Newsletter 9 Dicembre/2025

 

 L’EDITORIALE

CAMBIO DI REGIME

Nel suo discorso alla Conferenza di Monaco di Baviera il 14 febbraio 2025 (LINK) ad una settimana dalle elezioni federali in Germania il vicepresidente statunitense James David Vance ha concentrato il suo discorso di venti minuti sull’allontanamento dell’Europa dai valori identitari su cui si fonda il cambio di regime avvenuto a Washington con l’arrivo o meglio con il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump.

Nei cinquantacinque minuti di discorso all’Assemblea delle Nazioni Unite del 23 settembre 2025 – platealmente apprezzato dalla nostra premier Giorgia Meloni – sette mesi dopo quello di J.D Vance il Presidente USA Donald Trump ha confermato l’annuncio di Monaco sul cambio di regime.

La National Security Strategy – NSS (LINK) diffusa il 5 dicembre 2025 dalla Casa Bianca con una breve premessa di Donald Trump e ventotto pagine di risposte a tre domande (1. What should the USA want? 2. What are our available means to get it? 3. How we connect ends and means into a viable National Security Strategy?) il cambio di regime annunciato da J.D. Vance viene definito con diabolica precisione su quello che gli Stati Uniti esigono nel mondo e dal mondo articolandolo nelle cinque regioni dove Washington intende esercitare la sua influenza imperialista: l’emisfero occidentale, l’Asia, l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa.

All’aggressione di Vladimir Putin all’Ucraina, che deve essere considerata come un atto di ostilità nei confronti della politica estera dell’Unione europea verso l’Europa orientale oltre che una violazione del diritto internazionale e dei principi della cooperazione e della sicurezza sul continente europeo stabiliti dal Trattato di Parigi del 1990, si unisce ora la generale ostilità di Donald Trump nei confronti dell’Unione europea e dei suoi valori.

Essa si è manifestata fin dall’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca in tutti i settori in cui è maturata in decenni di alleanza atlantica l’interdipendenza che fu auspicata da John Fitzgerald Kennedy nel suo discorso a Philadelphia del 4 luglio 1962 (LINK) ma che si è raramente realizzata pienamente sia perché l’Europa è stata economicamente e militarmente dipendente dagli Stati Uniti sia perché gli Europei non sono stati capaci di realizzare l’unità politica del Continente che era una condizione indispensabile per una interdipendenza fra eguali.

L’ostilità di Donald Trump contro l’Unione europea si è manifestata concretamente nella deregolamentazione digitale, nell’infosfera e nell’intelligenza artificiale, nelle regole ambientali e negli obiettivi dello sviluppo sostenibile, nell’imposizione delle tariffe doganali in occasione del vergognoso accordo nel resort di Turnberry con la Presidente von der Leyen così come nella Alleanza Atlantica e nei tavoli dei negoziati internazionali.

Certo, la forza della sua ostilità è agevolata dalle divisioni fra europei e dall’incapacità dell’Unione europea di definire con chiarezza i suoi interessi strategici e di difenderli in tutte le sedi internazionali oltre che dall’ambiguità delle forze politiche europee in cui le simpatie putiniane dei nazionalisti di estrema sinistra e dei patrioti di estrema destra accomunati dall’euro-scetticismo sono largamente compensate dalle poco note frequentazioni comuni nella Unione della Democrazia internazionale (UDI) di partiti di centro e partiti di destra come per l’Italia Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni e Forza Italia di Antonio Tajani fianco a fianco con Fidesz ungherese di Viktor Orban, i conservatori britannici e, naturalmente, il Partito Repubblicano di Donald Trump.

Nel leggere il NSS del 5 dicembre 2025 insieme al discorso di J.D. Vance del 14 febbraio 2025 viene in mente la definizione di “rivale sistemico” affibbiata dall’Unione europea alla Cina sapendo che la democrazia statunitense possiede tuttavia potenti anticorpi come è stato dimostrato nelle recenti elezioni di mid-term e dal recente discorso di Bernie Sanders (LINK) che il cambio di regime a Washington ha trasformato l’amministrazione statunitense “solo” in un temporaneo rivale e che come tale deve essere trattata nella politica estera e di sicurezza, nelle transizioni gemelle ambientale e digitale, nel multilateralismo commerciale e finanziario, nei principi e valori dello stato di diritto, nella competitività industriale e tecnologica senza inutili tentativi di appeasement che finora non hanno funzionato e che anzi sono stati controproducenti.

