DOPO IL CONSIGLIO EUROPEO DEL 15-16 OTTOBRE 2026:
OLTRE LA NATO E … OLTRE L’UNIONE EUROPEA?
MA SEMPRE IN DIFESA DEGLI STATI UNITI D’EUROPA!
Nelle conclusioni del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre scorso si ritrova ripetuta 32 volte la parola DIFESA. Si menziona la difesa aerea e missilistica, marittima, delle frontiere terrestri; si ripete più volte la necessità del sostegno alla difesa dell’Ucraina; il Consiglio considera «l’importanza e l’urgenza di accelerare il conseguimento dell’obiettivo di potenziare in modo decisivo la prontezza dell’Europa alla difesa»[1]; ribadisce «il proprio impegno a realizzare, a passo sostenuto e su vasta scala, il suo obiettivo di prontezza alla difesa entro il 2030, in modo che l’Europa sia meglio attrezzata per agire e affrontare autonomamente, in modo coordinato e con un approccio a 360 gradi, le sfide e le minacce immediate e future»[2]; auspica «necessari ulteriori sforzi per rafforzare la base industriale e tecnologica di difesa europea affinché sia in grado (…) di sostenere la prontezza dell’Europa alla difesa»[3]; sottolinea «che gli Stati membri dovrebbero pertanto orientare sempre di più gli investimenti nel settore della difesa verso uno sviluppo, una produzione e appalti congiunti, con il sostegno dell’AED»[4] (l’Agenzia europea della difesa); ricorda «inoltre la necessità di continuare ad agevolare l’accesso dell’industria della difesa ai finanziamenti e invita la Banca europea per gli investimenti a proseguire gli sforzi al riguardo»[5]. Ancora: il Consiglio europeo apprezza «l’importanza della cooperazione industriale con l’Ucraina nel settore della difesa, che contribuisce a rafforzare la prontezza dell’Europa alla difesa, basandosi su tutte le iniziative esistenti e attingendo all’esperienza e al know-how unici dell’Ucraina. Sottolinea la necessità di approfondire i partenariati industriali nel settore della difesa con l’Ucraina tramite l’integrazione della sua industria della difesa nella base industriale e tecnologica di difesa europea»[6]. Il Consiglio europeo afferma inoltre che è «opportuno avvalersi pienamente degli strumenti disponibili per lo sviluppo delle capacità e il rafforzamento industriale. A tale riguardo (…) accoglie con favore l’individuazione, da parte del Consiglio, di EDPCI[7], nel quadro del programma per l’industria europea della difesa, e l’adozione del regolamento che istituisce il programma per un’innovazione agile e rapida nel settore della difesa. Il Consiglio europeo invita i colegislatori a raggiungere un accordo sulla proposta relativa alla mobilità militare entro la fine dell’anno. Attende con interesse le prossime proposte della Commissione in materia di appalti nel settore della difesa»[8]. Infine «Il Consiglio europeo ricorda che un’Unione europea più forte e capace nel settore della sicurezza e della difesa contribuirà positivamente alla sicurezza globale e transatlantica ed è complementare alla NATO, che, per gli Stati che ne sono membri, resta il fondamento della loro difesa collettiva»[9].
La parola difesa è da ultimo menzionata pure a titolo di «DIFESA DEL DIRITTO INTERNAZIONALE»[10], al cui riguardo il Consiglio «si rammarica profondamente dell’annuncio, da parte degli Stati Uniti, dell’imposizione di sanzioni nei confronti della Corte penale internazionale in quanto istituzione. Il Consiglio europeo esorta gli Stati Uniti ad annullare queste ultime misure, prendendo atto nel contempo della decisione degli Stati Uniti di ritardare la piena applicazione delle misure come pure della loro disponibilità a discutere delle loro preoccupazioni con gli Stati parte dello Statuto di Roma [istitutivo della Corte penale]. Così facendo si lascia spazio alla diplomazia, con l’obiettivo di ottenere un rapido annullamento di tali misure e impedire l’adozione di ulteriori misure che mirano a compromettere l’indipendenza e l’integrità della Corte».
