L’EDITORIALE
Da Carlo Magno a Mario Draghi e le vie strette dell’unificazione continentale
Dal 1950 la città di Aachen è sede di un premio intitolato a Carlo Magno di cui sono conservate le reliquie nella Cattedrale della città tedesca.
Egli fu incoronato a Roma “imperatore dei romani” da Papa Leone III il 25 dicembre dell’anno 800 succedendo in qualche modo al destituito Romolo Augusto che fu l’ultimo imperatore dell’Impero romano d’Occidente e creando non poca irritazione nell’Impero Bizantino a Costantinopoli che si considerava la sede legittima del defunto Impero Romano.
Carlo Magno è stato considerato da alcuni storici come uno dei padri dell’Europa o meglio Rex Pater Europae che ne sottolineavano i meriti delle riforme interne all’impero occidentale
Essi sottovalutano o ignorano il fatto che, nella storia del continente europeo, tutti i tentativi di unificazione sono avvenuti per secoli attraverso campagne di conquiste militari e cioè conflitti sanguinosi frutto delle lotte fra sovranità assolute ma anche religiose come è testimoniato da quel che avvenne fra cattolici e protestanti nella stessa città di Aachen.
Abbiamo sempre nutrito molta diffidenza per il fatto che dal 1950 in poi il nome di Carlo Magno e la città di Aachen sono stati presi a simbolo dell’unificazione di un continente diviso e sconvolto per secoli dagli scontri fra sovranità assolute.
Esse furono in qualche modo legittimate ottocento anni dopo Carlo Magno dalla cosiddetta Pace di Vestfalia destinata a chiudere la Guerra dei Trenta Anni dal 1618 al 1648, aprendo piuttosto la strada alla frammentazione del continente in Stati-nazione e dunque al successivo sviluppo dei nazionalismi che hanno rappresentato l’altra faccia della medaglia delle sovranità assolute.
Da Carlo Magno in poi la storia dell’unificazione del continente è passata attraverso tentativi imperialisti conclusi con sconfitte belliche di chi se ne era fatto militarmente carico e che ritenevamo fossero definitivamente riposti nei libri di storia alla fine della Seconda Guerra nata in Europa e diventata poi mondiale con l’avvio dell’idea della unificazione pacifica e progressiva del continente grazie ai moderni padri e madri dell’Europa libera e democratica.
Oggi l’Europa appare “sola” – come ha detto ad Aachen Mario Draghi – essendo vittima di altre forme extra-europee di imperialismi che si ispirano al concetto europeo delle sovranità assolute e dei nazionalismi.
Essa non è stata capace di esportare nel mondo l’obiettivo primario della pace e della cooperazione fra i popoli che pure appare come una delle ragioni del progetto di integrazione comunitaria iscritta prima nella Dichiarazione Schuman del 1950, di cui abbiamo celebrato il 9 maggio il settantaseiesimo anniversario con riferimento alla fine dell’inimicizia franco-tedesca, e di cui celebreremo la più ampia dimensione internazionale il 25 marzo 2027 quando ricorderemo i settanta anni dei Trattati di Roma.
Negli ultimi anni l’obiettivo della pace non appare più come primario – dopo l’aggressione della Russia all’Ucraina, l’attacco terrorista di Hamas a Israele e l’azione di sistematico sterminio civile del governo Netanyahu a Gaza ed ora anche nella West Bank e in Libano e l’attacco israelo-statunitense all’Iran a cui hanno fatto seguito gli attacchi dell’Iran nel Golfo e non solo nel Golfo – per essere sostituito da un nuovo principio.
Esso potrebbe essere declinato in si vis pacem para praesidium e cioè predisponi una protezione armata in una situazione in cui l’Unione europea non ha predisposto né piani di pace né tanto meno fatto sostanziosi passi in avanti per predisporre una comune protezione armata e cioè una difesa europea.