In questa situazione senza precedenti, il Parlamento europeo dovrebbe discutere e adottare con urgenza una “Dichiarazione di Indipendenza” dopo un dibattito in aula aperto da comunicazioni del Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e della Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen chiedendo alla sua “commissione sullo scudo per la democrazia europea” di predisporre un urgente rapporto di iniziativa accompagnato dai pareri delle commissioni che riterranno opportuno e necessario esprimersi.

Nizza, 6 dicembre 2025

coccodrillo

 

 

  


ATTIRIAMO LA VOSTRA ATTENZIONE

Déclaration de Nice à l’occasion du 25ème anniversaire de la proclamation de la Charte européenne des droits fondamentaux

Il y a 25 ans à Nice, la Charte des droits fondamentaux de l’Union européenne était proclamée. Depuis l’entrée en vigueur du Traité de Lisbonne en 2009, son application participe au renforcement et à la garantie des droits de toute personne dans l’Union européenne.

La Charte constitue, avec la Convention européenne de sauvegarde des droits de l’Homme et des libertés fondamentales établie en 1950, un système de protection des droits unique au monde.

Elle est le socle constitutionnel de l’Union européenne, donnant tout son sens à la citoyenneté européenne.

Le Mouvement Européen International a joué un rôle déterminant dans la rédaction de la Charte des droits fondamentaux de l’Union européenne, sa promotion et sa signature à partir des années 1990 par la création du Forum permanent de la société civile qui a été à l’origine d’un premier texte ambitieux inspirant l’initiative du gouvernement allemand.

On a ainsi respecté le contenu constitutionnel du Projet de traité instituant l’Union européenne adopté par le Parlement européen le 14 février 1984 (« Projet Spinelli »).

A l’heure de la remise en cause des droits et libertés que la Charte garantit, face aux menaces internes et externes qui pèsent aujourd’hui sur ce système de protection des droits, nous, représentants de la société civile signataires et partisans de la liberté et de l’unité européenne :

  1. Appelons les institutions européennes, les Etats membres et la société civile, à soutenir et à appliquer sans réserve la Charte européenne des droits fondamentaux et à en tirer tout le potentiel ;
  2. Exigeons que les institutions européennes prennent les mesures qui s’imposent pour faire respecter l’Etat de droit dans tous les pays de l’Union européenne, condition indispensable à la bonne application de la Charte, et notamment s’engagent à généraliser la conditionnalité de tous les fonds européens au respect de l’Etat de droit, des principes démocratiques et des droits fondamentaux, et à modifier la procédure relevant de l’article 7 du TUE pour en confier l’application à la Cour de Justice de l’Union européenne, indépendante des gouvernements des Etats membres  ;
  3. Exigeons que toutes les politiques de l’Union européenne respectent les droits et les libertés garantis par la Charte européenne des droits fondamentaux ;
  4. Exigeons que la Charte européenne des droits fondamentaux, ainsi que les principes et valeurs énoncés dans les traités européens, restent des conditions impératives à l’adhésion à l’Union européenne ;
  5. Demandons aux institutions de l’Union européenne de promouvoir davantage les valeurs de l’Union et les droits fondamentaux sur la scène internationale, notamment dans les organisations ou négociations internationales, et dans les accords de partenariat avec les Etats tiers, afin de renforcer la protection des droits fondamentaux et le respect des principes démocratiques dans le monde ;
  6. Demandons que l’Union européenne renforce son action pour faire connaître la Charte et les droits qu’elle consacre aux citoyens européens, former les magistrats et praticiens du droit en Europe, pour soutenir la société civile qui œuvre pour la promotion de la Charte et l’accès aux droits, ainsi qu’en faveur de l’éducation civique européenne ;
  7. Appelons l’Union européenne à adhérer à la Convention européenne des droits de l’Homme et au Pacte des Nations unies, conformément aux engagements qu’elle a pris par le passé ;
  8. Demandons que soit ouverte la voie à un processus démocratique et constituant en vue de l’élaboration et de l’entrée en vigueur entre les peuples et les Etats qui le voudront d’un nouveau traité constitutionnel inspiré de la Charte européenne des droits fondamentaux, noyau des valeurs et principes communs, dans le but de réussir les élargissements à venir.

