Newsletter 4 Maggio/2026

 

 L’EDITORIALE

Perché è urgente riaprire il laboratorio di una Schengen per la Difesa dell’Europa

L’annuncio di Donald Trump di ritirare un sesto delle truppe americane dalle basi militari nella Repubblica Federale di Germania sarà probabilmente seguito nei prossimi mesi da analoghi annunci che riguarderanno i paesi europei considerati ormai “ostili” dall’inquilino della Casa Bianca con in testa la Spagna di Pedro Sanchez seguita dal Regno Unito di Keir Starmer e poi dall’Italia di Giorgia Meloni.

Si tratta di un nuovo e più dirompente passo sulla via della exit strategy trumpiana dal continente europeo e più particolarmente dall’Unione europea che si associa alla guerra dei dazi su cui le istituzioni europee non hanno deciso ancora se usare il bazooka europeo dello strumento anti-coercizione (ACI) essendo strattonate dai contrapposti interessi delle industrie europee ed in particolare da quelle automobilistiche tedesche.

Le posizioni ondivaghe di Donald Trump non permettono di avere una visione precisa del futuro delle relazioni transatlantiche che saranno messe a dura prova in occasione del Vertice della NATO ad Ankara che avrà luogo il 7 e 8 luglio 2026, sia se il presidente americano deciderà di partecipare sia se invierà un suo rappresentante, e che sarà preceduto in Francia dal Vertice del G7.

Nel Vertice della NATO i leader dell’Alleanza dovranno prendere quattro decisioni esistenziali per l’Europa chiarendo interrogativi rimasti per ora senza risposte dalle due parti dell’Atlantico e relative al livello della partecipazione statunitense, al ruolo degli (ex?) alleati non solo europei ma anche canadese e allo sviluppo delle industrie della difesa attualmente egemonizzate dagli americani come avviene per le armi che gli Europei inviano da oltre quattro anni all’Ucraina:

  • sullo Stretto di Hormuz – nel caso in cui il conflitto armato e mediatico fra USA e Iran dovesse proseguire nei prossimi due mesi – o con la messa in opera delle proposte di Emmanuel Macron e Keir Starmer per la sicurezza marittima nell’interesse degli Europei o con l’attivazione di una guida NATO di lungo periodo sancendo così la sconfitta del regime di Teheran e la vittoria di Trump dopo il piano Project Freedom degli Stati Uniti per liberare le navi civili nello stretto mantenendo tuttavia il blocco delle navi militari,
  • sulla creazione di una eventuale pianificazione coordinata degli impegni dalle due parti dell’Atlantico relativamente ai trasporti strategici, alle difese missilistiche, alla cooperazione fra i servizi di intelligence e agli scambi o cessioni delle tecnologie satellitari,
  • sulla difesa delle frontiere orientali dell’Europa nel quadro dello Enhanced Forward Presence con otto gruppi tattici multinazionali che dispongono per ora di 15000 effettivi statunitensi su 25000 e che dovranno essere ristrutturati con una progressiva espansione europea fino al punto di una eventuale exit strategy trumpiana,
  • last but not least sul livello delle spese degli Europei ciascuno per sé e l’Unione europea nel suo insieme partendo dalla percentuale progressiva del 5% del PIL che si sta sostanziando dal 2024 (LINK) in poderosi acquisti europei dalle industrie americane e non in investimenti strategici europei a cui si dovrebbero aggiungere i 50 miliardi di euro proposti dalla Commissione europea nel QFP 2028-2034 e che fanno parte del programma SAFE ora sub judice dopo il ricorso del Parlamento europeo davanti alla Corte di Giustizia dell’UE.