Fatta questa lunga premessa invitiamo a leggere sia le motivazioni del premio attribuito a Mario Draghi (LINK) che l’integralità del discorso (LINK) con cui egli ha accettato il premio di cui la cospicua parte finanziaria non va più dal 2025 al premiato ma ad opere di natura sociale e morale.
Della motivazione – che fa riferimento al ruolo di Mario Draghi come presidente della BCE nell’impegno per la stabilità finanziaria e monetaria, a quello di capo del governo italiano in un periodo di grave crisi non solo finanziaria del paese e alle sue idee sul futuro dell’Europa – vogliamo attirare l’attenzione sull’appello finale del comitato promotore indirizzato non a Mario Draghi ma ai governi degli Stati membri ed alla Commissione europea.
Essi dovrebbero dare un seguito concreto e urgente al rapporto sulla competitività europea che fu commissionato a Mario Draghi da Ursula von der Leyen nel “discorso sullo Stato dell’Unione” a settembre 2023 (LINK).
Sappiamo dal Vertice belga di Alden Biesen del 12 febbraio 2026 che i governi degli Stati membri hanno deciso di accantonare il rapporto sulla competitività di Mario Draghi considerato troppo costoso privilegiando quello di Enrico Letta, da loro commissionato nel giugno 2023, sul mercato unico e l’unione dei mercati dei capitali e adottando una improbabile agenda secondo cui tutti gli obiettivi di quel rapporto dovrebbero essere realizzati entro il 2028 (LINK).
Nella prima parte del discorso di Aachen Mario Draghi ha messo pragmaticamente l’accento sugli obiettivi del completamento del mercato unico che è una precondizione per assicurare la competitività dell’economia europea finalmente integrata che richiederà finanziamenti strategici europei per superare gli ostacoli derivanti dalle asimmetrie squilibranti degli aiuti nazionali.
Sulla questione degli investimenti strategici Mario Draghi ha aggiornato le sue idee relative al tema del debito pubblico europeo e dello strumento di safe asset di natura federale che, nelle sue iniziali proposte, apparivano necessari per garantire una parte sostanziale degli investimenti che la BCE aveva valutato nel 2025 in 1200 miliardi di euro in un mix di risorse pubbliche e di interventi privati.
“Il denaro pubblico – ha detto Mario Draghi ad Aachen – avrebbe meno probabilità di sostenere imprese senza prospettive di crescita e più probabilità di rafforzare le capacità di cui l’Europa ha davvero bisogno: l’intervento potrebbe diventare più mirato, meno costoso e più efficace. Più l’Europa si riforma – sostiene Draghi – meno dovrà affidarsi al debito, nazionale e comune, per compensare la propria frammentazione”.
Riprendendo la sua idea di un federalismo pragmatico, al centro del suo discorso autunnale ad Oviedo in occasione del Premio Asturias (LINK 1 – LINK 2), Mario Draghi ha dedicato la seconda parte del suo discorso alle tre sfide che a suo giudizio richiedono risposte nuove e più ambiziose per sviluppare l’autonomia strategica europea e che riguardano l’energia, le nuove tecnologie e la difesa.
Per ciascuno di questi settori Mario Draghi immagina gruppi di paesi volenterosi “pronti ad approfondire la cooperazione dove ciascuno possa entrare attraverso una scelta nazionale deliberata, approvata dal proprio elettorato in modo che i cittadini sappiano a cosa si è impegnato il loro governo e possano chiederne conto”.
Secondo Mario Draghi quest’approccio è insieme pragmatico e federale perché guidato dalla convinzione che “gli europei debbano imparare ad esercitare il potere insieme se vogliono preservare i propri valori”.
L’esempio a cui si ispira Mario Draghi è quello della creazione dell’euro adottando la stessa dinamica per l’energia, le nuove tecnologie e la difesa e uscendo dal quadro istituzionale attuale “in una scala che l’Europa non può fornire ma richiedendo un grado di legittimità democratica che andrebbe costruito dalle fondamenta”.
