CONTINUANDO A RAGIONARE SULLA DEMOCRAZIA EUROPEA,
COSTRUENS E DIFENDENTE
(“È QUANDO I CANNONI ROMBANO CHE ABBIAMO PIÚ BISOGNO DELLE LEGGI”)
Di questi giorni, ma non di questi tempi, si è svolta la vicenda drammatica della navicella spaziale Apollo 13. Dopo il lancio un incidente si verificò alle ore 03:08 UTC del 14 aprile 1970, il che costrinse all’interruzione della missione di allunaggio e a un avventuroso ma riuscito ritorno sulla Terra dell’equipaggio, ammarato nell’Oceano Pacifico.
Nelle prime ore del 15 aprile 1912 naufragò, dopo la collisione con un iceberg, il transatlantico britannico RSM Titanic, in rotta verso gli Stati Uniti d’America durante il proprio viaggio inaugurale. 1.518 furono i morti.
Terra, aria (ma pure etere, nell’accezione aristotelica), acqua. È soprattutto l’ulteriore elemento rappresentato dal fuoco a collegare l’evento del 1912 (le caldaie esplosero) a quello del 1970 (durante una procedura di rimescolamento di un serbatoio di ossigeno del modulo di servizio si verificò un incendio), fino a costituire l’anima reale o figurata delle vicende belliche odierne: guerre guerreggiate, guerre commerciali (addirittura «mondiali»[1]), guerre da cui difendersi, guerre da impedire. E il fuoco dell’integrazione continentale europea è ciò che va custodito, piuttosto che venerare ceneri…[2]
«L’esperienza della storia mostra che una comunità politica che non sia in grado di assicurare la propria difesa e la propria sicurezza sul territorio è a rischio, prima o poi, di perdere anche la propria libertà»[3]. Continua allora, in questi tempi di trasformazione epocale, il dibattito sulla difesa comune europea. Difesa comune ai 27 Stati membri dell’UE. Comunque comune a quanti si rendano conto dell’indifferibile necessità di realizzarla. Al più presto. Prima del 2030. Comprendendovi il Regno Unito.
Il 2 aprile 2025 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione sull’attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune, prendendo in particolare in considerazione la relazione annuale, dal titolo Common Foreign and Security Policy Report – Our priorities in 2024, redatta dall’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Un’altra risoluzione il Parlamento europeo l’ha adottata nella stessa data prendendo in considerazione della stessa relazione annuale gli aspetti sull’attuazione della politica estera e di sicurezza comune.
Non mi imbarcherò a solcare le acque anche perigliose di questi due lunghi testi, con le molte parole che essi contengono. Io cercherò di usare poche parole, soprattutto non mie: «La parola serve a nascondere il pensiero, il pensiero a nascondere la verità. E la verità fulmina chi osa guardarla in faccia»[4].
La comunità politica europea[5] ha anzitutto bisogno di una Costituzione? Ha bisogno di essere uno Stato (unitario, benché federale) costituzionale di diritto per poter pensare alla propria sicurezza e alla propria difesa militare?
Per ora può essere ancora utile la “forma” che c’è, nulla togliendo al fatto che un processo politico costituente federativo sia necessario per il bene degli europei. Ricordo quanto contenuto nelle conclusioni presentate dall’Avvocato generale della Corte di giustizia del Lussemburgo Miguel Poiares Maduro, il 16 gennaio 2008, nella causa Yassin Abdullah Kadi e Al Barakaat International Foundation contro Consiglio dell’Unione europea. Al punto 45 si dice: «Nell’agire in tal modo, anziché sconfinare nel dominio della politica, la Corte riafferma i limiti che il diritto impone a determinate decisioni politiche. Non si tratta mai di un compito semplice, e per un organo giurisdizionale costituisce infatti una grande sfida valutare con saggezza questioni relative alla minaccia del terrorismo. Tuttavia lo stesso è valido per le istituzioni politiche. Soprattutto in materia di pubblica sicurezza, la politica ha la tendenza a divenire eccessivamente sensibile alle immediate preoccupazioni del popolo, portando le autorità a sedare le ansietà di molti a discapito dei diritti di pochi. Questo è precisamente il momento in cui gli organi giurisdizionali dovrebbero essere coinvolti, al fine di garantire che le necessità politiche dell’oggi non divengano le realtà giuridiche del domani. La loro responsabilità consiste nell’assicurare che ciò che possa essere politicamente vantaggioso in un particolare momento storico rispetti altresì lo Stato di diritto, principio senza il quale, a lungo termine, nessuna società democratica può davvero prosperare. Secondo le parole di Aharon Barak, ex presidente della Corte Suprema di Israele: “È quando i cannoni rombano che abbiamo più bisogno delle leggi (…) Ogni battaglia dello Stato — contro il terrorismo o qualsiasi altro nemico — dev’essere condotta in base alla legge. Vi è sempre una legge cui lo Stato si deve conformare. Non esistono “buchi neri”. (…) La ragione di fondo di tale approccio non è soltanto la concreta conseguenza della realtà politica e normativa. Le sue radici sono molto più profonde. Essa costituisce l’espressione della differenza tra la lotta che uno Stato democratico affronta per la sua sopravvivenza e la lotta di terroristi che insorgono contro di esso. Lo Stato combatte in nome della legge e quale suo fautore. I terroristi combattono contro la legge, violandola. La guerra contro il terrorismo è quindi una guerra di diritto contro coloro che avverso il diritto si ergono”»[6].
