Newsletter 7 Gennaio/2026

 

 L’EDITORIALE

LOGOS, ETHOS, PATHOS PER UN NUOVO ORDINE MONDIALE

L’operazione Absolue Resolve in Venezuela fa parte della nuova Dottrina Donroe annunciata dal vicepresidente James David Vance a Monaco il 14 febbraio 2025, ribadita il 23 settembre 2025 da Donald Trump davanti alla Assemblea delle Nazioni Unite e poi confermata nella National Security Strategy (NSS) del 5 dicembre 2025 diffusa dalla Casa Bianca (LINK).

Si tratta di un’operazione non dissimile da quella “speciale” lanciata da Vladimir Putin contro l’Ucraina il 24 febbraio 2022 ma con una violenta efficacia militare sconosciuta alla Federazione russa le cui truppe sono da quasi quattro anni bloccate sul terreno anche grazie alla resistenza del popolo ucraino e all’ampio sostegno internazionale.

Alla violenza dell’efficacia militare statunitense non corrisponde tuttavia il risultato strategico immaginato da Washington perché è forte la possibilità di un lungo periodo di caos se non di guerra civile di cui subiranno le conseguenze non solo il popolo venezuelano già ridotto allo stremo dalla dittatura di Nicolas Maduro ma tutta l’America Latina e più in generale l’economia internazionale.

Quest’operazione è molto simile ad altre operazioni condotte dagli Stati Uniti dalla fine della Seconda Guerra Mondiale in Asia, nel Mediterraneo e in America Latina – nella logica egemonica di una grande potenza che si considera come il “gendarme del mondo” – che hanno aumentato il disordine internazionale, demolito il multilateralismo e il ruolo delle Nazioni Unite e legittimato (ma la parola in sé è grottescamente tragica) interventi militari contro il rispetto del diritto internazionale.

Più recentemente ci sono stati i bombardamenti israelo-statunitensi in Iran, in Qatar, nello Yemen e in Nigeria, l’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023 contro Israele e la risposta bellica di Israele con un’azione di sterminio e non un atto di guerra perché le guerre coinvolgono gli eserciti di due Stati mentre Israele non riconosce quello palestinese e il cosiddetto braccio armato di Hamas è formato da bande clandestine di terroristi a cui si dovrebbe applicare il diritto penale internazionale e lo strumento ONU del peace enforcement e non l’autodifesa di Israele.

Sono stati preannunciati interventi ancora contro l’Iran dagli USA e da Israele e dalla Cina contro Taiwan che provocheranno devastazioni incalcolabili stimolando emulazioni belliche in Asia, in Medio Oriente, in Africa e in America Latina – con quella che Papa Francesco aveva chiamato l’8 gennaio 2024 una “terza guerra mondiale a pezzi destinata a trasformarsi in un conflitto globale” – non dimenticando le minacce di Donald Trump contro altri paesi del cosiddetto “emisfero occidentale” in particolare la Colombia di Gustavo Pedro e il Messico di Claudia Sheinbaum Pardo e contro la Groenlandia di Jens-Frederik Nielsen.

Non dobbiamo tuttavia rinunciare alla speranza o alla convinzione che la politica sciagurata di Donald Trump e degli altri autocrati nel mondo provochi contro-reazioni interne ed internazionali tali da impedirle di realizzarsi come essa è stata preannunciata nella NSS.

Alcuni segnali importanti arrivano in effetti dall’altra parte dell’Atlantico con gli intensi appelli del senatore democratico Bernie Sanders (LINK), le ultime elezioni statali e locali a cominciare dalla città di New York e dal nuovo sindaco Zohran Mamdani, le prime crepe nel fronte repubblicano in vista delle elezioni di Mid-Term nel novembre 2026 ricordando le crescenti proteste popolari in Iran in un paese che fu una volta la culla della grande cultura persiana.

