Newsletter 13 Ottobre/2025 – ATTIRIAMO LA VOSTRA ATTENZIONE

 

I giovani europei: dal Manifesto di Ventotene, al Programma Erasmus, alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione

Nella settimana fra il 13 e il 18 ottobre si celebra la nona edizione degli Erasmus Days: il programma che lo denomina è stato pensato e agito come potente strumento di promozione della cittadinanza europea a partire da coloro che sono il futuro della classe dirigente (a tutti i livelli) nei Paesi dell’Unione europea e nel mondo.

Pochi sanno che questo programma – così battezzato in onore di Erasmo da Rotterdam, teologo, umanista, fisiologo, filosofo, presbitero olandese e grande viaggiatore in tutta Europa – è stato ideato e costruito da un’Italiana. Sofia Corradi ragionò a partire dalla propria personale esperienza: mentre era studentessa universitaria in Roma negli anni Cinquanta del secolo scorso, maturò un master negli Stati Uniti; al rientro in patria non si vide riconoscere quanto ivi molto ben conquistato. Lavorò, dunque, con le istituzioni italiane ed europee a un progetto di europeizzazione dei percorsi di studio (che poi divennero anche di lavoro) per i giovani. Questa è l’idea fondante di un’iniziativa che funziona nell’Unione europea dal 1987.

Il programma Erasmus mira a rafforzare lo status di cittadinanza europea, ovvero del giovane studioso e professionista che vive in un ambito, lo “spazio di libertà sicurezza e giustizia” (art. 3 TUE), che è molto di più del “mercato interno”, come ben ci ricorda Enrico Letta nel proprio Rapporto del 18 aprile 2024. Si tratta di uno spazio giuridico e politico ove vige (dovrebbe vigere!) il rispetto di princìpi che mettono al centro la persona in quanto tale: principi che attengono al rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto, dei diritti umani, inclusi quelli delle minoranze. Tutti princìpi fondanti dell’Unione in quanto comuni ai suoi Stati membri (art. 2 TUE).

L’Unione europea – costruita faticosamente fra tante crisi che si sono succedute in modo sempre più ravvicinato –è una creatura preziosa: ha saputo preservare  per 8 decenni la pace fra i propri (oggi 27) Stati membri (certo non a livello globale, ove altri “attori” perseguono evidentemente obiettivi diversi!). Assicura a circa 450 milioni di persone (i propri cittadini) il diritto di circolare anche per vivere, lavorare e studiare in un luogo diverso da quello in cui essi sono nati. Assicura stabilità economica e finanziaria grazie a una moneta unica, comune a 20 Stati europei (e ad altri extra-UE). É stata in grado di assicurare solidarietà in tempi difficili, quale è stata la pandemia da Covid-19 e quali sono le catastrofi naturali. Regolamenta fenomeni globali con una disciplina uniforme o armonizzata che tiene conto del valore della persona. Si impegna all’esterno, con operazioni umanitarie, di cooperazione internazionale e di aiuto allo sviluppo.

Forse per un giovane è difficile comprendere lo spessore di queste conquiste: quanto oggi acquisito nella quotidianità può sembrare scontato. Ma per noi “diversamente giovani” (nati nella seconda metà del secolo scorso) poter circolare senza passaporto, senza visto, senza cambiare della moneta, senza controlli alle frontiere, poter scegliere di lavorare fuori dal Paese di cittadinanza alle stesse condizioni del cittadino del Paese elettivo, poter godere di beni e servizi senza incontrare l’ostacolo delle barriere doganali: tutto ciò noi consideriamo il frutto di conquiste successive che, passo dopo passo, hanno accompagnato la nostra crescita dalla Dichiarazione Schuman (1950) a oggi.

Dunque, nella settimana in cui si festeggia l’Erasmus Day – insieme al diritto di studiare e formarsi professionalmente nello spazio continentale europeo – è proprio ai giovani che ci si vuole pressantemente, rivolgere. Essi sono un “capitale” fondamentale: sono portatori di energie vivificanti, di intelligenze non ancora stanche o cinicamente piegate dalla realtà e dalla fatica del vivere, dalla quotidianità; sono aperti a soluzioni innovative, audaci e progressive. I giovani sono dunque in una posizione privilegiata per farsi carico di lavorare per una società orientata al futuro.

La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea ricorda che i diritti e le libertà in essa proclamati fanno «sorgere responsabilità e doveri nei confronti degli altri come pure della comunità umana e delle generazioni future» (penult. cpv. del Preambolo)

Ecco dunque che i giovani godono diritti e libertà, ma sono anche caricati di una responsabilità civica che li chiama a essere attori (e non meri spettatori) per la definizione del proprio futuro. Mi sembra ancora molto attuale e pertinente un’iconica frase pronunciata tanto tempo fa (da J. F. Kennedy nel discorso d’insediamento come Presidente degli Stati Uniti): «non domandatevi cosa lo Stato può fare per voi, ma cosa voi potete fare per il vostro Paese», e dunque anche per l’Unione europea. Questa frase del lontano 20 gennaio 1961 esorta i cittadini – anche i nostri giovani – a un impegno attivo e responsabile, suggerendo che il destino politico di una comunità dipende dalla partecipazione e dal contributo di tutti i suoi membri.

Il periodo che stiamo attraversando è grave e insidioso. Non siamo i primi a sperimentare eventi drammatici. Il Manifesto di Ventotene -scritto nel 1941 “per un’Europa libera e unita” – richiama ciascuno alle proprie responsabilità, con parole che sembrano scritte oggi:

«Oggi è il momento in cui bisogna saper gettare vecchi fardelli divenuti ingombranti, tenersi pronti al nuovo che sopraggiunge così diverso da tutto quello che si era immaginato, scartare gli inetti fra i vecchi e suscitare nuove energie tra i giovani».

Ai nostri giovani europei questa frase chiede di essere cittadini consapevoli e di aiutare a sviluppare una prospettiva visionaria per il proprio futuro, a partire dall’immediato. L’ invito è a impegnarsi attivamente per una nuova progettualità politica: perché alle tante attuali, piccole e talvolta irrilevanti sovranità nazionali possa sostituirsi una sovranità condivisa a livello europeo, un’unione federale, ricca grazie alle tante diversità culturali suscettibili di confluirvi e vivificarla.

Nicoletta Parisi

Montreal, 13 ottobre 2025