L’EDITORIALE
Un progetto, un metodo e un’agenda per la sovranità federale europea
Attualità e potenzialità del Trattato Spinelli per evitare la disgregazione dell’UE
Il 14 febbraio 1984 il Parlamento europeo approvava a larga maggioranza il Progetto di Trattato per istituire l’Unione europea (progetto Spinelli) dopo due anni di trasparente lavoro parlamentare iniziato a fine gennaio 1982 con l’avvio di una commissione parlamentare ad hoc e a tre anni e mezzo dalla nascita del Club del Coccodrillo e cioè di un intergruppo parlamentare su iniziativa di Altiero Spinelli.
E’ interessante notare che la maggioranza parlamentare non fu solo numerica ma politica perché a favore di quel Progetto di Trattato si espresse quasi tutto il gruppo Democratico cristiano divenuto poi PPE insieme alla maggioranza dei socialisti (che erano allora il gruppo di maggioranza relativa), dei liberali e democratici, dei comunisti (italiani), dei conservatori britannici del Gruppo democratico europeo e dei non-iscritti a cui appartenevano i radicali italiani e i deputati del MSI con l’eccezione di una maggioranza dei francesi (gollisti appartenenti al Gruppo dei democratici europei di progresso, comunisti francesi e la maggioranza dei socialisti).
Agli sviluppi positivi dell’iniziativa del Club del Coccodrillo avevano contribuito vari fattori che dovrebbero essere tenuti in considerazione in vista della riapertura del cantiere della riforma dell’Unione europea diciotto anni dopo la firma del Trattato di Lisbona nel dicembre 2007 che archiviò il Trattato-costituzionale del 2004.
A ciò si aggiunge il sostanziale diniego dei governi degli Stati membri e della Commissione europea di dare seguito alle conclusioni della Conferenza sul futuro dell’Europa e alla proposta di parziale revisione dei Trattati votata dal Parlamento europeo il 22 novembre 2023 in cui si proponeva la convocazione della convenzione prevista dall’art. 48 del Trattato sull’Unione europea.
Si tratta in particolare dei seguenti fattori:
- della rottura del tabù della immodificabilità dei trattati di cui i governi si consideravano e si considerano ancora oggi gli unici depositari legittimi
- della decisione del Parlamento europeo nel luglio 1981 di procedere sulla via di una integrale sostituzione dei Trattati di Roma con un nuovo Trattato che avrebbe fatto proprio tutto il patrimonio delle realizzazioni comunitarie
- di escludere così la via di una parziale revisione di quei trattati che avrebbe reso inevitabile la convocazione di una tradizionale conferenza intergovernativa
- di un metodo di lavoro trasparente e consensuale che implicava un pieno e costante coinvolgimento dei gruppi politici ma anche la promozione di iniziative esterne al Parlamento europeo e il contributo di un gruppo di giuristi durante i lavori della commissione ma soprattutto nella redazione del testo finale del Progetto di Trattato
- di un passaggio preliminare in seduta plenaria per consolidare il consenso politico sulle scelte prioritarie (cittadinanza, diritti fondamentali, metodo d’azione e competenze dell’Unione europea, disposizioni istituzionali, politiche dell’Unione, finanze dell’Unione, procedura di entrata in vigore) che avvenne il 13 settembre 1983
- della volontà di coinvolgere direttamente i parlamenti nazionali chiedendo loro di esaminare il progetto e di proporre eventuali emendamenti che avrebbero dovuto essere discussi e approvati dal nuovo Parlamento eletto nel 1984 in modo da adottare un testo definitivo di trattato da sottoporre alle ratifiche nazionali sulla base degli articoli 11 e 14 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati che potrebbe rendere superflua la firma dei governi nazionali quando un progetto di trattato è elaborato da una organizzazione internazionale.
