Newsletter 13 Ottobre/2025

CARE LETTRICI E CARI LETTORI

La nostra newsletter settimanale Noi e il futuro dell’Europa è stata concepita per contribuire ad una corretta informazione sull’Unione europea e partecipare al dibattito sulla riforma dell’Unione, così come abbiamo fatto durante la Conferenza sul futuro dell’Europa e come continueremo a fare per la nuova legislatura europea.

Ecco l’indice della nostra newsletter di oggi:

– Editoriale, che esprime l’opinione del Movimento europeo su un tema di attualità

– Rubrica “Attiriamo la vostra attenzione“

– La settimana del Movimento europeo

– Eventi principali, sull’Europa in Italia e Testi in evidenza

Siamo come sempre a vostra disposizione per migliorare il nostro servizio di comunicazione e di informazione e per aggiungere vostri eventi di interesse europeo nella speranza di poter contare su un vostro volontario contributo finanziario.

 

 


 L’EDITORIALE

UNA TREGUA PROVVISORIA O UNA PACE DURATURA IN MEDIO ORIENTE

Con la liberazione degli ultimi ostaggi ancora in vita, catturati due anni fa dai terroristi di Hamas, e con la scarcerazione di una parte di prigionieri palestinesi che Netanyahu ha definito “assassini” inizia finalmente una tregua in quest’area martoriata del mondo e considerata come la regione con la maggiore quantità e la maggiore durata di conflitti.

Con la tregua dovrebbero essere interrotte le azioni militari della forza di difesa israeliana (IFD) anche se il governo di Tel Aviv non intende rinunziare alla distruzione dei tunnel dove si rifugiavano i miliziani di Hamas.

Questi stessi miliziani dovrebbero accettare di disarmarsi secondo i venti punti dell’accordo condiviso dai Paesi arabi (LINK) ma i leader di Hamas non hanno preso alcun impegno ed escludono la possibilità di abbandonare il controllo della Striscia di Gaza per cederlo all’Autorità palestinese o ad una provvisoria amministrazione internazionale.

Memori di una storia sanguinosa che dura da quasi ottanta anni, è più realistico parlare di tregua temporanea e non di pace duratura.

È ben difficile immaginare infatti una pacifica convivenza fra palestinesi ed israeliani o relazioni non conflittuali fra due popolazioni confinanti di cui quella israeliana risiede in un territorio indipendente e dunque in uno Stato che unisce regole democratiche alla rivendicazione di un sistema teocratico e quella palestinese risiede solo in una parte di territorio (la Striscia di Gaza) perché un’altra parte più consistente (Westbank) è illegalmente occupata dai coloni ebrei.

In questa situazione i rapporti fra le due popolazioni potrebbero essere paragonati allo stato di apartheid perseguito dalle minoranze bianche fino al 1991 in Sud Africa quando la liberazione dal carcere di Nelson Mandela aprì la strada alla fine delle discriminazioni razziali perpetrate a danno delle libertà e dei diritti civili dei neri.

Persistono tuttora in Sud Africa violenze e soprusi da ambedue le parti insieme al mancato superamento delle diseguaglianze socioeconomiche, alla diffusa povertà che colpisce i neri e a fenomeni di corruzione nel quadro di un processo di consolidamento democratico dove si dimostra che questo processo non è appannaggio solo dell’Occidente.

Il passaggio dalla tregua temporanea ad una pace che duri nel tempo, aprendo a lungo termine la via a formule innovative di convivenza fra due popoli e due Stati come l’ipotesi di una Confederazione piuttosto che di una improbabile federazione, esige risposte alle molte domande lasciate aperte dal piano la cui paternità viene attribuita al solo Donald Trump.

Esso è invece il risultato di una convergenza di interessi politici, economici, finanziari e di sicurezza fra gli Stati Uniti da una parte e i Paesi arabi dall’altra in un negoziato da cui sono stati inizialmente esclusi altri attori internazionali come la Russia, la Cina e la Turchia ma anche la silenziosa e frammentata Unione europea con l’eccezione dell’iniziativa di Emmanuel Macron in coppia con il principe saudita Mohammad bin Salman Al Saud.

