CARE LETTRICI E CARI LETTORI
La nostra newsletter settimanale Noi e il futuro dell’Europa è stata concepita per contribuire ad una corretta informazione sull’Unione europea e partecipare al dibattito sulla riforma dell’Unione, così come abbiamo fatto durante la Conferenza sul futuro dell’Europa e come continueremo a fare per la nuova legislatura europea.
Ecco l’indice della nostra newsletter di oggi:
– Editoriale, che esprime l’opinione del Movimento europeo su un tema di attualità
– Rubrica “Attualità“
– Petizione al Parlamento europeo
– Rubrica “Attiriamo la vostra attenzione“
– La settimana del Movimento europeo
– Eventi principali, sull’Europa in Italia e Testi in evidenza
– Rubrica “Ultime da Bruxelles“
Siamo come sempre a vostra disposizione per migliorare il nostro servizio di comunicazione e di informazione e per aggiungere vostri eventi di interesse europeo nella speranza di poter contare su un vostro volontario contributo finanziario.
L’EDITORIALE
APPELLO ALLA MOBILITAZIONE: #LEuropaSiamoNoi
Per rispondere al progetto di Donald Trump e alle mire imperiali di Vladimir Putin non basta più suonare la sveglia all’Europa dei sonnambuli. È infatti tutto l’ordine internazionale che soffre di limiti e difetti sempre più insopportabili.
Occorre chiamare in tutte le piazze d’Europa coloro che condividono il valore aggiunto del processo di integrazione europea come il mondo della scuola, della ricerca e dell’università; il volontariato; i poteri locali e regionali; la cultura e l’arte: il mondo agricolo attento al valore delle risorse naturali; il mondo del diritto; la cittadinanza attiva; le lavoratrici e i lavoratori protetti dagli interventi europei nella dimensione sociale; il mondo della produzione garantito dalle regole del mercato; le piccole e medie imprese, l’artigianato e l’economia sociale; le aree difese dagli effetti del cambiamento climatico.
Occorre chiamare in tutte le piazze d’Europa chi subisce le conseguenze nefaste dei costi della non-Europa dicendo loro con forza che ci sono beni pubblici che potranno essere garantiti solo da un’Unione europea più unita, più democratica e più solidale e dunque con un governo europeo responsabile davanti al Parlamento europeo; dall’eliminazione del potere di veto; da una politica estera, di sicurezza e di difesa comune al servizio della pace e del multilateralismo, dal progresso sociale e da un bilancio federale dotato di vere risorse proprie che si faccia carico di beni pubblici europei consacrati alla solidarietà e non alla produzione di armi.
Questi beni riguardano in particolare:
- La promozione della salute e l’accesso aperto alla conoscenza,
- La protezione delle lavoratrici e dei lavoratori favoriti dall’impegno solenne per la qualità del lavoro, con uno Statuto europeo del lavoro e la piena attuazione della Carta europea dei diritti fondamentali, per i quali l’assenza di una politica industriale comune non ha garantito adeguata competitività nel mondo globalizzato,
- La tutela delle popolazioni delle aree interne a cui la politica di coesione si rivolge in modo ancora inadeguato,
- Il sostegno agli agricoltori, a chi fa impresa, a cittadine e cittadini vittime delle esondazioni e delle deforestazioni per i ritardi nella convergenza ecologica della società, nella progressiva decarbonizzazione della produzione e nella definizione di un grande piano di contrasto ai rischi climatici,
- La tutela degli immigrati legali divenuti irregolari per le lentezze e le differenze delle procedure sul mercato del lavoro che creano inaccettabili discriminazioni,
- La protezione dei difensori dei diritti fondamentali e delle organizzazioni rappresentative della società civile, di chi si batte per una società aperta e libera per tutti e tutte insieme a chi crea occasioni di partecipazione popolare,
- La difesa delle cittadine e dei cittadini che vivono in Paesi dove vengono violati i principi fondamentali dello Stato di diritto affermando l’intangibilità dei principi e dei valori della democrazia.
A CHI CI RIVOLGIAMO
Manifestazioni per l’Europa in tutti i Paesi membri sono possibili e necessarie se garantiranno un’ampia mobilitazione delle cittadine e dei cittadini europei che dia il segnale forte che la maggioranza delle opinioni pubbliche è pronta ad azioni strutturate e permanenti per ottenere dalle istituzioni europee e nazionali e dai partiti europei la difesa del patrimonio delle realizzazioni comunitarie, l’eliminazione dei costi della non-Europa e l’impegno per il progresso sociale e per una riforma dell’Unione europea secondo un progetto, un metodo e una agenda democratica costituente. Questo segnale deve tradursi in un manifesto europeo per un’Europa unita, libera, giusta, pacifica e democratica.
