Newsletter n.35/2020 – UNA RISPOSTA EUROPEA ALLA MINACCIA TERRORISTA E ALLA MAFIA TRANSNAZIONALE: LA PROCURA FEDERALE

 

La Francia si è trovata di nuovo di fronte a orrendi crimini, commessi sul suo territorio che sono stati commissionati, preparati o supportati da reti che si estendono ben oltre i confini nazionali.

Questo terrorismo che fa appello al fondamentalismo islamico ha una dimensione transnazionale. Tuttavia, nell’Unione europea, ancora oggi, tutto il sistema repressivo è giurisdizione esclusiva degli Stati.

Di fronte a tale situazione, è chiaro che la soluzione non è nella rimozione di Schengen e soprattutto dalla sua sostituzione con nuove frontiere interne dati che i terroristi o sono nati nell’Unione europea o circolano con facilità attraverso le sue frontiere interne.

È da più di 20 anni, inoltre, che assistiamo alla proliferazione di organizzazioni mafiose transnazionali che aggrediscono da una parte gli interessi finanziari dell’Unione europea e dall’altro beni e persone degli Stati membri dell’Unione.

Ragion per cui alla fine degli anni ’90 e in vista del Trattato di Nizza, la Commissione Prodi aveva proposto di creare un ministero pubblico europeo ma la proposta fu respinta dai governi che si erano limitati a creare un’unità Eurojust.

La creazione di una Procura Europea appariva tuttavia necessaria. Essa rivelava, infatti, del semplice buonsenso: dinanzi ad una criminalità sempre più internazionalizzata e alla cancellazione dei confini – dovuta più alle evoluzioni tecnologiche che all’attuazione degli accordi di Schengen – la repressione, competenza esclusiva degli Stati membri, è divenuta sempre più difficile.

La Commissione Prodi aveva ripreso l’idea in un Libro verde del dicembre 2001 proponendo un Procuratore Unico Europeo competente per combattere l’insieme della criminalità transfrontaliera grave.

L’idea di una Procura europea si è fatta strada fino al Trattato di Lisbona limitandone tuttavia la competenza alle sole infrazioni agli interessi finanziari dell’Unione anche se, in base al Trattato, il Consiglio europeo potrebbe all’unanimità estenderne la competenza alla criminalità grave a dimensione transnazionale.

La Procura finalmente creata non è unica ma collegiale, con competenze dunque limitate alla lotta contro le frodi agli interessi finanziari dell’Unione europea.

La realtà europea, prima con la strage di Duisburg (2007) e poi con il terrorismo, hanno messo in evidenza che una Procura europea non può avere competenza soltanto nella garanzia della protezione degli interessi finanziari dell’Unione, ma anche nell’effettiva applicazione del diritto penale basandosi sul rispetto delle libertà fondamentali, come le due grandi corti europee hanno sancito in modo pressoché unico al mondo attraverso la loro giurisprudenza.

Questa “seconda” competenza, che dovrebbe essere essenzialmente di iniziativa, di coordinamento e di efficienza procedurale, è tanto più attuale nella lotta contro il terrorismo. In effetti, su questo terreno l’UE ha predisposto liste europee di terroristi e il Mandato di Arresto Europeo, e la Corte di giustizia ha mantenuto la sua competenza per conoscere tutte le controversie relative a queste liste.

Esiste quindi già una forma di competenza dell’UE nella lotta al terrorismo. In breve, è imperativamente necessario che la competenza della Procura europea sia allargata ai crimini e ai delitti transfrontalieri.

È urgente e necessario agire per ampliare le competenze della procura europea: indipendente, organizzata, installata naturalmente presso la Corte europea. Alcuni paesi sono convinti di quest’urgenza. Per loro l’ipotesi di una Procura europea a vocazione federale è diventata una necessità.

Nel 2014 e durante la sua presidenza del Consiglio UE l’Italia aveva inutilmente cercato di creare un’alleanza per gettare le basi di una cooperazione rafforzata prima e di una Procura unica europea poi.

Niente impedirebbe che il procuratore europeo disponga di un vice-procuratore in ciascun Stato membro, come era previsto nella proposta della Commissione Prodi. Infine, l’istituzione della Procura europea colmerebbe una lacuna nello Stato di diritto all’interno dell’Unione europea, e sarebbe una risposta essenziale a questo divario tra il compimento di un crimine organizzato a livello transnazionale e la sua repressione solo nazionale.

È stato esattamente lo stesso dilemma che hanno affrontato gli Stati Uniti durante il proibizionismo, che non permetteva loro di perseguire i maggiori criminali e al quale si è messo fine con la creazione di una polizia federale (FBI), un procuratore federale e una giustizia penale federale. È la stessa operazione che l’Unione europea deve affrontare oggi e non possiamo attendere ancora.

 

coccodrillo