Ci sono alcune domande lasciate aperte dagli accordi sottoscritti a Sharm el-Sheikh che richiedono  tre risposte in tempi rapidi e cioè

  • la ricostruzione della Striscia di Gaza, dopo due anni di distruzioni perpetrate dal governo Netanyahu, dei suoi costi e delle modalità di gestione che non potranno essere affidate né ad Israele né ai palestinesi sapendo che l’obiettivo della ricostruzione deve essere quello di garantire ai palestinesi di vivere con dignità sulla loro terra per creare le condizioni economiche e sociali di sviluppo di una popolazione che per metà ha meno di venti anni,
  • la definizione di un territorio palestinese con confini precisi ed inviolabili che appare essenziale, anche dal punto di vista del diritto internazionale, per la creazione di un vero e proprio Stato della Palestina passando dalle affermazioni di principio al suo effettivo riconoscimento da parte di tutta la comunità internazionale a partire dall’Unione europea e sapendo che esso è già stato riconosciuto dall’ONU nel 2012 e dalla Lega Araba fin dal 22 settembre 1948, ma che esso dovrà essere riconosciuto da Israele come lo Stato di Israele dovrà essere riconosciuto dallo Stato della Palestina,
  • le condizioni per una comune identità politica del popolo palestinese, nonostante la sua frammentazione internazionale, che dovrà presto riconoscersi in una leadership autorevole in vista di nuove elezioni presidenziali che non si svolgono dal 2005 e che coinvolgano tutti quelli che vivono nella Striscia di Gaza e nella Wesbank insieme a chi vive in Israele, in Giordania e negli altri Paesi arabi (Siria, Libano, Egitto, Arabia Saudita, Kuwait, Iraq e Yemen).

Non è un caso che, per ostacolare l’identificazione in una leadership autorevole, il governo Netanyahu si sia rifiutato di scarcerare il leader palestinese Marwan Barghuthi in prigione dal 2002, condannato all’ergastolo per aver diretto il braccio armato di Al Fatah – così come Nelson Mandela aveva diretto in Sud Africa il braccio armato dello African National Congress – e che ha accettato l’esistenza dello Stato di Israele definendolo “il nostro futuro vicino”.

Noi ci uniamo all’appello e alla richiesta di molte organizzazioni non governative a difesa dei diritti fondamentali per la liberazione immediata ed il ritorno di Marwan Barghuthi a Ramallah come un forte segnale che è iniziata una vera pacificazione fra palestinesi e israeliani.

Perugia, 12 ottobre 2025coccodrillo

 

 

 


ATTIRIAMO LA VOSTRA ATTENZIONE

I giovani europei: dal Manifesto di Ventotene, al Programma Erasmus, alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione

Nella settimana fra il 13 e il 18 ottobre si celebra la nona edizione degli Erasmus Days: il programma che lo denomina è stato pensato e agito come potente strumento di promozione della cittadinanza europea a partire da coloro che sono il futuro della classe dirigente (a tutti i livelli) nei Paesi dell’Unione europea e nel mondo.

Pochi sanno che questo programma – così battezzato in onore di Erasmo da Rotterdam, teologo, umanista, fisiologo, filosofo, presbitero olandese e grande viaggiatore in tutta Europa – è stato ideato e costruito da un’Italiana. Sofia Corradi ragionò a partire dalla propria personale esperienza: mentre era studentessa universitaria in Roma negli anni Cinquanta del secolo scorso, maturò un master negli Stati Uniti; al rientro in patria non si vide riconoscere quanto ivi molto ben conquistato. Lavorò, dunque, con le istituzioni italiane ed europee a un progetto di europeizzazione dei percorsi di studio (che poi divennero anche di lavoro) per i giovani. Questa è l’idea fondante di un’iniziativa che funziona nell’Unione europea dal 1987.

Il programma Erasmus mira a rafforzare lo status di cittadinanza europea, ovvero del giovane studioso e professionista che vive in un ambito, lo “spazio di libertà sicurezza e giustizia” (art. 3 TUE), che è molto di più del “mercato interno”, come ben ci ricorda Enrico Letta nel proprio Rapporto del 18 aprile 2024. Si tratta di uno spazio giuridico e politico ove vige (dovrebbe vigere!) il rispetto di princìpi che mettono al centro la persona in quanto tale: principi che attengono al rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto, dei diritti umani, inclusi quelli delle minoranze. Tutti princìpi fondanti dell’Unione in quanto comuni ai suoi Stati membri (art. 2 TUE).

L’Unione europea – costruita faticosamente fra tante crisi che si sono succedute in modo sempre più ravvicinato –è una creatura preziosa: ha saputo preservare  per 8 decenni la pace fra i propri (oggi 27) Stati membri (certo non a livello globale, ove altri “attori” perseguono evidentemente obiettivi diversi!). Assicura a circa 450 milioni di persone (i propri cittadini) il diritto di circolare anche per vivere, lavorare e studiare in un luogo diverso da quello in cui essi sono nati. Assicura stabilità economica e finanziaria grazie a una moneta unica, comune a 20 Stati europei (e ad altri extra-UE). É stata in grado di assicurare solidarietà in tempi difficili, quale è stata la pandemia da Covid-19 e quali sono le catastrofi naturali. Regolamenta fenomeni globali con una disciplina uniforme o armonizzata che tiene conto del valore della persona. Si impegna all’esterno, con operazioni umanitarie, di cooperazione internazionale e di aiuto allo sviluppo.