L’Unione europea, che è ancora sulla carta (nel senso della Carta dei diritti fondamentali firmata a Nizza venticinque anni fa. LINK dichiarazione Nizza dicembre 2025) uno stato di diritto, deve uscire dal suo sonno e rivendicare con forza e determinazione i suoi valori ed i suoi principi al suo interno, verso tutti i paesi candidati all’adesione e a livello internazionale come elementi fondanti di tutti i partenariati internazionali strategici a cominciare da quelli con il Mercosur e l’Unione Africana.

Bisogna iniziare da un’azione politica e culturale verso la società statunitense che possiede anticorpi culturali e giuridici tali da poter neutralizzare l’era Trump e rilanciare nello stesso tempo l’idea della interdipendenza di John Fitzgerald Kennedy del 1962 (LINK) e della giustizia sociale di Martin Luther King del 1963 (LINK).

L’Unione europea deve uscire dal suo sonno rivendicando insieme ai paesi dell’America Latina la liberazione immediata di tutti i prigionieri politici in Venezuela e l’organizzazione di libere elezioni presidenziali e legislative sotto un controllo internazionale come non avvenne nel 2024 così come si devono esigere libere elezioni presidenziali e legislative in Ucraina e nei territori palestinesi dopo i cessate-il-fuoco.

Le elezioni, tuttavia, non bastano perché non basta la democrazia rappresentativa se essa non è accompagnata e sostenuta dal ruolo della società civile organizzata e da politiche per realizzare una vera giustizia sociale ed una democrazia economica in coerenza con gli obiettivi dello sviluppo sostenibile (LINK) con principi, regole e istituzioni di garanzia che sono stati dimenticati nel Patto per il Futuro delle Nazioni Unite del settembre 2024 (LINK).

L’Unione europea deve uscire infine dal suo sonno riaprendo un percorso democratico e costituente verso il modello federale immaginato a Ventotene (LINK) e dimenticando la via tortuosa e inefficace prevista a Lisbona che contiene i principi inefficaci del potere di veto e del fatto che i governi nazionali affermano di essere “i signori dei Trattati”.

Scegliamo per cambiare l’Europa e il mondo le parole di Aristotele: logos, ethos e pathos.

Roma, 7 gennaio 2026   coccodrillo

 

 

  


NEL RICORDO DI VALERIO ZANONE

Nel decimo anniversario della scomparsa di Valerio Zanone, già presidente del Movimento Europeo Italia, desideriamo ricordarne l’impegno e la visione ripubblicando un suo editoriale apparso su “Unieuropa” nel 2009.

Valerio Zanone (1936-2016) è stato segretario del Partito Liberale Italiano, parlamentare per cinque legislature, più volte ministro e sindaco di Torino. Dal 2006 al 2010 ha guidato il Movimento Europeo, contribuendo a promuovere il dibattito sull’integrazione europea e il rapporto tra istituzioni e cittadini.

Il suo contributo rimane significativo per comprendere le sfide e le prospettive dell’Unione, e il testo che riproponiamo oggi conserva una sorprendente attualità.

Segue: Editoriale “L’aut-aut”, Unieuropa n. 7, maggio 2009.

 

 


LA BUSSOLA SULLA DISABILITA’

Questa rubrica si propone di informare sulle principali fonti normative italiane, europee ed internazionali riguardanti i diritti delle persone con disabilità con l’obiettivo di fare da ‘bussola’ su un tema così complesso e di orientare gli interessati nel mare sconfinato della Rete.

Di seguito, proponiamo il sesto numero della rubrica su “Il contrasto alla violenza di genere: fonti normative internazionali, europee e nazionali…non solo il 25 novembre !…”.