Proponiamo di scegliere come slogan di queste manifestazioni: #LEuropaSiamoNoi declinato in tutte le lingue dell’Unione europea.
Noi saremo nelle piazze d’Italia e abbiamo proposto al Movimento Europeo Internazionale e ai suoi membri di mobilitarsi per essere attivamente presenti nelle piazze d’Europa per un’Europa libera, giusta, pacifica e democratica e invitiamo a partecipare attivamente:
– Gli studenti e i docenti del programma Erasmus come simbolo dell’identità europea,
– I giovani dei corpi europei di solidarietà e del servizio volontario europeo come simbolo dell’Europa che lotta per la pace,
– I consumatori protetti dalle regole europee,
– I poteri locali e regionali sostenuti dalla politica di coesione economica, sociale e territoriale,
– I sindaci delle città europee della cultura e delle città gemellate,
– La rete dei Fringe Festivals e degli artisti di strada,
– Il mondo agricolo attento al valore delle risorse naturali e della qualità del cibo,
– I ricercatori che interagiscono con il programma Horizon e con la politica di ricerca dell’Unione europea,
– I giudici nazionali che tutelano i diritti delle persone applicando la Carta europea dei diritti fondamentali nel rispetto del primato del diritto dell’Unione europea e gli avvocati che la invocano in giudizio,
– I promotori delle iniziative di cittadini europei e delle petizioni al Parlamento europeo che hanno usufruito e intendono usufruire di questi strumenti di democrazia partecipativa,
– Le cittadine e i cittadini che hanno partecipato alla Conferenza sul futuro dell’Europa e che sono stati e sono parte attiva dei panel transnazionali,
– I beneficiari dell’azione del Mediatore europeo,
– I lavoratori delle imprese rese competitive dagli investimenti europei,
– I lavoratori delle imprese nel mondo digitale e quelli protetti dagli interventi europei nella dimensione sociale,
– Le imprese protette dal marchio europeo,
– Gli abitanti delle aree protette dagli effetti del cambiamento climatico,
– Il mondo della cultura che si riconosce in una comune identità europea,
LE RAGIONI DELLA MOBILITAZIONE
Michele Serra – prima nella sua “Amaca” intitolata “Dite qualcosa di europeo”, poi nella newsletter su Il Post e infine il 28 febbraio in un editoriale su La Repubblica con il titolo “Una piazza per l’Europa” – ha lanciato l’idea di una manifestazione per l’Europa in tutte le principali piazze europee.
Non è la prima volta che gli Europei si mobilitano per l’Europa perché
- seicentomila cittadine e cittadini parteciparono a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta al Congresso del Popolo Europeo promosso da Altiero Spinelli dopo la caduta della Comunità Europea di Difesa e la “beffa del Mercato Comune”, come Altiero Spinelli definì i Trattati di Roma,
- centomila persone scesero in piazza a Milano nel giugno 1985, mobilitati dalla forza federalista e dalle organizzazioni sindacali e per testimoniare il loro sostegno al progetto di Trattato sull’Unione europea approvato dal Parlamento europeo il 14 febbraio 1984, con una partecipazione popolare il cui obiettivo fu tradito poi dai Governi che a quel progetto lungimirante preferirono il più modesto Atto Unico definito da Altiero Spinelli “un topolino partorito da una montagna”.
Molti Europei furono poi in piazza a Nizza nel dicembre del 2000 per esprimere il loro sostegno alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea che rappresenta l’espressione più alta dei valori dello Stato di diritto adottata dalle istituzioni europee grazie alla determinazione delle organizzazioni rappresentative della società civile e dei lavoratori.
Manifestazioni europee per la pace e contro una guerra insensata ci furono al tempo del conflitto scatenato dagli Stati Uniti contro l’Iraq con la “vecchia Europa” di Francia, Germania e Benelux contraria a quella guerra e la coalizione anglo-italo-spagnola al seguito di George Bush, ma ciò non ha tuttavia creato un movimento europeo per la pace solido e strutturato nel tempo.