Come sappiamo, il Consiglio europeo di Fontainebleau del 26 giugno 1984 decise di non dare un seguito formale al progetto adottato dal Parlamento europeo il 14 febbraio dello stesso anno, malgrado l’impegno assunto davanti alla assemblea europea da François Mitterrand il 24 maggio 1984, ma di creare un comitato ad hoc (“Comitato Dooge” dal nome del suo presidente irlandese) per elaborare dei suggerimenti sul miglioramento del funzionamento della cooperazione europea nel settore comunitario.
Questo comitato propose al successivo Consiglio europeo di Milano nel giugno 1985 di riunire una Conferenza intergovernativa per negoziare un progetto di trattato d’Unione europea sulla base del patrimonio delle realizzazioni comunitarie, della dichiarazione di Stoccarda e ispirandosi allo spirito e al metodo del progetto Spinelli.
Per ricordare l’espressione usata da Altiero Spinelli, la montagna della conferenza intergovernativa, ignorando lo spirito e il metodo del progetto Spinelli, partorì nel febbraio 1986 il topolino dell’Atto Unico Europeo e la prospettiva del passaggio dalle Comunità europee all’Unione con la formula dei tre pilastri fu rinviata invece al Trattato di Maastricht entrato in vigore nel 1993.
Di quell’Atto Unico che non si ispirò al progetto Spinelli è necessario sottolineare, rispetto alle sfide successive:
- il silenzio sulla dimensione geopolitica dell’Europa unita di fronte ad un continente in ebollizione,
- la reticenza sulla convergenza ecologica,
- l’inadeguatezza sulla dimensione sociale,
- l’assenza di strumenti giuridici per combattere le distorsioni del mercato unico,
- l’approccio bizantino nella ricerca di un sistema istituzionale efficace e democratico.
Nonostante il costante freno dei negoziati intergovernativi, i trattati successivi all’Atto Unico Europeo hanno ripreso parti importanti del progetto Spinelli che vale la pena di ricordare come il principio di sussidiarietà, il carattere democratico dei paesi candidati, la cittadinanza europea, il rispetto dello stato di diritto e la carta dei diritti, la personalità giuridica dell’Unione, la ripartizione delle competenze, il potere di codecisione del Parlamento europeo e l’estensione del voto a maggioranza nel Consiglio, il voto di investitura della Commissione europea.
Vale la pena di ricordare anche parti importanti di quel progetto che non hanno trovato adeguata collocazione nei trattati successivi ed in particolare la totale abolizione del potere di veto, il metodo della procedura di codecisione, il diritto di iniziativa del Parlamento europeo, le leggi organiche, il contenuto della politica della società, la coerenza e l’unitarietà nelle relazioni internazionali, il sistema delle finanze ed infine l’entrata in vigore del Trattato alla maggioranza qualificata degli Stati membri.
Come viene ricordato nel commentario giuridico del progetto Spinelli si potrebbero classificare quasi duecento iniziative sull’idea di unificare da quella del giurista francese Pierre Dubois nel quattordicesimo secolo fino a quelle dell’abate Saint Pierre e di Emmanuel Kant ma nessuna di esse andava al di là dell’idea di una organizzazione pacifica dell’Europa e nessuna ha concretamente influito sul processo di integrazione del continente e potrà influire in futuro per il contenuto del progetto ed il suo metodo per realizzarlo quanto il “progetto Spinelli” del 1984.
Esso appare estremamente attuale e contiene risorse politiche e giuridiche per superare l’inazione dell’Unione europea, combattere i rischi della frammentazione e della disaggregazione insiti nelle varie proposte avanzate recentemente come risposta alla “morte dell’ordine mondiale”, contrastare i movimenti populisti e sovranisti, creare un sistema di sovranità condivisa che apra la strada verso un modello federale.
Da questo punto di vista una attenta lettura ed una ampia diffusione del commentario dei giuristi del progetto Spinelli articolo per articolo preceduto dall’esaustiva introduzione storica appare essenziale per arricchire il dibattito sul futuro dell’Europa fino alle elezioni europee nel 2029 e in vista dell’avvio di un processo costituente (LINK).
