Sentiamo il dovere di iniziare questa sezione della newsletter ricordando le tre vittime dell’attentato nella cattedrale di Nizza di giovedì scorso. Nell’esprimere un senso di sgomento e nel manifestare solidarietà e rispetto verso i familiari e verso uno Stato membro, la Francia, particolarmente colpita dal fenomeno del terrorismo, dedichiamo parte di questo numero al tema, ricordando che l’Unione europea attende la realizzazione delle opportune riforme per velocizzare i meccanismi a tutela dei suoi cittadini e rendere più efficiente lo scambio di informazioni tra gli apparati per la sicurezza degli Stati membri, al fine di colpire per primi. Non è semplice, come si è potuto riscontrare, realizzare i pur necessari passi in avanti e, come avrete modo di leggere, criticità apparentemente insuperabili si annidano nella macchina istituzionale europea. Lo si può notare proprio esaminando quanto avviene nelle dinamiche che riguardano Parlamento e Consiglio. Come ha affermato il Presidente Dastoli, in materia di bilancio e Next Generation Eu si è avuta in questi giorni la “conferma di una frattura tra le due istituzioni rendendo sempre più difficile la possibilità di un accordo entro la fine dell’anno. La posizione della Presidenza tedesca è stata sostanzialmente di totale chiusura e la Commissione è apparsa più vicina alle posizioni del Consiglio che a quelle del Parlamento”.
In merito a ciò, le proposte del Movimento europeo non sono mancate e, come potrete meglio leggere nel documento redatto al termine dell’Assemblea dello scorso 27 ottobre, la stessa “ha deciso di elaborare un documento sulle priorità italiane relative alla riforma dell’Unione europea da sottoporre al Parlamento e al governo in vista del dibattito che si svolgerà alle Camere agli inizi di dicembre alla vigilia del Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre”. Sono numerosi gli spunti emersi da questa recente occasione di confronto. Del resto, l’esigenza di un salto in avanti emerge anche nel settore sanitario, per far fronte alla crisi del coronavirus che tutti stiamo vivendo. Come si può leggere sul sito di informazione europea dell’ANSA, fonti diplomatiche riferiscono che “si attende uno “slancio politico” per raggiungere un quadro comune sui test rapidi con un riconoscimento e un’omologazione comune; un maggiore coordinamento per l’assistenza reciproca tra Stati membri, anche con trasferimenti di pazienti nel caso un Paese si trovi col proprio sistema di terapia intensiva saturo; e la volontà di mettere a punto una strategia a 27 sui vaccini; mettere in piedi un sistema per evitare il terzo lockdown”.
L’Unione europea, insomma, come emerge anche al termine dell’interessante incontro organizzato da Euractiv il 29 ottobre scorso, che si può rivedere cliccando qui, ha necessità, come ha affermato il Presidente Dastoli, di “una riforma globale dell’Unione che passi per i Parlamenti e non i governi”. Il metodo intergovernativo va insomma superato e non vi è altra strada per compiere progressi significativi e rapidi.