Chérissant la liberté garantie par ce système de protection des droits en Europe, nous nous engageons à œuvrer, par tous les moyens en notre possession, à la défense, à l’application et à la promotion de la Charte européenne des droits fondamentaux.

Nice, 7 décembre 2025

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Nice 2025 Declaration on the 25th anniversary of the proclamation of the European Charter of Fundamental Rights

Twenty-five years ago in Nice, the Charter of Fundamental Rights of the European Union was proclaimed. Since the Treaty of Lisbon came into force in 2009, its application has helped to strengthen and guarantee the rights of everyone in the European Union.

Together with the European Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms, established in 1950, the Charter constitutes a system of rights protection that is unique in the world.

It is the constitutional foundation of the European Union, giving full meaning to European citizenship.

The International European Movement played a decisive role in the drafting of the Charter of Fundamental Rights of the European Union, its promotion and its signing in the 1990s through the creation of the Permanent Forum of Civil Society, which was behind an ambitious first draft that inspired the German government’s initiative.

This respected the constitutional content of the Draft Treaty establishing the European Union adopted by the European Parliament on 14 February 1984 (the ‘Spinelli Project’).

At a time when the rights and freedoms guaranteed by the Charter are being called into question, and in the face of internal and external threats to this system of rights protection, we, the undersigned representatives of civil society and supporters of European freedom and unity:

  1. Call on European institutions, Member States and civil society to support and apply the European Charter of Fundamental Rights without reservation and to realise its full potential;
  2. Demand that European institutions take the necessary measures to ensure respect for the rule of law in all European Union countries, which is an essential condition for the proper application of the Charter, and in particular to commit to making all European funds conditional on respect for the rule of law, democratic principles and fundamental rights, and to amend the procedure under Article 7 of the TEU to entrust its application to the Court of Justice of the European Union, which is independent of the governments of the Member States;
  3. Demand that all European Union policies respect the rights and freedoms guaranteed by the European Charter of Fundamental Rights;
  4. Demand that the European Charter of Fundamental Rights, as well as the principles and values set out in the European treaties, remain mandatory conditions for membership of the European Union;
  5. Call on the institutions of the European Union to promote the values of the Union and fundamental rights more actively on the international stage, particularly in international organisations and negotiations, and in partnership agreements with third countries, in order to strengthen the protection of fundamental rights and respect for democratic principles throughout the world;
  6. Call on the European Union to step up its efforts to raise awareness of the Charter and the rights it enshrines for European citizens, to train magistrates and legal practitioners in Europe, to support civil society working to promote the Charter and access to rights, and to promote European civic education;
  7. Call on the European Union to accede to the European Convention on Human Rights and the United Nations Covenant, in accordance with the commitments it has made in the past;
  8. Call for the opening of a democratic and constituent process with a view to the drafting and entry into force, among the peoples and States that so desire, of a new constitutional treaty inspired by the European Charter of Fundamental Rights, the core of common values and principles, with the aim of ensuring the success of future enlargements.

Cherishing the freedom guaranteed by this system of rights protection in Europe, we pledge to work, by all possible means, to defend, apply and promote the European Charter of Fundamental Rights.

