TRAMONTATE STELLE D’EUROPA:
ALL’ALBA CHI VINCERÀ?
NEL FRATTEMPO “NESSUN DORMA” NELL’UE
Della bandiera a 12 stelle (senza strisce) dell’Unione europea e del Consiglio d’Europa si ha menzione fra l’altro nella Dichiarazione n. 52 allegata ai Trattati d’Unione dopo la riforma di Lisbona, in vigore dal dicembre 2009, e appunto «relativa ai simboli dell’Unione europea». Vi si legge che «la bandiera rappresentante un cerchio di dodici stelle dorate su sfondo blu» è uno dei «simboli della comune appartenenza dei cittadini all’Unione europea e del loro legame con la stessa». Questo impegnativo riferimento a un’”unità di destino” non me ne fa dimenticare la natura di apparato simbolico. Così mi permetto di non uscir di contesto (simbolico, o meglio metaforico) evocando la notte che stiamo attraversando, alle prese col “disordine del mondo” fatto di guerre (non solo al confine orientale dell’Unione, non solo ai margini marittimi meridionale dell’UE), fatto della dissoluzione di ancoraggi istituzionali internazionali faticosamente creati, fatto di ricerca anche violenta di nuovi parametri di riferimento entro cui muovere la precarietà umana, e così via.
Il «viaggio al termine della notte» (così Louis Fedinand Céline, Parigi,1932) si presenta molto periglioso, e più che poter uscire a un certo momento «a riveder le stelle», come Dante Alighieri riusciva infine a fare, sembra piuttosto che delle stelle ci si debba aspettare il tramonto col sopraggiungere dell’alba nuova. Se pure un’alba nuova sopraggiungerà…(v. G. Sapelli, Verso la fine del mondo – Lo sgretolarsi delle relazioni internazionali, Milano, 2024).
Insomma, le stelle attuali d’Europa come si trasformeranno? Cosa resterà di loro? Il «Gattopardo europeo» sarà capace di un’«insurrezione costituente» (vedi l’editoriale di P.V. Dastoli nella Newsletter del 2 febbraio 2024)? O la scelta è quella di lasciarsi andare, col poeta Adonis, all’invocazione: «Prendimi, caos, nelle tue braccia»? Oppure riusciremo a Domare gli Dei (I. Buruma, Roma-Bari, 2011)? Ricaveremo buone pratiche dai Messaggeri dell’oscurità (A. Giménez-Bartlett, Palermo, 1999)? O constateremo che «ciò che appartiene alla notte non va svelato nel sempre più vasto disordine della luce», e quindi che «ciò che appartiene alla notte va affidato alla notte» (A. Volodine, Liturgia del disprezzo, Roma, 2024)?
Intanto il neo-eletto Presidente Trump annuncia «Dazi certi all’UE» perché «l’Europa ci ha trattati malissimo» (Corriere della Sera, 1/II/2025, p.13), e così dà un «calcio all’Europa» (L’Espresso, 31/I/2025, in copertina). Intanto, per mettersi … sulla cattiva strada, firma l’ordine esecutivo con cui grava di dazi/tariffe importazioni di acciaio, alluminio, rame, farmaci da Cina (10%) nonché Canada e Messico (25%). Aspettandosi non solo ritorsioni, come ad esempio dal vicino del Nord che fra l’altro prospetta di rivalersi sul succo d’arancia proveniente dalla Florida, ma anche aumento di prezzi e inflazione internamente agli USA. Per questo l’ingresso negli USA almeno di energia dal Canada è gravato da un peso non superiore al 10%. E comunque, giacché fra vicini a iniziar dispetti non se ne prospettano conclusioni positive – anzi! – proprio il Canada si ritrova la promessa trumpiana di poter diventare il 51° Stato della federazione statunitense.
Ancora Trump si mette a restituire coattivamente ai Paesi di provenienza migranti stranieri in condizione irregolare negli USA. Paura dei barbari, ci ricorda P. Andonovski (Milano, 2022). Non sto a evidenziare quanto questa paura andrebbe convertita – convertita! – in politiche economiche attive giacché è il Presidente di Confindustria Emanuele Orsini a rilevare che abbiamo bisogno in Italia di 100.000 lavoratori in più e di un piano industriale per l’Italia e per l’Europa (v. Ilsole24ore.it, 25/I/2025). La paura fa invece comodo alla nostra Presidente del Consiglio, fra “esternalizzazione” albanese dei trattenimenti e vittimismo di fronte all’applicazione del diritto congruente in materia.