Pensiamo che Mario Draghi sia perfettamente cosciente del fatto che l’esempio dell’Unione economica e monetaria (Uem) – di cui l’euro è solo una parte del tutto – non possa essere applicato tale e quale all’energia e alle nuove tecnologie come elementi portanti della politica industriale europea in statu nascendi basato su un sistema di istituzioni e di poteri comuni con una autorità vera (la Bce) che sovraintendono all’Uem iscritto nel Trattato di Maastricht e messo alla prova di successo dell’agire insieme.
Pensiamo che l’esempio dell’Uem possa essere invece applicato alla difesa comune usando il laboratorio dell’area di Schengen creata nella prospettiva di essere integrata nei trattati – così come lo SME fu creato come embrione della futura Uem – e con uno spazio di libera circolazione che si è progressivamente allargato a paesi al di fuori dell’Unione europea così come potrebbe avvenire per la difesa comune e così come l’euro circola al di fuori dei paesi che aderiscono all’Uem.
La politica industriale, di cui le nuove tecnologie sono una parte essenziale, è invece un pilastro della futura unione politica o – come dice Mario Draghi – della reintroduzione nei mercati di uno Stato strategico, perché le grandi trasformazioni industriali superano lo Stato nazionale.
Solo l’Ue può avere la scala necessaria per realizzarla con un ruolo strategico ed una leva per investimenti destinati a favorire l’occupazione e aumentare la produttività, sostenere la riconversione delle industrie in crisi, migliorare l’ambiente di lavoro, ridurre gli squilibri territoriali e affrontare la competizione internazionale.
Ci riferiamo a temi che completano quelli sottolineati da Mario Draghi ad Aachen e che erano ricordati nel suo rapporto sulla competitività quando egli parlava di beni pubblici europei la cui garanzia può accompagnare l’aumento dell’offerta di prodotti europei con una accresciuta domanda.
Al contrario della difesa ma anche dell’energia e delle nuove tecnologie in cui il federalismo pragmatico o flessibile potrebbe introdurre riforme che renderebbero meno necessario l’introduzione di debito comune, il finanziamento di beni pubblici europei richiederebbe sostanziose risorse proprie per adeguare il quadro finanziario pluriennale e garantire valori come la solidarietà, la democrazia. lo stato di diritto e la protezione delle minoranze per “dare agli europei una ragione di agire”.
Nonostante le attuali e future dimensioni del mercato unico e l’elevato livello di capitale umano e tecnologico, l’Ue mostra infatti divari strutturali di competitività rispetto alle principali economie globali.
Tali divari emergono in diversi indicatori chiave: dinamica della produttività, capacità di generare imprese tecnologiche di grande scala, investimenti in R&S, diffusione delle tecnologie digitali e disponibilità di capitale di rischio.
Un esempio particolarmente indicativo riguarda l’intelligenza artificiale (AI): l’Ue produce solo il 5% dei cosiddetti “notable models” di AI, contro il 60% degli Stati Uniti e il 30% della Cina.
Le analisi economiche evidenziano poi fattori strutturali che contribuiscono a questi divari:
- frammentazione dei mercati europei;
- debole integrazione dei mercati dei capitali;
- livelli di investimento insufficienti;
- costi energetici relativamente elevati.
Questi elementi non indicano una debolezza intrinseca dell’economia europea, ma l’esistenza di vincoli istituzionali che limitano la piena valorizzazione del mercato unico e delle capacità industriali del continente.
La riduzione di tali divari richiede strategie europee più integrate, capaci di mobilitare investimenti su scala continentale, rafforzare le filiere industriali strategiche e favorire la crescita di imprese innovative in grado di competere globalmente.
Tuttavia, la loro efficacia è ridotta dalla dispersione delle politiche tra livelli nazionali e dalla limitata capacità di coordinamento su scala europea.
Laddove le politiche restano prevalentemente nazionali emergono costi di inefficienza, perdita di scala e minore capacità di competere con economie continentali.
Le grandi trasformazioni industriali non possono essere governate efficacemente dagli Stati nazionali e richiedono invece una scala europea di decisione, investimento e coordinamento.
