Newsletter 15 Settembre/2025

CARE LETTRICI E CARI LETTORI

La nostra newsletter settimanale Noi e il futuro dell’Europa è stata concepita per contribuire ad una corretta informazione sull’Unione europea e partecipare al dibattito sulla riforma dell’Unione, così come abbiamo fatto durante la Conferenza sul futuro dell’Europa e come continueremo a fare per la nuova legislatura europea.

Ecco l’indice della nostra newsletter di oggi:

– Editoriale, che esprime l’opinione del Movimento europeo su un tema di attualità

– “Un Codice per una Nuova Europa”

– Rubrica “Attiriamo la vostra attenzione“

– La settimana del Movimento europeo

– Eventi principali, sull’Europa in Italia e Testi in evidenza

– Rubrica “Ultime da Bruxelles“

Siamo come sempre a vostra disposizione per migliorare il nostro servizio di comunicazione e di informazione e per aggiungere vostri eventi di interesse europeo nella speranza di poter contare su un vostro volontario contributo finanziario.

 

 


 L’EDITORIALE

“Il funzionamento dell’Unione europea si fonda sulla democrazia rappresentativa” (art. 10 TUE)

Il principio della democrazia rappresentativa, che si fonda principalmente sul ruolo dei parlamenti o più generalmente delle assemblee legislative elettive, permea o meglio dovrebbe permeare i sistemi in vigore nei paesi membri dell’Unione europea anche se prevale progressivamente quello che Juergen Habermas ha chiamato il “federalismo degli esecutivi” che mette in pericolo il processo di integrazione europea perché in quel federalismo agisce la logica della unanimità e interviene la paralisi istituzionale che impedisce l’adozione di decisioni nell’interesse dei cittadini che sono i depositari della sovranità popolare.

Dopo aver scritto che “il fondamento dell’Unione europea si fonda nella democrazia rappresentativa”, i governi si sono affrettati a precisare che la democrazia europea riposa sulla doppia legittimità delle cittadine e dei cittadini rappresentati dal Parlamento europeo e degli Stati rappresentati dai governi nel Consiglio e nel Consiglio europeo sapendo che il Parlamento europeo ha una sovranità limitata e che invece le istituzioni intergovernative o confederali hanno una sovranità piena che arriva fino al punto di considerare che i governi sono i “padroni dei trattati” (art. 48.4 TUE) e che possono anche decidere di demolire l’Unione europea (art. 48.2 TUE) restituendo competenze agli Stati o rifiutandosi di aprire una procedura di revisione dei trattati (art. 48.3 TUE).

Questo modello zoppo di doppia legittimità – in cui il ruolo dei parlamenti nazionali o, più in generale, delle assemblee legislative elettive è limitato alle ratifiche ex post o a un complicato potere negativo sulla legislazione europea nel controllo del principio di sussidiarietà e quello del Parlamento europeo è sottomesso a limiti che sarebbero inaccettabili nelle democrazie nazionali creando una situazione di democrazia incompleta – è molto grave in due settori essenziali nella vita dell’Unione europea che riguardano la sua costituzione materiale.

Abbiamo del resto messo in luce la gravità della situazione nell’analisi effettuata sul discorso sullo Stato dell’Unione che la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha presentato al Parlamento europeo il 10 settembre (LINK).

Il primo settore è quello della politica fiscale, dove il Consiglio decide all’unanimità sulle misure di armonizzazione limitandosi a consultare il Parlamento europeo (art. 113 TFUE) attraverso una procedura cosiddetta speciale che si applica a tutti gli articoli dei trattati come l’ambiente con implicazioni fiscali, e quello del bilancio e in particolare delle entrate o risorse proprie perché anche in questo caso il Consiglio decide all’unanimità limitandosi a consultare il Parlamento europeo sottoponendo poi la decisione all’approvazione degli Stati membri che potrebbe avvenire anche senza l’intervento dei parlamenti nazionali.

Lo stesso sistema di democrazia incompleta si applica anche al Quadro Finanziario, che è ormai pluriennale dal 1988 così come sono pluriennali dalla metà degli anni settanta i bilanci nazionali dopo l’adozione di riforme finanziarie ispirate dal sistema statunitense, dove il Consiglio adotta questo quadro all’unanimità “previa approvazione del Parlamento europeo” (art. 312.2 TFUE) prescindendo dal parere o dall’accordo dei parlamenti nazionali fatta salva la questione delle risorse proprie.

