Newsletter 16 Marzo/2026

 

 L’EDITORIALE

JÜRGEN HABERMAS E IL PATRIOTTISMO COSTITUZIONALE EUROPEO

Per molti studiosi e militanti dell’idea dell’Europa unita secondo un modello di democrazia oltre le regole istituzionali Jürgen Habermas è nello stesso tempo un ispiratore e un architetto della società europea in statu nascendi.

Essa deve essere difesa non solo dai nazionalismi ma anche da sé stessa e cioè da quell’insieme di regole rigide che rischiano di soffocare la qualità del dialogo pubblico, di rinchiudere entro confini angusti lo spazio pubblico e di impedire decisioni collettive che devono nascere necessariamente in un sistema di democrazia deliberativa.

In questo senso la visione di Jürgen Habermas del ruolo dei diritti e dello Stato si distingue da quella di Norberto Bobbio individuando nella sua idea di cittadinanza cosmopolita una risposta alla crisi degli Stati-nazione che si accompagna alla prospettiva di una società fondata su un modello federale.

Bisognerebbe disegnare un mosaico didattico delle parole concepite dal suo pensiero plurale in cui si uniscono e si rafforzano i concetti del patriottismo costituzionale, dell’agire comunicativo, di azione razionale che si sostanzia nella razionalità comunicativa, di un humus condiviso, dello spazio pubblico che va al di là del mercato e della legittimità politica che viene dalla sola forza del voto.

Nella sua idea di società giusta si fonda la critica aspra dei rischi di una “democrazia intermittente” e cioè di un sistema in cui la accountability nasce dalla forza numerica del voto popolare e che produce il federalismo tecnocratico degli esecutivi.

Esso ha prodotto un “lieve colpo di Stato” concentrando tutti i poteri nelle mani del Consiglio europeo poiché Jürgen Habermas è convinto che la “democrazia continua” debba nascere invece da un dialogo costituente.

Secondo l’agire razionale è attraverso il dialogo che può nascere il patriottismo costituzionale sintetizzato nella parola tedesca, praticamente intraducibile nelle altre lingue, di Heimat dove l’origine etimologica che proviene dall’inglese home dovrebbe evolvere verso un concetto più ampio di comunità e di un diritto di cittadinanza e cioè un Heimatrecht che in una dimensione transnazionale coincide con l’idea della cittadinanza cosmopolita.

Il concetto di società giusta e di spazio pubblico ha condotto Jürgen Habermas a difendere il principio secondo cui essa deve essere matura per la democrazia e che lo ha portato a criticare sia gli “esportatori di democrazie” che le modalità della riunificazione tedesca fra Est ed Ovest (mai realizzata compiutamente) in assenza di una vera discussione costituente e a condannare nel 2003 l’invasione americana dell’Iraq in cui con Jacques Derrida auspicò che le proteste in tutto il mondo contro quella guerra preludessero alla formazione di una vera opinione pubblica europea.

Nel suo ultimo appello all’Europa, pubblicato in Italia da Repubblica il 23 novembre 2025, Jürgen Habermas ci avvertiva che in un mondo cambiato l’Europa deve “ballare da sola” (LINK), che tra espansione cinese e democrazia svuotata da Donald Trump era necessario e urgente agire per una Unione antisovranista che punti ad una integrazione federale criticando la miopia dei leader europei incapaci di avere una propria strategia europea (LINK). 

In vista delle elezioni europee nel 2029 sarebbe necessario rileggere i suoi scritti sulla “strategia dell’agire comunicativo” editi da Il Mulino nel 1986 e riprendere la sua teoria sullo spazio pubblico per costruire le condizioni di un processo costituente fondato sulla democrazia deliberativa.

Roma, 16 marzo 2026coccodrillo

 

[VERSIONE INGLESE] – [VERSIONE FRANCESE] – [VERSIONE TEDESCO]  

 

 


EUROPA DEI DIRITTI

  

 


LA SETTIMANA DEL MOVIMENTO EUROPEO

18 marzo

  • Consiglio Nazionale di ALI – Autonomie Locali Italiane

19 marzo

  • Online session – Connect, the macro-regional CSO Network (European House Budapest)
  • Consiglio accademico ed esperti del Movimento europeo Italia – Riunione gruppo Competitività, digitalizzazione e sostenibilità sociale e ambientale

20 marzo

  • Consiglio accademico ed esperti del Movimento europeo Italia – Riunione gruppo Governance e democrazia, incluse le tematiche della comunicazione pubblica