Il Movimento Europeo in Italia pubblicherà una versione italiana del commentario con la casa editrice Il Mulino in occasione del quarantesimo anniversario della scomparsa di Altiero Spinelli (23 maggio 1986).
Bruxelles, 14 febbraio 2026![]()
EUROPA DEI DIRITTI
- OPINION of the Committee on Civil Liberties, Justice and Home Affairs for the Committee on Constitutional Affairs on the implementation of the Charter of Fundamental Rights of the European Union in the EU legal frame work (2025/2075(INI)) Rapporteur for opinion: Alice Kuhnke (European Parliament – 29.1.2026)
- COMUNICATO STAMPA n. 15/26: Conclusioni dell’avvocata generale nella causa C-225/24 | Parlamento / Commissione. L’avvocata generale Tamara Ćapeta propone alla Corte di giustizia di annullare la decisione della Commissione che revoca la sospensione dell’erogazione dei fondi all’Ungheria (Corte di Giustizia dell’Unione europea – Lussemburgo, 12 febbraio 2026)
- APPELLO CRISTIANI PER L’EUROPA. La forza della speranza (CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA – Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali – 13/02/2026)
COMUNICATO STAMPA
SOCIETÀ DIVERSE E PARTECIPAZIONE DIGITALE: RAFFORZARE IL LAVORO GIOVANILE IN EUROPA
Il progetto europeo DIVE – Diverse Societies and Digital Participation è giunto al suo ottavo mese di attuazione, essendo iniziato alla fine di maggio 2025. L’iniziativa, della durata di 28 mesi, riunisce partner provenienti da Germania, Paesi Bassi, Slovenia, Italia e Portogallo per rafforzare il lavoro giovanile (youth work) nelle comunità multiculturali e potenziare la collaborazione digitale.
Coordinata da Via Kreaktion (Germania), la partnership include Stichting Dar al Yasmin (Paesi Bassi), ISZ – Institute Center for Advocacy (Slovenia), il Consiglio Italiano del Movimento Europeo (Italia) e la Cruz Vermelha Portuguesa – Delegação de Cucujães (Portogallo).
Obiettivi del progetto
- Fornire agli operatori giovanili competenze digitali e strumenti innovativi per rispondere ai bisogni dei giovani in società diversificate.
- Promuovere la tolleranza, la diversità e l’impegno civico attraverso l’educazione non formale e le risorse digitali.
- Rafforzare la cooperazione tra istituzioni giovanili, educative e pubbliche.
- Sensibilizzare ai valori europei e incoraggiare la partecipazione attiva in comunità inclusive.
Progressi finora
Nei primi otto mesi, il progetto ha completato con successo:
- La produzione dei primi moduli di apprendimento su migrazione, diversità e partecipazione digitale.
- Il primo ciclo di tavole rotonde con le parti interessate, coinvolgendo attori locali, educatori e decisori politici.
- L’avvio dei preparativi per la prossima formazione dei formatori (ToT) nei Paesi Bassi.
- Lo sviluppo di casi di studio per supportare l’applicazione pratica degli strumenti e delle metodologie del progetto.
Prossimi passi
Nei prossimi mesi, DIVE continuerà a implementare attività pilota utilizzando strumenti digitali, amplierà la piattaforma di risorse con materiali didattici, finalizzerà i casi di studio e condurrà ulteriori formazioni interculturali e digitali per gli operatori giovanili. La partnership proseguirà inoltre nell’organizzazione di tavole rotonde ed eventi pubblici per condividere i risultati, promuovere le migliori pratiche e rafforzare la cooperazione intersettoriale.