 

Indice

Il contrasto alla violenza di genere e il mito di Medusa (pag.4)

Violenza di genere e disabilità : una piaga invisibile, un allarme reale (pag.5)

Violenza di genere e disabilità: la cd. discriminazione multipla (pag.5)

Fonti normative internazionali, europee e nazionali sul contrasto alla discriminazione e alla violenza di genere (pag. 6)

Fonti internazionali (pag. 6)
La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità
La Convenzione di Istanbul
La Convenzione OIL
Il GREVIO

Fonti europee (pag.10)
I tre Manifesti delle donne con disabilità dell’EDF (pag.14)

Fonti nazionali (pag.17)

In fieri (pag. 27)

La Corte di Cassazione e l’ analisi di genere (pag. 28)

Le Commissioni parlamentari di inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere (pag.29)

I Centri antiviolenza e le Case rifugio (pag.30)
I Centri antiviolenza in Italia

L’ Associazione D.i.Re (pag.32)

Una statistica allarmante (pag.33)
Dati generali
Dati della violenza sulle donne con disabilità

Save the Children: il rapporto “Le ragazze stanno bene?” (pag.36)

Istruzioni per l’uso (pag.37)
Il segnale universale “Signal for help”
Raccomandazioni dell’Associazione D.i.Re
Il numero verde 1522
OSCAD: l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori
Un vademecum per i giorni di festa

Non solo il 25 novembre ! (pag.40)

 

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ATTIRIAMO LA VOSTRA ATTENZIONE

Nel corso del 2026 si terranno numerose consultazioni elettorali in tutto il mondo. Di seguito una panoramica delle principali scadenze già previste.

 

Gennaio

  • 15 gennaio – Elezioni in Uganda
  • 18 gennaio – Presidenziali in Portogallo

Febbraio

  • 1 febbraio – Elezioni in Costa Rica
  • 8 febbraio – Elezioni in Thailandia
  • 12 febbraio – Elezioni in Bangladesh
  • 22 febbraio – Elezioni in Laos

Marzo

  • 5 marzo – Elezioni in Nepal
  • 8 marzo – Elezioni in Colombia
  • 15 marzo – Elezioni in Slovenia
  • 15 marzo – Elezioni in Vietnam
  • 15 marzo – Elezioni comunali in Francia
  • 22 marzo – Presidenziali nella Repubblica del Congo

Aprile

  • (data da definire) – Elezioni in Ungheria
  • 12 aprile – Elezioni in Benin
  • 12 aprile – Elezioni in Perù

Maggio

  • 7 maggio – Elezioni in Scozia
  • 24 maggio – Elezioni a Cipro
  • 31 maggio – Presidenziali in Colombia
  • (data da definire) – Elezioni in Libano

Giugno

  • 7 giugno – Elezioni in Armenia
  • 11 giugno – Elezioni in Etiopia
  • (data da definire) – Elezioni in Algeria

Agosto

  • 13 agosto – Elezioni in Zambia
  • 30 agosto – Elezioni ad Haiti

Settembre

  • 13 settembre – Elezioni in Svezia
  • 20 settembre – Elezioni in Russia
  • (data da definire) – Elezioni in Marocco

Ottobre

  • 3 ottobre – Elezioni in Lettonia
  • 4 ottobre – Elezioni in Bosnia
  • 4 ottobre – Elezioni e presidenziali in Brasile
  • 27 ottobre – Elezioni in Israele
  • 31 ottobre – Elezioni in Danimarca

Novembre

  • 3 novembre – Midterm negli Stati Uniti
  • (data da definire) – Presidenziali in Bulgaria

Dicembre

  • 5 dicembre – Presidenziali in Gambia
  • 22 dicembre – Elezioni in Sud Sudan

 

   