20-22 marzo

  • Barcellona, XXIX Congresso europeo UEF (Union of European Federalists)

 

 

 


IN EVIDENZA

VI SEGNALIAMO

  • 18 marzo, ore 18:30-20:00. Web conference: “Quattro passi nella riforma Nordio con un magistrato”. Conferenza online dedicata alla riforma Nordio, con l’intervento del dott. Massimo De Filippo, pubblico ministero e membro del Comitato per la Difesa della Costituzione. L’incontro offrirà una panoramica chiara e accessibile sui principali aspetti della riforma, analizzandone obiettivi, cambiamenti introdotti, contesto politico‑istituzionale e conseguenze per magistrati e cittadini. Per partecipare è necessario inviare una richiesta indicando nome, cognome ed email all’indirizzo: marcolauro@me.com. LOCANDINA.
  • 19 marzo, ore 10:00-11:00. Il network macro‑regionale della società civile Connect organizza una sessione informativa online. L’incontro offrirà un aggiornamento sui recenti sviluppi dell’UE che riguardano lo spazio civico e la cooperazione macro‑regionale, con particolare attenzione alla nuova Strategia dell’UE per la società civile, parte dello European Democracy Shield, e alle prospettive di una possibile strategia macro‑regionale per l’Atlantico, proposta dal Consiglio europeo nelle conclusioni del 18 dicembre 2025.
  • 20-22 marzo, Barcellona. L’Unione dei Federalisti Europei (UEF) terrà il suo XXIX Congresso Europeo presso l’Auditorium del Palau Reial de Pedralbes. Il Congresso rappresenta il principale momento politico e statutario dell’UEF, dedicato al confronto sul futuro dell’organizzazione e dell’integrazione europea. L’edizione di quest’anno assume un significato particolare poiché coincide con l’80º anniversario della fondazione dell’UEF, riaffermando l’impegno storico del movimento per un’Europa sovrana, democratica e unita. Il programma prevede la cerimonia di apertura con rappresentanti istituzionali, il dibattito politico del Gruppo Spinelli, le riunioni delle commissioni, la discussione dei documenti congressuali (Manifesto UEF, Piano strategico 2026‑2030, risoluzioni) e l’elezione delle nuove cariche dell’UEF e del Federal Committee. MAGGIORI INFORMAZIONI.
  • 23-29 marzo, Roma. Il Dipartimento di Scienze Politiche della Sapienza Università di Roma propone una nuova edizione di” Dialoghi sull’Europa”, il ciclo di seminari nato nel 2017 per offrire uno spazio di confronto aperto e interdisciplinare sui grandi temi dell’integrazione europea. Attraverso una serie di incontri che si svolgeranno tra il 24 e il 29 marzo, studiosi, docenti e ospiti istituzionali esploreranno le trasformazioni politiche, economiche e sociali che stanno ridefinendo il progetto europeo, con un’attenzione particolare alle sfide globali e alle opportunità di rinnovamento. L’iniziativa si conferma un appuntamento di riferimento per chi desidera comprendere più a fondo il ruolo dell’Unione nel mondo contemporaneo, grazie a un dialogo che unisce rigore accademico, pluralità di prospettive e apertura al dibattito pubblico. ULTERIORI INFORMAZIONI E PROGRAMMA COMPLETO.

 

ARTICOLI E TESTI DELLA SETTIMANA

 

 


ULTIME DA BRUXELLES

BISOGNA AVERE IL CAOS DENTRO PER PARTORIRE UNA STELLA DANZANTE

(E L’UNIONE EUROPEA, CHE DI STELLE NE HA GIÀ DODICI?)

 

                                                                                           Dormivo, forse dormo ancora
                                                                                           mi ha disturbato il rumore
                                                                                           dello scontro di due cieli
                                                                                           fra ieri e domani
                                                                                           ci sarà spazio per me?
                                                                                           Dentro il cupo silenzio
                                                                                           si agita l’ombra di una stella danzante

                                                                                           (…)

                                                                                           Lucia Pulpo, Stella danzante, in www.pulpo.it,

                                                                                           3 dicembre 2016

 