Non menziono quanto altro ha costruito e costruisce Donald Trump particolarmente in danno dell’Unione europea perché il suo pensiero e la sua azione sono riassunti al meglio nelle parole pronunciate dal Presidente USA riguardo al fatto che «L’UE è stata creata per fregare gli Stati Uniti»[11]: «The European Union was formed in order to screw the United States. This was the purpose of its formation».
Ma quanto ai rapporti fra Unione europea e NATO, magari oltre la NATO … e persino oltre la UE, vorrei considerare il perseguimento degli obiettivi dell’Unione europea in materia di politica di sicurezza e difesa comune (PSDC) – attraverso l’impiego di mezzi civili e militari per l’avvio di missioni – che deve avvenire conformemente ai principi della Carta delle Nazioni Unite (art. 42, n. 1, TUE). Se ne trova una conferma attualissima nella Dichiarazione congiunta dell’Unione e dei suoi Stati membri nel “vertice” informale di Wicklow (1-2 settembre 2026) specificamente là dove si afferma che, «in una fase caratterizzata da crescenti tensioni geopolitiche, da un’escalation dei conflitti e da gravi violazioni del diritto internazionale (…), un ordine internazionale basato su regole e un sistema multilaterale incentrato sulle Nazioni Unite rimangono il quadro globale essenziale per garantire il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale di tutti gli Stati, la risoluzione pacifica delle controversie, la prevedibilità, la responsabilità e l’applicazione equa del diritto internazionale». Esiste poi un vincolo di conformità alla strategia realizzata in ambito NATO, affermato nei paragrafi 2 e 7 dell’art. 42 TUE: la politica dell’Unione « rispetta gli obblighi di alcuni Stati membri, i quali ritengono che la loro difesa comune si realizzi tramite l’Organizzazione del Trattato del Nord-Atlantico (NATO), nell’ambito del Trattato dell’Atlantico del Nord, ed è compatibile con la politica di sicurezza e di difesa comune adottata in tale contesto »; «[g]li impegni e la cooperazione in questo settore rimangono conformi agli impegni assunti nell’ambito dell’Organizzazione del Trattato del Nord-Atlantico che resta, per gli Stati che ne sono membri, il fondamento della loro difesa collettiva e l’istanza di attuazione della stessa». Qualsiasi azione intrapresa dall’Unione deve inquadrarsi entro il sistema di sicurezza collettiva della NATO. Ne deriva che l’avvio di missioni militari da parte dell’Unione deve essere previamente autorizzato dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Al fine di garantire un maggior livello di coordinamento tra questi due sistemi di sicurezza collettiva l’Unione e la NATO hanno concluso i cd. Berlin Plus agreement (16 dicembre 2002), con cui è stata prevista la possibilità per l’Unione di ricorrere a mezzi e capacità dell’Alleanza atlantica. Per converso, l’art. 1 del Protocollo n. 10 (sulla cooperazione strutturata permanente istituita dall’art. 42 del Trattato sull’Unione europea) allegato ai Trattati di Unione prevede la possibilità che la stessa Unione, e per essa gli Stati che partecipano alla cooperazione strutturata permanente, metta a disposizione unità di combattimento «in particolare per rispondere a richieste dell’Organizzazione delle Nazioni Unite».
La possibilità per l’Unione di ricorrere a mezzi della NATO storicamente si lega all’incapacità dell’Unione di rispondere in maniera rapida ed efficace alle crisi. Nell’ambito della Strategia globale dell’Unione per la politica estera e di sicurezza comune[12] è stato inserito anche il rafforzamento della cooperazione con la NATO: l’Unione deve forgiare una propria politica di difesa che le consenta di agire autonomamente ma che al contempo sia complementare a quella della NATO. Nella prospettiva del rafforzamento di questa cooperazione è stata adottata una prima Dichiarazione congiunta (8 luglio 2016), ribadita nella successiva Dichiarazione congiunta del 10 luglio 2018 e confermata nella Dichiarazione congiunta del 10 gennaio 2023, nella quale si concorda di affrontare in una prospettiva cooperativa le crescenti sfide legate, principalmente, alla competizione geostrategica, alle questioni relative alla resilienza e alla protezione delle infrastrutture critiche, all’interferenza straniera nell’ambito dell’informazione. A partire da queste dichiarazioni le due Organizzazioni hanno avviato un insieme di azioni comuni: stando al Eleventh Progress Report NATO-UE Cooperation (18 giugno 2026) le 74 azioni comuni hanno conseguito rilevanti effetti in materia di dialogo politico, riduzione delle carenze di capacità critiche, cooperazione civile-militare, nuove tecnologie, resilienza, espansione delle capacità di produzione industriale nel settore della difesa, spazio e deterrenza contro minacce sia convenzionali che non tradizionali.
