Newsletter 27 Settembre/2022 – L’EDITORIALE

 

CHE FARE DOPO IL 25 SETTEMBRE

C’era una volta la maggioranza Ursula (o come si disse allora in Italia: Orsola).

Si trattò dell’esigua maggioranza del Parlamento europeo che votò nel luglio 2019 la fiducia alla candidata del Consiglio europeo Ursula von der Leyen (UvdL) quando i capi di Stati e di governo dell’Unione europea (Ue) decisero di ignorare il metodo degli Spitzenkandidaten.

L’attuale presidente della Commissione europea ottenne il voto favorevole del PPE, di S&D e di Renew Europe ma non fu votata dalla Sinistra, dai Verdi, da Identità e Democrazia (ID), dai Conservatori e Riformisti (ECR) e dagli brexiters e fu invece determinante il voto dei 5 Stelle, che facevano allora parte del Gruppo dei Non-Iscritti, creando la prima frattura con la Lega nel governo giallo-verde.

Per tradurla in italiano, UvdL ebbe il voto favorevole di Forza Italia, del PD e, appunto dei 5 Stelle senza considerare le successive transumanze a favore dei Verdi e di Renew Europe facendo nascere l’idea che avrebbe potuto costituirsi anche in Italia una maggioranza Orsola che facesse perno sul PD e sui 5 Stelle come avvenne poi con la caduta del Conte I.

Molta acqua è passata sotto i ponti di Strasburgo e Bruxelles dal luglio 2019 e la maggioranza Ursula si è progressivamente allargata ai Verdi, talvolta alla Sinistra e ai Conservatori e Riformisti anche se i punti maggiori di rottura sono stati legati alle questioni ambientali da parte dei Verdi e alla violazione dello Stato di diritto da parte di polacchi e ungheresi che hanno avuto il sostegno della Lega (ID) e di Fratelli d’Italia (ECR).

Secondo una astratta logica matematica che sarebbe destinata a separare in Italia gli “europeisti” dai “sovranisti”, si potrebbe proporre un ampio schieramento parlamentare modello Orsola che riunisca insieme il PPE (Forza Italia e Noi Moderati), S&D (PD, Articolo 1, +Europa), Renew Europe (Azione e Italia Viva), ma che giunga persino ad associare la Sinistra insieme ai Verdi ed anche i 5 Stelle.

Questo schieramento supererebbe in teoria il 50% dei voti espressi lasciando all’opposizione gli unici due partiti dichiaratamente sovranisti e cioè Fratelli d’Italia e la Lega che insieme non superano un terzo dell’elettorato che è andato a votare.

Fantapolitica, poiché ci si avvia invece alla rapida costituzione di un governo destra-centro trainato da Giorgia Meloni con la Lega e Forza Italia come junior partners insieme al residuo di Noi Moderati, con una confortevole maggioranza alla Camera e al Senato non tale, tuttavia, da coprire i 2/3 dei parlamentari necessari per un colpo di mano costituzionale sul presidenzialismo e sul primato del diritto nazionale su quello europeo.

L’opposizione si muoverà a lungo in ordine sparso almeno fino a quando non ci sarà stato un chiarimento nel PD e non sarà avviato il dopo-Letta e fino a che non saranno rimosse le macerie della campagna elettorale fra tutti gli attori che non fanno parte della destra-centro.

Sono in molti, tuttavia, ad essere convinti che il governo Meloni non supererà lo scoglio delle elezioni europee del maggio 2024 dove non si vota con il Rosatellum, dove il sistema è proporzionale con la soglia del 4% e con le preferenze e dove gli alleati della destra-centro si presenteranno con liste concorrenti legate a tre diverse famiglie europee e probabilmente con Spitzekandidaten concorrenti fra di loro.

Nel frattempo il governo Meloni si dovrà scegliere le alleanze in Europa essendo stato anticipatamente felicitato da tutti i sovranisti e dovendo stabilire rapidamente le sue priorità sulla riforma della governance economica, sull’attuazione del Piano sociale, sulla politica energetica, sul clima, sulle politiche migratorie anche dopo il reiterato monito di Papa Francesco contro l’Europa dei muri, sulle sanzioni alla Russia e ai suoi alleati, sulla difesa e su una più o meno volontaristica autonomia strategica anche dagli USA e nei rapporti con la Cina, sulla politica mediterranea e verso l’Africa, sul rispetto dello stato di diritto, sul follow up del NGEU e degli altri strumenti dopo la pandemia e last but not least sul futuro dell’Europa che comprende l’allargamento, la comunità politica europea e la riforma di Lisbona.

La scelta di alleanze sbagliate e le divisioni nella destra-centro rischiano di provocare forti danni agli interessi dell’Italia e di contribuire all’immobilismo dell’Ue in un momento in cui servirebbe invece maggiore dinamismo e capacità di decisione sovranazionale.

Il Movimento europeo, come ha fatto sempre con determinazione, darà il suo contributo in Italia e in Europa, nelle istituzioni e nella società civile per far avanzare il processo di integrazione europea lungo la linea delle sette priorità che ha indicato prima del voto del 25 settembre (LINK), verso un modello federale e in vista delle elezioni europee del maggio 2024 che dovranno essere costituenti battendosi nello stesso tempo contro tutti i nazionalismi come farà a fine ottobre nel centenario della cosiddetta Marcia su Roma con iniziative plurali (LINK).

Roma, 27 settembre 2022

coccodrillo