto i ritardi dell’UE[3] in materia di sicurezza anche militare, ritardi capaci di ricondurre in un percorso europeo condiviso il Regno Unito con le sue quattro nazioni costitutive[4]. Nell’UE ci si comincia a chiedere con serietà estrema «Cosa sarà dell’Alleanza atlantica ?», puntualizzando che «Un disimpegno americano totale evidenzierebbe il ritardo europeo» giacché «servirebbero 100 mila soldati» e «l’Italia dovrebbe fornirne 13 mila»[5]. Cosicché davvero si può auspicare «Meno lamentele. Tutti possiamo cambiare il mondo» ?[6]
Certo a Bruxelles, a Strasburgo, a Lussemburgo e nelle capitali degli Stati membri non si può continuare coi ritardi né coi distinguo; e se la strada imboccata fa credere a un accantonamento dei primi, attorno ai secondi il percorso è ancora accidentato benché il «putiferio di distinguo e precisazioni … in qualche caso ha sfiorato il ridicolo»[7].
«Meno lamentele». Della piazza per l’Europa del 15 marzo, auspicata da Michele Serra[8], occorre sperare che «abbia un grande successo», benché «discorde su tante cose essenziali», come osserva Paolo Flores d’Arcais, assicurando di andarci perché «il cuore dell’Europa oggi è a Kiev e il futuro dell’Europa si gioca lungo quelle frontiere»[9]. E per di più il «trumpismo a vocazione imperiale … ha come idea strategica la guerra all’Europa»[10].
Allora di «burro e fucili» scrive ora Lucrezia Reichlin[11], modificando ironicamente l’affermazione di Benito Mussolini che nel 1938 chiese alla folla se volesse «burro o cannoni», sentendosi ovviamente rispondere l’entusiastica adesione alla seconda opzione, un po’ come qualche tempo prima il prefetto di Giudea si sentì preferire Barabba a Gesù.
Burro “e” fucili. Burro, cioè beni pubblici comuni quali salute, accesso aperto alla conoscenza, protezione dei lavoratori, politica industriale comune, politica di coesione anche per le aree interne, sostegno agli agricoltori e a chi fa impresa, supporto alla convergenza ecologica della società e alla progressiva decarbonizzazione della produzione nonché contrasto ai rischi climatici, ecc. ecc., come espresso dall’appello del Movimento europeo, Consiglio italiano, alla mobilitazione: #LEuropaSiamoNoi.
Ma anche fucili, armi a difesa della sicurezza in Europa e dell’Europa. Perché il tango sudamericano che si balla da tempo a Bruxelles, nell’Unione europea, non arrivi all’esaurimento e invece si accompagni, in un afflato interculturale, al valzer europeo. Perché alla libertà di circolazione di persone, merci, servizi, capitali e adeguate regole giuridiche si aggiunga, nello spazio comune di libertà, sicurezza e giustizia[12], la libertà di circolazione delle conoscenze sottolineata dal Rapporto Letta[13].
Scrive Reichlin che «l’indipendenza militare europea non sarà possibile se non basata su una tecnologia competitiva», giacché «forza militare e tecnologia sono sempre andate insieme» e «la spesa militare ad alto contenuto di innovazione ha un alto moltiplicatore sul Pil». Cosicché – continua Reichlin – «la capacità di aumentare il contenuto di innovazione della spesa militare dipende in gran parte dalla possibilità di usufruire delle economie di scala del mercato unico, di favorire integrazioni industriali transfrontaliere e di integrare le piattaforme per gli appalti».
Burro e fucili. Fucili e burro.