Forse per un giovane è difficile comprendere lo spessore di queste conquiste: quanto oggi acquisito nella quotidianità può sembrare scontato. Ma per noi “diversamente giovani” (nati nella seconda metà del secolo scorso) poter circolare senza passaporto, senza visto, senza cambiare della moneta, senza controlli alle frontiere, poter scegliere di lavorare fuori dal Paese di cittadinanza alle stesse condizioni del cittadino del Paese elettivo, poter godere di beni e servizi senza incontrare l’ostacolo delle barriere doganali: tutto ciò noi consideriamo il frutto di conquiste successive che, passo dopo passo, hanno accompagnato la nostra crescita dalla Dichiarazione Schuman (1950) a oggi.

Dunque, nella settimana in cui si festeggia l’Erasmus Day – insieme al diritto di studiare e formarsi professionalmente nello spazio continentale europeo – è proprio ai giovani che ci si vuole pressantemente, rivolgere. Essi sono un “capitale” fondamentale: sono portatori di energie vivificanti, di intelligenze non ancora stanche o cinicamente piegate dalla realtà e dalla fatica del vivere, dalla quotidianità; sono aperti a soluzioni innovative, audaci e progressive. I giovani sono dunque in una posizione privilegiata per farsi carico di lavorare per una società orientata al futuro.

La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea ricorda che i diritti e le libertà in essa proclamati fanno «sorgere responsabilità e doveri nei confronti degli altri come pure della comunità umana e delle generazioni future» (penult. cpv. del Preambolo)

Ecco dunque che i giovani godono diritti e libertà, ma sono anche caricati di una responsabilità civica che li chiama a essere attori (e non meri spettatori) per la definizione del proprio futuro. Mi sembra ancora molto attuale e pertinente un’iconica frase pronunciata tanto tempo fa (da J. F. Kennedy nel discorso d’insediamento come Presidente degli Stati Uniti): «non domandatevi cosa lo Stato può fare per voi, ma cosa voi potete fare per il vostro Paese», e dunque anche per l’Unione europea. Questa frase del lontano 20 gennaio 1961 esorta i cittadini – anche i nostri giovani – a un impegno attivo e responsabile, suggerendo che il destino politico di una comunità dipende dalla partecipazione e dal contributo di tutti i suoi membri.

Il periodo che stiamo attraversando è grave e insidioso. Non siamo i primi a sperimentare eventi drammatici. Il Manifesto di Ventotene -scritto nel 1941 “per un’Europa libera e unita” – richiama ciascuno alle proprie responsabilità, con parole che sembrano scritte oggi:

«Oggi è il momento in cui bisogna saper gettare vecchi fardelli divenuti ingombranti, tenersi pronti al nuovo che sopraggiunge così diverso da tutto quello che si era immaginato, scartare gli inetti fra i vecchi e suscitare nuove energie tra i giovani».

Ai nostri giovani europei questa frase chiede di essere cittadini consapevoli e di aiutare a sviluppare una prospettiva visionaria per il proprio futuro, a partire dall’immediato. L’ invito è a impegnarsi attivamente per una nuova progettualità politica: perché alle tante attuali, piccole e talvolta irrilevanti sovranità nazionali possa sostituirsi una sovranità condivisa a livello europeo, un’unione federale, ricca grazie alle tante diversità culturali suscettibili di confluirvi e vivificarla.

Nicoletta Parisi

Montreal, 13 ottobre 2025

 

 

 


LA SETTIMANA DEL MOVIMENTO EUROPEO

13 ottobre

  • Roma, incontro “STOP APARTHEID DI GENERE” CISDA (Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane)
  • Roma, BEST JEAN MONNET EUROPEAN MODULE. Bringing Europe to Students and back. Youth participation in EU institutional communication policies (BEST) (Università degli Studi di Roma La Sapienza)

14 ottobre

  • Belvedere Marittimo (CS), incontro “UE and Peace” Istituto Calabrese di Politiche Internazionali (IsCaPI)

16-18 ottobre

  • Bazoches-sur-Guyonne (FRANCIA), “Third Action Committee for the United States of Europe. First General Meeting: A More Secure Union” (Maison Jean Monnet, European Parliament)

17 ottobre

  • Camaldoli (AR), III edizione di Forum Civica “Coltivare la democrazia. Uno sguardo al futuro delle Istituzioni” (Fondazione Next Generation EuroPA)

 