Il Trattato non precisa che la proposta di regolamento sia sottomessa al Consiglio dalla Commissione europea ma ciò è naturale nella logica del diritto quasi esclusivo di iniziativa legislativa dell’Esecutivo europeo che è poi responsabile della gestione del bilancio e nulla si dice nel Trattato sulla concertazione o sulla cooperazione che avviene informalmente fra il Consiglio (ed il Consiglio europeo) ed il Parlamento europeo che interviene con propri orientamenti politici anche prima della presentazione da parte della Commissione europea della proposta di regolamento come ha fatto quest’anno con una risoluzione (LINK) frutto del lavoro di tutte le commissioni parlamentari e con l’attività costante di due co-relatori del PPE (Siegfried Muresan) e dei Socialisti (Carla Tavares) le cui posizioni sono largamente convergenti.

Lo stesso Parlamento europeo ha elaborato del resto molte proposte negli anni sulle risorse proprie fin da quando fu istituito nel 1980 un gruppo di lavoro su proposta di Altiero Spinelli che presentò e fece approvare dalla Assemblea un rapporto che conserva ancora oggi una stringente attualità (LINK) con iniziative a cui si sono in parte ispirati ampliandole il Movimento europeo e il Centro Studi sul Federalismo (LINK).

Il secondo settore è quello della politica estera e della sicurezza che comprende anche la dimensione della difesa comune a cui è dedicato tutto il titolo V del Trattato sull’Unione europea in cui un ruolo quasi esclusivo è attribuito al Consiglio europeo e al Consiglio con l’introduzione a Lisbona dell’Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica della sicurezza (dal 2024 Kaja Kallas) che “consulta regolarmente il Parlamento europeo sui principali aspetti e le scelte fondamentali della PESC e della difesa comune”, che ha sostituito l’Alto Rappresentante per la PESC istituito ad Amsterdam, e il Servizio europeo per l’azione esterna a cui la seconda Commissione von der Leyen ha aggiunto un commissario europeo per la difesa e lo spazio (Andrius Kubilius).

Al di là della consultazione e dell’informazione il Parlamento europeo è escluso da qualunque procedura di decisione – anche se ha avviato fin dalla sua origine una crescente attività politica ed ha istituito nel luglio 2024 una commissione sulla difesa comune (SEDE) che ha sostituito la sottocommissione della commissione affari esteri – e la prospettiva di una difesa comune in primo luogo nella dimensione industriale e poi nella dimensione propriamente militare si sta sviluppando su iniziativa della Commissione europea e del Consiglio a partire da basi giuridiche (art. 122 TFUE) che non prevedono il coinvolgimento del Parlamento europeo ed anche dei parlamenti nazionali.

Se fosse seguita l’idea della costituzione di un piano di riarmo europeo secondo un modello intergovernativo come è stato proposto dalla Commissione europea con il progetto Readiness 2030 (ex Rearm Europe) si tratterebbe principalmente di fondi pubblici nazionali mobilitando capitali privati e della BEI che sfuggirebbero al controllo del Parlamento europeo mentre passerebbero dai parlamenti nazionali attraverso l’approvazione dei documenti di programmazione economico-finanziaria e del livello di debito pubblico comunque autorizzato dalla Commissione europea anche sulla base di prestiti europei.

Un altro metodo potrebbe essere invece adottato se si seguisse la via di una nuova “Comunità europea di Difesa” o una “Schengen della Difesa” aperta a un gruppo inizialmente più limitato di paesi, sulla base di un trattato parallelo ai trattati europei in cui si potrebbe inserire un ruolo significativo delle istituzioni europee nel quadro di una “Comunità Politica Europea” dove il Parlamento europeo potrebbe essere uno spazio trasparente di controllo democratico come avviene con la BCE e la presidenza dell’Eurogruppo per la politica monetaria e la Corte di Giustizia potrebbe controllare il rispetto della cooperazione leale fra gli Stati membri e delle regole del Trattato (LINK).