Nice, 7 December 2025

 

 


EUROPA DEI DIRITTI

 

 


LA SETTIMANA DEL MOVIMENTO EUROPEO

9 dicembre

  • Evento “The Social Partners as Shapers and Makers of Social Europe: Discovering Foundations and Futures” (European Movement International)

10 dicembre

  • Milano, incontro “A MILANO la Carovana delle Acli PEACE AT WORK” (Acli, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Acli Milanesi)

 

  


IN EVIDENZA

VI SEGNALIAMO

  • 9 dicembre, ore 11:00-13:50, Cosenza. Il Liceo Scientifico Statale “Scorza” di Cosenza ospiterà un evento speciale nell’ambito del progetto EPAS – Scuola Ambasciatrice del Parlamento Europeo per l’anno scolastico 2025-2026. Docenti, ex insegnanti, studenti ed ex studenti si confronteranno sul ruolo delle istituzioni europee e sull’importanza della partecipazione giovanile. L’iniziativa conferma il Liceo Scorza come polo di eccellenza nella promozione della cittadinanza europea e nella costruzione di un ponte tra scuola e istituzioni. LOCANDINA.
  • 10 dicembre, ore 9:00-19:00, Milano. Nella Giornata Internazionale dei Diritti Umani, la Carovana della Pace – partita da Palermo il 2 settembre e passata in circa 60 città italiane – conclude il suo percorso a Milano con iniziative simboliche e di dialogo. Dopo aver incrociato la Marcia Perugia–Assisi e una tappa speciale sulla rotta balcanica, la Carovana si chiuderà con un appello alle istituzioni europee a Strasburgo per rilanciare una nuova stagione di cooperazione e sicurezza comune, ispirata allo spirito di Helsinki. Nel corso della giornata è previsto un Flash mob in piazza Duomo, cui seguirà l’apertura della grande bandiera della pace, con gli interventi dell’Arcivescovo Mario Delpini e di Mons. Bruno Bignami. Nel pomeriggio, presso la sede delle ACLI milanesi, si svolgerà il Convegno “Milano accoglie la Carovana – Peace at Work”, dedicato all’impegno dei circoli Acli di Milano, Monza e Brianza e al tema I diritti umani come fondamento di lavoro. MAGGIORI INFORMAZIONI E PROGRAMMA.
  • 11 dicembre, ore 11:30-12:30, Roma. Presentazione del Secondo Rapporto di Monitoraggio Civico – Nuovi risultati per non addetti ai lavori. Il nuovo Rapporto di Monitoraggio Civico sarà presentato presso la Sala Stampa della Camera dei deputati con un focus dedicato ai non addetti ai lavori, per rendere accessibili e comprensibili i risultati della ricerca. L’incontro vedrà la partecipazione di Ginevra Bruzzone, Ufficio Struttura di Missione PNRR della Presidenza del Consiglio, di Giancarlo Astegiano, Consigliere della Corte dei conti, di Giuseppe Busia (ANAC), di Benedetto Della Vedova (+Europa), di Dino G. Rinoldi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e membro del Comitato di gestione di LIBenter, di Giorgia Ficorilli della Fondazione Etica insieme al team di LIBenter composto da Irene Colosio, Lucrezia Pasqual e Marta Venturelli. A coordinare i lavori sarà Ylenia Sina di Altreconomia. PROGRAMMA.
  • 11 dicembre, ore 18:30, online. Il Gruppo di lavoro del Movimento Federalista Europeo su bilancio e fiscalità organizza un dibattito online con Marco Buti, dell’Istituto Universitario Europeo, e Federico Fabbrini, della Dublin City University. L’incontro sarà dedicato al tema del debito come strumento di finanziamento dell’Unione e si svolgerà su Zoom. LOCANDINA. LINK ZOOM.
  • 12 dicembre, ore 9:30-13:00, online. L’Università di Modena e Reggio Emilia – Dipartimento di Giurisprudenza – insieme all’Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale organizza il seminario “Comunicazione politica, arena mediatica e diritti in gioco a 25 anni dalla legge sulla par condicio (L. 28/2000)”. L’incontro vedrà la partecipazione di studiosi ed esperti che rifletteranno sull’evoluzione della normativa italiana in un contesto profondamente mutato rispetto al 2000, segnato da trasformazioni tecnologiche, mediatiche e comunicative. La comunicazione politica, anche a distanza di tanti anni, continua a porre vecchie e nuove sfide: dalla regolazione dei media al concetto di arena pubblica, dal ruolo e dall’etica dei giornalisti fino ai temi della partecipazione e della rappresentanza politica, con particolare attenzione alla distinzione tra comunicazione pubblica e comunicazione politica. La partecipazione è gratuita. PROGRAMMA E MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE. 