Impatto previsto
DIVE darà agli operatori giovanili i mezzi necessari per supportare i giovani, con o senza background migratorio, favorendo la comprensione interculturale, le competenze digitali e l’impegno civico. Il progetto creerà inoltre sinergie durature tra gli attori locali e contribuirà a rendere le comunità in tutta Europa più inclusive, tolleranti e pronte alla sfida digitale.
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DIVERSE SOCIETIES AND DIGITAL PARTICIPATION: STRENGTHENING YOUTH WORK ACROSS EUROPE
The European project DIVE – Diverse Societies and Digital Participation is now in its eighth month of implementation, having started at the end of May 2025. The 28-month initiative brings together partners from Germany, the Netherlands, Slovenia, Italy, and Portugal to strengthen youth work in diverse communities and enhance digital collaboration.
Coordinated by Via Kreaktion (Germany), the partnership includes Stichting Dar al Yasmin (Netherlands), ISZ – Institute Center for Advocacy (Slovenia), Consiglio Italiano del Movimento Europeo (Italy), and Cruz Vermelha Portuguesa – Delegação de Cucujães (Portugal).
Project objectives
– Equip youth workers with digital skills and innovative tools to address the needs of young people in diverse societies.
– Promote tolerance, diversity, and civic engagement through non-formal education and digital resources.
– Strengthen cooperation between youth, educational, and public institutions.
– Raise awareness of European values and encourage active participation in inclusive communities.
Progress so far
In the first eight months, the project has successfully:
- Produced the first learning modules on migration, diversity, and digital participation.
- Completed the first round of stakeholder round tables, engaging local actors, educators, and decision-makers.
- Begun preparing for the upcoming Training of Trainers (ToT) in the Netherlands.
- Started developing case studies to support practical application of the project’s tools and methodologies.
Next Steps
Over the coming months, DIVE will continue to implement pilot activities using digital tools, expand the resource platform with teaching materials, finalize case studies, and conduct further intercultural and digital training for youth workers. The partnership will also continue organizing round tables and public events to share results, promote best practices, and strengthen cross-sector cooperation.
Expected Impact
DIVE will empower youth workers to support young people with and without a migrant background, fostering intercultural understanding, digital skills, and civic engagement. The project will also create lasting synergies among local actors and contribute to more inclusive, tolerant, and digitally ready communities across Europe.
LA SETTIMANA DEL MOVIMENTO EUROPEO
16 febbraio
- Riunione costitutiva del Consiglio accademico e degli esperti del Movimento europeo Italia
- Roma, Consiglio Direttivo Consulta Europa (Roma Capitale – Assemblea Capitolina)
17 febbraio
- Q&A info session – European Civic Micro-Grants 2026 (European Civic Forum)
- Roma, Seminario “I rapporti tra l’Unione europea e la Cina” (ASTRID)
- Roma, incontro “Il nazionalismo americano e la reazione europea”
IN EVIDENZA
VI SEGNALIAMO
- 18 febbraio, ore 10:00, Roma e online. Convegno “Tempi moderni e orari antichi”. Presso la Fondazione Di Vittorio e in diretta sui canali social della Fondazione, si terrà un incontro dedicato al tema del tempo di lavoro, al centro del numero 1/2025 di Quaderni di Rassegna Sindacale, la rivista di ricerca della CGIL pubblicata da Futura Editrice. Il volume, dal titolo “Tempi moderni e orari antichi”, affronta il tema dell’orario di lavoro andando oltre la sola prospettiva della sua riduzione, approfondendo questioni come produttività, organizzazione del lavoro, ritmi e carichi, dimensioni delle squadre, tempo liberato e distribuzione del lavoro non retribuito tra i generi. La mattinata prevede saluti istituzionali e un confronto tra studiosi e studiose sui principali nodi analizzati nel volume. Sul sito di Futura Editrice è possibile consultare l’indice e l’introduzione e acquistare il volume completo. MAGGIORI INFORMAZIONI. LOCANDINA.
