Newsletter 19 Gennaio/2026

 

 L’EDITORIALE

L’Europa non cade dal cielo

“Tra il 1948 ed il 1954, dal Piano Marshall alla caduta della C.E.D. (esercito europeo), è stata combattuta la prima lotta concreta per l’unità europea. Tuttavia, i più fra i contemporanei non si resero ben conto della natura di quella lotta, come mostra il fatto che istituzioni come quelle della C.E.D. e della Comunità politica, e come quelle dell’EURATOM e della C.E.E. (mercato comune) vengono generalmente messe sullo stesso piano, e come risulta dalla diffusa convinzione secondo la quale ci sarebbe un filo continuo nella politica postbellica di unità europea. In realtà questo filo è stato spezzato dalla caduta della C.E.D. e dalla conseguente restituzione, dietro lo schermo dell’U.E.O., della sovranità militare alla Germania occidentale che sancì la piena restaurazione del vecchio regime degli Stati nazionali sovrani. Ma i contemporanei, sia che avversassero sia che combattessero la C.E.D., la scambiarono in genere per un qualsiasi episodio della guerra fredda, e non capirono che la questione del riarmo tedesco aveva posto quella dell’esercito europeo, e che il tentativo di mettere in piedi tale esercito aveva posto il problema del potere politico cui sottoporlo, vale a dire degli Stati Uniti d’Europa. Non avendo ben compreso ciò, i contemporanei non si resero nemmeno conto della portata decisamente rivoluzionaria di eventi che, togliendo di mezzo la sovranità assoluta degli Stati e quindi la divisione dell’Europa, avrebbero dirottato il corso fondamentale della politica europea degli ultimi centocinquanta anni; e che avrebbero dato agli europei, con la fondazione di un potere politico federale, l’unità, e con l’unità la parità politica, economica, scientifica e militare con i russi e gli americani. Gli esponenti della classe politica e della classe culturale passarono accanto a tale occasione storica assolutamente eccezionale quasi senza averne sentore, convinti di vivere tempi normali: la vita e la morte (l’unità e la divisione) dell’Europa erano in gioco, certo per l’ultima volta rispetto ai mezzi normali dell’azione politica, ma la classe dirigente europea si occupò nella teoria solo del vecchio, e sempre più bizantino, dibattito fra le ideologie ottocentesche; e nella pratica solo dei mutamenti di governo, come se avesse veramente senso mutare il governo di Stati che stanno compiendo gli ultimi cicli della loro parabola discendente, e sono ormai vicini alla fine. Gli aspetti e le possibilità del periodo postbellico che vennero a maturazione tra il 1948 ed il 1954 furono presenti, nella loro realtà concreta e nelle responsabilità umane conseguenti, in un solo uomo, Altiero Spinelli, che aveva maturato questa chiarezza di visione e questo rigore d’azione nel carcere e nel confino fascista. Ed è per merito di Altiero Spinelli che l’occasione storica del 1948-54 si trasformò in una vera e propria lotta per l’unità europea. Egli fece, alla testa del piccolo Movimento Federalista Europeo d’Italia, tirandosi dietro la riluttante Unione Europea dei Federalisti e, in alcune occasioni, anche l’opportunistico Movimento Europeo, la fatica di Sisifo di elaborare e rimettere continuamente in piedi il meccanismo giusto d’azione che i politici nazionali non sapevano introdurre, e lasciavano quasi sempre cadere occupati com’erano nelle lotte politiche nazionali. Di fatto egli suggerì sempre, e riuscì ad imporre attraverso l’influenza che poté guadagnarsi sui «prìncipi» del momento o sui loro luogotenenti con la sua politica carbonara, le soluzioni che a volta a volta permisero di trasformare la richiesta anglo-americana dell’autunno del 1950 di riarmare la Germania occidentale nel tentativo di fondare gli Stati Uniti d’Europa: sua in realtà è l’iniziativa che condusse, attraverso De Gasperi ed Ivan Matteo Lombardo, alla presa di posizione per il potere politico europeo (art. 7 H e poi 38 del Trattato) alla Conferenza di Parigi per la C.E.D. che abbandonata a sé stessa aveva prodotto, con il Rapport intérimaire del 24 luglio 1951, il balzano progetto di fare l’esercito europeo e di lasciar intatta la sovranità militare degli Stati nazionali (conformemente alle istruzioni date alla delegazione francese da Schuman ed alla delegazione tedesca da Adenauer secondo le quali si doveva fare un esercito europeo senza fare lo Stato europeo, e lasciar intatta la sovranità assoluta degli Stati nazionali pur togliendo loro gli eserciti; ed alla mancanza di istruzioni della delegazione italiana che nel primo periodo di tale conferenza assunse atteggiamenti nazionalistici); e sua è in realtà l’iniziativa che permise di giungere, soprattutto attraverso la successiva azione di Spaak, alla procedura per elaborare e fondare la Comunità politica, cioè ai lavori dell’Assemblea ad hoc conclusi il 10 marzo del 1953. Il voto del 30 agosto del 1954 dell’Assemblea francese — in sostanza la fortuna avversa — distrusse questa opera, la cui debolezza stava nella debolezza dei «prìncipi» che fecero distrattamente, e distrattamente persero, la lotta per l’unità europea. La storia ridarà a Spinelli ciò che ora la fama contingente attribuisce a Adenauer e a De Gasperi, e persino a Schuman, che sarà in realtà giudicato come l’ignavo a cui va principalmente la colpa del fallimento della C.E.D. Ma ciò che conta è che questa lotta, seriamente data e seriamente perduta, ha permesso a Spinelli di iniziare la nuova fase del moto dell’unità europea: quella della opposizione democratica europea del Congresso del Popolo Europeo al vecchio regime degli Stati nazionali sovrani ed agli interessi politici che lo sostengono. Con questa lotta il moto dell’unità europea è passato dalla fase carbonara alla fase dell’azione aperta e diretta, e pone pertanto tutti gli europei di fronte alle loro responsabilità. Mario Albertini, Il Federalista, 1960”.