 

ARTICOLI E TESTI DELLA SETTIMANA

 

 


ULTIME DA BRUXELLES

Dobbiamo parlare dell’Europa

“Gli europei sono abituati a essere sommersi 24 ore su 24 dai media che parlano degli Stati Uniti.

La maggior parte degli europei sa cosa significa “chiusura del governo”, conosce l’ICE e le sue attività, è a conoscenza dei casi Epstein, conosce Pete Hegseth, Gavin Newsom, Marjory Taylor Greene o Zohran Mamdani.

Ma non sa praticamente nulla della nostra politica europea.

L’Europa è “complessa”, “lontana”, ‘noiosa’. Questi sono i pretesti più frequenti per non informare i cittadini europei sulle questioni dell’UE. Ma perché le persone dovrebbero essere perfettamente in grado di comprendere la politica americana, ma non la nostra politica europea? Perché la politica statunitense viene descritta come qualcosa di familiare, persino parte del nostro mondo, mentre la politica europea viene descritta come “estranea”?

I media che riportano notizie sulla politica europea tendono a omettere riferimenti alle istituzioni, ai partiti politici o ai principali attori politici. Di solito tutto viene raggruppato sotto l’etichetta “Bruxelles” (una volta ho persino visto un articolo sulla Corte di giustizia europea a Lussemburgo che veniva definita “Bruxelles”). Le elezioni negli Stati membri dell’UE sono trattate raramente, anche se determinano la composizione del Consiglio e l’equilibrio politico complessivo nell’UE.

Solo gli scandali più succosi ottengono ampia copertura. Giustamente, ma rimane comunque una visione unidimensionale.

L’atteggiamento dei politici nazionali nell’informare e coinvolgere i cittadini nelle questioni politiche dell’UE è stato del tutto paternalistico: “Non dovremmo preoccupare le piccole menti degli europei con questioni troppo difficili da digerire”. Nell’Europa intergovernativa, i cittadini sono tenuti all’oscuro.

I bambini negli Stati Uniti imparano la Costituzione a scuola. In Europa solo pochissimi bambini imparano a conoscere l’UE. Conoscere l’UE non è cool, ti rende un nerd. I governi fanno pochi sforzi per cambiare questa situazione.

La mancanza di conoscenza rende l’Unione Europea incredibilmente vulnerabile.

Poiché gli europei non ricevono quasi nessuna informazione da fonti affidabili, sono molto sensibili alla disinformazione e alla manipolazione. Non solo da parte dei partiti nazionalisti di estrema destra anti-UE, ma anche dalle campagne russe e americane che mirano a smantellare l’UE.

Se le forze pro-europee evitano di parlare dell’Europa nel dibattito pubblico, il vuoto sarà colmato da Trump, Musk, Putin e dai loro utili idioti in Europa. Neanche mille scudi della democrazia potranno proteggerci se noi stessi rimaniamo in silenzio.

I leader politici sembrano essere fuori contatto con l’opinione pubblica. Tutti i sondaggi di opinione mostrano un sostegno costante e crescente all’Unione europea, all’allargamento e alla difesa comune europea. I giovani sono ancora più europeisti rispetto all’europeo medio. Non dovrebbero quindi temere di discutere in pubblico delle questioni europee. In questi tempi di cambiamenti geopolitici tettonici, c’è un urgente bisogno di un dibattito pubblico sul ruolo e sul futuro dell’Unione europea e sulle riforme necessarie per renderla resiliente nel mondo turbolento di oggi.

L’Unione europea è minacciata. La disgregazione dell’UE è ormai diventata la politica ufficiale degli Stati Uniti. È più importante che mai che noi europei ci uniamo, che ci raduniamo attorno alla bandiera, per così dire. Abbiamo urgente bisogno di uno spazio politico europeo unico. I cittadini ben informati non sono una minaccia per un’Unione europea forte, ma una condizione preliminare per essa. L’UE non può più rimanere il dominio esclusivo dei politici nazionali, deve diventare un’arena politica vivace. Dobbiamo farlo insieme. Ognuno di noi.