- 20 febbraio, ore 10:00-13:00, Roma. Evento finale “Dalla formazione all’azione. Difensori dei diritti umani delle persone migranti: percorsi, storie di attivismo e sfide future”. Il progetto europeo SCUDI – Scuola di Diritti Umani, promosso da Cittadinanzattiva e CILD, arriva al suo appuntamento conclusivo, una mattinata dedicata alla presentazione dei risultati raggiunti, alle prospettive future e al confronto sul ruolo dei difensori dei diritti umani nel contesto delle migrazioni. L’incontro prevede un’introduzione ai lavori, una panoramica sul percorso formativo svolto e uno spazio dedicato alle testimonianze di attivisti, avvocati e membri della rete impegnata nella tutela dei diritti delle persone migranti, oltre a un contributo artistico a cura della Scuola Popolare di Musica di Donna Olimpia. L’iniziativa è finanziata dall’Unione Europea attraverso il Programma CERV. LOCANDINA e ISCRIZIONI.
- 21 febbraio, ore 11:00, Roma. La Fondazione Ducci organizza il convegno “Mutamenti epocali nello scenario internazionale”, un appuntamento dedicato all’analisi dei profondi cambiamenti geopolitici e geoeconomici che stanno ridefinendo gli equilibri globali. L’incontro offrirà una riflessione autorevole sulle dinamiche che influenzano il sistema internazionale: dal mutato ruolo degli Stati Uniti al perdurare dei conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, fino all’indebolimento del legame transatlantico e al ritorno della logica di potenza come criterio guida della politica mondiale. Interverranno figure di primo piano del panorama istituzionale, accademico e mediatico. PROGRAMMA.
ARTICOLI E TESTI DELLA SETTIMANA
- Plenary round-up – February 2026 (EPRS | European Parliamentary Research Service)
- The Week Ahead 16 – 22 February 2026 (European Parliament)
- ITALIA FRENO O MOTORE DELL’EUROPA?, Lia Quartapelle (14/02/2026)
- EU Weekly: Trade | Budget | Eastern Border Regions (European Movement International – 16/02/2026)
- CONOSCIAMO L’EUROPA OLTREMARE: LA GROENLANDIA, Silvia Zanon, Università degli studi di Padova
ULTIME DA BRUXELLES
L’AGGHIACCIANTE SIMMETRIA DELLA TIGRE
CHE SI AGGIRA IN EUROPA E NEL MONDO
LA TIGRE
Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale fu l’immortale mano o l’occhio
Ch’ebbe la forza di formare la tua agghiacciante simmetria?
In quali abissi o in quali cieli
Accese il fuoco dei tuoi occhi?
Sopra quali ali osa slanciarsi?
E quale mano afferra il fuoco?
Quali spalle, quale arte
Poté torcerti i tendini del cuore?
E quando il tuo cuore ebbe il primo palpito,
Quale tremenda mano? Quale tremendo piede?
Quale mazza e quale catena?
Il tuo cervello fu in quale fornace?
E quale incudine?
Quale morsa robusta osò serrarne i terrori funesti?
Mentre gli astri perdevano le lance tirandole alla terra
e il paradiso empivano di pianti?
Fu nel sorriso che ebbe osservando compiuto il suo lavoro,
Chi l’Agnello creò, creò anche te?
Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale mano, quale immortale spia
Osa formare la tua agghiacciante simmetria?
William Blake
(traduzione di Giuseppe Ungaretti)
Alla Conferenza sulla sicurezza tenutasi a Monaco di Baviera il 13-15 febbraio il Segretario di Stato USA Mark Rubio, i cui genitori emigrarono da Cuba nel 1956, ha detto «We believe that Europe must survive», e anche che gli Stati Uniti d’America vogliono stare ««with a Europe that has the means to defend itself and the will to survive».