Ma almeno parte il 5 febbraio la tornata di “click day” (procedura di assunzione on line di stranieri, dunque non di cittadini UE) prevista dal nuovo “decreto flussi” (d.l. 145/2024 convertito in l. 187/2024): v. Il Sole 24 Ore, 3/II/2024, pp.1 e 5. Il 5 febbraio andranno presentate le domande per i lavoratori subordinati non stagionali (domande già precompilate 57.812; quota disponibile 61.950); il 7 febbraio quelle per colf, badanti e assistenza socio-sanitaria (per assistenza familiare e socio-assistenziale: domande precompilate 44.809 e quota disponibile 9.500; per assistenza a disabili e over 80: domande precompilate 734 e quota disponibile 10.000); il 12 febbraio quelle per lavoratori stagionali nel settore agricolo e per il 70% dei lavoratori stagionali nel settore turistico-alberghiero (domande precompilate 61.432 e quota disponibile 110.000). Con la coda di un secondo “click day” il 1° ottobre per la quota restante di lavoratori nel settore turistico-alberghiero.
D’altro canto tace, Giorgia Meloni ma il governo tutto, sul Piano italiano di attuazione del nuovo, articolato, Piano europeo sull’immigrazione e l’asilo, composto da nove regolamenti e una direttiva già in vigore ma di applicazione differita nel corso della prima metà del 2026. Si tratta di un Piano operativo che doveva esser sottoposto (assieme agli altri 26 Stati membri) entro fine 2024 alla Commissione europea sulla base di un modello da quest’ultima redatto nel giugno dell’anno passato. La trasparenza non è un punto di forza del governo, ribadendo mancanze riscontrabili ad esempio, in materia, anche circa l’esecuzione del PNRR italiano: quello che il Presidente della Giunta regionale campana, Vincenzo De Luca, chiama Piano nazionale dei ritardi e dei rinvii.
Le Presidenti della Commissione europea e della Banca centrale europea (v. Financial Time, 31/I/2025) si danno allora da fare «per riportare l’Europa sulla giusta strada», sostenendo la «Bussola per la competitività» e immaginando un futuro in cui «abbassare le barriere che le aziende devono affrontare» nonché «garantire che abbiano le risorse di cui hanno bisogno per prosperare» (V. Corriere della Sera,1/II/2025, p.33). Quanto alle scelte trumpiane sull’UE un portavoce della Commissione europea si «rammarica» dei dazi prospettati e afferma che nel caso «risponderemo con fermezza» (F. De Benedetti su Domani, 3/II/2025, p.6).
In aggiunta, mentre dal 2 febbraio di quest’anno decorre l’applicazione di una parte (capo I, «Disposizioni generali», e capo II, «Pratiche di I.A. vietate») del già vigente regolamento UE 2024/1689 che stabilisce regole armonizzate sull’intelligenza artificiale, c’è chi avverte che «Dalla politica al digitale l’Europa è troppo lenta a cambiare marcia» (L. Summers, Corriere della Sera, 31/I/2025, p. 31). E sulla necessità che l’Europa competa con americani e cinesi nel campo dell’innovazione in materia di intelligenza artificiale si può leggere l’allegato “L’Economia” del Corriere della Sera di questo 3 febbraio, con le considerazioni di F. De Bortoli.
Quanto, più in generale, all’UE «senza politica estera» che «fa il gioco di Trump» si veda S. Fabbrini su Il Sole 24 Ore del 2/II/2025, pp. 1 e 8, anche per la necessità di rispondere a Elon Mask che lancia in quest’inizio di febbraio il movimento M.E.G.A. (Make Europa Great Again) già profetizzato nell’ottobre del 2024 da Trump, per ispirazione tratta dal suo M.A.G.A. (Make America Great Again), nonché da … Viktor Orbán, (v. rispettivamente Redazione Tgr, Elon Musk lancia il movimento ‘Make Europe Great Again’: “Europei unitevi”, in rainews.it, 2/II/2025, e M. Garavello, Trump e Orban hanno un piano: il Maga e il Mega, in lavocedeltrentino.it, 25/X/2024)
Infine, cercando sprazzi di verità nella notte buia e tempestosa che attraversiamo, va rilevato che la cosiddetta Brexit non ha proiettato il Regno Unito verso “le magnifiche sorti e progressive” (così G. Leopardi) che taluno immaginava di apparecchiare. Ad esempio, in particolare investimenti e immigrazione extra UE si sono dimostrati settori problematici mentre quello dell’esportazione di servizi si è invece dimostrato brillante: v. il rapporto The Brexit Files commentato in Corriere della Sera, 31/I/2025, p. 17.
Resta «Quell’utopia ragionevole (e necessaria) dell’Europa unita», come recita il titolo della conversazione di Cinzia Sciuto con Javier Cercas pubblicata in MicroMega 1/2025, p.3 ss. E il titolo del numero della rivista è: «Fine del sogno europeo?».
Cercando di non uscir dalla notte con un incubo.
DINO G. RINOLDI