A Bruxelles si riunisce oggi, 16 marzo, il Consiglio dell’Unione europea con competenza su «Trasporti, telecomunicazioni e energia» per discutere anche – in tempo di guerra – di un’energia a prezzi accessibili e complessivamente di sicurezza energetica. Nella stessa data si riunisce il Consiglio «Affari esteri» per procedere «a uno scambio di opinioni sulla guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina, sulla situazione in Medio Oriente a seguito dello scoppio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran e sulle relazioni tra l’UE e il vicinato meridionale»[1].  Il 17 marzo si riunisce sia il Consiglio «Ambiente», per ragionare su emissioni di CO2 da autovetture e furgoni ed esaminare «le modalità per rafforzare la collaborazione strategica dell’UE nella diplomazia ambientale globale»[2], sia il Consiglio «Affari generali», per valutare il quadro finanziario pluriennale 2028-2034 dell’UE e le modifiche da apporre all’atto elettorale relativo all’elezione del Parlamento europeo.  Il 19 e 20 marzo si riunisce il Consiglio europeo per discutere «di Ucraina, Medio Oriente, competitività e mercato unico, prossimo quadro finanziario pluriennale, difesa e sicurezza europee, migrazione e altri punti»[3]. Il Consiglio «Affari esteri», nella formazione «Commercio», si terrà nei giorni 26-29 marzo a margine della 14ª conferenza ministeriale dell’Organizzazione mondiale del commercio a Yaoundé, in Camerun, fra l’altro per adottare una decisione sulla posizione da assumere a nome dell’UE in tale sede.

All’approssimarsi di siffatta intensa attività, il 14 marzo, muore Jürgen Habermas … e nemmeno il «patriottismo costituzionale europeo» su cui egli ragionava si sente tanto bene![4] D’altro canto nella stessa data, ma nel 1861, il tricolore diventa la bandiera del Regno d’Italia, bandiera che oggi, fattasi repubblicana, convive con le 12 stelle dell’Unione europea (e del Consiglio d’Europa) in ragione della Dichiarazione n. 52, relativa ai simboli dell’Unione europea, allegata all’atto finale della conferenza intergovernativa che ha adottato il Trattato di Lisbona firmato il 13 dicembre 2007[5]. Per soprammercato il 18 giugno, del 1815 e non del 1929 (data di nascita di Jürgen Habermas), avviene la sconfitta di Napoleone Bonaparte (nato Buonaparte e poi “sovranisticamente” francesizzato).

Ora, il patriottismo sopra menzionato si trova di fronte ai «rischi di una “democrazia intermittente”, capace nell’UE di produrre – si dice –  quel «federalismo tecnocratico degli esecutivi» che con «un “lieve colpo di Stato”» ha  concentrato «tutti i poteri nelle mani del Consiglio europeo», mentre «Jurgen Habermas è convinto che la “democrazia continua” debba nascere invece da un dialogo costituente» essendo «necessario e urgente agire per una Unione antisovranista che punti ad una integrazione federale» pur di fronte alla «miopia dei leader europei incapaci di avere una propria strategia europea»[6].

Oggi 16 marzo ma non oggi – nel 1978 e non nel 2026 – intorno alle nove del mattino vengono uccisi a Roma dal gruppo terroristico Brigate rosse cinque uomini delle forze dell’ordine, incaricati di scortare il deputato ed ex Presidente del Consiglio italiano Aldo Moro che viene rapito per poi essere ucciso il 9 maggio successivo. E se quest’ultima data coincide con la giornata dell’Europa, in ricordo della Dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950 con cui l’allora Ministro francese degli affari esteri propose l’istituzione di un’organizzazione internazionale (la futura CECA) capace di rendere la guerra «non solo impensabile ma materialmente impossibile», non posso fare a meno di accostare a quegli eventi la situazione di conflitto armato diffuso, di terrorismo, di violenza in cui viviamo e rammentare pure che un 16 marzo, ma del 1946, il Luogotenente generale del Regno d’Italia Umberto di Savoia firmò il decreto luogotenenziale n°98 con cui venne indetto il referendum sulla nostra forma di Stato che avrebbe portato alla nascita della Repubblica Italiana e poi alla Costituzione.

Ora si avvicina (22 e 23 marzo prossimi) un altro referendum, sulle modifiche costituzionali proposte il 30 ottobre 2025 dal Parlamento con le norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare. Nulla, che io sappia (mi sbaglio?), è stato detto in quest’ambito circa la «sua compatibilità con il diritto dell’Unione europea, che prevale su ogni misura nazionale, anche costituzionale, con esso incompatibile»[7]. Prevale a dispetto del fatto che la Presidente del Consiglio in carica, Giorgia Meloni, da deputata della scorsa, XVIII legislatura, abbia apposto la propria firma in prima posizione sotto il testo di una proposta di legge, anch’essa necessariamente costituzionale, con cui si chiedevano modifiche agli articoli 11 e 117 della Costituzione per introdurvi esplicita menzione del principio di sovranità nazionale rispetto all’ordinamento dell’Unione europea[8]. In particolare qui si riteneva assai rilevante considerare «la crescente disaffezione dei popoli europei rispetto alle regole e ai vincoli economici, monetari e sociali imposti dall’Unione europea spesso in spregio agli interessi nazionali»[9].