Sulla base di queste considerazioni relative ai settori della politica fiscale, del bilancio e della politica estera e della sicurezza che comprende la dimensione della difesa comune e partendo dal principio della democrazia rappresentativa e della sua attuale zoppia europea nella prospettiva di passare da una costituzione materiale ad una costituzione formale con un processo costituente, noi rilanciamo l’idea della convocazione di “assise inter-parlamentari”, come quelle che si svolsero a Roma nel novembre 1990 alla vigilia delle Conferenze intergovernative che sfociarono nel Trattato di Maastricht (LINK).

Alle “assise inter-parlamentari” dovrebbero essere invitati i rappresentanti delle assemblee legislative elettive regionali e osservatori dei parlamenti dei paesi candidati all’adesione così come avvenne in occasione della Conferenza sul futuro dell’Europa nel 2002-2003 ed essere affiancate da una conferenza di organizzazioni della società civile e dei partner sociali secondo un modello di democrazia partecipativa.

Le “assise inter-parlamentari” dovrebbero essere promosse dal Parlamento europeo insieme alla presidenza della conferenza dei presidenti dei parlamenti nazionali entro il 2027 in tempo utile prima che il negoziato sul Quadro Finanziario Pluriennale entri nel vivo delle trattative fra i governi e in vista degli accordi sui contenuti relativi alla difesa comune come strumento di una politica estera al servizio della pace prevedendo in agenda anche i temi delle conseguenze istituzionali dell’allargamento e dei rapporti Draghi, Letta e Niinistö.

Così facendo si rafforzerebbe la dimensione della democrazia rappresentativa e si aprirebbe la via indispensabile verso la riforma dell’Unione europea venti anni dopo la firma del Trattato di Lisbona.

Roma, 15 settembre 2025coccodrillo

 

 

 


 UN CODICE PER UNA NUOVA EUROPA

“PORTARE A COMPIMENTO LE ISTITUZIONI DEMOCRATICHE DELL’UNIONE”

1. Il testo che si trova pubblicato (nei punti da 40 a 48 del Codice presentato a Camaldoli oggi 13 settembre 2025) è l’esito di un lavoro plurale. Molte voci vi hanno concorso, ma esso non è frutto di mediazioni e di compromessi: è l’indicazione di un sentiero, meglio di una strada che può non essere perfettamente coincidente con il pensiero di ciascuno di coloro che vi abbia contributo ma è sembrata l’unica percorribile nell’attuale temperie giuridica e politica.

2. Il gruppo di lavoro si è occupato di governo democratico, partendo dall’Unione attualmente esistente, provando a costruire un percorso politico e giuridico costruttivo. La questione è cruciale: non si è in grado di fare alcuna azione politica, di avere una strategia senza una “testa” che possa e sappia decidere; e la “testa” che l’Unione europea ci propone oggi si sta dimostrando inadeguata al cambio di passo che la realtà pretende.

3. Cosa sia il governo di un’organizzazione intergovernativa tutti noi lo sappiamo.

Cosa sia il governo di un’organizzazione intergovernativa ibrida, quale è l’Unione europea, diversa da tutte quante esistenti, ancora una volta tutti lo sappiamo. Si tratta di un’organizzazione che ha caratteristiche di soprannazionalità poiché vuole governare tanto ordinamenti statuali quanto persone: è infatti un ente pur inter-governativo, ma che originalmente adotta atti, frutto di un processo democratico interno all’organizzazione stessa, che devono trovare applicazione negli ordinamenti giuridici degli Stati membri spesso (non sempre) senza che lo stesso Stato possa dire alcunché al riguardo.

4. A partire da questo contesto giuridico il gruppo di lavoro si è mosso, proponendo appunto una strada da percorrere che consenta di superare la situazione di stallo in cui attualmente si trova il processo di integrazione dei Paesi europei che gravitano nei diversi contesti istituzionali europei: l’Unione, il Consiglio d’Europa, la Comunità Politica Europea: a fronte dei paventati rischi di irrilevanza dell’attuale Unione europea, a fronte di Governi che lavorano per un assetto di cooperazione di stampo confederale, a fronte di forze politiche che mirano al ritorno a situazioni di autarchia sovranista (punti 41-43).