Ecco, sopravvivere! Prescindendo dal solito generico riferimento geografico al vecchio continente, il verbo sopravvivere deve piuttosto richiamare la necessità di andare oltre, di resistere ai tempi presenti, tumultuosi, mostrando capacità di viverli organizzandosi (l’Europa con l’Unione europea, col Consiglio d’Europa, ecc.) non soltanto attrezzandosi a subirli passivamente ma navigandoli attivamente secondo rotte precise, sicure, convenienti, evitando gli iceberg[1].
Così, fra l’altro, anche riprendendo il richiamo di Rubio a «the means to defend itself», le priorità nella nostra Europa «vanno accompagnate dall’obiettivo di un debito pubblico nel settore della difesa per non pesare sul bilancio europeo e da risorse proprie per sostenere un ambizioso quadro finanziario pluriennale», e «la sovranità europea non può essere garantita solo nella politica estera e della sicurezza ma deve essere invece fondata su un sistema di democrazia europea attraverso un processo costituente che dovrà essere avviato dal Parlamento europeo … in cui ai cittadini e ai loro rappresentanti si dia la possibilità di scegliere fra l’attuale modello confederale o un sistema di governo federale»[2]. Oggi impariamo che la «mite rana federalista» di cui parlavo tempo fa[3] «è sempre – seguendo la metafora tratta dalla favola di Esopo – alla metà del guado, trasportando con gran fatica i non sempre avveduti scorpioni nazionali la cui natura è capace di emergere con punte di mordace perigliosità nazionalista avverso la collaborazione sovrannazionale instaurata» nell’Unione europea. Ma proprio in questi giorni impariamo che la rana freccia (dell’Ecuador), «il vertebrato più velenoso del mondo», è non solo specie protetta dal 1984 ma pure capace, se non allevata in cattività, di accumulare epibatidina attraverso una dieta a base di coleotteri, acari e mosche in natura[4]. La neurotossina in oggetto pare più velenosa di quanto può esser ricavato da qualsiasi serpente. Ora, a parte l’uso che ne sia stato fatto dalle autorità russe per assassinare Aleksei Navalnyj[5], cosa su cui non mi permetto ovviamente di scherzare, mi piace immaginare di rifornire con questa sostanza tossica la rana UE che sta trasportando i mordaci scorpioni nazionalisti (gli Stati membri) verso approdi più adeguati alla realtà del momento e, ancor più, del futuro. Occorre insomma far in modo che sia la rana federalista a uccidere lo scorpione nazionalista, e non viceversa, smentendo così Esopo e la sua conclusione disarmante!
Occorre «trasformare la tartaruga europea in un ghepardo»[6], ci dice Garry Kasparov, da russo europeo. Conseguentemente mi vien fatto di ricordare che se il ghepardo è l’animale terrestre più veloce, il giaguaro possiede il morso più potente tra i grandi felini, superando tanto il leone quanto la tigre proporzionatamente alle dimensioni. Ma la tigre … E non la tigre metaforica di cui si parla a proposito di una doppia medaglia d’oro italiana durante le olimpiadi invernali 2026 di Milano Cortina[7]… La tigre è il felino vivente più grande al mondo. Simbolo di potenza. Di forza. Uno dei più grandi predatori terrestri. Il fulgore divampato dalla tigre nella lirica di William Blake, sopra riprodotta, ne è metafora. Metafora della predazione al tempo di quegli Stati che da grandi potenze (appunto statuali) si vanno tramutando in potenze imperiali, con relativi “giardini e orti di casa”, zone di influenza, riserve di caccia, parchi a tema, … Secondo un proprio ordine. Non più condiviso. Imposto. Reciprocamente. Simmetricamente. L’agghiacciante simmetria della tigre! Le tigri geopolitiche, imperiali, che si aggirano «nelle foreste della notte» attuale.