Le molte iniziative delle organizzazioni sindacali possono ora convergere sui temi di un welfare europeo, della democrazia economica, della solidarietà intergenerazionale e di genere, ma anche dell’inclusione dei lavoratori dei Paesi terzi (i migranti economici e i richiedenti asilo) nel mondo del lavoro.
Chiamati a raccolta da Greta Thunberg abbiamo assistito per mesi in molte piazze d’Europa alle mobilitazioni dei giovani per il futuro del pianeta (Fridays for future). Ma essi devono unire alla difesa dell’ambiente un messaggio comune per un’Europa democratica che decida, e oggi sarebbero ancora più necessari per organizzare una insurrezione contro i tentativi di demolire il Patto Verde Europeo.
Roma, 4 marzo 2025![]()
[VERSIONE INGLESE] – [VERSIONE FRANCESE]
ATTUALITA’
UE-CINA: da rivale sistemico a partner strategico
L’annuale Conferenza sulla Sicurezza che si svolge a Monaco di Baviera è stata caratterizzata dall’intervento del Vicepresidente USA Vance che ha confermato l’obiettivo di Donald Trump di demolire alcuni elementi dell’ordine internazionale nato nella seconda metà degli anni ’40 con le Nazioni Unite e le sue organizzazioni parallele come la Banca Mondiale e l’Organizzazione Mondiale della Sanità e che è stato segnato nei decenni successivi dallo sviluppo del commercio internazionale e dalla trasformazione del GATT nell’Organizzazione Mondiale del Commercio, dalle Convenzioni per il diritto di migrare, dalla fine del colonialismo, dai Patti Internazionali sui diritti civili e politici e sui diritti sociali ed economici, dalle iniziative per combattere l’inquinamento del pianeta, da un sistema giudiziario internazionale contro i crimini di guerra e, da ultimo, dal Patto per il futuro.
Il cosiddetto sistema onusiano contiene molti e rilevanti difetti perché lo sviluppo del commercio internazionale non ha risolto il problema endemico delle diseguaglianze, il diritto di emigrare ha incontrato e incontra sempre di più molti muri e pochi ponti, i paesi ex-coloniali hanno mantenuto colonie in tutto il mondo sotto mentite spoglie e si sono aggiunte altre forme di colonialismo, l’obiettivo della salute per tutti è ben lontano da essere raggiunto in un mondo sotto il controllo dell’oligopolio delle industrie farmaceutiche che conservano la proprietà privata dei brevetti, la giustizia sociale esiste in poche aree del pianeta, gli obiettivi dello sviluppo sostenibile sono lontani dalla loro realizzazione a cinque anni dalla scadenza dell’Agenda 2030 e il mondo è stato attraversato da molte guerre e da decine di milioni di morti con atti di genocidi rimasti impuniti.
Il difetto principale del sistema onusiano risiede nella sua governance che esclude un multilateralismo equo ed equilibrato con il potere di decisione o, meglio, di non-decisione nelle mani delle cosiddette potenze vincitrici che controllano il Consiglio di Sicurezza e con il ruolo ininfluente delle organizzazioni di integrazione regionale e della assemblea generale sostanzialmente priva di poteri vincolanti e di legittimità demcratica.
Nell’idea di Donald Trump e della sua amministrazione l’ordine internazionale dovrebbe essere smantellato nelle dimensioni del commercio internazionale, dell’impegno per la salute, della salvaguardia del diritto ad emigrare, del disinquinamento del pianeta, della fine del colonialismo e della lotta ai crimini di guerra non per eliminare o ridurre i difetti ma per esaltarli in un mondo caratterizzato da un sistema bipolare zoppo in cui l’egemonia o meglio l’imperialismo sia solo appannaggio degli Stati Uniti e alla Russia sia data la libertà di esercitare un suo autonomo ruolo di potenza regionale.
I leader europei presenti a Monaco di Baviera hanno rivendicato con accenti e proposte diversi l’interesse dell’Europa a difendere alcuni elementi dell’ordine internazionale come la libertà del commercio internazionale e la protezione della inviolabilità delle frontiere a cominciare dall’Ucraina e dai paesi vicini alla Russia ma – a causa delle loro divisioni interne – si sono ben guardati dal denunciare i difetti del sistema onusiano e dall’appropiarsi degli obiettivi dello sviluppo sostenibile a cominciare dal sostegno senza distinguo alla lotta al cambiamento climatico e ancor di più al sostegno al diritto di migrare.