La capacità dell’Ue di mantenere livelli elevati di prosperità, innovazione e autonomia strategica dipende sempre più dalla sua capacità di agire come un sistema economico integrato, dotato di politiche industriali e strumenti finanziari coerenti con la scala della competizione globale.
In questa prospettiva, le riflessioni di Mario Draghi sulla competitività europea si collegano alla più ampia questione della costruzione dell’Ue che esige un salto di qualità costituzionale a cui il federalismo pragmatico e settoriale non è in grado di dare una risposta adeguata ed efficace nei tempi certi della prossima legislatura europea la cui responsabilità spetta alla legittimità democratica in una dimensione europea e non nazionale.
Strasburgo, 18 maggio 2026![]()
EUROPA DEI DIRITTI
- Le novità di Eurojusitalia – La banca dati per l’accesso diretto alla giurisprudenza “italiana” della Corte di giustizia e del Tribunale dell’Unione europea – Aggiornamento all’11 maggio 2026
- MONTHLY HIGHLIGHTS Research digest for committees (European Parliament – MAY 2026)
- Participation of migrants in democratic processes in the EU (EPRS | European Parliamentary Research Service – May 2026)
- SILVANA SCIARRA, La formazione dei magistrati è un ‘‘bene pubblico europeo’’ (AISDUE – 13/05/2026)
- Migrazione climatica e diritto internazionale: il caso di Tuvalu tra climate mobility e virtual state, Elena Fabiani
LA SETTIMANA DEL MOVIMENTO EUROPEO
18 maggio
- Strasburgo, evento “40 years after Spinelli – Public General Assembly of the Spinelli Group”
19 maggio
- Bruxelles, European Movement International Assembly
- Bruxelles, riunione del Centro di coordinamento del Movimento europeo presso le istituzioni europee
20 maggio
- Roma, Consiglio di Presidenza Movimento europeo Italia
21 maggio
- Roma, incontro “Mille piazze per un’Europa libera e unita – Un progetto, un metodo e un’agenda” (Movimento europeo Italia)
- Roma, Convegno “L’eredità e l’attualità di Altiero Spinelli a 40 anni dalla scomparsa” (Movimento Federalista Europeo e Movimento Europeo Italia, insieme a: Unione Europea Federalisti, European Movement International, Istituto Affari Internazionali, Associazione Il Mulino, Gioventù Federalista Europea, Young European Federalists, Gruppo Spinelli, Johns Hopkins University, Istituto Universitario Europeo, con la collaborazione della Camera dei Deputati e di Roma Capitale).
22 maggio
- Roma, Convegno “L’eredità e l’attualità di Altiero Spinelli a 40 anni dalla scomparsa” (Movimento Federalista Europeo e Movimento Europeo Italia, insieme a: Unione Europea Federalisti, European Movement International, Istituto Affari Internazionali, Associazione Il Mulino, Gioventù Federalista Europea, Young European Federalists, Gruppo Spinelli, Johns Hopkins University, Istituto Universitario Europeo, con la collaborazione della Camera dei Deputati e di Roma Capitale).
23 maggio
- Bracciano, iniziative a 40 anni dalla scomparsa di Altiero Spinelli (Comune di Bracciano)
IN EVIDENZA
VI SEGNALIAMO
- 18 maggio, ore 18:30-20:00, Strasburgo. A quarant’anni dalla morte di Altiero Spinelli, il Gruppo Spinelli terrà la propria Assemblea Generale Pubblica presso il Parlamento europeo a Strasburgo, per rendere omaggio all’eredità di uno dei protagonisti più influenti del federalismo europeo. Ex confinato politico sotto il fascismo e co‑autore del Manifesto di Ventotene, Spinelli contribuì in modo decisivo alla nascita del movimento federalista nel dopoguerra e ispirò, attraverso il Crocodile Club al Parlamento europeo, il Progetto di Trattato per l’Unione Europea del 1984. L’iniziativa sarà dedicata alla visione politica di Spinelli e alla sua attualità nell’Europa di oggi, riunendo rappresentanti del movimento federalista, membri del Parlamento europeo e attori della società civile. Il programma prevede i saluti introduttivi di Gabriele Bischoff, Presidente del Gruppo Spinelli, e una relazione di Pier Virgilio Dastoli, già assistente parlamentare di Altiero Spinelli e Presidente del Movimento Europeo Italia, seguita da un dibattito e da un momento di networking. PROGRAMMA.