Abbiamo voluto iniziare con questa recensione di Mario Albertini, dedicata al volume di scritti e articoli che Altiero Spinelli pubblicò con Il Mulino nel 1960, il nostro editoriale settimanale per aprire una riflessione fra le nostre lettrici e i nostri lettori sulle risposte che gli europei sono chiamati a dare già nelle prossime ore sul caos geopolitico che rischia di stravolgere i già precari equilibri su cui si fonda quella che era una “comunità internazionale” mettendo in dubbio l’antica suggestione filosofica secondo cui “il caos è il luogo primigenio della materia informe a cui attinge il Demiurgo per la formazione di un mondo ordinato”.

“L’Europa non cade dal cielo” fu il titolo che Altiero Spinelli dette alla raccolta dei suoi scritti mentre aveva avviato – con spirito e ispirazione gandhiana – l’azione aperta del Congresso del popolo europeo essendo convinto che tutte le iniziative immaginate per far uscire le comunità europee dal loro stato embrionale avrebbero avuto successo solo se fossero state accompagnate e seguite coerentemente dalla rinuncia alla sovranità assoluta degli Stati nazionali.

Questa convinzione spinelliana era profondamente vera negli anni dal 1948 al 1954 e poi, dopo la caduta della CED, con i trattati di Roma del 1957 giudicati da Spinelli come un “faule Kompromisse” perché fondati sull’idea del gradualismo costituzionale che, nel corso degli anni, ha smentito la previsione di Jean Monnet secondo cui l’integrazione europea sarebbe andata avanti attraverso le crisi rendendo sostanzialmente irrilevante il ruolo politico del suo “Comitato per gli Stati Uniti d’Europa” e infine è ancora più vera oggi se si prendono in considerazione le varie iniziative sui temi della difesa e più in generale della autonomia strategica europea che comprende l’obiettivo economico della competitività e quello della realizzazione del mercato unico.

Poiché il caos geopolitico sta provocando principalmente in Italia ma ancora ben poco negli altri paesi europei la nascita spontanea di iniziative che si fondano sull’urgenza di realizzare “gli Stati Uniti d’Europa subito” – senza chiarire peraltro il modello federale a cui si ispirano o limitandosi a sostenere l’idea che il passaggio essenziale sarebbe legato alla abolizione del potere di veto negli organi confederali del Consiglio europeo dei Capi di Stato e di governi e del Consiglio dei ministri nazionali – sarebbe necessario riprendere la convinzione spinelliana secondo cui “l’Europa non cade dal cielo” e costruire in Europa una rete di iniziative federaliste per chiarire i contenuti del progetto necessario per superare le sovranità assolute, il metodo ed i tempi per realizzarlo.