Le parole di cui alle conclusioni presentate in «uno dei leading cases del costituzionalismo sovrannazionale»[7] «risultano per certi versi speculari a quanto affermata dalla Corte di giustizia UE in Les Verts»[8], cioè nella sentenza del 23 aprile 1986 resa in causa 294/83. Lì si parla di «Carta costituzionale di base costituita dai Trattati»[9], istitutivi allora delle Comunità europee e oggi dell’Unione europea.
E tanto basti per rispondere al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, che all’inaugurazione dell’anno giudiziario del Consiglio Nazionale Forense, il 7 aprile scorso, si è spinto a un’oramai non insolita considerazione della sovranità popolare insidiata, addirittura erosa, così dalla «creazione della norma per via giurisprudenziale» come dalla «tendenza delle corti a negare spazi regolativi al legislatore», il tutto magari «in favore della estensione della operatività del diritto europeo»[10].
Per concludere: il fatto è che «In democrazia non si fa niente se le opinioni pubbliche non sono d’accordo. Il pacifismo integrale sbandierato da molti è in sintonia con l’orientamento dei tanti italiani che credono che sia sufficiente volere essere lasciati in pace perché ciò avvenga. Disposti a colpevolizzare l’aggredito di oggi nonché i potenziali aggrediti di domani negando loro il diritto di difendersi. Gli aggressori ringraziano. Forse, nel giro di qualche anno, e al prezzo di molti sforzi, nascerà la difesa europea. Si spera che gli italiani, in quel momento, non siano impegnati altrove»[11].
DINO G. RINOLDI
[1] V. la rivista Internazionale, 11/17 aprile 2025, col titolo La nuova guerra mondiale dei dazi.
[2] «La tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri», diceva Gustav Mahler.
[3] A. Padoa-Schioppa, Destini incrociati. Europa e crisi globali, Il Mulino, 2024, p. 101.
[4] Così E. Flaiano, nel primo quadro di Un marziano a Roma, 1971.
[5] Comunità politica cui oggi fa riferimento l’Unione europea, non quella che avrebbe potuto risultare dall’applicazione dell’art. 38 del Trattato istitutivo della Comunità europea di difesa (tramontato nel 1954 quanto alla sua entrata in vigore) né quella proposta dal Presidente francese Macron nel maggio 2022.
[6] Le parole dell’ex Presidente della Corte suprema israeliana sono tratte dalla sentenza di tale organo del 13 dicembre 2006, resa in causa HCJ 769/02 (2006), The Public Committee Against Torture in Israel e a. c. The Government of Israel e a., punti 61 e 62. A ricordare oggi l’intervento dell’Avvocato generale Poiares Maduro è F. Casolari, Per una vera Unione di diritto: cinque priorità per l’ordinamento giuridico dell’Unione europea, in federalismi.it, 26 marzo 2025.
[7] Così F. Casolari, op. cit.
[8] Così sempre F. Casolari, cit.
[9] Punto 23 della sentenza.
[10] Il testo dell’intervento è in governo.it, Inaugurazione dell’Anno Giudiziario del Consiglio Nazionale Forense, l’intervento del Sottosegretario Mantovano, 7 aprile 2025.
[11] A. Panebianco, Europeisti davvero, in Corriere della Sera, 12 aprile 2025, pp. 1 e 42.