IN EVIDENZA

VI SEGNALIAMO

  • 7 gennaio, ore 15:00, online. La redazione della rubrica Globale Europa Mondo, insieme al Movimento Federalista Europeo – Sezione “Ezio Vedovelli” Valtellina e Valchiavenna e a Il Contatto APS, organizza un incontro online dal titolo “L’indipendenza europea: un’urgenza storica indispensabile”. L’iniziativa rientra nel progetto socio‑culturale interassociativo 2025/26 “Dal processo d’integrazione europea alla pace e all’armonia tra i popoli”, promosso da Il Contatto APS‑ETS – Sezione di Sondrio della Federazione APS – G.I.A.N. L’evento è sostenuto dal Centro Evangelico di Cultura di Sondrio e realizzato in collaborazione con il Movimento Europeo Italia. LOCANDINA.
  • – SAVE THE DATE – 22 gennaio, ore 15:30, Roma. Presso la Biblioteca del Senato – Sala degli Atti parlamentari, si terrà il convegno “Valerio Zanone e il liberalismo italiano”. Dopo gli indirizzi di saluto di Marcello Pera, Giuseppe Vegas, Alberto Sinigaglia e Giuseppe Facchinetti, introdurrà i lavori Giovanni Orsina. Seguiranno gli interventi di Alberto Giordano, Pierluigi Barrotta, Angelo Petroni, Franco Chiarenza, Gerardo Nicolosi, Saro Freni e Andrea Spiri. Modera Alessio Panizzi. La partecipazione è gratuita, ma è obbligatoria la prenotazione all’indirizzo e‑mail: comitato@einaudi150.it. L’evento sarà inoltre trasmesso in diretta su webtv.senato.it. LOCANDINA.  

 

ARTICOLI E TESTI DELLA SETTIMANA

 

 


ULTIME DA BRUXELLES

GOVERNO DI GROENLANDIA, GOVERNO DI DANIMARCA,

GOVERNO DELL’UNIONE EUROPEA, GOVERNO DEGLI U.S.A.,

GOVERNO DEL MONDO, … GOVERNO DELLA LEGGE

Circa la vicenda dell’attuale contenzioso U.S.A. sull’isola di Groenlandia, contenzioso icasticamente rappresentato dall’immagine che correda questo mio contributo[1], giova fornire – mi pare – un supporto di conoscenza rispetto all’evoluzione della situazione almeno a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso. Prendendo oggi le mosse dal «Joint Statement on Greenland» adottato il 6 gennaio appena trascorso da Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna, Regno Unito e Danimarca. Vi si dice:

«Arctic security remains a key priority for Europe and it is critical for international and transatlantic security.

NATO has made clear that the Arctic region is a priority and European Allies are stepping up. We and many other Allies have increased our presence, activities and investments, to keep the Arctic safe and to deter adversaries. The Kingdom of Denmark – including Greenland – is part of NATO.

Security in the Arctic must therefore be achieved collectively, in conjunction with NATO allies including the United States, by upholding the principles of the UN Charter, including sovereignty, territorial integrity and the inviolability of borders. These are universal principles, and we will not stop defending them.

The United States is an essential partner in this endeavour, as a NATO ally and through the defence agreement between the Kingdom of Denmark and the United States of 1951.

Greenland belongs to its people. It is for Denmark and Greenland, and them only, to decide on matters concerning Denmark and Greenland».

La Groenlandia divenne parte del Regno di Danimarca, cessando di essere una colonia, nel 1953 [2]. Nel 1985, dopo un referendum del 1982, alla Groenlandia venne attribuito, nell’ambito del Trattato istitutivo della Comunità economica europea (CEE) cui la Danimarca rimaneva impegnata, uno status particolare di associazione a titolo di «Paese e territorio d’Oltremare». Nell’attuale Unione europea specificatamente la politica della pesca concernente la Groenlandia è oggetto di puntuale disciplina, da ultimo con la decisione (UE) 2025/2018 del Consiglio del 18 settembre 2025 relativa alla conclusione, a nome dell’Unione, del protocollo di attuazione dell’accordo di partenariato per una pesca sostenibile tra l’Unione europea, da una parte, e il governo della Groenlandia e il governo della Danimarca, dall’altra (2025-2030).