- 19 maggio, ore 16:00-18:00, Bruxelles. Si terrà martedì 19 maggio presso la sede dell’European Trade Union Confederation (ETUC) la settima riunione dei membri collettivi del Movimento Europeo presso le istituzioni europee. L’incontro sarà dedicato in particolare al Quadro Finanziario Pluriennale.
- 19 maggio, ore 18:00, Roma. Presentazione del nuovo libro dell’Amb. Rocco Antonio Cangelosi, “L’Ucraina e il destino dell’Europa. Perché il futuro del continente passa per Kyiv” (IDA Press, 2026), presso la Libreria ELI a Roma. Già Rappresentante permanente presso l’UE e Consigliere diplomatico del Presidente della Repubblica, Cangelosi ricostruisce il percorso storico e politico che ha condotto l’Ucraina al centro dell’ordine europeo: dalla Rivoluzione Arancione a Euromaidan, dall’annessione della Crimea alla guerra del 2022. Il volume mostra come la resistenza ucraina sia divenuta uno specchio dell’Europa, costringendo l’Unione a confrontarsi con la propria identità strategica, con i limiti dell’integrazione e con la necessità di definire una politica di sicurezza credibile. LOCANDINA. Per partecipare è consigliata la prenotazione: 06.86211712 – E-mail: eventi@libreriaeli.it
- 21 maggio, ore 10:00-12:45, Roma. Il Movimento europeo in Italia promuove un incontro dedicato alle iniziative che, negli ultimi mesi, hanno rilanciato nel dibattito pubblico italiano il progetto degli Stati Uniti d’Europa. A partire dalla manifestazione “Una piazza per l’Europa” del 15 marzo 2025 e dal monologo televisivo “Il sogno d’Europa” di Roberto Benigni, numerose realtà culturali e civiche hanno espresso l’esigenza di trasformare il sogno europeista in un percorso politico concreto. Nonostante la loro rilevanza e la partecipazione di diverse generazioni, queste iniziative non si sono ancora tradotte in una rete nazionale strutturata né in un’azione collettiva capace di incidere sul dibattito politico. Rimane inoltre aperta la necessità di definire contenuti, metodo e agenda per realizzare in tempi certi un progetto federale europeo. Per questo il Movimento Europeo – forte della piattaforma sul futuro dell’Europa avviata nel 2019 e della sua rete internazionale – ha deciso di convocare un incontro volto a favorire una riflessione comune tra tutti i promotori di queste iniziative, con l’obiettivo di delineare proposte condivise e stimolare percorsi analoghi anche in altri Paesi europei.
- 21-22 maggio, Roma. Il 23 maggio 2026 ricorreranno i quarant’anni dalla scomparsa di Altiero Spinelli, figura centrale del federalismo europeo e promotore instancabile di un’Europa libera, unita e democratica. Per onorarne l’impegno e rilanciare una riflessione sul futuro dell’Unione di fronte alle sfide geopolitiche attuali, le principali organizzazioni europeiste promuovono una due‑giorni di incontri a Roma.
Date e sedi:
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21 maggio, ore 14:00-17:30 – Sala della Regina, Camera dei Deputati | Sessione dedicata in particolare agli interventi dei leader dei partiti politici.
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22 maggio, ore 9:30-13:30 e 15:00–19:00 – Aula Giulio Cesare, Palazzo Senatorio, Campidoglio | Sessione alla presenza del Sindaco Roberto Gualtieri, con interventi a carattere europeo.