E’ stato forse sottovalutato a causa probabilmente della vaghezza dell’intervento e delle ambiguità della politica estera di Pechino – con la sola eccezione di Ferdinando Nelli Feroci su La Repubblica del 27 febbraio nella sua “Carta Cinese” – quello che è apparso quasi come un “appello agli Europei” del ministro degli Esteri della Repubblica Popolare Cinese Wang Yi che ha ricordato l’impegno del suo governo per il rispetto del diritto internazionale, la fiducia nel multilateralismo, l’idiosincrasia per iniziative unilaterali, l’opposizione al protezionismo e il collegamento delle Nuove Vie della Seta con i progetti infrastrutturali dell’Unione europea.
Come sappiamo la Cina è stata a lungo considerata, con qualche rara vox clamantis in deserto come l’interesse verso quel mondo di Romano Prodi, un “rivale sistemico” dell’Europa e più in particolare dall’Unione europea e quest’idea non è mai mutata negli anni nonostante i rilevanti rapporti economici, industriali e tecnologici che molti paesi europei hanno con la Repubblica Popolare Cinese per non parlare delle nostre relazioni millenarie con quella cultura che ha influenzato la storia europea.
Pur mantenendo ferma la nostra difesa dei valori della libertà, della democrazia e della giustizia senza discriminazioni varrebbe la pena di riflettere – di fronte allo tsunami trumpiano – se le convergenze fra l’Unione europea e la Cina non siano maggiori delle divergenze nella visione del multilateralismo e nelle relazioni con il Sud Globale, nello sviluppo del commercio internazionale, nell’impegno per le transizioni gemelle digitale e ambientale e nell’idea di una revisione del sistema monetario internazionale come fu proposta e troppo presto ignorata nel marzo 2009 dall’allora governatore della Banca Centrale Cinese Zhou Xiaochuan e se non sia opportuno aprire un dibattito sulla Cina come partner strategico dell’Unione europea.
Pier Virgilio Dastoli
Montpellier, 28 febbraio 2025
PETIZIONE AL PARLAMENTO EUROPEO
Promuovere nell’attuazione del Patto Europeo Migrazione e Asilo il
modello “Riace” per l’accoglienza e inclusione dei migranti
Il Movimento Europeo Italia, insieme al “Comitato 30 gennaio per l’europeizzazione del modello Riace”, ha presentato alla Commissione Petizioni del Parlamento Europeo una petizione per promuovere il modello Riace nell’attuazione del Patto Europeo su Migrazione e Asilo.
Riace ha dimostrato che accoglienza e inclusione possono andare di pari passo con la rinascita dei territori e la costruzione di comunità più coese. Ora chiediamo all’Unione Europea di:
- Coinvolgere le autorità locali e la società civile nelle politiche migratorie.
- Finanziare un progetto pilota basato sul modello Riace.
- Promuovere un’iniziativa legislativa per garantire un trattamento equo ai migranti.
- Porre fine alla criminalizzazione di chi fornisce assistenza umanitaria.
Abbiamo 90 giorni per raccogliere il maggior numero di firme possibile!
Firmare è semplice e veloce attraverso questo MODULO ONLINE.
Vi invitiamo a sottoscrivere la petizione e a condividerla con i vostri contatti. Insieme possiamo costruire un’Europa più giusta e solidale!
Testo della petizione disponibile in: [ITALIANO] – [INGLESE] – [FRANCESE]
ATTIRIAMO LA VOSTRA ATTENZIONE
“Giorgio Napolitano e il Parlamento europeo”
a cura di Pier Virgilio Dastoli e Nicoletta Parisi con prefazione di Giuliano Amato
(Editoriale Scientifica – Napoli)

II volume trova la propria origine nell’evento dedicato a Giorgio Napolitano, tenutosi il 22 febbraio 2024 su invito e iniziativa del Senatore Pier Ferdinando Casini e del Movimento Europeo in Italia, nonché con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale a partire dal progetto dedicato ai “Beni comuni europei per una prosperità condivisa: opportunità e sfide del sistema Italia nella decima Legislatura europea”.