Pare interessante citare in conclusione esperimenti come quelli tra cosiddetti Paesi “volenterosi” che il 2 marzo 2025, a Londra su iniziativa di Francia e Regno Unito, hanno lanciato un progetto (cresciuto fino a comprendere oggi 37 Stati) per fornire garanzie di sicurezza a lungo termine all’Ucraina, sviluppare iniziative congiunte di difesa, ecc. Fra i 37 vi sono membri della UE (oltre alla Francia: Germania, Polonia, Spagna, Italia, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia, Belgio), della NATO, del Commonwealth e addirittura il Giappone.
Da menzionare è pure la Dichiarazione congiunta del 13 luglio 2026 istitutiva della Coalizione integrata anti-missili balistici: si tratta di una cooperazione a carattere esclusivamente difensivo fra 10 Stati (Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna Svezia, Ucraina e Regno Unito) aperta a chiunque voglia aderirvi, indirizzata a sviluppare congiuntamente capacita di difesa contro minacce derivanti da missili balistici, nonché a integrare il potenziale industriale della difesa, della ricerca scientifica e dell’esperienza sul campo, il tutto in linea con gli ordinamenti costituzionali nazionali e gli obblighi internazionali.
La strada sembra quindi aperta per forme di alleanza, persino di integrazione politica, capaci di andare oltre l’attuale modalità di difesa militare (NATO) e addirittura oltre la cooperazione soprannazionale intrapresa con le Comunità europee degli anni Cinquanta del secolo scorso e l’Unione europea partorita a fine secolo[13]. Ma i tempi hanno la necessità di essere rapidi, addirittura rapidissimi, nella temperie geopolitica attuale, e non è detto quindi che, così come gli Stati Uniti d’America hanno preso forma concreta con 13 Stati federati nell’ambito della confederazione e poi della federazione, gli Stati Uniti d’Europa non possano costituirsi con meno dei 27 Stati membri attuali dell’Unione europea.
Costituirsi in una democrazia costruens certamente ma ovviamente necessariamente pure difendente.
DINO G. RINOLDI
[1] Par. 56.
[2] Par. 59.
[3] Par. 60.
[4] Ibidem.
[5] Ibidem.
[6] Par. 61.
[7] European Defence Projects of Common Interest. V. La Commissione accoglie con favore l’approvazione da parte degli Stati membri di cinque progetti europei comuni nel settore della difesa, in eunewsletter.it del 28 settembre 2026.
[8] Par. 62.
[9] Par. 63.
[10] Par. 77.
[11] V. fra le altre fonti la Repubblica del 27 febbraio 2025 (repubblica.it/esteri) che cita la frase detta il giorno prima dal presidente Trump.
[12] V. Politica estera e di sicurezza comune – Strategia globale, in eur-lex.europa.eu.
[13] Un riferimento al riguardo può esser fornito dalle proposte avanzate dalla Commissione europea per realizzare uno “spazio Schengen” in campo militare, settore industriale compreso, sull’esempio della cooperazione internazionale avviata con l’accordo di Schengen del 1985 e la Convenzione di sua applicazione del 1990 in materia di libera circolazione delle persone in un ampio spazio territoriale pur percorso da frontiere statuali. V. G.B., Commissione Ue: verso uno “Schengen militare”. Industria bellica ed “ecosistema” industriale europeo della difesa, in agensir.it del 19/11/2025; P. V. Dastoli, Una Schengen per la difesa europea, in tuttieuropaventitrenta.eu del 12 maggio 2026.