L’iniziativa è promossa da Movimento Federalista Europeo e Movimento Europeo Italia, insieme a: Unione Europea Federalisti, European Movement International, Istituto Affari Internazionali, Associazione Il Mulino, Gioventù Federalista Europea, Young European Federalists, Gruppo Spinelli, Johns Hopkins University, Istituto Universitario Europeo, con la collaborazione della Camera dei Deputati e di Roma Capitale. Con il patrocinio dell’Ufficio per l’Italia del Parlamento Europeo e della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea. Per ragioni organizzative, la partecipazione è possibile esclusivamente in presenza. Le registrazioni, tramite il relativo MODULO DI REGISTRAZIONE, sono state prorogate al 19 maggio. PROGRAMMA.
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- Fino al 22 maggio. Proseguono gli appuntamenti della decima edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile, inaugurata il 6 maggio a Milano con l’evento “Ritorno al futuro. Investimenti e politiche sostenibili in un mondo instabile”. L’incontro ha aperto una riflessione sul ruolo del settore privato in un contesto globale segnato da incertezze e crisi, e sulla necessità di orientare investimenti e politiche verso traiettorie realmente sostenibili. Dopo nove edizioni che hanno raccolto 7.700 eventi, 300 iniziative in cinque continenti, 480 milioni di impressions e oltre 10 milioni di visualizzazioni, il Festival torna come la principale manifestazione italiana dedicata alla promozione dell’Agenda 2030 dell’ONU. L’edizione 2026 conferma la vocazione del Festival come piattaforma aperta che mette in dialogo scienza, politica, economia, cultura e società, con linguaggi e formati capaci di coinvolgere pubblici diversi. In un momento segnato da ritardi nell’attuazione dell’Agenda 2030, in Italia in particolare, il Festival invita tutte e tutti a rinnovare concretamente il proprio impegno per lo sviluppo sostenibile. Gli eventi ASviS proseguono fino al 22 maggio in diverse città italiane, ciascuna con un focus specifico sui temi della transizione sostenibile. MAGGIORI INFORMAZIONI.
- 23 maggio, ore 17:30, Bracciano (RM). Il Comune di Bracciano promuove un’iniziativa pubblica in occasione del 40° anniversario della scomparsa di Altiero Spinelli, figura centrale del federalismo europeo e co‑autore del Manifesto di Ventotene. L’evento prevede una cerimonia commemorativa con la consegna della targa alla memoria da parte del sindaco Marco Crocicchi a Pier Virgilio Dastoli, Presidente del Movimento Europeo Italia, seguita dalla proiezione del film Un mondo nuovo di Alberto Negrin, dedicato alla nascita del Manifesto. L’iniziativa intende valorizzare l’eredità politica e culturale di Spinelli, richiamando un’idea di Europa fondata su pace, diritti, libertà e cooperazione. L’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti. LOCANDINA.
ARTICOLI E TESTI DELLA SETTIMANA
- The Week Ahead 18-24 May 2026 (European Parliament)
- [Press Releases] Opening: 18-21 May plenary session (European Parliament – 18/05/2026)
- [Press Releases] Press briefing on this week’s plenary session (European Parliament – 18/05/2026)
- [Press Releases] Press briefing on next week’s plenary session (European Parliament – 12/05/2026)
- EU Weekly: Fertilisers | Health preparedness | External action (European Movement International – 18/05/2026)
- Six Ways to Better Involve National Parliaments in EU Affairs, by Cristina Fasone, Nicola Lupo and Olivier Rozenberg (Wilfried Martens Centre for European Studies – 2026)
ULTIME DA BRUXELLES E STRASBURGO
CECI N’EST PAS UNE PIPE
ET CELA N’EST PAS UNE FÉDÉRATION
(LA SOVRANNAZIONALITÀ LIMITATA EUROPEA
IN CERCA DI COSTITUZIONE, CH’È Sĺ CARA)