Il volume non si limita a raccogliere il testo degli interventi allora presentati da personalità che – per aver ricoperto incarichi nelle istituzioni europee e per essere state vicine a Giorgio Napolitano durante la sua esperienza di componente del Parlamento europeo – hanno voluto, prima, prendere parte all’evento e, poi, mettere a disposizione dei curatori il proprio contributo. Esso è infatti integrato da altre testimonianze – fra le quali quella espressa dalla Prefazione di Giuliano Amato – e dalla raccolta dei discorsi che Giorgio Napolitano ha tenuto nel corso della quinta legislatura del Parlamento europeo, dove Egli ha ricoperto l’incarico di Presidente della Commissione Affari Costituzionali (1999-2004). Quest’ultima scelta è stata motivata dalla volontà dei Curatori di far scaturire direttamente dalle parole del Nostro il grande contributo da Lui dato al processo di integrazione europea, attraverso l’affermazione dei valori dello Stato di diritto, della democrazia, del rispetto di diritti e libertà individuali.
Il volume vuole anche essere un ringraziamento postumo a un Presidente del Movimento Europeo in Italia (1995-2006) significativamente attivo: Egli ha riversato nell’Associazione energie intellettuali potenti, sostenendo l’idea di un’Europa politicamente integrata, secondo l’insegnamento di Altiero Spinelli e il pragmatismo di Jacques Delors (di stampo “monettiano”) fondato sulla strategia dei “piccoli passi” per costruire politiche comuni.
LA SETTIMANA DEL MOVIMENTO EUROPEO
3 marzo
- Consiglio di Presidenza del Movimento europeo Italia
4 marzo
- Montpellier, conferenza-dibattito “L’AVENIR DE L’EUROPE EST-IL FEDERAL ?” (Maison de l’Europe di Montpellier, Movimento Europeo Hérault e Giovani Europei di Montpellier)
6 marzo
- Bruxelles, terzo congresso di Eumans “EU CAN DO IT – WE CAN DO IT”
7 marzo
- Siena, Workshop del progetto del Movimento europeo Erasmus Plus “EUth strengthening youths and democracy in Europe. Rafforzare giovani e democrazia europea” (Movimento europeo Italia)
8 marzo
- Fano, presentazione del libro “A che ci serve l’Europa”, di Emma Bonino e Pier Virgilio Dastoli (Circolo culturale A. Bianchini di Fano in collaborazione con Università dei Saperi e Movimento Federalista Europeo – Sezione di Pesaro Urbino)
IN EVIDENZA
VI SEGNALIAMO
- 4 marzo, ore 18:00, Montpellier. Conferenza-dibattito dal titolo “L’AVENIR DE L’EUROPE EST-IL FEDERAL ?” organizzata dalla Maison de l’Europe di Montpellier, dal Movimento Europeo Hérault e dai Giovani Europei di Montpellier. Con il Presidente del Movimento Europeo Italia, Pier Virgilio Dastoli. LOCANDINA.
- 6 marzo, ore 9:00-18:30, Bruxelles. Terzo congresso di Eumans “EU CAN DO IT – WE CAN DO IT” presso la sede del Parlamento europeo. La democrazia del partito non funziona più. E mentre i regimi autoritari (anche quelli sostenuti dalle cosiddette elezioni “democratiche”), le burocrazie pubbliche e gli oligopoli privati approfittano di esso per limitare le libertà civili e spogliare la democrazia del suo vero significato, sono i cittadini e i cittadini che ne subiscono le conseguenze. È il momento di cambiare le cose! Vogliamo invertire questa tendenza attraverso la partecipazione civica dando alle persone il potere di partecipare direttamente a processi veramente democratici, anche al di là dei confini nazionali. Saranno affrontati i problemi più cruciali per il nostro futuro: accesso sicuro all’aborto; la crisi climatica e l’agricoltura intensiva; l’eutanasia; la regolamentazione della cannabis e degli psichedelici; l’uso civico dell’intelligenza artificiale; difendere la Corte Penale Internazionale. PROGRAMMA e MODALITA’ di PARTECIPAZIONE.
- 7 marzo, 9:00-13:00, Siena. Quarto Workshop nazionale del progetto del Movimento europeo Erasmus Plus “EUth strengthening youths and democracy in Europe”. Il progetto ha come obiettivo principale quello di rafforzare la capacità delle organizzazioni giovanili di attivare un maggior numero di giovani. Questo obiettivo sarà raggiunto riunendo una rete diversificata di organizzazioni partner europee e creando uno strumento comune, un e-toolkit con metodi originali, facili e innovativi su come coinvolgere i giovani in modo divertente ed efficace. Attraverso questa collaborazione, le organizzazioni condivideranno le loro prospettive e i loro approcci unici al lavoro con i giovani, sviluppando al contempo nuovi strumenti e metodologie. Cuore del progetto sono i workshop locali, che realizzeremo in tutta Italia tra ottobre 2024 e giugno 2025. In questi workshop i giovani e le giovani formati internamente agli eventi di scambio internazionale, guideranno i gruppi di lavoro nelle tematiche di comune interesse a livello europeo, quali: la cittadinanza attiva, la partecipazione democratica, il contrasto dell’inattività giovanile, i problemi di fiducia nelle istituzioni e la lotta al populismo ed al diffondersi delle fake news. PROGRAMMA.
