Newsletter n.4/2021 – QUALE AGENDA PER IL FUTURO DELL’EUROPA (II)

 

Al di là degli addetti alle cose europee, pensiamo che un numero molto limitato di lettrici e lettori della nostra newsletter saprebbe ricordare in sintesi il contenuto della cosiddetta Agenda Strategica 2019-2024 adottata dal Consiglio europeo il 20 giugno 2019 che, con inaccettabile supponenza, i capi di Stato e di governo hanno ritenuto vincolante per tutta l’Unione europea e per le sue istituzioni.

Contrariamente all’inconsistente Jean-Claude Juncker, che piegò la sua Commissione ai voleri del Consiglio europeo, che gli impose la sua agenda strategica per il quinquennio 2014-2019 con una lista di priorità rimaste inattuate alla fine dei cinque anni della sua presidenza, usando un inaccettabile atto di sottomissione istituzionale che stravolse i rapporti di potere previsti dal Trattato (uno stravolgimento di cui fu responsabile anche l’allora primo ministro italiano Matteo Renzi), la nuova presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha avuto la dignità istituzionale e la saggezza politica di negoziare la sua agenda con la maggioranza del Parlamento europeo mettendo al centro del quinquennio l’Europa verde (European Green Deal), l’Europa digitale e l’Europa delle persone.

Dal 20 giugno 2019 ad oggi sono trascorsi formalmente diciannove mesi ma tutto quel che è avvenuto in questo periodo di tempo e quel che dovrebbe avvenire nei prossimi mesi in Europa e nel mondo ha trasformato l’Agenda adottata dal Consiglio europeo in carta straccia (waste o old paper) se la si confronta con le sfide nuove che hanno messo alla prova la resilienza dell’Unione europea nel 2020 e che saranno sul tavolo delle istituzioni europee fino alle prossime elezioni europee nel maggio 2024.

Con la stessa stupefacente supponenza il Consiglio intende ora imporre al Parlamento europeo e alla Commissione europea l’agenda del 20 giugno 2019 come menu principale della Conferenza sul futuro dell’Europa, che dovrebbe dare una risposta alle necessità delle cittadine e dei cittadini europei per i prossimi dieci anni.

Noi riteniamo che il Parlamento europeo sia chiamato a respingere con la massima urgenza la proposta del Consiglio ribadendo tre questioni essenziali che dovranno costituire l’Agenda della Conferenza sul futuro dell’Europa.

  1. Occorre distinguere ciò che deve essere deciso dalle istituzioni europee – nel rispetto dei poteri che ad esse sono stati assegnati dai trattati – a partire dal programma legislativo proposto dalla Commissione europea e aggiornato per rispondere agli effetti della pandemia da ciò che deve essere discusso in un dialogo strutturato con le cittadine e con i cittadini europei sul futuro dell’Europa al di là dei trattati al fine di rendere il sistema europeo più efficiente e più democratico di fronte alle sfide impreviste e imprevedibili quando fu negoziato, firmato e ratificato il Trattato di Lisbona.
  2. Occorre verificare durante la Conferenza, fra i rappresentanti delle istituzioni europee e nazionali e nel dialogo con le associazioni rappresentative e la società civile, a quali condizioni, con quale metodo e in che tempi sarà possibile una riforma dell’Unione europea undici anni dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona. Tale verifica non può essere imprigionata nel “principio del consenso” ribadito dal Consiglio nella proposta che la presidenza portoghese si appresta a presentare al Parlamento europeo e alla Commissione europea, perché ciò significherebbe impedire qualunque capacità innovativa dell’Unione europea e condizionare il futuro dell’Europa al minimo comun denominatore dell’accordo fra ventisette apparenti interessi nazionali.
  3. Occorre definire fin dall’inizio i tempi necessari nella Conferenza per elaborare gli orientamenti e le priorità del futuro dell’Europa sapendo che gli uni e le altre potrebbero essere sviluppati secondo tesi differenti o anche contrastanti fra di loro ed essendo consapevoli che la natura e la composizione della Conferenza escludono – per dirla in inglese – la sua accountability e la sua capacità to deliver. Non è accettabile la pretesa del Consiglio secondo cui le “raccomandazioni” della Conferenza dovranno essere sottoposte al Consiglio europeo nel giugno 2024, affidandosi il destino dell’Unione al consenso (e cioè all’unanimità) dei capi di Stato e di governo. La sola istituzione europea dotata di accountability e di capacità to deliver è il Parlamento europeo al cui interno sono rappresentate tutte le forze politiche europee (di maggioranza e di opposizione) e che può parlare a nome delle cittadine e dei cittadini europei che lo hanno eletto. Spetterà dunque al Parlamento europeo tradurre in una proposta organica e globale di riforma dell’Unione europea gli orientamenti e le priorità che saranno emersi nella Conferenza in vista delle elezioni europee nel maggio 2024. In questo quadro, un ruolo importante dovrà essere assunto – durante e dopo la Conferenza – dai partiti politici a livello europeo per dare finalmente attuazione alla disposizione dei trattati (art. 10 TUE, già prevista nell’art. 191 del Trattato di Maastricht) che assegna loro il compito di contribuire “alla formazione della coscienza politica europea e all’espressione della volontà dei cittadini dell’Unione”.

 

coccodrillo