5. Lo stallo è determinato dalla impossibilità sul piano politico di utilizzare le vie giuridiche aperte dai Trattati di Unione: la grande maggioranza dei Governi dei ventisette Stati membri dell’Unione si è dichiarata non disposta ad aprire i necessari negoziati diplomatici per avviare una riforma dei Trattati europei (punto 46). Per dirla tutta: ci sembra anche rischiosa una simile via che potrebbe pure concludersi con un arretramento del processo di integrazione settoriale in atto da più di settant’anni, per esempio sul fronte dell’esclusione del primato del diritto dell’Unione entro gli ordinamenti nazionali, come da alcuni esponenti politici diffusamente sostenuto, o anche con un ulteriore indurimento nelle politiche e pratiche utilizzate in materia di asilo e accoglienza dei migranti: norme e pratiche che contraddicono il principio della centralità della persona.

6. Si potrebbe agire sul piano giuridico – peraltro in tempi non rapidi a motivo delle procedure necessarie per attivarli: soltanto alcuni degli Stati possono manifestare la propria volontà di procedere più rapidamente sulla via del processo di integrazione giuridica, sociale, economica e monetaria utilizzando gli strumenti che i Trattati europei mettono a disposizione: le “clausole passarella”, la “cooperazione rafforzata”, la “cooperazione strutturata permanente”, che hanno mostrato notevoli difficoltà di attuazione. Si tratta di procedure che consentono – a tutti gli Stati o ad alcuni soltanto, a determinate condizioni e in specifiche materie – lo snellimento dei processi decisionali e l’assunzione di decisioni volte a una maggiore integrazione appunto settoriale (punto 47).

7. Tuttavia l’insufficienza e l’inadeguatezza di queste soluzioni sono apparse evidenti al gruppo di lavoro.

Si tratta infatti di strumenti che, pur contribuendo al consolidamento dell’attuale assetto giuridico (rafforzando la costituzione materiale dell’Unione già ora esistente), non sono in grado di aprire all’integrazione politica fra gli Stati ora membri dell’UE. Non ci sembra insomma che questi strumenti bastino da soli – in tempi sufficientemente brevi per far fronte alla temperie politica e alle drammatiche sfide attuali – ad aiutare a portare a compimento il processo di sviluppo delle istituzioni democratiche dell’Unione europea verso una maggiore integrazione politica.

Il gruppo di lavoro ha quindi raccolto i tanti inviti anche pressanti per un autentico “cambio di passo” nel processo di integrazione, nella ricerca di una soluzione frutto di una visione realizzabile a medio/lungo termine, ma da avviare immediatamente perché percorribile già da ora. Si crede, insomma, che occorra aprire una stagione costituente che abbia come obiettivo la costruzione di un’autentica struttura federale, a partire da quegli Stati che decidano di valorizzare la sovranità di cui godono condividendola, facendola diventare, appunto, sovranità da essi condivisa in una sintesi politica più ampia in grado di valorizzare il potenziale politico, sociale, culturale ed economico di cui l’Unione è indubbiamente portatrice. Si dovrebbe costruire una federazione “leggera”, flessibile (come è normalmente proprio di questo tipo di organizzazione dei pubblici poteri), rispettosa del principio di sussidiarietà orizzontale, verticale e circolare, ovvero capace di (punto 44):

– garantire la rappresentanza degli attuali Stati membri che vi confluiranno (integrando al proprio interno le attuali sovranità nazionali in una superiore sovranità condivisa),

– assicurare la rappresentanza dei loro cittadini tramite una loro diretta partecipazione ai procedimenti decisionali europei,

– assicurare il massimo coinvolgimento possibile delle autonomie territoriali,

– dare vita alla formazione di partiti autenticamente europei,

– associare i sindacati e il mondo economico, i cittadini tramite le forme esponenziali di essi e in generale i corpi intermedi che esprimono la vitalità della società civile (il demos europeo),

– valorizzare le molte specificità e diversità culturali di cui sono portatori gli Stati che vi aderiranno.

8. Prefiguriamo – e vi proponiamo – una stagione costituente che ci riporti al secondo dopo guerra del secolo scorso (peraltro la situazione politica è molto simile), quando menti politiche illuminate predisposero le basi giuridiche di un assetto politico europeo federale, a partire dal Manifesto di Ventotene, dalla Dichiarazione Schuman e dal Trattato sulla Comunità europea di difesa, dal quale avrebbe dovuto originare una Comunità politica europea.

L’attuale Unione europea è preziosa: ce lo ha ricordato spesso il Presidente Mattarella, da ultimo nel discorso alla 51° edizione del Forum Ambrosetti: ha garantito in Europa otto decenni di pace e di prosperità economica, nonché – importantissimo – di sviluppo dei valori dello Stato di diritto.