- 8 marzo, ore 17:30, Fano. Presentazione del libro “A che ci serve l’Europa”, di Emma Bonino e Pier Virgilio Dastoli (edito da Marsilio NODI) promossa dal Circolo culturale A. Bianchini di Fano in collaborazione con l’Università dei Saperi e il Movimento Federalista Europeo (Sezione di Pesaro Urbino). Pier Virgilio Dastoli dialoga con Marco Zecchinelli, Segretario regionale MFE Marche. LOCANDINA.
ARTICOLI E TESTI DELLA SETTIMANA
- The Week Ahead 03-09 March 2025 (European Parliament)
- OSSERVATORIO SUL RISPETTO DEI DIRITTI FONDAMENTALI IN EUROPA (Newsletter n. 108 – 15/01/2025)
- DEMOCRAZIA, STATO DI DIRITTO E SOLIDARIETÀ: SOSTENERE I VALORI EUROPEI, di Koen Lenaerts (Apertura dell’anno Accademico – Sigillum Magnum – Università di Bologna , 01/03/2025)
- RELAZIONE sui diritti umani e la democrazia nel mondo e sulla politica dell’Unione europea in materia – relazione annuale 2024. Commissione per gli affari esteri. Relatrice: Isabel Wiseler‑Lima (Parlamento europeo)
- When the tail wags the dog : the Commission proposal of withdrawing 37 EU pending legislative proposals, by Emilio De Capitani (20/02/2025)
- Calendario delle attività della Camera dei deputati in materia di Unione europea (settimana 3-9 marzo 2025). Ufficio Rapporti con l’Unione europea
- Statistiche attività della Camera nella formazione delle Politiche UE – Periodo 13 ottobre 2022 – 28 febbraio 2025 (Ufficio Rapporti con l’Unione europea, Camera dei Deputati)
ULTIME DA BRUXELLES
LA REPUBBLICA EUROPEA E I TRE REGNI
Racconto distopico e quindi brevissimo,
quanto il tempo che ci resta
Se guardi a lungo nell’abisso
anche l’abisso scruterà dentro di te
Friedrich Nietzsche
Nel vocabolario Treccani, naturalmente on line, si legge la voce distopìa: «s. f. [comp. di dis- e (u)topia].– Previsione, descrizione o rappresentazione di uno stato di cose futuro, con cui, contrariamente all’utopia e per lo più in aperta polemica con tendenze avvertite nel presente, si prefigurano situazioni, sviluppi, assetti politico-sociali e tecnologici altamente negativi (equivale quindi a utopia negativa)».
Dunque, distopia = il contrario dell’utopia. E la nostra utopia – nostra di noi che auspichiamo gli Stati Uniti d’Europa se non addirittura la Repubblica europea – resta nemmeno tanto simbolicamente legata a Ventotene, a Ernesto Rossi, a Altiero Spinelli, a Ursula (già allora Ursula) Hirschmann, a Eugenio Colorni … Che è poi lo stato di cose passato. Allora che fare in vista dello «stato di cose futuro»? Che significherebbe prefigurare un’«utopia negativa» «in aperta polemica con tendenze avvertite nel presente»?
Il fatto è che già «nel presente» siamo precisamente sopraffatti da «situazioni, sviluppi, assetti politico-sociali e tecnologici altamente negativi». Quindi la distopia non va oggi pensata «in aperta polemica» col presente ma si va rapidissimamente facendo realtà. La realtà che fa dire: Se un conflitto tra Europa e America non è più uno scenario da fantascienza[1]. Dopo che Donald Trump arriva ad affermare che «The European Union was formed in order to screw the United States»[2] (L’Unione europea è stata formata allo scopo di fottere gli Stati Uniti). Dopo l’«agguato» dello stesso Trump a Zelenskyy[3] nello studio ovale della Casa Bianca. Dopo … tutto quanto è ben presente all’avveduto lettore di questa Newsletter al quale vogliamo richiedere però un moto di reazione.
