CAMBIO DI REGIME
Nel suo discorso alla Conferenza di Monaco di Baviera il 14 febbraio 2025 (LINK) ad una settimana dalle elezioni federali in Germania il vicepresidente statunitense James David Vance ha concentrato il suo discorso di venti minuti sull’allontanamento dell’Europa dai valori identitari su cui si fonda il cambio di regime avvenuto a Washington con l’arrivo o meglio con il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump.
Nei cinquantacinque minuti di discorso all’Assemblea delle Nazioni Unite del 23 settembre 2025 – platealmente apprezzato dalla nostra premier Giorgia Meloni – sette mesi dopo quello di J.D Vance il Presidente USA Donald Trump ha confermato l’annuncio di Monaco sul cambio di regime.
La National Security Strategy – NSS (LINK) diffusa il 5 dicembre 2025 dalla Casa Bianca con una breve premessa di Donald Trump e ventotto pagine di risposte a tre domande (1. What should the USA want? 2. What are our available means to get it? 3. How we connect ends and means into a viable National Security Strategy?) il cambio di regime annunciato da J.D. Vance viene definito con diabolica precisione su quello che gli Stati Uniti esigono nel mondo e dal mondo articolandolo nelle cinque regioni dove Washington intende esercitare la sua influenza imperialista: l’emisfero occidentale, l’Asia, l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa.
All’aggressione di Vladimir Putin all’Ucraina, che deve essere considerata come un atto di ostilità nei confronti della politica estera dell’Unione europea verso l’Europa orientale oltre che una violazione del diritto internazionale e dei principi della cooperazione e della sicurezza sul continente europeo stabiliti dal Trattato di Parigi del 1990, si unisce ora la generale ostilità di Donald Trump nei confronti dell’Unione europea e dei suoi valori.
Essa si è manifestata fin dall’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca in tutti i settori in cui è maturata in decenni di alleanza atlantica l’interdipendenza che fu auspicata da John Fitzgerald Kennedy nel suo discorso a Philadelphia del 4 luglio 1962 (LINK) ma che si è raramente realizzata pienamente sia perché l’Europa è stata economicamente e militarmente dipendente dagli Stati Uniti sia perché gli Europei non sono stati capaci di realizzare l’unità politica del Continente che era una condizione indispensabile per una interdipendenza fra eguali.
L’ostilità di Donald Trump contro l’Unione europea si è manifestata concretamente nella deregolamentazione digitale, nell’infosfera e nell’intelligenza artificiale, nelle regole ambientali e negli obiettivi dello sviluppo sostenibile, nell’imposizione delle tariffe doganali in occasione del vergognoso accordo nel resort di Turnberry con la Presidente von der Leyen così come nella Alleanza Atlantica e nei tavoli dei negoziati internazionali.
Certo, la forza della sua ostilità è agevolata dalle divisioni fra europei e dall’incapacità dell’Unione europea di definire con chiarezza i suoi interessi strategici e di difenderli in tutte le sedi internazionali oltre che dall’ambiguità delle forze politiche europee in cui le simpatie putiniane dei nazionalisti di estrema sinistra e dei patrioti di estrema destra accomunati dall’euro-scetticismo sono largamente compensate dalle poco note frequentazioni comuni nella Unione della Democrazia internazionale (UDI) di partiti di centro e partiti di destra come per l’Italia Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni e Forza Italia di Antonio Tajani fianco a fianco con Fidesz ungherese di Viktor Orban, i conservatori britannici e, naturalmente, il Partito Repubblicano di Donald Trump.
Nel leggere il NSS del 5 dicembre 2025 insieme al discorso di J.D. Vance del 14 febbraio 2025 viene in mente la definizione di “rivale sistemico” affibbiata dall’Unione europea alla Cina sapendo che la democrazia statunitense possiede tuttavia potenti anticorpi come è stato dimostrato nelle recenti elezioni di mid-term e dal recente discorso di Bernie Sanders (LINK) che il cambio di regime a Washington ha trasformato l’amministrazione statunitense “solo” in un temporaneo rivale e che come tale deve essere trattata nella politica estera e di sicurezza, nelle transizioni gemelle ambientale e digitale, nel multilateralismo commerciale e finanziario, nei principi e valori dello stato di diritto, nella competitività industriale e tecnologica senza inutili tentativi di appeasement che finora non hanno funzionato e che anzi sono stati controproducenti.
In questa situazione senza precedenti, il Parlamento europeo dovrebbe discutere e adottare con urgenza una “Dichiarazione di Indipendenza” dopo un dibattito in aula aperto da comunicazioni del Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e della Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen chiedendo alla sua “commissione sullo scudo per la democrazia europea” di predisporre un urgente rapporto di iniziativa accompagnato dai pareri delle commissioni che riterranno opportuno e necessario esprimersi.
Nizza, 6 dicembre 2025
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[VERSIONE INGLESE] – [VERSIONE FRANCESE]