IN EVIDENZA

VI SEGNALIAMO

  • 13 ottobre, ore 10:30, Roma. Incontro pubblico dedicato al tema dell’Apartheid di genere e ai suoi legami con i fondamentalismi religiosi, politici e culturali. L’Apartheid di genere è inteso come ogni atto, politica o pratica sistematica che mira a mantenere il dominio di un genere sull’altro, con particolare attenzione anche alle discriminazioni subite dalla comunità LGBTQ+. Il dibattito affronterà inoltre il ruolo dei fondamentalismi, intesi come interpretazioni rigide e intransigenti imposte alla società da stati o gruppi di potere. L’incontro è parte della campagna STOP FONDAMENTALISMI – STOP APARTHEID DI GENERE, promossa da CISDA – Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane. LOCANDINA. 
  • 13 ottobre, ore 12:15, Roma. Il 13 ottobre prende avvio il modulo europeo BEST, co-finanziato dall’Unione europea e promosso dai docenti Maria Romana Allegri, Lucia D’Ambrosi, Paola Marsocci e Christian Ruggiero. Il progetto mira a coinvolgere gli studenti come promotori attivi di iniziative di comunicazione e sensibilizzazione sui temi dell’Unione europea, in linea con le priorità della Commissione per il periodo 2024–2029. Attraverso un approccio integrato tra formazione e partecipazione, BEST punta a rafforzare l’identità europea, le competenze civiche e la capacità di comunicare efficacemente le politiche UE. Il kick-off meeting vedrà la partecipazione, oltre al Direttore del Dipartimento CoRiS prof. Alberto Marinelli, di esperti e rappresentanti delle istituzioni europee e accademiche. PROGRAMMA.
  • 15-17 ottobre, Camaldoli (AR). Dal 15 al 17 ottobre, il Monastero di Camaldoli ospita la III edizione di Forum Civica, il principale appuntamento annuale promosso dalla Fondazione Next Generation EuroPA. Il tema di quest’anno, “Coltivare la democrazia. Uno sguardo al futuro delle Istituzioni”, invita a riflettere sul ruolo della Pubblica Amministrazione come presidio democratico e motore di innovazione sociale. Tra lectio magistralis, tavole rotonde e spettacoli, l’incontro propone un confronto aperto tra istituzioni, accademia e società civile su temi cruciali come la fiducia, la partecipazione, la trasformazione digitale e il bene comune. PROGRAMMA.
  • 14 ottobre, ore 16:00-18:00, Belvedere Marittimo (CS). Incontro “UE and Peace”. Anche nel 2025 il borgo tirrenico di Belvedere Marittimo si trasforma in un campus internazionale grazie alla Summer Peace University (SPU), promossa dall’Istituto Calabrese di Politiche Internazionali (IsCaPI) in collaborazione con l’Ufficio Italia del Parlamento Europeo. La SPU è un laboratorio globale dedicato al dialogo internazionale, alla prevenzione dei conflitti, alla cittadinanza attiva e allo sviluppo sostenibile, con studenti e docenti provenienti da Europa, Africa, Asia e America Latina. Il programma si articola in due settimane: la prima dedicata a geopolitica, economia globale, sicurezza energetica, geofinanza e intelligenza artificiale. La seconda focalizzata su sovranità, poteri e conflitti contemporanei, con attenzione a guerre ibride e resilienza istituzionale. L’iniziativa è realizzata con il patrocinio del Comune di Belvedere Marittimo, il sostegno di Gamian Consulting, la collaborazione di Confapi Calabria e un ampio network di università e attori territoriali. LOCANDINA.
  • 16-18 ottobre, Bazoches-sur-Guyonne (Francia). Presso la sede della Maison Jean Monnet a Bazoches-sur-Guyonne, si terrà il primo incontro generale del Third Action Committee for the United States of Europe, promosso dall’Associazione Jean Monnet e dal Parlamento Europeo. Il tema centrale dell’incontro sarà “A More Secure Union”, con tre giorni di dibattiti, panel e commemorazioni dedicati al futuro dell’integrazione europea, alla riforma delle istituzioni UE e alla costruzione di una difesa comune. Tra gli interventi di rilievo: Mario Monti, Enrico Letta, Klaus Welle, Guy Verhofstadt, Josep Borrell, Enrique Baron Crespo, oltre a rappresentanti delle istituzioni europee e della Jean Monnet Foundation. PROGRAMMA.

 

ARTICOLI E TESTI DELLA SETTIMANA

 

  


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Ad eccezione de L’EDITORIALE, le opinioni espresse nella presente newsletter sono esclusivamente riconducibili alla responsabilità degli autori e non riflettono la posizione ufficiale del Movimento europeo.