La questione oggi significativa, in tempi in cui di diritto si straparla in ogni dove[10], è pure quella della necessità di far operare «giudici indipendenti nazionali e allo stesso tempo europei»[11], correndo l’obbligo di inquadrare al meglio la «dimensione sovrannazionale dell’indipendenza dei nostri giudici (ma anche di ogni altro Stato membro [dell’UE]), ignorata fino a oggi nei lavori preparatori della riforma e nei dibattiti referendari» benché si tratti di dimensione capace di introdurre «una prospettiva nuova che andrebbe ricordata e spiegata». Occorre infatti ragionare sul fatto che «i cittadini che vanno alle urne hanno bisogno di certezze e di effettive garanzie, sia a tutela dei loro diritti di origine comunitaria sia a protezione della benedetta indipendenza di quei giudici che disapplichino le norme di legge incompatibili con tali diritti, senza per questo dover correre il rischio di possibili sanzioni disciplinari»[12]. Così c’è chi autorevolmente puntualizza che «una possibile formula di garanzia sarebbe stata peraltro semplice da realizzare. Bastava aggiungere, dopo la modifica dell’art. 105 Cost. sulle competenze e i poteri di questi organi di controllo giudiziario, la seguente frase: “Sono fatti salvi i vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario”»[13] (o, meglio, «derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea»). Ma come avrebbero potuto sopportarlo Meloni e compagnìa?

La Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto (cosiddetta “Commissione di Venezia”, organo consultivo del Consiglio d’Europa) nella sua 145° sessione del 12-13 dicembre 2025 ha adottato il documento The Updated Rule of Law Checklist, in aggiornamento del primo documento in materia adottato nel 2011[14]. Vi si sottolinea fra l’altro che, rispetto all’azione di un Consiglio giudiziario nazionale ovvero di organi competenti circa nomina, revoca, ecc., dei giudici, «deve essere garantita l’indipendenza del Consiglio o dell’organo equivalente, come specificato nella recente giurisprudenza sia della Corte europea dei diritti dell’uomo che della Corte di giustizia dell’UE[15]. Le decisioni relative alla carriera dei giudici devono essere prese da enti indipendenti, o direttamente o sulla base delle loro raccomandazioni. I giudici devono essere nominati e promossi in base alla loro capacità, integrità ed esperienza, seguendo una valutazione equa dei loro meriti come stabilito dalla legge. I rischi di politicizzazione attraverso il coinvolgimento di altri organi governativi, o anche di interesse personale e corporativismo attraverso l’esclusiva partecipazione dei giudici, devono essere evitati»[16].  

Occorre dunque ancora applicarsi a fare in modo che la nostra giustizia superi quella degli scribi e dei farisei, onde favorire la miglior esperienza di vita nella società contemporanea ancor più che ambire ad entrare nel Regno dei cieli[17] (anche considerando, dei cieli, una certa precarietà di cui alla fine dirò[18]). Nell’incertezza odierna entro cui l’Unione europea si dibatte è già un obiettivo assai significativo.

Ma allora ben più significante è ricorrere all’espressione di Friedrich Nietzsche «Ich sage euch: man muss noch Chaos in sich haben, um einen tanzenden Stern gebären zu können»[19] («Io vi dico: bisogna avere ancora il caos dentro di sé per poter partorire una stella danzante»), desumendone la grandemente positiva capacità creativa indotta da una situazione caotica ma proprio per questo liberata da tanti condizionamenti, pregiudizi, preconcetti, ecc. Insomma, in riferimento all’UE attuale e al caos geopolitico in cui si trova immersa è un po’ come riprendere il concetto, riferito a Jean Monnet, che «L’Europa sarà forgiata nelle crisi e sarà il risultato delle risposte adottate per quelle crisi»[20]. Il punto è che occorre attrezzarsi prima del precipizio in cui le odierne crisi condurranno l’attuale Unione europea. Attrezzarsi con una soluzione costituente, con i Paesi che vogliono starci, idealmente attraverso iniziative da sottoporre rapidamente ai loro popoli sul tipo del referendum consultivo – rieccoci al referendum – italiano del 1989 dove si chiedeva: «Ritenete voi che si debba procedere alla trasformazione delle Comunità europee [dell’Unione europea, diremmo oggi] in una effettiva Unione, dotata di un Governo responsabile di fronte al Parlamento, affidando allo stesso Parlamento europeo il mandato di redigere un progetto di Costituzione europea da sottoporre direttamente alla ratifica degli organi competenti degli Stati membri della Comunità?». Più pragmaticamente, magari, la postura costituente andrebbe assunta con decisioni federative assunte dai governi nazionali sollecitandosene l’approvazione ad opera dei parlamenti nazionali.