Sul tavolo del Vertice della NATO ci sarà principalmente il tema del conflitto russo-ucraino, in cui gli (ex?) alleati dovranno chiarire

  • il contenuto degli accordi fra Donald Trump e Vladimir Putin,
  • la linea rossa dell’Ucraina dopo più di quattro anni di dura resistenza all’aggressione russa per sapere chi vincerà e chi perderà nel negoziato di pace,
  • con quale piano l’Europa intende trattare non già su eventuali cessioni di parti del territorio ucraino che spettano solo a Kiev ma sulla sicurezza futura della regione e sul ruolo europeo di Kiev che può contare ora sul prestito di 90 miliardi di euro e su una ritrovata unità a Bruxelles dopo l’uscita di scena di Viktor Orban e prima delle molte elezioni nazionali nel 2027 destinate a definire il quadro politico sul continente.

Sulla scena del conflitto russo-ucraino è mancata finora la diplomazia europea – definita come una schizofrenia catatonica – che non potrà esistere fintantoché essa si limiterà a ipotetiche iniziative sulla difesa dell’Europa e fintantoché la difesa dell’Europa non sarà considerata come una parte integrante di una vera politica estera e della sicurezza comune a cui oggi mancano purtroppo le condizioni politiche, economiche e giuridiche.

La diplomazia per la pace e cioè il ruolo dell’Unione europea come attore internazionale da una parte e la difesa dell’Europa come strumento della sua deterrenza militare e della sua autonomia strategica dall’altra sono due facce della stessa medaglia.

Esse richiedono una forte volontà politica per condividere sovranità chiuse per decenni all’interno degli Stati nazionali.

L’esperienza ci ha mostrato che il passaggio dalle sovranità nazionali alle sovranità condivise si è realizzato inizialmente con il consenso di un gruppo ristretto di popoli e di paesi nella convinzione che altri si assoceranno all’impresa comune secondo un modello di integrazione differenziata o nel quadro di un’Europa a due velocità che si distingue politicamente dall’Europa à la carte che ha attratto recentemente le simpatie di Mario Draghi e della sua tautologia del cosiddetto “federalismo pragmatico”.

Così è avvenuto per la condivisione del mercato dell’acciaio e del carbone nel 1952 con la CECA, per il mercato comune nei trattati di Roma nel 1957, per lo SME nel 1978, per la libera circolazione delle persone attraverso le frontiere nazionali con il Trattato dì Schengen nel 1985, per la moneta unica nel Trattato di Maastricht del 1993 e per la Carta dei diritti fondamentali nel 2000 che nulla hanno a che fare con le più modeste cooperazioni rafforzate introdotte con il Trattato di Amsterdam nel 1999 né con l’inconsistente cooperazione strutturata permanente che ha introdotto la PESCO nel 2017 e sessanta microprogetti ben lontani dalla realizzazione della difesa dell’Europa.

Con un grave danno per l’esigenza e l’urgenza di trasferire a metà degli anni cinquanta  una parte importante delle sovranità nazionali verso una superiore sovranità politica condivisa fallì nel 1954 il progetto di Trattato per una Comunità europea di Difesa (CED) a causa della decisione della Assemblea nazionale francese di non dar luogo alla sua ratifica e all’ignavia del governo italiano presieduto dal democristiano Giuseppe Pella solo in parte compensato da un disegno di legge presentato dal successivo governo Scelba ma frettolosamente ritirato dopo il “no” francese.

La caduta della CED trascinò con sé il progetto di una Comunità Politica Europea (CPE) – ispirato da Altiero Spinelli e proposto da Alcide De Gasperi secondo i quali il metodo costituente esigeva il ruolo centrale di una assemblea parlamentare e non di una conferenza intergovernativa – e il trattato con il Regno Unito i cui strumenti di ratifica non furono mai depositati a Londra ed un accordo europeo con l’Alleanza dell’Atlantico del Nord.

Noi riteniamo che il progetto di trattato del 1952, fallito nel 1954, non possa e non debba essere resuscitato dopo settantadue anni e che, trattandosi di un trattato internazionale sul tema della difesa, non possa essere il frutto di una iniziativa parlamentare come è stato suggerito recentemente in Italia con un progetto privo di serie prospettive legislative.