Ma essa, come è evidente nella temperie attuale, non è al momento in grado di evolvere verso l’integrazione politica.

Essa deve essere conservata, ma al suo fianco deve poter nascere una iniziativa di cittadini, dei Parlamenti e (possibilmente) di governi che, appunto, inauguri una diversa prospettiva, quella dall’integrazione politica a partire anche (purtroppo, ma inevitabilmente) da un numero limitato di attori politici. Si confida nella forza di attrazione che una simile iniziativa potrà in tempi brevi esercitare, così come l’esperienza ci ha insegnato a proposito delle diverse occasioni di maggior integrazione nate in Europa (si pensi allo “spazio Schengen”, alla moneta europea, alla Procura europea, al tribunale per un brevetto comunitario: iniziative partite da un gruppo più limitato di Stati membri e ora di grande successo qualitativo e quantitativo)

9. Questione fondamentale è quali siano gli attori politici a dover essere coinvolti. Qui sta la sfida che proponiamo di affrontare.

I principi dello Stato di diritto sul quale poggiano i nostri ordinamenti giuridici impongono che i cittadini (nei quali collettivamente considerati risiede la sovranità che esprimono attraverso i propri Parlamenti nazionali e il Parlamento europeo) debbano essere coinvolti, insieme ai Governi. Abbiamo ricordato quanto Alcide De Gasperi contribuì negli anni 1951-1953 ad avviare non soltanto il processo di integrazione dell’Europa che oggi si trova consegnato all’Unione europea, ma anche ad andare oltre ad esso, con i negoziati per il Trattato sulla Comunità europea di difesa che contiene un articolo 38 (suggeritogli da Altiero Spinelli): la disposizione mette le basi per un processo costituente allora iniziato e in parte percorso. Ricordo a tutti voi che il 10 marzo 1953 l’Assemblea parlamentare dell’appena costituita CECA, nella formazione di assemblea “costituente” ad hoc, espresse un progetto di Trattato su una Comunità politica europea in 117 articoli. Occorre andare oltre come ha cercato di fare nel 1984 il Trattato Spinelli, adottato con una risoluzione del Parlamento europeo.

Dovremmo dunque motivare i nostri cittadini (non solo italiani) per avviare un processo costituente che veda attivamente coinvolti i Parlamenti (nazionali ed europeo) a stimolo dei riluttanti Governi nazionali (punto 48).

10. Si tratta di lavorare tanto e bene per poter avviare questo processo, l’unico che a parere del nostro gruppo di lavoro consenta una uscita dalla difficile condizione in cui l’Unione oggi si trova.

11. Qualcuno ha espresso perplessità sul piano dell’ingegneria istituzionale: come si farà a governare il rapporto fra l’Unione europea e questa nuova entità federale? Crediamo che l’entità federale potrà – come soggetto di diritto internazionale – aderire all’Unione (così come stanno già facendo alcuni Stati membri di stampo federale: Germania, Belgio, Spagna, Austria) e apportare la propria carica di integrazione a un processo che si allarghi ad altri Stati.

Indubbiamente questa soluzione consentirebbe di integrare entro l’Unione nuovi Paesi (da quelli appartenenti all’area dei Balcani occidentali, all’Ucraina, alla Moldova, alla Georgia, eccetera) senza mettere a repentaglio un “nocciolo duro” di integrazione politica senz’altro trainante per un futuro a lungo termine.

La nostra responsabilità di cittadini consapevoli ci impone una scelta coraggiosa e impegnativa al contempo.

Altri oggi hanno parlato di responsabilità storica: è proprio così.

Occorre essere visionari (non utopisti!), così come sono stati le donne e gli uomini che hanno inventato e posto in concreto le basi del processo di integrazione europea.

Camaldoli, 13 settembre 2025

Nicoletta Parisi

 

 


ATTIRIAMO LA VOSTRA ATTENZIONE

Il 10 settembre si è svolto presso il Consiglio Regionale del Lazio l’evento “SOTEU 2025: l’Europa vista dal Lazio”, organizzato da Europe Direct Roma Innovazione in collaborazione con il Consiglio regionale del Lazio e il Movimento Europeo in Italia.