Nell’Unione europea la Groenlandia vede fonti di regolazione nell’art. 234 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione (TFUE), dove si dispone che «Gli articoli da 198 a 203 [parte IV del TFUE, relativa all’associazione dei Paesi e territori d’oltremare] si applicano alla Groenlandia fatte salve le disposizioni specifiche per la Groenlandia che figurano nel protocollo concernente il regime particolare applicabile alla Groenlandia, allegato ai trattati». Tale protocollo è il n. 34, il cui unico articolo così recita nei propri due paragrafi:

«1.   Il trattamento all’importazione nell’Unione dei prodotti soggetti all’organizzazione comune dei mercati della pesca, originari della Groenlandia, si effettua, nell’osservanza dei meccanismi dell’organizzazione comune dei mercati, in esenzione da dazi doganali e tasse di effetto equivalente e senza restrizioni quantitative né misure di effetto equivalente se le possibilità di accesso alle zone di pesca della Groenlandia accordate all’Unione sulla base di un accordo tra l’Unione e l’autorità competente per la Groenlandia sono soddisfacenti per l’Unione.

2.   Sono adottate secondo la procedura di cui all’articolo 43 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea [concernente agricoltura e pesca] tutte le misure relative al regime d’importazione dei suddetti prodotti, comprese quelle relative alla loro adozione».

Infine, l’allegato II del TFUE, riguardante i Paesi e territori d’oltremare cui si applicano le disposizioni della citata parte IV del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, elenca al primo posto la Groenlandia. E giacché il territorio di Groenlandia è parte integrante del Regno di Danimarca non va ignorato l’art. 42.7 del Trattato sull’Unione europea (TUE), secondo il quale «Qualora uno Stato membro subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso, in conformità dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite». Norma, quella citata, che appare più significativamente impegnativa della clausula di intervento di cui all’art. 5 del Trattato NATO [3].

Ora, la Groenlandia ha ottenuto tramite un referendum del 2008, successivo ad un altro – autonomistico – del 1979, un’ancor maggiore autonomia; di tipo federale a mio parere, e non è escluso un «percorso politico e istituzionale verso l’indipendenza … dal Regno di Danimarca», percorso «che determinerebbe la nascita di una nazione sovrana post-danese»: si tratta anzi, secondo qualcuno, di un percorso che «è (almeno sulla carta) delineato» giacché «contenuto nella legge sull’autogoverno della Groenlandia n. 473 del 12 giugno 2009»[4].

La «prospettiva indipendentista» fa anche ragionare sulla possibilità di successiva adesione della Groenlandia all’Unione europea come Stato membro[5]. E qui ci si deve confrontare con l’art. 49 TUE, secondo cui «Ogni Stato europeo che rispetti i valori di cui all’articolo 2 e si impegni a promuoverli può domandare di diventare membro dell’Unione»[6].

Ma già si pone il problema di futura, eventuale appunto, qualifica di uno Stato groenlandese, nuovo soggetto di diritto internazionale, come “Stato europeo”. E le questioni di diritto internazionale aggravano il discorso sulle considerazioni di condotte legalmente possibili al tempo del disordine geopolitico e dei continui, reiterati e inesausti, richiami al diritto internazionale per sostenere pretese proprie e per negare contemporaneamente quelle altrui…Di questo vorrei parlare nell’occasione di una prossima newsletter, dopo aver impostato qui una delle questioni all’ordine del giorno di un mondo … in disordine. E il “governo della legge” ne dovrà essere il nucleo fondante.

DINO G. RINOLDI

 

 

[1] Immagine inserita nel post del 3 gennaio 2026 di Katie Miller su Facebook, col titolo (traduco dall’inglese): «Presto la Groenlandia».

[2] V. M. Mazza, La Groenlandia tra autonomia, accordo di associazione e piena indipendenza (con alcune osservazioni comparative), in DPCE online, 1/2025, p. 76.

[3] «Le Parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse, in Europa o nell’America settentrionale, costituirà un attacco verso tutte, e di conseguenza convengono che se tale attacco dovesse verificarsi, ognuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa individuale o collettiva riconosciuto dall’art.51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate, intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’impiego della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale».

[4] V. M. Mazzo, op. cit., p.67.

[5] V. M. Mazza, op. cit., p.80 ss.

[6] Secondo l’art. 2 TUE «L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini».

 

 

 


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