L’Unione europea ha infatti l’indifferibile necessità di fare i conti con la realtà di un’utopia “positiva” da contrapporre alla distopia realizzata, o in via di puntuale realizzazione, non «in aperta polemica con tendenze avvertite nel presente» ma secondo tendenze che lo stato presente delle cose affretta e fa convergere.
I tre regni – USA, Cina e Russia – vanno affermandosi. Con movenze imperiali similari: un tempo le si sarebbe definite “imperialiste”[4]. Si vanno affermando con la legge della forza, non con quella del diritto, internazionale ovvero inter nationes che sia. O almeno, direi, con la legge della forza e non con quella della ragione. Così ricordando Salvador Allende, legittimo Presidente cileno, che l’11 settembre 1973 (l’altro, precedente, 11 settembre) cercava di opporsi al golpista Augusto Pinochet – «general rastrero y triste» – rilevandone le ragioni della forza ma non la forza della ragione. Ragione kantiana, quest’ultima, oramai reclusa nella città di nascita del filosofo, quella Könisberg prussiana – già Regiomontum latina – ribattezzata Kalinigrad per affermarne l’appartenenza sovietica – pardon: russa – atta a far da lì procedere, dopo la martirizzazione dell’Ucraina, prossime rivendicazioni ulteriormente ricostitutive dell’impero di Pietro il grande. In sintonia con le mire territoriali statunitensi (Groenlandia, Panama, Canada, terre – rare o non – qua e là nel Mondo, fino a condividere – in condominio magari con Israele, Singapore e qualche entità palestinese? – un’utopica, o distopica, Gaza Park[5]). Mentre la Cina certo non «par che dorma»[6]…
Non c’è più tempo per l’Unione europea, per la sua resistenza alla distopia.
Il cammino di consapevolezza è compiuto. «Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce»[7]. Basta osservare con spirito di verità. E dopo aver osservato bisogna agire.
Ci prova Michele Serra sollecitando «Una grande piazza per l’Europa»[8].
Ci prova il Movimento europeo: v. l’editoriale di P.V. Dastoli in questa Newsletter, proprio riguardo all’iniziativa appena menzionata, ma, ancor prima, la proposta contenuta nell’editoriale sempre di Dastoli, nella Newsletter del 17/2, sull’ «umanesimo militante». E si vedano le iniziative ancora del Movimento europeo in tema di urgenze circa la difesa (anche militare) europea e più complessivamente la difesa del progetto europeo stesso[9].
Ci prova il Presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, procedendo a convocare il 26 febbraio per il 6 marzo prossimo un Consiglio speciale dedicato alla difesa europea e all’Ucraina, invitando il presidente Zelenskyy. Ciò benché Orban Viktor gli abbia scritto, il primo marzo, che per una «sustainable peace» in Ucraina occorra far riferimento alla risoluzione 2774/2025 del Consiglio di sicurezza ONU, capace di rendere «all previous agreed language by the European Council irrelevant»[10].
Ci provano altri. Tra i quali l’ex Presidente finlandese Sauli Niinistö, che l’anno scorso ha presentato una relazione su come «Rafforzare la preparazione e la prontezza civile e militare dell’Europa»[11].
Ci prova anche il Primo Ministro del Regno Unito Keir Starmer riunendo a Londra lo scorso 2 marzo, assieme a Zelenskyy, i leader di Francia, Germania, Italia, Danimarca, Olanda, Norvegia, Polonia, Spagna, Finlandia, Svezia, Repubblica Ceca, Romania e Canada, con il Ministro degli esteri Turco, il Segretario generale della Nato, i Presidenti di Commissione e Consiglio europeo.
Ci prova chi ragiona (ragionevolmente) sulle spese da fare in tema di difesa, anche militare. Ragionando sul “con chi” condividere queste spese; condividendole in quale contesto: UE? NATO? Altro?[12] Ora che a Mosca si dichiara che «La politica estera USA coincide con la nostra»[13].
Proviamoci.
Per fermare «l’ordine del caos»[14]. Di fronte non tanto al bivio delle democrazie[15] quanto alla strada obbligata della democrazia che voglia rimanere tale, nella cornice dello Stato costituzionale di diritto. Nella cornice del Rule of Law[16]. Dove un Presidente non possa godere dell’immunità per fatti collegati a un’insurrezione contro il potere legislativo dello Stato[17].