Il progetto di Trattato della CED contiene inoltre aspetti politici, militari, finanziari e giuridici che ne sconsigliano la riesumazione in una situazione geopolitica radicalmente diversa da quella degli anni cinquanta:

  • perché oggi non esistono le condizioni per un esercito comune che apre la strada alla fusione delle forze armate nazionali,
  • perché il tema della difesa dell’Europa non può essere separato dall’avvio di una diplomazia europea per la cooperazione, per la sicurezza e per la pace,
  • perché la difesa dell’Europa con le sue implicazioni militari e di investimenti nell’industria della difesa dovrebbe essere finanziata da debito comune seguendo il modello del NGEU e non da contributi nazionali che gravano sui bilanci nazionali,
  • perché la mancata applicazione delle procedure di ratifica e di entrata in vigore previste dall’art. 132 di quel progetto di Trattato indebolisce o annulla le argomentazioni giuridiche di chi sostiene l’idea di una tardiva riesumazione.

Per queste ragioni noi insistiamo sulla proposta della riapertura di un “laboratorio” europeo per la rapida attuazione di una Schengen della Difesa fra un gruppo ristretto ed iniziale di popoli e di paesi a cui siano associate forme innovative di difesa civile e di un comune progetto di servizio civile transnazionale di coinvolgimento di giovani generazioni di cittadine e di cittadini europei ma anche di giovani di paesi terzi con un permesso di soggiorno permanente nei paesi aderenti alla Schengen della Difesa.

L’idea di una Schengen della difesa fu proposta nell’agosto 2016 dal governo italiano su iniziativa dei ministri degli esteri Paolo Gentiloni e della difesa Roberta Pinotti (LINK) ed è stata ora ripresa dal Commissario europeo per la difesa e lo spazio Andrius Kubilius (LINK) e, con una visione limitata alla mobilità militare fra le frontiere all’interno dell’Unione europea, dal Parlamento europeo (LINK).

L’elemento fondamentale nella creazione del “laboratorio” in materia di difesa è il riconoscimento della sua strumentalità rispetto al conseguimento degli obiettivi di cui all’art. 21 TUE nel quadro di una politica estera e di sicurezza comune che deve condurre ad una difesa comune.

In questa prospettiva sarebbe perfettamente logico prevedere l’utilizzazione, nelle forme adeguate, anche delle istituzioni dell’Unione europea compresa la Corte di Giustizia e prevedere una solidarietà comune inserendo anche il contributo di paesi terzi come il Regno Unito o la stessa Ucraina.

Le attività di difesa, di deterrenza e di peace enforcement dovrebbero nascere in modo vincolante con il corollario imprescindibile che le decisioni militari non potranno essere lasciate alla responsabilità dei Capi di Stato maggiore ma ad un organo politico sotto un controllo democratico europeo con un bilancio sovranazionale finanziato da debito pubblico e non la somma di bilanci nazionali superando i vincoli della unanimità in un sistema di sovranità condivisa.

Il governo della Schengen della difesa potrebbe essere affidato provvisoriamente ad una Alta Autorità – come avvenne con la CECA – il cui Alto responsabile risponda regolarmente al Parlamento europeo e alla sua commissione difesa (SEDE) così come il Presidente dell’Eurogruppo e il Presidente della BCE dialogano periodicamente e in modo trasparente con la commissione affari economici e monetari del PE coinvolgendo delegazioni dei parlamenti nazionali.

Il tema di un’ampia condivisine di sovranità su una questione che implica l’evoluzione dell’Unione europea verso un modello federale deve spingerci a rilanciare la logica democratica e costituente di Altiero Spinelli e Alcide De Gasperi secondo i quali essa esige il ruolo centrale di una assemblea parlamentare e non una conferenza intergovernativa.

Roma, 4 maggio 2026

coccodrillo

  

 

[VERSIONE INGLESE] – [VERSIONE FRANCESE]

 

 


CIAO OLIVIER

IN RICORDO DI OLIVIER DUPUIS

Oggi, 4 maggio, Olivier Dupuis (*) ha scelto di morire, perché si trova in una situazione di malato terminale.