E facendo in modo che tutto ciò sia compiuto prima di un metaforico scontro di cieli – come dice la poesia riprodotta sotto il titolo di questo contributo – capace di profetizzare l’evoluzione ulteriormente distruttiva del caos odierno. Come fare in modo? Non sto qui a riprendere la molteplicità (sovrabbondante) di (teorici) interventi federalisti europei perché mi sa che resta (solo?) la possibilità di ricorrere all’Angelo custode. «Comunicare con il proprio Angelo, chiedergli consiglio, ringraziarlo» è quanto assicura il «prezioso cofanetto» di Carte dell’Angelo custode[21], da usare «per meditare, fare luce dentro di sé, mettersi in contatto con il proprio Angelo custode» … traendone consigli federalisti operativi.

 

DINO G. RINOLDI

 

[1] V. le notizie in consilium.europa.eu del 13 marzo 2026.

[2] V. nota precedente.

[3] V. nota 1.

[4] V. l’Editoriale di P.V. Dastoli in questa Newsletter.

[5] Ma mi vien anche fatto di ricordare all’eventuale lettore distratto (o disinteressato) che nella stessa data, nel 1918, il Partito bolscevico russo cambia il proprio nome in Partito comunista.

[6] V. ancora l’Editoriale in questa Newsletter.

[7] V. E. Perillo, Se il referendum dimentica l’Ue, in la Repubblica del 6 marzo 2026, p. 19.

[8] V. Atto Camera dei deputati n. 291, concernente la proposta di legge presentata il 23 marzo 2018. Ne faccio citazione anche nel mio contributo alla Newsletter del 23 febbraio. Nella presentazione della proposta ricordata nel testo non si dimentica di rammentare che comunque fra le «limitazioni di sovranità» ammesse dall’Italia ai sensi dell’art. 11 Cost. conseguentemente alla partecipazione all’UE non sono annoverabili lesioni dei princìpi supremi e delle garanzie individuali fondamentali garantiti dalla nostra costituzione (v. la sentenza di Corte costituzionale n. 1146/1988 nonché il “caso Taricco”, concluso dalla sentenza n. 115/2018 della stessa Corte).

[9] Così si legge in conclusione della presentazione della proposta di legge.

[10] In particolare menzionando continuamente il diritto internazionale: i casi sono quasi sterminati, impedendo citazioni significative al riguardo.

[11] V. il contributo di E. Perillo cit. in nota 7.

[12] Le citazioni sono tratte ancora dal contributo cit. di E. Perillo.

[13] E. Perillo, che continuo a citare, è stato giudice al Tribunale dell’Unione europea.

[14] V.​https://www.questionegiustizia.it/articolo/commissione-venezia.

[15] V. ad esempio, in riferimento all’attività della Corte di giustizia dell’UE, G. Blackburn, Polonia, Corte di giustizia Ue: tribunale costituzionale non è indipendente a causa di nomine politiche, in euronews.it del 18 dicembre 2025.

[16] Punto 105 del documento in oggetto (la traduzione non ufficiale in italiano si trova al link indicato nella nota 14).

[17] V. il Vangelo di Matteo, 5.21.

[18] Precarietà che già menzionavo nel contributo alla scorsa Newsletter, del 9 marzo, citando Atlante.

[19] La frase si trova nel Prologo di Così parlò Zarathustra (Also sprach Zarathustra) 1883-1885.

[20] V. M. Buti, Jean Monnet aveva ragione? Costruire l’Europa in tempi di crisi, Bocconi University Press, Milano, 2023.

[21] L’opera è di Surabhi Guastalla, De Vecchi editore, Milano, 2023.

 

 

 

 


 LIMITAZIONE DELLA RESPONSABILITÀ
Ad eccezione de L’EDITORIALE, le opinioni espresse nella presente newsletter sono esclusivamente riconducibili alla responsabilità degli autori e non riflettono la posizione ufficiale del Movimento europeo.