Imperi che potranno anche non equivalersi, possedendo cioè, l’uno, qualità che ce lo fanno forzosamente preferire agli altri[8]. Ma pur sempre piegandoci all’ombra di questo piuttosto che di quello. Come non possono non fare le medie potenze statuali evocate dal premier canadese Carney (anche lui, come Rubio, di nome Mark) nell’occasione di Davos già da me ricordata sempre in una Newsletter, quella subito precedente questa[9]. Medie potenze che quindi hanno l’esigenza di rinnovarsi e di trovare sovranità e indipendenza a un livello superiore al proprio. A maggior ragione di fronte al prefigurarsi di un ordine mondiale orientato alla “legge del più forte”[10], al superamento di organizzazioni intergovernative universali quali l’ONU[11] o dello stesso diritto internazionale, al cui riguardo se da un lato pare eccessivo definirne l’azione in termini di capacità di «salva[re] il genere umano»[12], da un altro lato non si può sottovalutarne l’indispensabilità specie «di fronte alla regolazione di ambiti (economia, clima, armamenti, …) a incidenza globale. Proprio riguardo all’ONU va così apprezzata e salvaguardata l’attitudine universalistica a “far rete”, anzitutto con i propri istituti specializzati[13], di fronte alle esigenze mondiali in specifici settori strategici. Penso alla FAO (alimentazione e agricoltura), all’ILO (lavoro), all’OMS (sanità), all’UNESCO (educazione, scienza e cultura), all’ITU (telecomunicazioni), all’ICAO (aviazione civile), e così via. Tutto ciò pur considerando l’imperfetta, o inadeguata, attitudine – addirittura l’inazione – rispetto a quanto solennemente espresso subito nel preambolo dello Statuto delle Nazioni Unite, i cui popoli (enfaticamente richiamati al posto degli Stati che dei popoli sono esponenti) si dichiarano «decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra». Poi allorché, all’art. 1, si afferma di voler «mantenere la pace e la sicurezza internazionale, ed a questo fine: prendere efficaci misure collettive per prevenire e rimuovere le minacce alla pace e per reprimere gli atti di aggressione o le altre violazioni della pace, e conseguire con mezzi pacifici, ed in conformità ai princìpi della giustizia e del diritto internazionale, la composizione o la soluzione delle controversie o delle situazioni internazionali che potrebbero portare ad una violazione della pace». Perciò non sembra un buon viatico per la difesa comune europea evocare in materia, come fa il commissario UE per la difesa e lo spazio Andrius Kubilius, l’introduzione di competenze per «un Consiglio di sicurezza europeo» anch’esso, come il Consiglio di sicurezza ONU, composto di 5 Paesi membri permanenti [Germania, Francia, Italia, Spagna e Polonia], cui aggiungere «eventualmente anche il Regno Unito»[14]. Mentre «gli Stati Uniti si ritirano da 66 organizzazioni internazionali»[15] – sia comprese nel sistema delle Nazioni Unite sia al di fuori di esso – dedicandosi a nuove forme di cooperazione istituzionale internazionale quale il Board of peace per Gaza[16]. A quest’ultimo l’Italia è stata invitata nel ruolo di “osservatore” non ritenendosi possibile la presenza a pieno titolo per contrarietà del nuovo ente all’art. 11 della Costituzione e alle «condizioni di parità con gli altri Stati» qui sancite per render possibile la partecipazione italiana a «limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni», ordinamento in cui il nostro Paese «promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo». Tuttavia «neppure starci da “osservatore” metterebbe l’Italia al sicuro»[17].
Non posso non chiudere ricordando ancora Aleksej Navalnyj. Sapendo che anche i russi (quanti?) lo ricordano. Morto oggi, 16 febbraio, ma non oggi perché era il 2024. Non c’è proprio nulla su cui scherzare, come dicevo, ma devo pur sottolineare che il 17 febbraio – domani – è martedì grasso, ultimo giorno di Carnevale (non per Milano, dove il Carnevale si conclude sabato 21 febbraio). Ma appunto, oramai, «A Carnevale ogni scherzo non vale più», giacché siamo al tempo in cui «le “maschere” salgono quotidianamente sul palcoscenico della politica internazionale, mentre l’eccesso è diventato regola» cosicché «la festa delle follie perde di senso. E resta un residuo dell’antichità»[18].