Pubblichiamo per ricordarlo la lettera che gli scrisse Altiero Spinelli nell’ottobre 1985 quando fu arrestato e incarcerato dalla magistratura belga per obiezione di coscienza:

 

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Lettera di Altiero Spinelli a Olivier Dupuis

Ottobre 1985

Caro Olivier Dupuis,

hai ragione: la fame nel Sud del mondo, l’assenza di diritti nei paesi dell’Est del mondo, l’egoismo dei privilegiati della libertà e del benessere dell’Ovest, sono i tre grandi problemi di civilizzazione della nostra epoca. Aggiungerei la distruzione progressiva che Nord, Sud, Ovest ed Est stanno compiendo dell’ambiente (la desertificazione, la polluzione dei mari e dell’atmosfera). 

Le strutture di decisione in tutti questi campi sono disperatamente anacronistiche, il che implica la necessità di un’azione politica di tipo radicale, perché non si tratta di realizzare una certa forma di società (liberale, socialista, cattolica, islamica) ma di cercare soluzioni appropriate a una serie di mali della nostra epoca. 

La più pericolosa di queste strutture pericolanti e tuttavia ancora forti è quella della sovranità illimitata dello Stato, la possibilità di guerra e quindi l’armamento progressivo per aggredire o difendersi, discende da ciò. Finché il mondo sarà diviso in Stati sovrani, la difesa, e quindi i soldati, gli eserciti, saranno un dato inevitabile? 

Sono convinto che c’è, per ogni legge, e quindi anche per questa, il dovere più ancora che il diritto di contestare la legge esistente e di chiederne la modificazione o l’abolizione; i meccanismi politici democratici esistono, tra le altre cose, anche per questo. E tra gli strumenti possibili al fine di suscitare cattiva coscienza nei difensori della legge esistente e di organizzare consenso intorno agli innovatori, c’è lo strumento della disobbedienza civile. 

L’impiegare o no questo metodo è sempre frutto di una valutazione politica. Perché la disobbedienza civile suscita sempre, in un uomo normale, una sana reazione di rigetto, colui che disobbedisce deve saper ben calcolare che, in un lasso di tempo ragionevole, la cattiva coscienza generata nell’uomo normale dalla punizione del disobbediente diventerà predominante sulla reazione di rigetto. 

Io credo che l’obiezione di coscienza contro il servizio militare per ragioni personali possa creare una cattiva coscienza molto limitata. La cattiva coscienza può al contrario crescere e divenire una forza politica, se l’obiezione di coscienza non è diretta contro il dovere in sé di partecipare alla difesa della propria comunità, ma contro il fatto che questa difesa è assurda, ingiusta e che dovrebbe essere rimpiazzata da un’altra forma di difesa, più razionale, più giusta… 

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Ma dovrebbe essere preparata e lanciata in momenti ben scelti. 

Ti sottopongo queste riflessioni perché sei in carcere per rifiuto del servizio militare, e spero che ti aiuteranno nelle tue meditazioni. In fin dei conti, bisogna ad un certo punto scegliere se seguire l’esempio di Socrate, che diceva: obbedisco fino a morire alle leggi della città, anche se sono ingiuste, o invece se seguire l’esempio di Antigone, che diceva: disobbedisco, fino a morire, alle leggi della città, perché devo obbedire a una legge superiore. Talvolta l’una, talvolta l’altra, sono la parte della ragione.

 

(*) BIOGRAFIA

Olivier Dupuis (Ath, 25 febbraio 1958 – Bruxelles, 4 maggio 2026) è stato un politico e attivista belga, successivamente naturalizzato italiano, figura di primo piano del radicalismo transnazionale e del federalismo europeo. Laureato in scienze politiche e sociali, aderisce al Partito Radicale nei primi anni Ottanta, impegnandosi fin da subito nelle battaglie per i diritti civili, la democrazia e la nonviolenza.

Nel 1986 viene incriminato per diserzione dopo aver sostenuto pubblicamente che né la difesa militare né quella civile alternativa fossero strumenti adeguati a garantire la pace, individuando invece nella mancanza di democrazia nell’Unione Sovietica una delle principali minacce alla sicurezza internazionale. Dal 1988 si trasferisce a Budapest, dove contribuisce alla nascita e allo sviluppo del Partito Radicale Transnazionale (PRT), coordinandone le attività nell’Europa centrale tra il 1989 e il 1993.