Così, se riguardo al tema degli armamenti può dirsi – lo sottolinea Reichlin – che «il pacchetto messo a punto dalla Commissione è deludente», occorrono meno lamentale perché «il primo passo è stato compiuto e questo è importante». E due punti in particolare sono precisati dall’economista. Da un lato: «se la spesa si focalizzasse sull’innovazione e sull’ambizione di medio periodo di una leadership tecnologica, questa costituirebbe un’opportunità per l’Europa in quanto le permetterebbe di colmare il gap di competitività individuato dal Rapporto Draghi, ambizione largamente condivisa». Da un altro lato: deve ben essere considerato che «il progetto europeo va costruito politicamente e non esiste bacchetta magica. Se si pensa che l’autonomia strategica dell’Europa sulla Difesa sia necessaria, bloccare oggi il piano della Commissione significa rallentare e non aiutare il processo di europeizzazione del progetto».
Rino Formica constata il bisogno, in Italia, «di un colpo di Stato costituzionale, ovvero di un ritorno radicale alla Costituzione» per ottenere «una rigenerazione dell’equilibrio dei poteri democratici e repubblicani» di fronte a un «processo di sfaldamento» che «va fermato subito»[14]. Così, per evitare in ultima analisi di percorrere «la strada che porta alla fine delle democrazie europee»[15], in Europa occorre ritornare a Ventotene, quando in tempi di guerra si son dette parole opposte, parole e fatti conseguenti per andar oltre l’Italia, oltre i 27 Stati membri dell’UE, oltre la tripartizione imperiale e violenta del Mondo. Il «Gattopardo europeo» sarà insomma capace di un’«insurrezione costituente»?[16] Per arrivare alla federazione europea, agli Stati Uniti d’Europa, alla Repubblica federale. Per comprendervi, in un giorno ulteriormente luminoso, anche la Russia.
DINO G. RINOLDI
[1] V. F. Basso, La corsa dell’Europa: «Nulla è da escludere per la difesa comune», in Corriere della Sera, 10/3/2025, p. 2.
[2] V. C. De Gregorio, Meno lamentele. Tutti possiamo cambiare il mondo, in la Repubblica, 10/3/2025, p. 1.
[3] V. P. Mieli, Kiev, Bruxelles, Roma. Ritardi e distinguo in marcia, in Corriere della Sera, 10/3/2025, pp. 1 e 28.
[4] V. G. Fioravanti, Il “Brexit reset” e le nuove relazioni diplomatiche tra Regno Unito e UE, in Il Caffè geopolitico, 4/2/2025; S. De La Feld, UE e Regno Unito al lavoro su un fondo comune per la difesa del continente, in eunews.it, 25/2/2025.
[5] V. G. Sarcina, in Corriere della Sera del 10/3/2025, pp. 1 e 2.
[6] V. la precedente nota 2.
[7] V. la precedente nota 2.
[8] V. il mio intervento nella Newsletter del 4/3/2025 nella sezione «Ultime da Bruxelles».
[9] V. F. Bei, Flores d’Arcais: “Io ci sarò nello spirito di Ventotene”, in la Repubblica, 9/3/2025, p. 11.
[10] V. l’intervista di cui alla nota precedente.
[11] V. L’economia di guerra alla prova, in Corriere della Sera, 9/3/2025, pp. 1 e 24.
[12] V. il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea agli artt. da 67 in poi: «L’Unione realizza uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia nel rispetto dei diritti fondamentali nonché dei diversi ordinamenti giuridici e delle diverse tradizioni giuridiche degli Stati membri» (art. 67.1).
[13] V. E. Letta, Much more than a market – Speed, Security, Solidarity. Empowering the Single Market to deliver a sustainable future and prosperity for all EU Citizens, secondo il quale : «The fifth freedom entails embedding research and innovation drivers at the core of the Single Market, thereby fostering an ecosystem where knowledge diffusion propels both economic vitality, societal advancement and cultural enlightenment» (p. 7).
[14] V. Usa e Italia, c’è un progetto reazionario. Serve un colpo di Stato costituzionale, in Domani, 10/3/2025, pp. 1 e 8.
[15] V. sempre R. Formica nello scritto citato in nota precedente.
[16] Così l’editoriale di P.V. Dastoli nella Newsletter del 2 luglio 2024.