Sophie in’t Veld

 

 


ULTIME DA BRUXELLES

SMISURATA PREGHIERA SOVRANNAZIONALE EUROPEA

 

L’inferno esiste solo per chi ne ha paura

Fabrizio De Andrè, Preghiera in gennaio

 

Di fronte alla sterminata e sovrumana (perché colonizzatrice) odierna attitudine della sicurezza nazionale russa, statunitense e cinese la giornata dell’8 dicembre appena trascorsa mi fa rivolgere una preghiera alla Madonna, immacolata alla nascita, vergine nel concepimento del Figlio, assunta al cielo in anima e corpo, e, infine, rappresentativa tanto dell’Apocalisse prossima ventura quanto dell’identità europea connessa alle 12 stelle che, su di Lei vestita di Sole e con la Luna sotto i piedi, ne incoronano il capo[1]. Del resto nell’Unione europea, come si ricava dalla Dichiarazione n. 52 annessa ai Trattati in vigore, tra «i simboli della comune appartenenza dei cittadini all’Unione … e del loro legame con la stessa» c’è proprio «la bandiera rappresentante un cerchio di dodici stelle dorate su sfondo blu».

Basta pregare, di fronte a constatazioni del tipo: «Trump, Putin e i sovranisti interni. Ecco i nemici dell’Europa libera»[2]?

Basta pregare quando «Trump scarica l’Europa» nel recente documento sulla sicurezza USA, col riferimento alla possibile cancellazione della civiltà del “vecchio” continente[3]?

Basta pregare quando «Putin attacca la Nato»[4], in riferimento alla quale si vorrebbe organizzare un’azione difensiva efficace mentre il Presidente del suo principale Stato membro, gli USA, dichiara incongruamente di poter “farsi mediatore” tra Nato stessa e Federazione russa?[5].

E infatti si arriva all’ «Asse Putin – Trump sull’Europa»[6]. Per soprammercato pure della Cina occorre costatare «l’attacco», più sotto traccia e mellifluo, all’Unione europea[7].

Bastano, o sono poche in questo buio tragitto della storia, «Le luci del mercato europeo» di cui parla Il Foglio nell’inserto Europa del 5 dicembre 2025?

Bastano, o sono troppi per un percorso capace di portare alla decisione di «aprire formalmente un processo costituente [federale continentale] al cui centro dovrà essere collocato il nuovo Parlamento europeo», i 40 mesi di cui scrive P. V. Dastoli nell’editoriale della scorsa Newsletter del 2 dicembre[8]? 40 mesi, oltretutto, per arrivare solo ad “aprire” quel processo …

C’è un continente, quello europeo, da reinventare, applicando la memoria e contemporaneamente l’immaginazione creativa[9]. In fretta. Prima del tramonto. Prima dell’occaso. Prima della sottomissione. Ricordando Europa, ingenua figlia di Agenore e Telefe rapita da Zeus, seduttore instancabile trasformatosi in toro bramoso dal manto candido. «La bellezza del toro bianco catturò l’attenzione della fanciulla, che gli si avvicinò e, vista l’assoluta mansuetudine che l’animale dimostrava, fino ad accucciarsi a terra di fianco a lei, iniziò a fare ghirlande con i fiori raccolti e a intrecciarli nelle sue corna … Europa finì con il salire in groppa al toro, che si alzò subito sulle quattro zampe e corse a gettarsi in mare, allontanandosi velocemente dalla riva senza che la principessa potesse far altro che aggrapparsi alle sue corna … »[10]. Poi Zeus «si congiunse con Europa»[11]. E qui comincia la storia dell’Occidente, che ora minaccia di continuare sempre più a Ovest abbandonando in periferie sempre più disagiate e mal popolate la porzione d’Europa a cui guardano con bramosia Russia e Cina. Prepotente la prima, ammiccante la seconda.

Torno allora al titolo di quest’intervento, ispirato a Fabrizio De Andrè, a propria volta ispirato da Alvaro Mutis. Immagino l’Unione europea …

«Alta sui naufragi dai belvedere delle torri china e distante sugli elementi del disastro dalle cose che accadono al disopra delle parole celebrative del nulla lungo un facile vento di sazietà di impunità … »[12].