DINO G. RINOLDI
[1] Così il titolo dell’articolo di S. Stefanini, in La Stampa del 28/2/2025, pp. 1 e 11. V. anche Trump e l’UE: da alleati ad avversari?, ISPI Daily Focus, in ispi@ispionline.it.
[2] Frase ripresa da B. Severgnini, I verbi di Trump e il dizionario della forza, in Corriere della Sera del 28/2/2025, p. 34.
[3] Così nel titolo di prima pagina de la Repubblica dell’1/3/2025.
[4] Rinvio solo a A. Negri, Impero. Il nuovo ordine della globalizzazione, Rizzoli, 2003.
[5] V. il vergognoso prodotto di intelligenza artificiale (artificiosa direi) descritto ad esempio da Trump posta un video di Gaza generato con l’IA tra statue d’oro, grattacieli e danzatrici.
La “visione” della Striscia trasformata da territorio martoriato dalla guerra in una riviera di lusso dove i dollari piovono dal cielo in un video diventato virale sui social media, in RaiNews.it, 26/2/2025.
[6] Passo preso da F. Guccini, con riferimento all’Asia della sua nota canzone contenuta nel disco L’isola non trovata.
[7] Vangelo di Marco, 4.22.
[8] V. la Repubblica del 28/2 (pp. 1 e 35) e dell’1/3 del 2025 (pp. 6-7).
[9] D. Moro, La fine del progetto europeo, in Centro studi sul federalismo, Commenti, n.315 del 20/2/2025; P.V. Dastoli, Sette domande e un tentativo di conclusioni a partire dalla difesa europea, lettera del 24/2/2025
[10] Si tratta della risoluzione che, auspicando una rapida fine della guerra senza menzionare l’aggressione russa, ha ottenuto l’astensione di Francia, Slovenia, Grecia, Danimarca, Regno Unito, senza alcun voto contrario e concorde voto favorevole di Russia e USA.
[11] V. European Commission, Report: Safer Together – Strengthening Europe’s Civilian and Military Preparedness and Readiness, General Publications, 30/10/2024.
[12] V.: Ecco di quanti soldi e investimenti ha bisogno l’Europa per proteggersi senza gli Stati Uniti, in Informazione.it del 28/2/2025; C. Tito, Mes e Next Generation. Caccia ai 500 miliardi da investire sulle armi, in la Repubblica del 2/3/2025, p.8; P. Ignazi, L’America ormai non ci è più amica. Caviamocela da soli, in Domani del 3/3/2025, p.3; L. Sebastiani, Il piano per l’Ucraina di Starmer e Macron. Von der Leyen prepara il riarmo europeo, in Domani del 3/3/2025, p. 2. V. anche D. Moro, Perché l’Unione Europea deve aderire al Patto atlantico, in Centro studi sul federalismo, Policy Paper, n. 66/2025; cui vanno aggiunte le dichiarazioni di G. Meloni – fatte il 2 marzo scorso nel contesto dell’incontro di Londra menzionato poco sopra nel testo – secondo la quale è «un errore togliere dal tavolo la discussione sulla cornice atlantica» e «dobbiamo esser bravi a non favorire la divisione dell’Occidente» pensando «in modo creativo», ponendo al riguardo «il tema dell’articolo 5 della NATO» (quello che impegna a considerare l’attacco armato a un membro dell’Alleanza come un attacco contro tutti gli Stati contraenti) da modificare: v. A Logroscino, «No a strappi con gli USA». Meloni frena sul piano di Francia e Gran Bretagna, in Corriere della Sera del 3/3/2025, p.5.
[13] V. il titolo dell’articolo di M. Imarisio, in Corriere della Sera del 3/3/2025, p. 8.
[14] Così il titolo di Limes, 1/2025.
[15] Si legga V. E. Parsi, Le democrazie al bivio e l’ordine internazionale, in Vita e Pensiero, 4/2024, p. 16 ss.
[16] Per qualche suggestione in materia sia consentito il rinvio a D. G. Rinoldi, Rule of Law, Stati Uniti d’Europa, sister States, in Studium iuris, 1/2024, p. 1 ss.
[17] V. Assalto a Capitol Hill, dalla Corte suprema immunità parziale a Trump. Lui: “Grande vittoria”. La decisione a maggioranza (6 a 3) vale per gli atti compiuti in qualità di presidente. Dissente la giudice Sotomayor: “Il presidente così diventa un re al di sopra della legge”. Biden: “Trump per il potere ha istigato la rivolta del 6 gennaio 2021″, in RaiNews.it, 1/7/2024.
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