L’iniziativa ha permesso di seguire in diretta il Discorso sullo Stato dell’Unione Europea pronunciato dalla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, e di avviare un confronto aperto con rappresentanti istituzionali, esperti e cittadini sulle priorità dell’UE per il 2026, tra cui bilancio, competitività, difesa e sostenibilità.

La registrazione dell’evento è ora disponibile sul sito di Formez PA, per tutti coloro che non hanno potuto partecipare o desiderano rivedere il dibattito: https://eventipa.formez.it/eventi/20f3c40e-072e-4e8f-9106-987d2b8be216

La tua opinione conta! Fino al 15 settembre è attiva la survey online “SOTEU 2025 – L’Europa vista dal Lazio”, uno strumento pensato per raccogliere opinioni, commenti e proposte da parte dei cittadini. I risultati saranno condivisi con la Commissione europea.

Partecipa qui: https://forms.office.com/Pages/ResponsePage.aspx?id=pO1P6-BWOU6DZ11UvPnfv_eLWAJv_vdImI5KJsxw7WxUMFJGSkdCUEdEVk5RUDNITzk3Ukg2RjU4SC4u

Perché partecipare?

  1. Per contribuire al dibattito sul futuro dell’Unione europea
  2. Per dare voce al territorio e ai cittadini
  3. Per far sentire la propria opinione sulle politiche europee

 

 


LA SETTIMANA DEL MOVIMENTO EUROPEO

15 settembre

  • Roma, Cerimonia di apertura dell’anno accademico 2025-2026 (SIOI Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale)
  • Roma, Tavola rotonda “Educazione, competenze e crescita in Africa ed Europa” (Università LUMSA)
  • Roma, Consiglio di Presidenza del Movimento Europeo Italia

16 settembre

  • Roma, incontro “Progetto per un’Europa che guarda al mondo” (Università di Roma LUMSA e Centro di Documentazione Europea)

17 settembre

  • Firenze, presentazione del volume “Riccardo Lombardi a 40 anni dalla scomparsa 1984–2024”, a cura di Cinzia Bellone (Fondazione Circolo Rosselli)

18 settembre

  • Online Meeting PC 1 (Democracy, Citizen Participation and Fundamental Values) European Movement International

  

 


IN EVIDENZA

VI SEGNALIAMO

  • 16 settembre, ore 11:00, Roma. Presso la Sala Pia dell’Università LUMSA, si terrà una sessione di lavoro promossa dal Gruppo Europa Domani, dedicata al progetto “Per un’Europa che guarda al mondo”. L’iniziativa, organizzata sotto l’egida di importanti fondazioni europee e istituti culturali, vedrà la partecipazione di rappresentanti del mondo accademico, politico, economico e della società civile. Dopo i saluti istituzionali, verrà presentato il progetto e si aprirà il confronto attraverso tre panel tematici, incentrati sul ruolo del cristianesimo europeo, sulle sfide globali e sulle prospettive politiche dell’Unione. Nel pomeriggio, a partire dalle 15:15, è previsto un dibattito aperto con contributi di esperti e protagonisti della vita pubblica italiana ed europea. Un’occasione di riflessione e dialogo per immaginare insieme il futuro dell’Europa nel contesto globale. PROGRAMMA.
  • 18 settembre, ore 17:00, Firenze. Presso la Fondazione Circolo Rosselli si terrà la presentazione del volume “Riccardo Lombardi a 40 anni dalla scomparsa 1984–2024”, a cura di Cinzia Bellone. L’incontro, promosso nello Spazio QCR, vedrà gli interventi di Bruno Becchi, Pier Virgilio Dastoli, Ariane Landuyt, Tommaso Nencioni e Valdo Spini. Sarà presente la curatrice. Un’occasione per riflettere sull’eredità politica e culturale di Lombardi, a partire da una pubblicazione che ne ripercorre il pensiero e l’impegno. LOCANDINA.
  • – SAVE THE DATE – 24 settembre, ore 15:30-18:30. Il Movimento Europeo in Italia ha avviato nel 2019 una Piattaforma di confronto sul futuro dell’Europa, in risposta alla proposta di Emmanuel Macron per una Conferenza partecipativa e deliberativa. Dopo 20 incontri, molti dei quali presso il CNEL, la Piattaforma riprende ora le sue attività. In accordo con la Presidenza del Movimento Europeo, si propone di rilanciare questo spazio come luogo di confronto e di elaborazione condivisa, con l’obiettivo di costruire reti, favorire sinergie e promuovere iniziative comuni. Il prossimo incontro si terrà online martedì 24 settembre, dalle 15:30 alle 18:30, sulla piattaforma Zoom del Movimento Europeo, con cadenza mensile. Il tema centrale sarà la dimensione politica e costituzionale del Quadro Finanziario Pluriennale. Per partecipare è richiesta conferma via email a: segreteria@movimentoeuropeo.it.

