Newsletter n.16/2020 – Carta dei diritti fondamentali

 

Libertà di pensiero, di coscienza e di religione: questi tre aspetti della manifestazione di libertà dell’individuo sono condensate nell’articolo 10. Al comma 2 dell’articolo, vi si aggiunge anche il diritto all’obiezione di coscienza, da intendersi quale possibilità di rifiutare l’adempimento di un proprio dovere qualora entri in contrasto con le proprie convinzioni etiche, morali o religiose. Poniamo un attimo l’aspetto su questo secondo comma: occorre subito notare come la Carta delinei il perimetro entro cui l’obiezione di coscienza possa manifestarsi. Si deve motivare il proprio rifiuto, condizione che prefigura la non possibilità di ricorrere ad esso per qualunque causa. Ma non solo. La Carta, in maniera sottile, ricorre alla parola “possibilità”, che meglio di altre viene incontro nel comprendere i confini di questa libertà. D’altro canto, nel limitarla, al tempo stesso la afferma: si dà quindi per l’individuo la possibilità di un pensiero attivo e consapevole, responsabile, rispetto all’adempimento di un proprio dovere, perché si riconosce che gli effetti di un obbligo istituzionale debbano anch’essi trovare un limite, altrimenti si sconfinerebbe nell’autoritarismo, che non può certo conciliarsi con i principi ispiratori dell’unità europea.

Sempre a partire dal diritto alla libertà di pensiero, sembra inoltre che la Carta si concentri maggiormente sul diritto a cambiare religione o convinzione. Il comma 1 vi è dedicato, perché fa riferimento a questi aspetti della libertà e li contestualizza: “individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, mediante il culto, l’insegnamento, le pratiche e l’osservanza dei riti”. Considerando che si tratta di aspetti su cui è possibile reperire studi, ricerche in testi e saggi universitari, qui poniamo l’attenzione sul fatto che, a partire da situazioni che fanno riferimento a scelte individuali, è poi la società europea nel suo insieme a confrontarsi con l’esistenza di tali diritti. Pensiamo al diritto di famiglia su scala europea, già trattato nella newsletter n. 15, e a come oggi ci si trovi a confrontarsi anche in situazioni in cui le scelte in ambito religioso producano effetti giuridici sul proprio contesto familiare. Pensiamo poi al fenomeno migratorio e al contatto sempre più frequente che genera tra persone con convinzioni religiose diverse e all’affermazione di una coesistenza pacifica. A complemento dell’articolo 10 della Carta, troviamo anche l’articolo 9 della CEDU, che fissa in maniera più esplicita i principi che determinano la possibilità di esercitare il diritto a manifestare la propria religione, che “non può essere oggetto di restrizioni diverse da quelle che sono stabilite dalla legge e che costituiscono misure necessarie, in una società democratica, alla pubblica sicurezza, alla protezione dell’ordine, della salute o della morale pubblica, o alla protezione dei diritti e della libertà altrui”.