DINO G. RINOLDI
[1] Mi piace ricordare il libro di V. E. Parsi, Titanic, naufragio o cambio di rotta per l’ordine liberale, Il Mulino, Bologna, 2022.
[2] V. l’editoriale di P. V. Dastoli, E pur si muove, nella Newsletter dello scorso 2 febbraio.
[3] V. nella Newsletter del 24 marzo 2025 il mio contributo su La democrazia europea, costruens e difendente (la rana e gli scorpioni). In realtà lì definivo «imbelle» la rana rappresentativa dell’Unione europea.
[4] V. E. Franceschini, L’arma letale dell’epibatidina dalle foreste ai laboratori segreti, in la Repubblica del 15 febbraio 2026, pp. 12-13.
[5] La notizia è apparsa sui giornali del 15 febbraio appena trascorso.
[6] V. la conclusione dell’intervista tradotta da M. Zanon, Putin e la fine della NATO, in Il Foglio on line, 15 dicembre 2025.
[7] A proposito delle imprese di Federica Brignone: v. F. Battistini, «Io, una tigre forte e seria non mi farò cambiare la vita», in Corriere della Sera del 16 febbraio 2026, p. 3.
[8] V. D. Taino, L’illusione dell’equivalenza, in Corriere della Sera, 14 febbraio 2026, p. 40, dove si parla specificatamente del raffronto tra USA e Cina popolare.
[9] V. Gli Stati Uniti d’Europa e Canada fra egemonia, sovranità, (in)dipendenza, 9 febbraio 2026.
[10] E. Cau. Il nuovo ordine mondiale è la legge del più forte?, in Ilpost.it, 9 gennaio 2026.
[11] V. G. Sallusti, Ha tradito i principi su cui è stata fondata e fallito ogni obiettivo: è ora di abolire l’ONU, in Libero del 15 febbraio 2026, p.14.
[12] V. P. Marie Dupuy e T. Scovazzi, Il diritto internazionale salva il genere umano, in la Lettura, supplemento del Corriere della Sera del 15 febbraio 2026, pp. 10-11.
[13] V. B. Conforti e C. Focarelli, Le Nazioni Unite, Wolters Kluver – Cedam, Padova, 2023 (13° edizione), p. 434 ss.
[14] V. T. Mastrobuoni, Kubilius “All’Unione serve un consiglio di sicurezza guidato da cinque leader”, in la Repubblica del 14 febbraio 2026, p.3.
[15] V. infocooperazione on line del 12 gennaio 2026.
[16] A parte quanto subito di seguito dirò rinvio all’evento Il Trump’s Board of Peace tra diritto internazionale e costituzionale, seminario di SIDI – Blog del 27 gennaio 2026, con A. Spagnolo, P. De Sena, S. Forlati e O. Chessa, che può esser visto su You Tube.
[17] V. C. Curti Gialdino, ITALIA NEL BOARD OF PEACE?/ Perché neppure starci da “osservatore” metterebbe l’Italia al sicuro (da Trump), in ilsussidiario.it del 10 febbraio 2026. V. anche l’appello del Centro di Ateneo per i diritti umani Antonio Papisca, firmato da F. Lotti e M. Mascia il 21 gennaio 2026 e pubblicato in unipd-centrodirittiumani.it sotto il titolo Non entrare nel Board of Peace! L’Italia non può e non deve entrare nel Board of Peace di Trump.
[18] V. M. Niola che scrive appunto A Carnevale ogni scherzo non vale più ne la Repubblica del 15 febbraio 2026, pp. 30-31.
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