Che fare? Non posso che trovare ispirazione attuale, oltre che nelle proposte del Consiglio italiano del Movimento europeo (tempi “tecnici” a parte!), nel Codice per una nuova Europa proposto dall’Associazione nuova Camaldoli[13]. Occorre una «stagione costituente» che abbia l’obiettivo di costruire «un’autentica federazione», pur di fronte «alle difficoltà rappresentate dai tentativi di riforma dei trattati» attuali dell’Unione. Una stagione che deve passare da una «collaborazione sistematica e aperta di tutti i Paesi» europei intenzionati a fare fronte (fare fronte!) a «questo contesto di competizione tra potenze e di crisi del multilateralismo»[14]. Una stagione breve. Brevissima. Tra i Paesi europei che ci vogliano stare perché costretti dal tempo presente. Stati attualmente membri dell’Unione europea o anche fuori da essa. Ma in fretta …

Scrive Marco Taradash[15] che «L’Ue e gli altri Paesi europei che la affiancano hanno poche settimane di tempo per decidere del proprio futuro di società aperte capaci di competere politicamente ed economicamente con Usa e Cina e di respingere l’espansione militare Russia». E anche «L’Italia è al bivio». Risulta «necessaria una alleanza democratico-liberale che proponga autonomamente un programma elettorale incentrato sul riarmo nazionale ed europeo e sulla difesa della società aperta e dell’economia sociale di mercato. Occorre una chiarezza di intenti e una determinazione politica che finora non si è manifestata con forza adeguata rispetto alla drammaticità del momento che viviamo». Posso aggiungere, con Sergio Fabbrini[16], che «è inevitabile» per gli europei porsi «il problema di come difendersi, subito e non “piano piano”», giacché occorre «una difesa sovrannazionale sottoposta a controllo democratico», mentre «l’UE sta nazionalizzando la difesa, creando asimmetrie tra gli Stati membri». È necessario «costruire una difesa europea che sia indipendente dai governi nazionali, razionalizzando quelle [le difese] nazionali».

Occorre insomma che queste articolazioni delle Newsletter intestate «Ultime da Bruxelles» o «Ultime da Strasburgo», e così via, non siano davvero … ultime per esaurimento dell’oggetto.

DINO G. RINOLDI

 

 

[1] Giovanni, Apocalisse, 12.1.

[2] Domani, 8 dicembre 2025, p. 1, col rinvio agli articoli di L. Ciarrocca, Y. H. Holgado, G. Riva e al commento di G. Rampoldi.

[3] V. la Repubblica del 6 dicembre 2025, p.1.

[4] V. la Repubblica del 5 dicembre 2025, p.1.

[5] V. il punto 4 del testo di Piano di pace USA per l’Ucraina pubblicato da Axios il 20 novembre 2025 nell’articolo di B. Ravid e D. Lawler.

[6] V. Corriere della Sera, 8 dicembre 2025, p.1.

[7] V. L’Economia del Corriere della Sera, 8 dicembre 2025, con l’articolo di F. De Bortoli subito a p. 1: L’attacco di Usa e Cina. Ora l’Europa si difende.

[8] Dal titolo appunto # Obiettivo 40 Costituzione europea.

[9] V. F. Cardini e S. Valzania, L’invenzione di un Continente, Milano, 2025.

[10] Op. ult. Cit., p. 8.

[11] Ibidem.

[12]Smisurata preghiera, I. Fossati, F. De Andrè, A. Mutis.

[13] Lo si veda in www.associazionenuovacamaldoli.it.

[14] V. ad esempio i punti 44, 48, 106 del Codice in questione.

[15] Su Facebook.

[16] Di cui v. l’articolo La difesa nell’epoca post americana, in Il Sole 24 ore, 7 dicembre 2025, p.5.

 

 


 LIMITAZIONE DELLA RESPONSABILITÀ
Ad eccezione de L’EDITORIALE, le opinioni espresse nella presente newsletter sono esclusivamente riconducibili alla responsabilità degli autori e non riflettono la posizione ufficiale del Movimento europeo.