Newsletter 19 Gennaio/2026 – L’EDITORIALE

 

 

L’Europa non cade dal cielo

“Tra il 1948 ed il 1954, dal Piano Marshall alla caduta della C.E.D. (esercito europeo), è stata combattuta la prima lotta concreta per l’unità europea. Tuttavia, i più fra i contemporanei non si resero ben conto della natura di quella lotta, come mostra il fatto che istituzioni come quelle della C.E.D. e della Comunità politica, e come quelle dell’EURATOM e della C.E.E. (mercato comune) vengono generalmente messe sullo stesso piano, e come risulta dalla diffusa convinzione secondo la quale ci sarebbe un filo continuo nella politica postbellica di unità europea. In realtà questo filo è stato spezzato dalla caduta della C.E.D. e dalla conseguente restituzione, dietro lo schermo dell’U.E.O., della sovranità militare alla Germania occidentale che sancì la piena restaurazione del vecchio regime degli Stati nazionali sovrani. Ma i contemporanei, sia che avversassero sia che combattessero la C.E.D., la scambiarono in genere per un qualsiasi episodio della guerra fredda, e non capirono che la questione del riarmo tedesco aveva posto quella dell’esercito europeo, e che il tentativo di mettere in piedi tale esercito aveva posto il problema del potere politico cui sottoporlo, vale a dire degli Stati Uniti d’Europa. Non avendo ben compreso ciò, i contemporanei non si resero nemmeno conto della portata decisamente rivoluzionaria di eventi che, togliendo di mezzo la sovranità assoluta degli Stati e quindi la divisione dell’Europa, avrebbero dirottato il corso fondamentale della politica europea degli ultimi centocinquanta anni; e che avrebbero dato agli europei, con la fondazione di un potere politico federale, l’unità, e con l’unità la parità politica, economica, scientifica e militare con i russi e gli americani. Gli esponenti della classe politica e della classe culturale passarono accanto a tale occasione storica assolutamente eccezionale quasi senza averne sentore, convinti di vivere tempi normali: la vita e la morte (l’unità e la divisione) dell’Europa erano in gioco, certo per l’ultima volta rispetto ai mezzi normali dell’azione politica, ma la classe dirigente europea si occupò nella teoria solo del vecchio, e sempre più bizantino, dibattito fra le ideologie ottocentesche; e nella pratica solo dei mutamenti di governo, come se avesse veramente senso mutare il governo di Stati che stanno compiendo gli ultimi cicli della loro parabola discendente, e sono ormai vicini alla fine. Gli aspetti e le possibilità del periodo postbellico che vennero a maturazione tra il 1948 ed il 1954 furono presenti, nella loro realtà concreta e nelle responsabilità umane conseguenti, in un solo uomo, Altiero Spinelli, che aveva maturato questa chiarezza di visione e questo rigore d’azione nel carcere e nel confino fascista. Ed è per merito di Altiero Spinelli che l’occasione storica del 1948-54 si trasformò in una vera e propria lotta per l’unità europea. Egli fece, alla testa del piccolo Movimento Federalista Europeo d’Italia, tirandosi dietro la riluttante Unione Europea dei Federalisti e, in alcune occasioni, anche l’opportunistico Movimento Europeo, la fatica di Sisifo di elaborare e rimettere continuamente in piedi il meccanismo giusto d’azione che i politici nazionali non sapevano introdurre, e lasciavano quasi sempre cadere occupati com’erano nelle lotte politiche nazionali. Di fatto egli suggerì sempre, e riuscì ad imporre attraverso l’influenza che poté guadagnarsi sui «prìncipi» del momento o sui loro luogotenenti con la sua politica carbonara, le soluzioni che a volta a volta permisero di trasformare la richiesta anglo-americana dell’autunno del 1950 di riarmare la Germania occidentale nel tentativo di fondare gli Stati Uniti d’Europa: sua in realtà è l’iniziativa che condusse, attraverso De Gasperi ed Ivan Matteo Lombardo, alla presa di posizione per il potere politico europeo (art. 7 H e poi 38 del Trattato) alla Conferenza di Parigi per la C.E.D. che abbandonata a sé stessa aveva prodotto, con il Rapport intérimaire del 24 luglio 1951, il balzano progetto di fare l’esercito europeo e di lasciar intatta la sovranità militare degli Stati nazionali (conformemente alle istruzioni date alla delegazione francese da Schuman ed alla delegazione tedesca da Adenauer secondo le quali si doveva fare un esercito europeo senza fare lo Stato europeo, e lasciar intatta la sovranità assoluta degli Stati nazionali pur togliendo loro gli eserciti; ed alla mancanza di istruzioni della delegazione italiana che nel primo periodo di tale conferenza assunse atteggiamenti nazionalistici); e sua è in realtà l’iniziativa che permise di giungere, soprattutto attraverso la successiva azione di Spaak, alla procedura per elaborare e fondare la Comunità politica, cioè ai lavori dell’Assemblea ad hoc conclusi il 10 marzo del 1953. Il voto del 30 agosto del 1954 dell’Assemblea francese — in sostanza la fortuna avversa — distrusse questa opera, la cui debolezza stava nella debolezza dei «prìncipi» che fecero distrattamente, e distrattamente persero, la lotta per l’unità europea. La storia ridarà a Spinelli ciò che ora la fama contingente attribuisce a Adenauer e a De Gasperi, e persino a Schuman, che sarà in realtà giudicato come l’ignavo a cui va principalmente la colpa del fallimento della C.E.D. Ma ciò che conta è che questa lotta, seriamente data e seriamente perduta, ha permesso a Spinelli di iniziare la nuova fase del moto dell’unità europea: quella della opposizione democratica europea del Congresso del Popolo Europeo al vecchio regime degli Stati nazionali sovrani ed agli interessi politici che lo sostengono. Con questa lotta il moto dell’unità europea è passato dalla fase carbonara alla fase dell’azione aperta e diretta, e pone pertanto tutti gli europei di fronte alle loro responsabilità. Mario Albertini, Il Federalista, 1960”.