Come Movimento europeo siamo pronti a facilitare la costruzione di una rete per federare i federalisti nell’azione aperta verso gli Stati Uniti d’Europa.

Bruxelles, 19 gennaio 2026coccodrillo

 

[VERSIONE INGLESE] – [VERSIONE FRANCESE] – [VERSIONE SPAGNOLO]

 

  

 


LA SETTIMANA DEL MOVIMENTO EUROPEO

19 gennaio

  • Roma, Assemblea della Consulta Europa (Roma Capitale – Assemblea Capitolina)

21 gennaio

  • Roma, Consiglio di Presidenza Movimento europeo Italia

22 gennaio

  • Roma, Convegno “Valerio Zanone e il liberalismo italiano” (Comitato Einaudi 150, Luiss Università di Roma)

23 gennaio

  • Parigi, incontro “Freshening out the Roadmap to further European Integration. Reflexions on the 40th anniversary of Spain’s and Portugal’s accession” (Maison Jean Monnet, Movimenti Europei di Spagna, Italia e Francia)

 

   

 


IN EVIDENZA

VI SEGNALIAMO

  • 19 gennaio, ore 17:00, Roma. L’Assemblea della Consulta Europa è convocata presso l’Aula Giulio Cesare del Palazzo Senatorio. All’ordine del giorno: saluti istituzionali, approvazione del verbale, audizione del Dipartimento PNRR, relazioni dei gruppi di lavoro, aggiornamenti sulle attività in corso e pianificazione della IV Assemblea dei cittadini del 25 marzo 2026. L’incontro è aperto al pubblico: chi desidera partecipare come osservatore può richiedere l’accredito scrivendo a: europa@comune.roma.it. MAGGIORI INFORMAZIONI.
  • 22 gennaio, ore 15:30, Roma. Presso la Biblioteca del Senato – Sala degli Atti parlamentari, si terrà il convegno “Valerio Zanone e il liberalismo italiano”, a dieci anni dalla sua scomparsa. Dopo gli indirizzi di saluto di Marcello Pera, Giuseppe Vegas, Alberto Sinigaglia e Giuseppe Facchinetti, introdurrà i lavori Giovanni Orsina. Seguiranno gli interventi di Alberto Giordano, Pierluigi Barrotta, Angelo Petroni, Franco Chiarenza, Gerardo Nicolosi, Saro Freni e Andrea Spiri. Modera Alessio Panizzi. La partecipazione è gratuita, ma è obbligatoria la prenotazione all’indirizzo e‑mail:comitato@einaudi150.it. L’evento sarà inoltre trasmesso in diretta su webtv.senato.it. LOCANDINA.  
  • Dal 22 al 24 gennaio, la Jean Monnet House ospita un incontro trilaterale promosso dai Movimenti Europei di Spagna, Italia e Francia, dedicato a “Freshening out the Roadmap to Further European Integration”. L’iniziativa, che coincide con il 40° anniversario dell’adesione di Spagna e Portogallo alla Comunità Europea, riunirà rappresentanti del Parlamento europeo, dirigenti del Movimento Europeo, studiosi e giovani federalisti. Nel corso delle diverse sessioni saranno affrontati temi centrali per il futuro dell’Unione: il rilancio del progetto federalista, la definizione di una politica di difesa comune, il rafforzamento dell’autonomia strategica e le principali sfide della politica estera europea.

 

ARTICOLI E TESTI DELLA SETTIMANA

 

 

 


ULTIME DA BRUXELLES

ANCORA SU RIFORMA E SVILUPPO FEDERALE DELL’UNIONE EUROPEA

(mentre nella torre dell’Unione il silenzio a inizio anno resta alto

e continuano a sussurrare i pioppi del Rio Salto)

Il 17 gennaio è arrivata la firma degli accordi tra Unione europea e Mercosur, costituiti da un’intesa di partenariato, che fra l’altro necessita ora delle ratifiche di tutti i 27 Stati membri dell’UE, nonché da un accordo commerciale ad interim che può essere applicato senza queste ultime ma ha comunque bisogno del voto favorevole del Parlamento europeo[1]. «Questo accordo invia un segnale forte al mondo», dice Ursula von der Leyen[2], benché nella fattispecie si sia di fronte a un percorso iniziale e ancora lontano dall’esser concluso[3].