Nel 1993 viene eletto presidente del Consiglio Generale del PRT e, due anni dopo, segretario generale, incarico che mantiene fino al 2003. In questo ruolo guida il partito in una fase cruciale, caratterizzata da campagne internazionali per la democrazia, il rispetto dei diritti umani e il rafforzamento delle istituzioni sovranazionali.

Nel 1996 entra al Parlamento europeo, subentrando a Marco Pannella, e viene poi rieletto nel 1999. A Strasburgo e Bruxelles si occupa in particolare di politica estera, sicurezza e diritti fondamentali, con attenzione ai Balcani, al Caucaso e all’Europa sud-orientale. È stato vicepresidente della Delegazione per le relazioni con le Repubbliche transcaucasiche e membro della Commissione per gli affari esteri, la sicurezza e la politica di difesa.

Negli ultimi anni continua a intervenire nel dibattito pubblico europeo con analisi, articoli e iniziative politiche, mantenendo un forte impegno sui temi della democrazia, dello stato di diritto e delle libertà civili. Colpito da una grave malattia alla fine del 2025, ha scelto di ricorrere al suicidio assistito a Bruxelles, dove è scomparso il 4 maggio 2026.

 

Dalla moglie di Olivier Dupuis – De la part de la femme d’Olivier Dupuis – From Olivier’s wife (testo originale in francese):

Chers si chers amis
Chères
Si Chères amies

Notre Olivier
S’en est allé
Très apaisé

Notre Olivier
S’est envolé
Le cœur léger

Le Funambule
Cheveux au vent
Danse
Sur
Son
Fil

 

 


LA SETTIMANA DEL MOVIMENTO EUROPEO

5 maggio

  • Roma, convegno “Le vie per la Federazione Europea: strumenti giuridici e azione politica per la federazione a 40 anni da Altiero Spinelli” (GFE di Roma e gli Universitari Federalisti Europei (UFE), in collaborazione con la Facoltà di Giurisprudenza della Sapienza Università di Roma)

6 maggio

  • Milano, Festival dello Sviluppo Sostenibile, evento inaugurale “Ritorno al futuro. Investimenti e politiche sostenibili in un mondo instabile” (ASviS)

7 maggio

  • Firenze, Opening Ceremony EUI 50th anniversari (European University Institute)

8 maggio

  • Milano, FESTA DELL’EUROPA 2026 “Libertà e Democrazia in Europa: l’Eredità di Sophie Scholl” (Europe Direct Lombardia)
  • Roma, presentazione del libro “Il PSI di Craxi (1976-1987). La crisi del sistema politico e il dibattito sul riformismo” (Biblioteche di Roma)

9 maggio

  • Roma, Speaking Corner “L’Europa che vogliamo” (Consulta Europa di Roma Capitale, il Movimento Federalista Europeo, la Gioventù Federalista Europea Roma e il Movimento Europeo Italia)

 

 