Abbiamo voluto iniziare con questa recensione di Mario Albertini, dedicata al volume di scritti e articoli che Altiero Spinelli pubblicò con Il Mulino nel 1960, il nostro editoriale settimanale per aprire una riflessione fra le nostre lettrici e i nostri lettori sulle risposte che gli europei sono chiamati a dare già nelle prossime ore sul caos geopolitico che rischia di stravolgere i già precari equilibri su cui si fonda quella che era una “comunità internazionale” mettendo in dubbio l’antica suggestione filosofica secondo cui “il caos è il luogo primigenio della materia informe a cui attinge il Demiurgo per la formazione di un mondo ordinato”.

“L’Europa non cade dal cielo” fu il titolo che Altiero Spinelli dette alla raccolta dei suoi scritti mentre aveva avviato – con spirito e ispirazione gandhiana – l’azione aperta del Congresso del popolo europeo essendo convinto che tutte le iniziative immaginate per far uscire le comunità europee dal loro stato embrionale avrebbero avuto successo solo se fossero state accompagnate e seguite coerentemente dalla rinuncia alla sovranità assoluta degli Stati nazionali.

Questa convinzione spinelliana era profondamente vera negli anni dal 1948 al 1954 e poi, dopo la caduta della CED, con i trattati di Roma del 1957 giudicati da Spinelli come un “faule Kompromisse” perché fondati sull’idea del gradualismo costituzionale che, nel corso degli anni, ha smentito la previsione di Jean Monnet secondo cui l’integrazione europea sarebbe andata avanti attraverso le crisi rendendo sostanzialmente irrilevante il ruolo politico del suo “Comitato per gli Stati Uniti d’Europa” e infine è ancora più vera oggi se si prendono in considerazione le varie iniziative sui temi della difesa e più in generale della autonomia strategica europea che comprende l’obiettivo economico della competitività e quello della realizzazione del mercato unico.

Poiché il caos geopolitico sta provocando principalmente in Italia ma ancora ben poco negli altri paesi europei la nascita spontanea di iniziative che si fondano sull’urgenza di realizzare “gli Stati Uniti d’Europa subito” – senza chiarire peraltro il modello federale a cui si ispirano o limitandosi a sostenere l’idea che il passaggio essenziale sarebbe legato alla abolizione del potere di veto negli organi confederali del Consiglio europeo dei Capi di Stato e di governi e del Consiglio dei ministri nazionali – sarebbe necessario riprendere la convinzione spinelliana secondo cui “l’Europa non cade dal cielo” e costruire in Europa una rete di iniziative federaliste per chiarire i contenuti del progetto necessario per superare le sovranità assolute, il metodo ed i tempi per realizzarlo.

Come Movimento europeo siamo pronti a facilitare la costruzione di una rete per federare i federalisti nell’azione aperta verso gli Stati Uniti d’Europa.

Bruxelles, 19 gennaio 2026coccodrillo

 

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