E intanto nel mondo succede (quasi) di tutto (questione Groenlandia compresa, con incidenze variamente minacciose militari, ancora commerciali, ecc.[4]) ma la macchina istituzionale dell’Unione europea continua a procedere “a diesel” (vecchio tipo), anche per solleticare e alleviare le proteste di quanti ne lamentano invece l’aggressività “verde” che avrebbe la pretesa di riversarsi sugli inermi Stati membri. Una torre d’avorio silenziosa sulla necessità di immediata modifica in senso, se non federale, almeno … federalistico (ispirato alla federazione). Ricordandomi la torre il passo iniziale della triste poesia pascoliana sulla cavallina storna mi vien subito fatto di richiamare i sussurri malinconici delle fronde dei pioppi lì (nella poesia) appostati a guardia del ruscello di nome Rio Salto, presso la tenuta “Torre” di San Mauro in Romagna. Sussurri. E basta.  A guardia di un territorio (materiale e spirituale) sempre più in pericolo.

Nella mattinata del 10 gennaio si è svolto a Milano, nella sede della Società Umanitaria, un attualissimo evento sulle prospettive di riforma dell’Unione europea di fronte a quello che, più che essere definito disordine mondiale, deve essere considerato un cambio radicale di paradigma degli equilibri geopolitici internazionali e delle modalità di governo della società internazionale. Società che eufemisticamente molti si avventurano ancora a definire «comunità» (internazionale) sperando di individuarne tratti solidaristici. E proprio sulla solidarietà si sono fondate le tre Comunità europee (CECA, CEE e CEEA o EURATOM) sorte negli anni Cinquanta del secolo scorso anzitutto fra sei Stati continentali devastati dalla seconda guerra mondiale, Italia compresa, per poi ampliarsi fino a ventisette Paesi con l’  ingresso della Croazia nel 2013.

Dal 1993 opera l’Unione europea (UE) – sotto il motto «unita nella diversità» – la cui attività viene a cadere nella disciplina di quattro Trattati: il Trattato sull’UE, il Trattato sul funzionamento dell’UE, il Trattato che regola la sopravvissuta (rispetto a CECA e CEE) EURATOM e, importantissimo, il Trattato che introduce la Carta dei diritti fondamentali dell’UE. Quest’ultimo testo rappresenta la presa in carico da parte dell’Unione, all’inizio del terzo millennio d.C., della necessità di approfondire i diritti della persona consolidando e sviluppando ulteriormente nell’ambito europeo quel patrimonio instaurato in materia a partire dalla Magna Charta Libertatum e dall’Habeas Corpus Liberum (Inghilterra, 1215 e 1679), per continuare con la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (Francia, 1789), il Bill of Rights (USA., 1791), la Dichiarazione universale dei diritti umani (Nazioni Unite, 1948), la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Consiglio d’Europa, 1950), i Patti sui diritti civili e politici nonché sui diritti economici, sociali e culturali (Nazioni Unite,1966).

Come dunque far evolvere nel nostro Continente un’Organizzazione sovrannazionale in cui sono affermati i principi di democrazia, Stato di diritto, dignità, libertà, eguaglianza, appunto solidarietà, cittadinanza, giustizia, ecc.? Nell’evento milanese hanno espresso, sotto la Presidenza di Alberto Jannuzzelli (della Società Umanitaria), la propria visione del futuro possibile sei relatori.

Anzitutto Giuseppe Ciccarone (della Fondazione Giacomo Brodolini) ha disegnato il contesto economico nel quale muoversi, ragionando sull’allargamento e l’approfondimento dei processi di liberalizzazione commerciale e di unione doganale, in un quadro propositivo di economia sociale di mercato.

L’europarlamentare Giorgio Gori (del gruppo socialisti e democratici e già valente Sindaco di Bergamo) ha rappresentato le possibilità di riforma dell’UE a partire dai risultati della Conferenza sul futuro dell’Europa (2021-2022) per arrivare all’articolato e approfondito progetto del Parlamento europeo esplicitato nella risoluzione del 22 novembre 2023. Riforme che, se contengono pure il superamento del tanto deprecato voto all’unanimità degli Stati membri dell’UE nel Consiglio europeo (dei Capi di Stato e di governo) e nel Consiglio dei ministri, si diffondono significativamente anche su riforme istituzionali; competenze dell’organizzazione; sussidiarietà; Stato di diritto; politica estera, di sicurezza e di difesa; mercato unico, economia e bilancio; politiche sociali e mercato del lavoro; istruzione; scambi commerciali e investimenti; non discriminazione; clima e ambiente; politica energetica; spazio di libertà, sicurezza e giustizia; migrazione; sanità; scienza e tecnologia. Nondimeno Gori conclude rilevando che questo processo di riforma comporta comunque, ai sensi dell’art. 48 del Trattato UE, una procedura che pretende per il suo successo fra l’altro un intervento della volontà unanime dei ventisette Stati membri.

