Settanta anni fa fu firmato a Parigi il trattato che istituì la Comunità europea del Carbone e dell’Acciaio nata da un’idea di Jean Monnet e proposta in primo luogo alla Germania e poi agli altri paesi europei nella Dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950 come prima tappa verso la Federazione europea.
Contrariamente ai trattati di Roma il cui obiettivo principale era la realizzazione di un mercato comune (che si è lentamente costruito nella prospettiva di un mercato unico ancora incompleto e che fu definito da Spinelli una « beffa ») e di una comunità dell’energia atomica mai realizzata, il trattato della Ceca era fondato su un modello realmente sovranazionale affidato ai poteri della Alta Autorità e prevedeva misure sociali per far fronte agli effetti del mercato sui lavoratori.
Vale la pena di ricordare che, a seguito della proposta francese di una Comunità europea di difesa e su suggerimento di Alcide De Gasperi (ispirato da Spinelli) fu affidato alla Assemblea della Ceca il mandato di redigere lo statuto di una Comunità politica.
Settanta anni dopo la firma del trattato della Ceca a Parigi la finalità della Federazione europea deve essere ancora raggiunta e il metodo più efficace e più democratico è quello del ruolo costituente del Parlamento europeo, erede della assemblea della prima Comunità.