 

ARTICOLI E TESTI DELLA SETTIMANA

 

 


ULTIME DA BRUXELLES

ANCORA SULLO STATO DELL’UNIONE (EUROPEA)
MA PURE SU QUELLO MIO PERSONALE (DI PROSTRAZIONE)
DI FRONTE ALLE TANTE SENTINELLE DA ALLERTARE
A OVEST, A EST, A SUD E A NORD
(un esercizio monacale?)

Alcuni «oggi fissano la data dell’attacco russo all’Europa» – evidentemente compiendo l’analisi di escludere geograficamente questo Paese, già membro del Consiglio d’Europa, dal “vecchio continente” – nell’«anno di disgrazia 2029»[1], quindi ritenendo solo prodromica l’attuale situazione in Ucraina.

E se ironizzar fosse possibile (e non lo è) potremmo ben riprendere il senso del titolo del libro di Erich Maria Remarque «Niente di nuovo su fronte occidentale» per ragionare pure sulle perlomeno complicate relazioni euro-atlantiche, dunque a Ovest. Restando principalmente da considerare la situazione in Ucraina a Est, di valenza straordinaria è lì anche l’estensione dell’attività tecnologico-militare sovietica – pardon: russa – su Polonia e Romania[2], che ci fa finir col chiedere, assieme al profeta Isaia: «Sentinella, a che punto è la notte?»[3].

«Sentinella dell’Est» è appunto la denominazione dell’operazione di cui la Polonia ha annunciato l’inizio per rafforzare il fianco orientale della NATO (e della UE)[4].

A Sud c’è il … “Sud globale”[5], con la coreografia della parata militare mandata in onda mondiale a inizio del presente mese da Xi Jinping in Cina, alla presenza di Putin, Big Jim (pardon: Kim Jong-un), Pezeshkian, Lukashenko e altri, tra i quali purtroppo anche Fico (Robert non Roberto) e Vučić.

A Nord c’è l’Artico, coi piani d’invasione dell’amministrazione Trump nell’europea (perché danese) Groenlandia[6], che d’altro canto dal 1985 è fuori dalla disciplina dell’UE.

E così apprezziamo la direttrice esecutiva del Centro ucraino per le libertà civili, premio Nobel per la pace 2022 (l’UE ha conseguito lo stesso premio nel 2012) assieme al Russia’s Memorial e all’attivista bielorusso Ales Bialatski, la quale ci rammenta che «La guerra è già arrivata in Europa e voi non siete pronti»[7]. A dispetto del progettato ReArmEU, o appunto Readiness 2030,[8] per ora ridotto al solo (si salvi chi può …) S.A.F.E.[9].

Basta, «per affrontare il presente oscuro in modo costruttivo», affermare: «E adesso ripartiamo!»[10]?

Ripartiamo da Ursula (purtroppo non Hirschmann, col collegato ricordo di Eugenio Colorni e Altiero Spinelli), da Ursula von der Leyen, che parlando dello stato (con l’iniziale minuscola) dell’Unione europea (della sua situazione, non della sua forma istituzionale) identifica una serie di problemi e non dice come conseguirne soluzione con appunto forme adeguate, giacché la Commissione europea ha competenze specifiche attribuitele dai “padroni dei trattati istitutivi”: gli Stati membri. Non dice della «morte di un’alleanza» e della «nascita di un vassallaggio» con gli USA di Trump[11]. Non dice puntualmente dello stato di attuazione dei rapporti Draghi e Letta[12]. Non dice «della necessità di ricorrere a debito europeo» in tanti capitoli di spesa[13].