Agganciandosi a queste considerazioni Pia Locatelli (dell’Internazionale Socialista Donne ed ex parlamentare europea nell’allora gruppo PSE) ha considerato l’opportunità, pur senza arrivare a una riforma dei Trattati, di utilizzare strade già disposte da quelli attuali, come è il caso delle cooperazioni rafforzate tra almeno nove Stati membri dell’UE che oggi toccano materie rilevanti quali il diritto di famiglia, i brevetti, la Procura europea. Persino nel campo della politica estera, di sicurezza comune e di difesa il Trattato sull’UE, oltre a cooperazioni rafforzate mai poste in essere in quel contesto, consente anche soltanto fra due Stati membri una «cooperazione strutturata permanente» (PESCO) al cui riguardo venticinque Stati membri hanno concordato di investire, pianificare, sviluppare e mettere in atto in maniera maggiormente congiunta le proprie capacità militari[5].

Carmine Pacente (del Consiglio comunale di Milano) ha dato conto della propria esperienza nel Comitato delle Regioni dell’UE quale organo di rappresentanza politica delle istanze autonomistiche degli Stati membri, istanze rilevanti per indirizzare le varie attività europee in un senso capace di valorizzare queste identità. L’accento è stato messo sulla necessità di procedere a colmare i divari territoriali, obiettivo di cui già si fanno carico i Trattati UE con risultati significativi ad esempio per l’Irlanda. In particolare, oggi di questo obiettivo se ne riscontra la presenza nel Piani nazionali di ripresa e resilienza, che godono in modo massiccio di un finanziamento erogato secondo l’innovativa (quantitativamente) modalità del far debito comune, solidaristico, tra tutti gli Stati membri. È stato così anche discusso il progetto della Commissione europea di nuovo Quadro Finanziario Pluriennale UE (2028-2034), di cui Pacente ha trattato anzitutto per la richiesta modifica della governance tramite il coinvolgimento esplicito delle autonomie territoriali.

Dino Rinoldi (dell’Università Cattolica di Milano e del Movimento europeo Italia: sì, si tratta della persona che sta scrivendo questa nota!) ha esposto le difficoltà di una riforma dei Trattati UE che debba fare i conti, nella propria strada, con un voto all’unanimità degli Stati membri. È invece urgente una presenza continentale europea di carattere federale che promuova una sovranità significativa nelle relazioni mondiali gravate da statualità imperiali (USA, Russia, Cina). La Federazione europea può garantire un peso, in termini economici, sociali, finanziari, complessivamente politici, che la somma delle limitate sovranità nazionali della stessa Germania, della Francia, dell’Italia, ecc., non può assicurare. Sono state quindi enunciate ipotesi di federazione “con i Paesi che ci vogliano stare”; tra quelli oggi membri dell’UE ma compresi anche altri al momento fuori dall’UE. Un esempio di questa proposta è riscontrabile nel Codice per una nuova Europa adottato il 13 settembre 2025 dall’Associazione Nuova Camaldoli[6], in memoria e approfondimento del Manifesto adottato a Camaldoli nel 1943 proprio dopo la scrittura del primo testo del Manifesto di Ventotene, risalente al 1941, e poco prima del testo aggiornato di tale Manifesto formulato nel 1944 grazie all’attività in particolare di Ada ed Ernesto Rossi, Altiero Spinelli, Ursula Hirschmann, Eugenio Colorni.