IN EVIDENZA

VI SEGNALIAMO

  • 5 maggio, ore 14:00, Roma. A quarant’anni dalla scomparsa di Altiero Spinelli, la GFE Roma e gli Universitari Federalisti Europei, in collaborazione con la Facoltà di Giurisprudenza della Sapienza, promuovono un convegno dedicato agli strumenti giuridici e alle sfide politiche per il completamento della Federazione europea. Interverranno studiosi ed esperti di diritto costituzionale e dell’Unione europea. ISCRIZIONI. LOCANDINA.
  • 6-8 maggio, Roma. La Confederazione Italiana Agricoltori ha convocato la IX Assemblea Elettiva nazionale, in programma a Roma. L’appuntamento riunirà delegati da tutto il Paese per il rinnovo degli organi nazionali e per discutere le principali sfide che interessano il settore agricolo, in un contesto segnato da trasformazioni economiche, climatiche e geopolitiche. ULTERIORI INFORMAZIONI.
  • 6-16 maggio, Genova. Torna il Festival Genova Èuropa 2026, la rassegna dedicata ai temi europei promossa dal Movimento Federalista Europeo – sezione di Genova, con un ricco programma di incontri, dibattiti, proiezioni e iniziative culturali diffuse in città. L’edizione 2026 propone dieci giorni di appuntamenti aperti al pubblico, con il coinvolgimento di istituzioni, scuole, associazioni e realtà del territorio, per approfondire il ruolo dell’Europa di fronte alle sfide attuali e future. CALENDARIO COMPLETO DEGLI EVENTI.
  • 6-22 maggio. Prende il via questa settimana la decima edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile, con l’evento inaugurale del 6 maggio a Milano, “Ritorno al futuro. Investimenti e politiche sostenibili in un mondo instabile”. L’incontro aprirà una riflessione sul ruolo del settore privato in un contesto globale segnato da incertezze e crisi, e sulla necessità di orientare investimenti e politiche verso traiettorie realmente sostenibili. Dopo nove edizioni che hanno raccolto 7.700 eventi, 300 iniziative in cinque continenti, 480 milioni di impressions e oltre 10 milioni di visualizzazioni, torna la più importante manifestazione italiana dedicata alla promozione dell’Agenda 2030 dell’ONU. Il Festival, organizzato dall’ASviS insieme ai suoi Aderenti e sostenitori, si svolgerà per tutto il mese di maggio in Italia, nel mondo e online. L’edizione 2026 conferma la vocazione del Festival come piattaforma aperta che mette in dialogo scienza, politica, economia, cultura e società, con linguaggi e formati capaci di coinvolgere pubblici diversi. In un momento segnato da ritardi nell’attuazione dell’Agenda 2030, in Italia in particolare, il Festival invita tutte e tutti a rinnovare concretamente il proprio impegno per lo sviluppo sostenibile. Gli eventi ASviS si terranno dal 6 al 22 maggio in diverse città italiane, ciascuna con un focus specifico sui temi della transizione sostenibile. MAGGIORI INFORMAZIONI.
  • 7-9 maggio, Firenze e Fiesole. L’Istituto Universitario Europeo celebra i suoi 50 anni con un programma articolato di eventi istituzionali, accademici e culturali che si svolgeranno tra Firenze e Fiesole dal 7 al 9 maggio 2026. Le celebrazioni includono la cerimonia di apertura, un vertice ministeriale, incontri con figure di primo piano delle istituzioni europee, il nuovo festival della ricerca EUIdeas – The Power of Knowledge e l’Open Day degli Archivi Storici dell’Unione Europea. Il programma completo è disponibile sul sito dell’EUI.
  • 8 maggio, ore 10:00-13:00, Milano. Festa dell’Europa 2026, “Libertà e Democrazia in Europa: l’Eredità di Sophie Scholl”, promosso da Europe Direct Lombardia, Centro di Informazione dell’Unione europea presso Regione Lombardia. L’evento propone una riflessione sui valori di libertà e democrazia attraverso la figura di Sophie Scholl, giovane simbolo della resistenza non violenta al nazismo, e il contributo del gruppo della Rosa Bianca. Il confronto si estende anche al contesto italiano con il Manifesto di Ventotene, elaborato da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Ursula Hirschman ed Eugenio Colorni, punto di riferimento del pensiero europeo contemporaneo. L’incontro intende coinvolgere in particolare i giovani, stimolando un dialogo sul significato attuale di libertà e democrazia e sull’importanza di questi valori nel contesto europeo e internazionale. PROGRAMMA.