Il primo maggio scorso è entrato in vigore in via provvisoria l’accordo commerciale fra Unione europea e Mercosur[1]. L’11 maggio il Consiglio dell’Unione europea, nella composizione dei Ministri degli affari esteri degli Stati membri, ha raggiunto l’accordo per sanzionare, oltre ad alcuni leader di Hamas, coloni israeliani estremisti in relazione a condotte poste in essere nei territori occupati dallo Stato ebraico[2]. il 15 maggio la Commissione europea ha aderito, a nome dell’UE, all’Accordo parziale allargato relativo al Tribunale speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina: nel documento si definiscono modalità istituzionali, finanziarie e amministrative del Tribunale da istituire nell’ambito del Consiglio d’Europa[3]. Nella stessa data la Commissione europea ha pure aderito, secondo le competenze attribuitele dai Trattati sull’UE, alla Convenzione (n. 229) del Consiglio d’Europa che prevede una Commissione internazionale per i reclami relativi all’Ucraina[4]. Ai sensi della Convenzione in oggetto la Commissione internazionale «ha il compito di ricevere, valutare e decidere in merito alle richieste di risarcimento presentate da persone fisiche, persone giuridiche e dallo Stato ucraino per danni, perdite o lesioni causati dagli atti internazionalmente illeciti commessi dalla Federazione Russa in Ucraina o contro l’Ucraina a partire dal 24 febbraio 2022». La Commissione in questione «determina il risarcimento attraverso valutazioni eque e giuste e le sue decisioni sono definitive. La Convenzione mira a garantire un meccanismo efficace, trasparente e sostenuto a livello internazionale per il risarcimento e la riparazione, contribuendo alla responsabilità, alla giustizia e al risarcimento delle vittime e sostenendo la pace internazionale, la sicurezza e il rispetto del diritto internazionale»[5].
A prescindere dalle problematiche – critiche comprese – aperte da queste attività[6], non si può non convenire sulla presenza significativa dell’UE sulla scena continentale europea e internazionale globale, cosa che tuttavia continua a sollecitare ampie disanime allarmate davanti all’evidenza dell’attuale “disordine” mondiale e dell’attitudine imperialista di grandi potenze quali USA e Cina popolare. È stato al riguardo osservato che «la UE teme di finire in una stretta tra le due superpotenze»[7], onde appare necessario tanto che «l’UE si metta al centro di nuove alleanze»[8] quanto che sia finalmente compiuto – con i Paesi che ci stanno, dentro ma pure fuori l’Unione – quel processo federale espresso da un “contenitore” costituzionale rappresentativo di una sovranità europea effettiva e condivisa. Una sovranità che oggi è limitata se rimane ancorata a, e dispersa tra, le 27 realtà nazionali del Continente che ora esercitano la membership nell’ambito dei quattro trattati sulla UE. Quei trattati che contengono certamente soluzioni di integrazione reciproca fra i 27 tali da far considerare la particolare e specifica natura sovrannazionale di non pochi aspetti dell’organizzazione internazionale così costruita, ma dovendosi al riguardo ancora ragionare in termini di “sovrannazionalità limitata”.
Ecco allora che da Strasburgo due parlamentari europei del P.P.E., Letizia Moratti e Manfred Weber, rendono pubblico un appello dove si «chiede una nuova fase costituente verso la realizzazione di una Costituzione europea»[9]. Una Costituzione federale formale, oltre ogni pragmatismo che della costituzione può essere la guida ma non ne può essere la sostanza[10]. Una Costituzione federale che in queste Newsletter si continua ad auspicare e che si fa sempre più urgente[11]. Prima che sia tardi.
Insomma, un documento non basta chiamarlo Costituzione, mettendo la parola per iscritto, perché sia davvero una Costituzione. Si legga ad esempio la sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee di un tempo, nel caso del 23 aprile 1986[12], dove al paragrafo 23 si precisa la necessità di «sottolineare che la Comunità economica europea [la CEE di allora come oggi l’Unione europea] è una Comunità di diritto nel senso che né gli Stati che né fanno parte, né le sue istituzioni sono sottratti al controllo della conformità dei loro atti alla Carta Costituzionale di base costituita dal Trattato [istitutivo]». Un po’ come la pipa disegnata da René Magritte[13], che rappresenta una pipa ma pipa davvero non è …
E così, su una carta geografica non basta disegnare in colore unitario (blu) un’unità (appunto colorata) di Stati senza reciproci confini[14] per poter chiamare federazione quell’entità grafica di colore omogeneo.