Piero Graglia (dell’Università degli studi di Milano) ha presentato articolate conclusioni muovendo dalle considerazioni offerte dai relatori precedenti. Dunque collocando nel contesto politico-economico attuale l’esigenza indifferibile di una Unione europea anche profondamente riformata, ma dovendosi tenere ben presenti le difficoltà di procedure formali dipendenti da valutazioni unitarie in capo a tutti gli Stati membri. L’indifferibilità della Federazione europea sta infatti in mano ai Paesi che oggi, non domani, vogliono davvero realizzare la sovranità federale, autorevole e forte, a partire da almeno sufficienti capacità di difesa comune e di presidio incisivo nella politica estera nonché in quella fiscale interna. Quindi: agire con “gli Stati che ci vogliono stare”, da subito. E nemmeno può essere rianimato il progetto di Trattato, risalente ai primi anni Cinquanta del secolo scorso, istitutivo di una Comunità europea di difesa (CED)[7] come qualcuno ipotizza[8] rammentando che di quel testo si erano avute quattro ratifiche su sei Stati firmatari (Belgio, Olanda, Lussemburgo e Germania[9]) mentre la Francia gollista si era infine pronunciata – nel 1954 – a sfavore conseguendone la rinuncia della stessa Italia dopo la morte di Alcide De Gasperi, il 19 agosto di quell’anno. L’entrata in vigore del Trattato CED avrebbe sì portato all’istituzione di una Comunità politica europea, il cui statuto era già stato disposto da un’assemblea parlamentare ad hoc in attuazione dell’art. 38 del Trattato CED pur attendendosene la ratifica. Ma va segnalato che comunque quel Trattato di difesa avrebbe comportato una messa in comune di un esercito limitato a unità militari che oggi non sarebbero adeguate ai bisogni.

La fine dell’evento ha aperto quindi, ai non troppi giovani presenti accanto a quelli ben più avanti negli anni, una visione federale che – per non cedere all’opinione dell’ex Cancelliere tedesco Helmut Schmidt circa la necessità di uno psichiatra per chi ha visioni – abbisogna in fretta di pragmatismo federale europeo (arrivare comunque e con chi ci sta alla federazione sovrana continentale) più che di quel federalismo pragmatico (impostato su una “integrazione flessibile” a Trattati costanti che permetterebbe all’UE di agire in aree tematiche specifiche quali difesa, energia, tecnologia) fatto valere l’anno scorso da Mario Draghi[10], il quale ora circa l’UE ammette che «adesso ha più nemici che mai»[11] .  

DINO G. RINOLDI

 

[1] V. B. Romano, «Intesa UE – Mercosur segnale per tutti», in Il Sole 24 Ore del 18 gennaio 2026, p.1; F. Basso, Firmata l’intesa sul Mercosur. «Sì al mondo basato su regole», in Corriere della Sera del 18 gennaio 2026, p.34 s.

[2] V. la dichiarazione ripresa da B. Romano nell’articolo sopra cit. V. pure A. Cerretelli, La sfida dell’Europa ai protezionismi, in Il Sole 24 Ore del 18 gennaio 2026, p. 7.

[3] V. il comunicato stampa del Consiglio dell’UE del 9 gennaio 2026: UE – Mercosur: via libera del Consiglio alla firma dell’accordo globale di partenariato e sugli scambi, in www.consilium.europa.eu /it …

[4] Artico, Trump minaccia l’Europa è il titolo dell’articolo di G. Sarcina nella prima pagina del Corriere della Sera del 18 gennaio 2026, dove a p. 2 si continua titolando Trump, scontro con l’Europa: dazi a chi difende la Groenlandia. E la prima pagina de la Repubblica dello stesso giorno titola Groenlandia, scontro USA – UE. Col risultato espresso dal titolo di Le Monde del 18-19 gennaio, a p.1: Les Groenlandais soudés contre les menaces de Trump.

[5] V. PESCO – Cooperazione strutturata permanente, in www.eur-lex.europa.eu/IT/ …

[6] V. www.associazionenuovacamaldoli.it.

[7] V. il testo tramite il link: https://legislature.camera.it/_dati/leg02/lavori/stampati/pdf/07670001.pdf.

[8] V. F. Fabbrini, La CED per difendere l’Europa, in www.rivistailmulino.it, 27 novembre 2024.

[9] V. l’intervista a F. Fabbrini, Può essere oggi rilanciata e entrare in vigore la Comunità europea di difesa?, in www.alcideproject.eu/it/…

[10] V. Il Sole 24 Ore del 24 ottobre 2025 (www.ilsole24ore.com/art/ … ) dov’è menzionato, nell’articolo Draghi: unica via per l’UE è federalismo pragmatico, il discorso tenuto a Oviedo al momento del ritiro di un premio.

[11] Così già nel titolo dell’articolo di P. Pica subito dopo l’esordio Europa, l’allarme di Draghi (v. Corriere della Sera del 18 gennaio 2026, p. 6).

 

 

 

 


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