  • 8-9 maggio, Bruxelles. In occasione della Giornata dell’Europa, l’8 e 9 maggio la Grand Place di Bruxelles ospiterà Europe United, una celebrazione dedicata ai valori europei di pace, democrazia, solidarietà e unità. L’iniziativa, organizzata dal Movimento Europeo Internazionale e dalla Città di Bruxelles, riunirà cittadine e cittadini, decisori politici, artisti, attivisti e studenti. L’8 maggio, dalle 20:00 alle 23:00, la piazza sarà animata da un DJ set e da uno spettacolo di luci nei colori dell’UE. Il 9 maggio, dalle 18:00 alle 19:30, nella Gothic Room del Municipio si terrà un dibattito pubblico con personalità europee, trasmesso anche dai media belgi. La partecipazione è libera e aperta a tutti; è consigliato portare una bandiera europea o indossare qualcosa di blu. MAGGIORI INFORMAZIONI.
  • 8-15 maggio, Roma. Roma Capitale, insieme alla Consulta Europa e a numerose realtà europeiste, promuove un ricco calendario di appuntamenti dedicati alla cittadinanza europea, alla partecipazione e al futuro dell’Unione. Le iniziative si svolgeranno in diversi luoghi della città tra l’8 e il 15 maggio, con incontri, attività pubbliche e momenti di confronto aperti alla cittadinanza. PROGRAMMA COMPLETO.
  • 9 maggio, ore 9:45-17:30, Milano. Su iniziativa dell’associazione Bellezza Radicale, si terrà il convegno “Conoscenza è democrazia”, dedicato al tema del diritto alla conoscenza come fondamento della democrazia europea e transnazionale. L’incontro, alla luce della crisi dell’ordine internazionale fondato sul diritto, propone una riflessione che attraversa il pensiero da Socrate a Marco Pannella, affrontando questioni centrali quali l’intelligenza artificiale, l’Habeas Mentem e il ruolo della conoscenza nei processi democratici. L’iniziativa rappresenta un primo passo verso gli Stati Generali del diritto alla conoscenza. Interverranno numerosi esponenti del mondo accademico e culturale. LOCANDINA.
  • 9 maggio, ore 10:00-13:00, Milano. I Giovani delle Acli organizzano, in occasione della Festa dell’Europa, una mattinata di iniziative dedicate alla scoperta delle opportunità europee e al coinvolgimento dei cittadini. L’evento si apre dalle ore 10:00 alle 12:00 presso la sede provinciale delle Acli Milanesi con l’incontro “L’Europa del domani è oggi”, un viaggio tra opportunità, curiosità e aspetti meno conosciuti dell’Unione europea. A seguire, dalle ore 12:00 alle 13:00, in Piazza del Duomo, si terrà “Una piazza per l’Europa”, momento simbolico che prevede l’apertura della più grande bandiera europea nel cuore della città. L’iniziativa è promossa dai Giovani delle Acli, in collaborazione con Acli Milanesi, insieme-per.eu – per la democrazia e il Parlamento europeo – Ufficio di Milano, ed è inserita nel programma della Milano Civil Week 2026. Tutti gli interessati possono registrarsi tramite l’apposito modulo online. LOCANDINA.
  • 9 maggio, alle ore 10:00, Bologna. Presso FILLA si terrà la Festa dell’Europa, festival gratuito aperto alla cittadinanza promosso dal Tavolo Europa Bologna. La giornata prevede una passeggiata inaugurale da Piazza Maggiore, saluti istituzionali con rappresentanti locali ed europei, attività nel parco, oltre a un ricco programma pomeridiano con dialoghi, proiezioni, laboratori e dibattiti sui temi europei, della sostenibilità e della partecipazione civica. Saranno inoltre presenti stand informativi e una mostra artistica. PROGRAMMA.