Giova da ultimo rammentare, nella materia qui considerata, l’importante pronuncia della Corte costituzionale italiana n. 71 del 12 maggio scorso. Vi si ragiona (al par. 7.1) sui principi che «differenziano strutturalmente l’Unione europea dalle [altre] organizzazioni internazionali» (non sovrannazionali) e si rammenta «l’integrazione delle disposizioni della Costituzione [italiana] con quelle del diritto dell’Unione in quello che potrebbe definirsi un unico “blocco di costituzionalità”». Nondimeno vi si parla (par. 7.2) di «sistemi eurounionale e nazionali [di tutti gli Stati membri]» da considerare «integrati e interdipendenti».
Non è la Costituzione federale ma un po’ le si avvicina?
DINO G. RINOLDI
[1] V. E. A.-M. Dom, Il contestato accordo commerciale Ue-Mercosur entra in vigore in via provvisoria, in euronews.it del 1° maggio 2026.
[2] V. B. Romano, Svolta della UE su Israele: sanzioni ai coloni violenti, in Ilsole24ore.com del12 maggio 2026.
[3] V. Tribunale speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina: il Consiglio d’Europa e l’Unione europea concordano l’istituzione di un gruppo preparatorio, in www.coe.int, sala stampa, 24 gennaio 2026. V. anche la nota successiva.
[4] V. European Union takes decisive steps to ensure accountability for Russia’s war of aggression against Ukraine, in https//ec.europa.eu, Press corner, European Commission, 15 maggio 2026.
[5] Così si legge nella sintesi del contenuto della Convenzione presente nel sito del Consiglio d’Europa (www.coe.int, chi siamo, ufficio trattati, lista completa, trattato n. 229, dettagli del trattato).
[6] V. ad esempio R. Amato, Sul patto UE – Mercosur piovono ricorsi, in la Repubblica, Affari e Finanza, 4 maggio 2026, p. 17; G. Dell’Omodarme, Ucraina, il Consiglio d’Europa accelera sul Tribunale speciale per il crimine di aggressione, in eunews.it del 15 maggio 2026, dove nel sottotitolo dell’articolo si precisa che «restano i nodi sulla fattibilità del progetto».
[7] Così il titolo dell’articolo di F. Basso nel Corriere della Sera del 15 maggio 2026, p.9.
[8] Così il titolo dell’articolo di E. Occorsio, in la Repubblica, Affari e Finanza, 18 maggio 2026, p.5.
[9] V. l’appello pubblicato in La Stampa del 25 aprile scorso, p.22, sotto il titolo Perché vogliamo la Costituzione UE.
[10] Del «federalismo pragmatico» si è fatto propugnatore, com’è noto, Mario Draghi. V. da ultimo il suo discorso del 14 maggio, ad Aquisgrana, pubblicato integralmente (in traduzione italiana) fra l’altro su ilfoglio.it dello stesso giorno sotto il titolo Draghi: “Solo una maggiore integrazione può salvare l’Ue. Serve il federalismo pragmatico”.
[11] Sull’urgenza v. ad esempio A. Malaguti, Il bisogno urgente della Carta d’Europa, in La Stampa, 26 aprile 2026, pp. 1 e 37.
[12] In causa C-294/83, Parti ecologiste ‘Les Verts’ – Parlamento europeo.
[13] V. Il quadro riprodotto in questa Newsletter.
[14] V. la cartina riprodotta in questa Newsletter.
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Ad eccezione de L’EDITORIALE, le opinioni espresse nella presente newsletter sono esclusivamente riconducibili alla responsabilità degli autori e non riflettono la posizione ufficiale del Movimento europeo.