E allora soprattutto ridico io, pur prostrato, della necessità di far ieri (oggi può essere tardi) un “salto” istituzionale, dove a chi ritiene possa esser nel buio va ribattuto che noi stiamo con Carl Gustav Jung nel ritenere che se esiste il buio – meglio: se esiste l’ombra che sovente avvolge la realtà – significa che c’è anche la luce che l’ombra provoca e a cui può sostituirsi[14], sempreché, beninteso, la sentinella ci renda consapevoli. Nel mio ridire rinvio soltanto alla newsletter immediatamente precedente questa, cioè al contributo su Lo stato dell’Unione (europea) che Stato non è ma è pur sempre sovrannazionale: i suoi poteri costituiti, costituzionali, costituenti. Poteri costituenti per la Federazione europea, per la nuova Comunità politica europea, dove il termine “comunità” è qualificante.

Di Federazione europea del resto ha appena ragionato il mondo cattolico italiano, adottando il 14 settembre a Camaldoli, all’interno dello storico monastero (dove il monaco era sì tale: μονος, solo, ma viveva in comunità) un approfondito documento auspicato fin dal 2023[15].

È stato pure redatto un «Appello per una nuova Europa», caricato su change.org come petizione da sottoscrivere. Vi si parla della necessità, «in tempi rapidi, di una Federazione Europea fra gli Stati che, pur rimanendo all’interno dell’Unione, decidano di condividere la propria sovranità entro un’unica sintesi politica». Vi si chiede allora «Un’Europa più unita e coraggiosa, capace di condividere sovranità su temi cruciali come politica estera, difesa, fiscalità, salute e ambiente, politica estera, difesa, fiscalità, salute e ambiente». Vi si ritiene indispensabile «Una fase costituente federale: un gruppo di Paesi disponibili ad accelerare il processo di integrazione deve avviare subito il percorso verso una vera Federazione europea, interna all’attuale Unione, e aperta a quanti successivamente vorranno parteciparvi».

Insomma, vi si conclude: «Costruiamo insieme una Nuova Europa: più giusta, più unita, più umana, più federale».

DINO G. RINOLDI

 

[1] V. l’Editoriale (intitolato Ci siamo persi) di Limes n.8/2025, pp.7e 8.

[2] Alludo evidentemente ai droni russi vaganti in questi giorni di settembre nei cieli di Polonia e Romania.

[3] Isaia, 21, 11-12.

[4] V. F. Russo, La Polonia avvia l’operazione NATO “Sentinella dell’Est” e ringrazia l’Italia, in agi.it, 13 settembre 2025.

[5] V. Sud globale, in WikipediA.it.

[6] V. Hegseth: “Pronti i piani Usa per invadere Groenlandia e Panama”, in Rainews.it, 12 giugno 2025.

[7] V. L’intervista curata da A. Lombardi è in la Repubblica del 15 settembre 2025, pp. 4-5.

[8] V. S. Clapp, M. Höflmayer, E. Lazarou, M. Pari, ReArm Europe Plan/Readiness 2030, in Europarl.europa.eu, PE 769.566, Aprile 2025.

[9] Il Regolamento (UE) 2025/1106 del Consiglio, del 27 maggio 2025,comporta contestazioni nel Parlamento europeo circa la base giuridica utilizzata per adottare l’atto, escludente l’intervento appunto dell’organo parlamentare comunitario. Il regolamento istituisce lo strumento di azione per la sicurezza dell’Europa (SAFE) mediante il rafforzamento dell’industria europea della difesa.

[10] V. la copertina dell’allegato Robinson di la Repubblica del 14 settembre 2025,e le successive pp. 2-3 con l’articolo di M. Serra, State allegri è solo la fine del mondo.

[11] Così S. Fabbrini, Quello che Ursula non ha detto agli europei, in Il Sole 24 Ore, 14 settembre 2025, p.8.

[12] V. nota precedente. V.anche, sullo stesso numero del quotidiano, a p. 6, l’intervista di B. Romano proprio a Gianni Letta, col titolo «Il completamento del mercato unico nel 2028 ultima chance per l’UE».

[13] V. ancora l’articolo di S. Fabbrini cit. in nota 11.

[14] V. L’Ombra e la Luce: l’Insegnamento di Jung sull’Integrazione dell’Inconscio, in vivereconfilosofia.it (senza data, salvo l’indicazione, riscontrabile oggi: «12 mesi fa».

[15] Codice di Camaldoli per una nuova Europa, a continuazione e cambiamento di quello adottato nello stesso luogo nel 1943. Sull’evento e i trascorsi menzionati v. Avvenire del 14 settembre, p. 3, con gli articoli di A. Picariello.