  • 9 maggio, ore 10:00, Sesto Fiorentino. Il Comune di Sesto Fiorentino e l’Associazione Amici del Liceo Agnoletti promuovono una mattinata dedicata al futuro dell’Europa, con interventi di rappresentanti del Movimento Europeo, della Gioventù Federalista Europea e del Movimento Federalista Europeo, insieme a esperti di politiche europee e prevenzione della radicalizzazione. La sessione prevede saluti istituzionali, relazioni tematiche e un dibattito conclusivo. LOCANDINA.
  • 9 maggio, ore 14:30, Torino. “Marcia per l’Europa. Noi ci siamo!”, mobilitazione cittadina organizzata in occasione della Festa dell’Europa. Il corteo partirà da Ponte Unione Europea e arriverà in Piazza Castello, per promuovere un’Europa federale e unita, contrastare i nazionalismi e chiedere un’Unione capace di agire con una sola voce sul piano internazionale. L’iniziativa è promossa da un ampio partenariato di organizzazioni europeiste attive sul territorio. LOCANDINA.
  • 9 maggio, ore 15:00, Montale (PT). In occasione della Festa dell’Europa, il PD Montale e il Movimento Federalista Europeo organizzano un incontro pubblico con la presentazione del libro “Il federalismo contro la paura” di Giulio Saputo, seguito da un dialogo sul futuro dell’Europa moderato da Eleonora Barbieri (Toscana TV). LOCANDINA.
  • 9 maggio, ore 16:00-18:00, Roma. Festa dell’Europa: Pelanda dell’ex Mattatoio, Testaccio. In occasione della Festa dell’Europa, la Consulta Europa di Roma Capitale, il Movimento Federalista Europeo, la Gioventù Federalista Europea Roma e il Movimento Europeo Italia promuovono uno Speaking Corner aperto al pubblico dedicato a discutere l’Europa che vogliamo. Chi desidera intervenire può prenotarsi scrivendo a: mfe@mferoma.eu. LOCANDINA.
  • 9 maggio, ore 17:30, Lucca. Europe Direct Lucca-Viareggio e la Provincia di Lucca organizzano un incontro pubblico dedicato al futuro dell’Europa, con interventi di studiosi ed esperti di integrazione europea. Partecipano Antonio Tanca (Università Milano-Bicocca, vicepresidente “Io Parlo Europeo”) e Giulio Saputo, autore di “Il federalismo contro la paura”. Introducono e moderano Alberto D’Alessandro e Michela Del Carlo del Team Europe Direct. LOCANDINA.
  • – SAVE THE DATE – 19 maggio, ore 18:00, Roma. Presentazione del nuovo libro dell’Amb. Rocco Antonio Cangelosi, “L’Ucraina e il destino dell’Europa. Perché il futuro del continente passa per Kyiv” (IDA Press, 2026), presso la Libreria ELI a Roma. Già Rappresentante permanente presso l’UE e Consigliere diplomatico del Presidente della Repubblica, Cangelosi ricostruisce il percorso storico e politico che ha condotto l’Ucraina al centro dell’ordine europeo: dalla Rivoluzione Arancione a Euromaidan, dall’annessione della Crimea alla guerra del 2022. Il volume mostra come la resistenza ucraina sia divenuta uno specchio dell’Europa, costringendo l’Unione a confrontarsi con la propria identità strategica, con i limiti dell’integrazione e con la necessità di definire una politica di sicurezza credibile. LOCANDINA. Per partecipare è consigliata la prenotazione: 06.86211712 – E-mail: eventi@libreriaeli.it  
  • – SAVE THE DATE – 21-22 maggio, Roma. Il 23 maggio 2026 ricorreranno i 40 anni dalla scomparsa di Altiero Spinelli, figura centrale del federalismo europeo e promotore instancabile di un’Europa libera, unita e democratica. Per celebrare il suo impegno e rilanciare una riflessione sul futuro dell’Unione di fronte alle sfide geopolitiche attuali, le principali organizzazioni europeiste hanno promosso un’iniziativa per ricordare il suo impegno, articolata in due giornate. Gli appuntamenti si terranno: 21 maggio – Sala della Regina, Camera dei Deputati e il 22 maggio – Aula Giulio Cesare, Palazzo Senatorio, Campidoglio. Le due giornate offriranno l’occasione per ricordare l’eredità politica e culturale di Altiero Spinelli e per rilanciare il dibattito sul futuro dell’integrazione europea. PARTECIPAZIONE GRATUITA TRAMITE ISCRIZIONE OBBLIGATORIA ENTRO IL 14 MAGGIO.

 

ARTICOLI E TESTI DELLA SETTIMANA

 

 


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